Gli ambulanti incontrano i Capigruppo del Consiglio Comunale

Pisa, 13 Marzo 2017


Il 10 Marzo scorso una rappresentanza dei venditori ambulanti, in gran parte senegalesi, è stata ricevuta dalla conferenza dei capigruppo del consiglio comunale.

L’incontro si è svolto , su proposta degli stessi venditori, per provare da un lato a raccontare nella sua complessità la situazione che ogni giorno troviamo nelle strade di Pisa e nei parcheggi, sia centrali che periferici; dall’altro lato per individuare, con il dialogo e non con “raid” e operazioni poliziesche, possibili soluzioni che tengano conto anche delle istanze di questa componente lavoratrice della città.


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Giornate di aperture straordinarie per un ordinario sfruttamento

l “giro delle mura storiche”, attualmente fiore all'occhiello delle attrazioni turistiche pisane, è reso possibile, fin dalla sua inaugurazione, solo attraverso l'impiego di lavoro non retribuito, che coinvolge circa 200 “volontari”.


migranti_mura.jpgUna scelta che si colloca a pieno nell'ambito della progressiva precarizzazione degli inquadramenti contrattuali che, dal tempo determinato al voucher giornaliero, ha condotto inesorabilmente verso il lavoro gratuito, un sistema che ci viene narrato come imposto dalla recrudescenza della crisi economica, mentre si tratta di uno strumento per far crescere i profitti abbattendo i costi della manodopera. La retorica attorno al lavoro volontario si erge su un senso comune ormai strutturato:
«la mancanza risorse economiche ce lo impone», ci dicono gli amministratori;«meglio lavorare gratis oggi, magari poi mi fanno un contratto», si sente ancora troppo spesso dire da chi lavora gratuitamente, tenuto in pugno dalla promessa che, una volta terminata la “gavetta”, il periodo di “formazione e specializzazione”, lo “stage”, il curriculum risulti arricchito da quell'esperienza e chissà che non si profili un futuro di lavoro regolare. Nessuno vuole certo togliere valore al volontariato, a partire dalle nostre stesse attività, condotte interamente a titolo volontario, ma esso non può sostituire quello che le amministrazioni non riescono a realizzare, non per mancanza di risorse, ma secondo una volontà politica
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Il caporalato nei vigneti Toscani

 

Il voucher nuoce gravemente alla salute

Il voucher nuoce gravemente
alla salute delle lavoratrici e dei lavoratori

 

La proliferazione incontrollata dei voucher è il sintomo maggiore di una precarietà ormai fuori controllo.

I governi promotori di un simile strumento di infelicità collettiva sono stati senza dubbio numerosi (Berlusconi, Monti, Letta e in ultimo il fu governo Renzi) e si dividono più o meno equamente la palma della vergogna, ma è negli ultimi due anni che il fenomeno ha assunto una dimensione a dir poco endemica.

Le limitazioni prescritte dal Jobs Act (il divieto di utilizzo dei voucher negli appalti e l'obbligo di tracciabilità) sono con tutta evidenza fumo negli occhi. La verità è sotto gli occhi e sulla pelle di tutte e tutti: una precarizzazione selvaggia, condotta ormai sulle singole ore di lavoro, senza più una prospettiva che tenga conto della dignità minima della persona. Una vera e propria legalizzazione di forme di lavoro irregolare, una trasformazione a tutto vantaggio dei datori di lavoro e generatrice di precarietà, insicurezza e ‎povertà.

 

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Fragole Amare - WORKS

 

fb_header_pisa.jpgFRAGOLE AMARE

Mostra Fotografica a cura di Giulio Di Meo
03-04 marzo 2017
Polo Carmignani - Pisa

Sono tanti in Italia i campi in cui lavorano soprattutto clandestini. Nella provincia di Caserta i migranti si fermano da marzo a maggio per la raccolta delle fragole e durante la stagione estiva per lavorare nei campi in cui si coltivano pesche e angurie. Altri, sempre in estate, vanno nel foggiano per la raccolta dei pomodori. Con l’arrivo dell’autunno, invece, gli immigrati si spostano a Salemi (Tp) per raccogliere l’uva e le olive, oppure a Marsala (Tp). In inverno è tempo d’arance. In questo periodo, i luoghi della transumanza diventano Ribera (Ag), Catania e provincia, e Rosarno (Rc) dove si coltivano anche mandarini e kiwi. Storie di sfruttamento, pestaggi e incidenti sul lavoro. Uomini che finiscono per sottostare a condizioni che non permettono di soddisfare neppure i più elementari bisogni abitativi, e in condizioni igienico‐sanitarie a dir poco precarie.

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