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    Manifestazione No Camp Dabry
    Il 2 Giugno ripudia la guerra e la militarizzazione. MANIFESTAZIONE a Camp Darby contro la guerra e per la smilitarizzazione del territorio.

No Camp Darby

Il 2 Giugno ripudia la guerra e la militarizzazione.
MANIFESTAZIONE a Camp Darby contro la guerra e per la smilitarizzazione del territorio.

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Vogliamo restituire al 2 Giugno, festa della Repubblica, il suo senso civile inficiato da troppo tempo da parate e dimostrazioni militari . Non vogliamo abituarci alla normalità della guerra che è una realtà tremendamente attuale.

Le lavoratrici e i lavoratori, le cittadine e i cittadini, hanno tutto da perdere dall'aumento delle spese militari, nelle guerre sono carne da macello, facili prede di propagande xenofobe e nazionaliste.
Da anni si continua a tagliare – in linea con le disastrose politiche neoliberiste - le spese sociali, crescono sempre più le spese per armamenti e missioni militari. L’Italia, come si evince da rapporto SIPRI 2018, ha scalato la classifica dei Paesi che spendono di più per spese militari (stima a 26 miliardi di euro, una cifra enorme ed in crescita). L'Italia è anche tra i primi esportatori di armi verso paesi in guerra o nei quali sono violati i diritti umani, come l'Arabia Saudita impegnata in una sanguinosa aggressione al popolo yemenita e nella destabilizzazione dell'area mediorientale. La politica di guerra e sanzioni ha pure pesanti ricadute nella economia italiana, con la paralisi di interi settori economici ed occupazionali.
Il nostro Paese continua a rendersi complice delle guerre imperialiste degli USA e degli alleati NATO e della loro politica di minaccia, destabilizzazione e aggressione verso paesi sovrani, colpiti in questi ultimi giorni da attacchi Usa e Nato.
Il comando militare USA finanzia la costruzione di una ferrovia a soli fini militari per trasportare, in silenzio e senza essere visti, ingenti quantitativi di armi verso l'aeroporto militare di Pisa. Per costruire la ferrovia abbatteranno 1000 alberi. Il fosso dei Navicelli da tempo è oggetto di lavori tra bonifica, ampliamento e dragaggio. Sono soldi pubblici usati, dicono gli amministratori locali, per rilanciare l'economia, nel frattempo i soli a beneficiarne sono i comandi militari USA che potranno trasportare le armi alla banchina del porto di Livorno loro riservata per il rifornimento di navi da guerra o addette alla logistica. Nella nostra Regione la base USA di Camp Darby è da decenni il “magazzino logistico” della guerra permanente che ha destabilizzato e reso più insicura larga parte del nostro pianeta. Afghanistan, Iraq, ex Jugoslavia, Libia, Siria, e anche l’Iran è oggi sotto minaccia.
Oggi, per dare un segnale alle istituzioni italiane e statunitensi, a chi governa il territorio e si appresta a governarlo dopo le prossime elezioni amministrative a Pisa, torniamo a chiedere con forza che Camp Darby sia smilitarizzata e riconvertita ad uso civile e che l'intera area venga bonificata, per non essere complici delle guerre e continue aggressioni ed atti di pirateria tra le altre cose in aperta violazione del diritto internazionale.
Vogliamo l'accesso alla base e sapere cosa essa nasconda a partire dai depositi speciali (proiettili cinetici con Uranio Impoverito, missili nucleari o armi chimiche). Le popolazioni pisane e livornesi non devono correre rischi né la loro salute deve essere minacciata! La Toscana non sia il trampolino di lancio della guerra!

Che cosa vogliamo allora?
Il divieto assoluto di accesso al porto di Livorno delle navi a propulsione nucleare, sia fornita alla popolazione la dovuta e corretta informazione delle procedure da seguire in caso di rischio da emergenza radiologica o chimica, non sia costruita la ferrovia ad uso militare. E pretendiamo che l'Italia lanci un segnale importante di impegno sul disarmo, avviando le procedure per la firma e ratifica del Trattato ONU sulla Proibizione delle Armi Nucleari, che implicherebbe il rifiuto dell'Italia ad ospitare ordigni nucleari americani sul proprio territorio.
Chiediamo a tutte le organizzazioni politiche e sindacali, alle associazioni, ai comitati, ai movimenti a livello toscano di partecipare alla organizzazione di una manifestazione il 2 Giugno, ci rivolgiamo ai cittadini toscani affinché tutti i soldi impegnati a scopo militare per i Navicelli e presto per la ferrovia siano destinati ad altro scopo: salute, sanità, ricostruzione delle aree terremotate, lavori socialmente utili.

Per questo invitiamo tutti e tutte il 2 Giugno per partecipare insieme alla manifestazione che terminerà di fronte alla base di Camp Darby.

No alla guerra!
No a Camp Darby!
No alla militarizzazione del nostro territorio!

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Prime adesioni:

SGB Toscana

Partito Comunista - Toscana

Rete Civica Livornese contro la Nuova Normalità della Guerra

Rifondazione Comunista Toscana

Fronte della Gioventù Comunista - Toscana

Coordinamento Comunista Toscano

Portammare

Redazione Lotta Continua

Una città in comune

PCI Toscana

Un Ponte Per...

Arci Pisanello Casa Del Popolo

Exploit Pisa

Progetto Rebeldia

PCL Pisa

Associazione La Rossa Lari

Il Resto del Cremlino

Potere al Popolo - Valdera

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Aggiornamenti su 

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Presentazione di Le cicogne nere

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MANIFESTAZIONE a FIANCO DELLA RESISTENZA KURDA

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Primo Arte Migrante Pisa primaverile

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La tutela del bene pubblico inizia dalle fondamenta

E' di oggi la notizia che Duccio Astaldi, presidente del consiglio di gestione della Condotte spa, è stato arrestato e attualmente si trova ai domiciliari nell'ambito di una inchiesta per una presunta tangente per i lavori di realizzazione di tre lotti dell'autostrada Siracusa-Gela. Un'inchiesta questa che prevede da parte della Procura di Messina accuse, a vario titolo, di turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e corruzione.
A Pisa, questa non è la prima volta che sentiamo parlare di Condotte Spa e non è nemmeno la prima volta che un dirigente di questa società viene arrestato. Era infatti il 2016 quando Mariano Aprea, amministratore unico di Condotte spa, e a quel tempo Presidente del Consiglio d'amministrazione del PISAMOVER (la società che ha gestito la costruzione del People Mover) viene messo agli arresti domiciliari, nell'ambito di una inchiesta nazionale per corruzione.
Condotte spa, ormai è di casa a Pisa, e la risentiamo nominare proprio nell'aggiudicazione di un altro grosso appalto pisano che prevede la costruzione del terzo lotto dell'Ospedale di Cisanello. Il vincitore provvisorio infatti dell'appalto è INSO spa (che già aveva partecipato alla costruzione del People Mover e società controllata di Condotte spa).
Non solo su Condotte spa e le sue alte sfere dirigenziali gravano da anni accuse importanti, ma è inoltre sull'orlo del fallimento come dimostra la richiesta di concordato preventivo presentata da Condotte e accettata poche settimana fa dal Tribunale di Roma.
Plurime ipotesi di corruzione in numerosi appalti in Italia, coinvolgimenti a vario titolo in numerose inchieste e indagini, che evidenziamo da tempo, non hanno impedito che la società controllata da Condotte Spa, la INSO spa, vincesse l'appalto dell'Ospedale di Cisanello.
Cosa dovrà ancora accadere per convincere che quanto meno “qualcosa non va”, volendo lasciare ogni accertamento alla magistratura, in questo sistema di scatole cinesi che si sta appropriando della città?
Quali rischi dovrà affrontare la cittadinanza in quanto a materiali e correttezza delle costruzioni? Ricordiamo bene che una parte dell'inchiesta che travolse il People mover con altri appalti italiani, poneva dubbi anche sulla qualità dei materiali impiegati.
Il nesso tra grandi opere, spesso inutili e sistema criminale nel caso di Condotte spa sembra essere confermato in più di un caso, ma il problema è di quella politica e di quegli enti pubblici che in tutti questi anni gli hanno spalancato le porte provocando non solo la distruzione di un territorio ma anche l'attecchire di questo sistema.

 

Parole che soffiano su un fuoco

Da anni ormai l’Amministrazione comunale sostiene una politica di “contenimento numerico” e di “numero chiuso” nei confronti di specifici gruppi etnici o nazionali: rom, sinti, richiedenti asilo, migranti africani, e così via. Gli assessori e il Sindaco di questa città ripetono lo stesso mantra, come un ritornello: i rom (o i rifugiati, i migranti in fuga dalla Libia…) non devono essere “troppi”, i numeri devono essere “sostenibili”, non si deve superare una certa “soglia”, e via discorrendo.

In questa direzione vanno le recenti dichiarazioni dell’Assessora Capuzzi, a proposito della possibile chiusura del campo di Via Maggiore a Oratoio. L’assessore da un lato annuncia lo sgombero definitivo dell’insediamento, dall’altro lato fornisce le cifre di quanti rom siano presenti sul territorio, e di come siano diminuiti negli anni a seguito dei provvedimenti di allontanamento assunti dal Comune.

Sono dichiarazioni che suonano sinistre per chi in questi giorni abbia celebrato il Giorno della Memoria. Come noto, il Presidente Mattarella ha nominato senatrice a vita Liliana Segre, deportata ad Aushwitz quando era bambina e quindi reduce della Shoah: proprio la nomina della Segre ha sollecitato riflessioni relative allo sterminio degli ebrei, agli atti e ai discorsi che l’hanno preceduto e legittimato.

 

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il Mondo alla Rovescia 2018

Il mondo alla rovescia 2018:
carnevale nel quartiere Stazione

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Le differenze arricchiscono, l'omologazione impoverisce. Gli spazi aperti sono la casa di tutti, gli spazi chiusi non sono la casa di nessuno. Il grigiore va cancellato con il colore, l'allegria va difesa. Un quartiere senza colore è un luogo senza umanità. Per queste essenziali ragioni il Carnevale ha da sempre rappresentato per Rebeldia l'occasione di rovesciare il consueto, sfilando per le strade del quartiere Sant'Antonio in compagnia dei suoi abitanti, di coloro che lo animano e ne intessono la vita. Una festa per grandi e piccoli, ma anche un momento di riflessione intorno ai problemi che impediscono l'affermazione di un mondo libero, equo e socialmente giusto.

Nel 2018 il quartiere della Stazione ritorna negli itinerari del "Mondo alla Rovescia". Per l'antico legame che tiene insieme la storia di Rebeldia, ma anche perché oggi come ieri quelle strade sono spesso al centro delle cronache cittadine, esempio negativo di insicurezza urbana e degrado. Ma su questa consuetudine negativa - funzionale ad alimentare un sentimento costante della paura e una pericolosa cultura della repressione in nome dell'ordine pubblico - si è allungata di recente addirittura l'ombra del DASPO. Un precedente spaventoso, il ricorso a un dispositivo di limitazione della libertà personale in grado di impedire a colui che ne è destinatario di attraversare uno spazio (una strada, una piazza) nelle 48 ore successive alla notifica dell'atto.
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verso l'umanizzazione dell'economia

Pisa e i Beni Comuni:
creare comunità e valore dall’abbandono


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La prossima rivoluzione

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Mondo alla Rovescia iniziative

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il Mondo alla Rovescia 2018 Locandina

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Pisa nelle mani di fondi speculativi

Saldi invernali in città: si svendono le Caserme.

Pisa nelle mani di fondi speculativi

distretto42prima.jpgL’agenzia del Demanio, in combutta con il Ministero della Difesa e il Comune di Pisa, ha venduto la caserma Artale (che si trova tra via Roma, via Savi e via Derna) e la caserma Curtatone e Montanara (tra via San Martino e via Giordano Bruno) a un fondo d’investimento privato.

Quest’ultimo stabile è stato riaperto alla città nel 2014 dal Municipio dei Beni Comuni, a tutti gli effetti l'unico soggetto che - attraverso l'autogestione e l'auto-recupero - aveva restituito alla città per due mesi il gruppo di immobili, ribattezzato “Distretto 42”, e un giardino di 8 mila mq abbandonato da più di vent’anni, intitolato alla memoria di don Andrea Gallo.

Negli ultimi vent'anni il "Distretto 42" è stato utilizzato come parcheggio abusivo dal personale militare che approfittava dell'abbandono dello stabile per posteggiare la propria auto a due passi da Corso Italia; con l'occupazione e la riapertura era invece diventato un luogo di socialità e di rigenerazione del verde pubblico, nonché uno spazio di mutualismo, dove iniziavano a radicarsi progetti collettivi per far fronte alla morsa della crisi economica. La ricchezza collettiva e le ricadute virtuose di quell'esperienza sono state spazzate via dalla violenza dei plotoni della celere.

L'operazione di vendita di cui apprendiamo la finalizzazione è di fatto una clamorosa svendita e dismissione del patrimonio pubblico, anomala poiché portata avanti senza evidenza pubblica, come trattativa privata tra istituzioni pubbliche, ai danni della cittadinanza.


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