Verso il 26 Novembre. Ni Una menos

 
Il femminicidio non è il sintomo di un'emergenza temporanea. Il femminicidio non è l'esito inevitabile di casi limite, di parabole da cronaca nera, non è l'ovvia conclusione di relazioni problematiche tra un uomo e una donna. Il femminicidio non è l'espressione tragica di uno stato d'eccezione. Il femminicidio è una conseguenza. È un fenomeno coerente con la nostra cultura, il nostro quotidiano, ora più che mai prigioniero di un potere autonomo, cieco ai diritti elementari dell'individuo, e per primo ai diritti delle donne. 
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L'impennata di episodi di violenza e l'attacco sistematico - in ogni ambito della vita, da quello della famiglia a quello del lavoro - alla libertà di scelta delle donne sono connessi. E cornice di quella che sta assumendo i toni di una persecuzione, è la mancata presa di coscienza collettiva, dalle istituzioni fino a raggiungere il corpo sociale che, invece di lanciare l'allarme, silenziosamente continuano a colpevolizzare le scelte delle donne. Dai banchi di scuola, dove le tematiche di genere sono ignorate e osteggiate, e così nella vita, quando si sceglie di non essere solo madri, di non essere solo la donna di qualcun altro, e ancora nelle aule di tribunale, quando si denuncia un abuso, una violenza. 


Nel sistema di produzione contemporaneo, nel mondo del lavoro attuale, le donne sono ancora le ultime. Il neoliberismo è maschilista, patriarcale e omicida. L'obbligo morale alla procreazione è calato dall'alto come un compito istituzionale, con lo strisciante sussurro fascista delle ultime campagne per la cosiddetta 'salvaguardia della fertilità'. Secondo lo Stato, anni di feroce precariato, di incertezze, di infelicità collettiva possono essere all'improvviso concimati come un campo, perché la 'Patria' ha bisogno di svecchiarsi. Non è questa la voce di un padre crudele che chiede un tributo di vita alle 'sue' donne? 

E quello stesso Stato, dismessa la maschera dell'imbonitore domenicale, cosa fa per le donne, per la salvaguardia dei loro diritti? Nessuna ipocrisia: non fa niente. Nessun piano straordinario contro la violenza potrà mai essere efficace se il sistema non muta nel profondo. Dalle città alle periferie, dalle metropoli ai piccoli centri, il sollevamento dovrà essere unitario, il cambiamento sostanziale. Il piano legislativo, i CAV e i percorsi di autonomia, l’educazione alle differenze, la libertà di scelta e l’IVG: a partire da questi fondamentali capitoli dovrà iniziare la marcia delle donne verso la liberazione.

Il progetto Rebeldia aderisce alla manifestazione del 26 novembre a Roma e sottoscrive l'appello condiviso dalla Rete IoDecido, D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, UDI - Unione Donne in Italia, e invita tutte le compagne e i compagni a scendere in piazza in quella giornata.
 
Vi invitiamo a partecipare  l'11 Novembre alle 18:00 alla presentazione del Libro 
Il genere. Tra neoliberismo e neofondamentalismo , un momento di riflessione e di preparazione alla manifestazione nazionale in cui sarà anche possibile prenotare un posto per i pullman che da Pisa scenderanno a Roma . 

Ni una menos! Non una di meno! 
 
Progetto Rebeldìa 
 
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