Lottare per non morire!
La strage sui luoghi di lavoro
Torino, Venezia, Genova, Molfetta: ma l’elenco delle città in cui si muore sul posto di lavoro è tragicamente ben più lungo. Gli incidenti sul lavoro hanno causato nel nostro paese oltre 9.000 vittime negli ultimi 6 anni: quattro morti al giorno di media, domeniche e festivi compresi. Nel 2007 i morti sono stati 1.225, e già è oltre 180 in questo scorcio di 2008, secondo le cifre fornite dall'Anmil, l'Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.
Questi morti e questi feriti sono operai, e non erano in guerra: stavano semplicemente svolgendo il loro lavoro per procurarsi da vivere per sé e le proprie famiglie.
Riparlare di incidenti e malattie professionali, dei ricatti cui sono sottoposti i lavoratori e dell’attacco ai loro diritti di autodifesa sul posto di lavoro significa ripartire da quello che avviene nelle
fabbriche e nei cantieri come specchio e fondamento di una società divisa tra lavoratori senza diritti e padroni senza freni.
La vita dei lavoratori vale meno del loro prodotto, del costo di un'assunzione regolare e di un corso di formazione professionale; le imprese negli ultimi quindici anni hanno raddoppiato i loro profitti, mentre i salari reali sono rimasti fermi e sono anzi diminuiti con contratti a termine, fantasma, ‘atipici’. Si denuncia ovunque l'emergenza sicurezza, ma di che sicurezza si parla quando, per guadagnarsi da vivere, si rischia la vita?
Ci sono dei responsabili di questo bollettino di guerra quotidiano: il "pacchetto Treu" e la "legge 30", le forze che invocano ed ottengono quotidianamente più produttività, più competitività, più profitti, che impongono sempre più flessibilità, precarietà, ritmi e orari lavorativi insostenibili; che negano l’esercizio dei più elementari diritti sindacali., a cominciare dalla stessa contrattazione collettiva con lo scopo di isolare ed indebolire i lavoratori per ricattarli sul salario e sulla stabilità del posto di lavoro
Dare voce ai protagonisti di questa battaglia significa far conoscere i termini reali di uno scontro difficile, che incide su aspetti critici della vita sociale e dei meccanismi sindacali e istituzionali. Significa cercare gli strumenti per colmare la separazione tra lotte dentro e fuori i luoghi di lavoro e istanze sociali, combattere lo svuotamento di contenuti sociali del confronto politico indicando difficoltà, ma anche obiettivi e mezzi per una difesa reale, sistematica e intransigente di tutte le lavoratrici e i lavoratori, dei precari, dei migranti.
L’Altra campagna per la città che non c’è del Progetto Rebeldìa