Si chiamerà ABUSIF

Riceviamo e pubblichiamo:

Si chiamerà ABUSIF, ma sarà abusivo solo di nome.

abusif_confstamp.jpgVeniamo a conoscenza dai giornali dell'applicazione a Pisa della Legge Minniti, e della possibilità anche a Pisa di attivare dei dispositivi di allontanamento immediato per 48 ore da molti dei luoghi dove invece si svolgono i nostri lavori di vendita ambulante, ovvero le strade del centro, quelle visitate dai turisti e i parcheggi.

Nel corso di quest'anno l'Associazione dei venditori e delle venditrici ambulanti di Pisa, aveva chiesto un incontro a questa amministrazione, concesso poi in data 10 Marzo quando abbiamo incontrato la conferenza dei capigruppo, dove abbiamo non solo dimostrato una volontà di dialogo, che riteniamo fondamentale, ma anche espresso la volontà di far uscire dall'informalità alcune situazioni. Da quell'incontro eravamo usciti ottimisti, perché anche i capigruppo avevano dimostrato una volontà di dialogare, di individuare soluzioni condivise.

Oggi invece scopriamo che saremo multati e intimati a allontanarci dalla possibilità di guadagnare quei pochi spiccioli utili a pagare l'affitto di casa, le bollette, i generi necessari a una vita dignitosa e a inviare qualche soldo a quella famiglia che tanto ha investito nella nostra presenza in Italia, in termini anche di lontananza e sofferenza.

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Economia della Rivoluzione

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PARTIAMO DAL GARANTIRE I DIRITTI A TUTTI E TUTTE

I nuovi provvedimenti a firma Minniti-Orlando mettono nero su bianco l'entità del disegno sistemico che tiene insieme la distruzione delle politiche sociali e l'esasperazione delle misure repressive nelle nostre città.

Chi sono i soggetti colpiti da questa vera e propria guerra ai più deboli?

Le fasce sociali più deboli, chi scende in piazza a manifestare dissenso, chi sostiene o promuove le lotte collettive,chi esercita piccole forme di commercio in strada, chi sta nei parcheggi per raccogliere pochi spiccioli.

Qual è lo strumento attraverso cui si vanno a colpire gli ultimi, gli abitanti delle "geografie sommerse” delle nostre città?

Il Daspo Urbano, un provvedimento a limitazione della libertà personale di tipo amministrativo, che quindi non prevede neanche la garanzia della decisione di un giudice per la sua applicazione.

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Appello per dire NO al Daspo Urbano

Riparte anche a Pisa la cosiddetta “lotta al degrado”: siamo di fatto in campagna elettorale, la Lega Nord ha già conquistato il Comune di Cascina, e qualcuno pensa che per avere consensi si debbano inseguire le parole d’ordine di Salvini.

Così anche a Pisa si ricomincia a parlare di “sicurezza” e di “ordine pubblico”: e lo si fa in modo ideologico, propagandistico, a scopo evidentemente elettorale. Così, non ci si interroga sulla vivibilità dei quartieri, sulle nuove forme di esclusione sociale, e nemmeno sulle possibili minacce all’incolumità fisica dei cittadini pisani, dei residenti o dei turisti, su cui pure sarebbe interessante e utile discutere. Ci si accontenta invece delle solite affermazioni da marketing elettorale: per garantire sicurezza, si dice, bisogna allontanare mendicanti, senza fissa dimora, venditori ambulanti, immigrati.

E così, ancora una volta, si confondono e si mescolano in un unico calderone povertà, disagio sociale e criminalità: scippatori e rapinatori sono assimilati ai senza fissa dimora, tanto che si emana un’ordinanza che vieta di dormire nelle panchine pubbliche… ma davvero si pensa, con questi provvedimenti al limite del ridicolo, di affrontare i problemi reali della città, anche quelli relativi alla sicurezza?

È in questo contesto che si cerca di applicare a Pisa il cosiddetto Decreto Minniti, divenuto ora Legge n. 48 del 2017, “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”. Si tratta di una norma fortemente contestata, che amplia a dismisura i poteri di ordinanza dei Sindaci (come già avevano fatto, con modalità non troppo diverse, le norme del “Pacchetto Sicurezza” berlusconiano poi bocciate dalla Corte Costituzionale).

L’applicazione a livello locale della legge Minniti prevede, in particolare, l’uso del cosiddetto “Daspo urbano”: il sindaco, in collaborazione con il prefetto, potrà multare e poi impedire l’accesso ad alcune aree della città per chi «ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione» di infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie etc.). La definizione, come si vede, è molto ampia, poco determinata, e lascia ampio margine ad un uso discrezionale e arbitrario.

Nella nostra città, in particolare, il Daspo urbano – misura di limitazione della libertà personale – è stato invocato contro i venditori ambulanti senegalesi: la sua applicazione, dunque, non avrebbe nulla a che fare con la tanto sbandierata “sicurezza”. Sarebbe piuttosto un provvedimento rivolto contro le fasce più vulnerabili dell’immigrazione. Una misura contro i poveri, insomma.

Ed è proprio questa la cifra delle leggi Minniti: colpire i poveri, allontanarli dallo spazio urbano, o almeno dai centri storici. I poveri fanno degrado, si dice, ed è meglio nascondere la polvere sotto il tappeto. Ma proprio questa concezione è un pericolo per la democrazia e per lo stato di diritto del nostro paese. Trattare la povertà con misure di allontanamento significa tornare indietro di almeno un secolo, annullare le conquiste del welfare, negare lo spirito, e probabilmente anche la lettera, del dettato costituzionale. Tutto questo, evidentemente, ha ben poco a che fare con la tutela della sicurezza dei cittadini…

Per questo, sulla scia di importanti appelli lanciati a livello nazionale dall’Associazione Antigone e dai Giuristi Democratici, chiediamo al Sindaco di non inseguire il linguaggio leghista, e di riaprire una discussione sui nodi dell’esclusione sociale, delle nuove marginalità, della vivibilità dei quartieri. Riaprire la fallimentare stagione delle ordinanze, promuovere i Daspo urbani, lanciare ancora una volta la guerra a mendicanti e venditori, significherebbe non affrontare i problemi reali della città. E vorrebbe dire perpetuare quella guerra ai poveri che non ci pare aver prodotto brillanti risultati, nemmeno sul terreno della sicurezza.

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Progetto Caserme: arriva l'accordo per la speculazione

Progetto Caserme: arriva l'accordo per la speculazione … finalmente dichiarata.

distretto42prima.jpgDopo solo 16 anni, il Progetto Caserme è a una svolta decisiva: Comune e Demanio avvieranno un 'tavolo tecnico' per elaborare un nuovo progetto. L'obiettivo, l'imperativo guida di quest'amministazione, in accordo con il Ministero della Difesa, è vendere, anzi svendere il patrimonio pubblico.

Nonostante 'le sopraggiunte difficoltà sotto il profilo economico-finanziario connesse alla sostenibilità dell'operazione' – queste le premesse giustificative del nuovo accordo che per anni hanno tenuto nello scacco dell'abbandono e del degrado una grande porzione del tessuto del centro cittadino – non siano mutate, l'amministrazione persiste nella scelta di privare la comunità di beni di grande valore economico e sociale.

Completamente ignorato il percorso partecipativo che per un anno e mezzo ha coinvolto decine di associazioni e migliaia di cittadini nell'elaborazione di un progetto di recupero alternativo sul piano economico e sociale che realmente potesse valorizzare i migliaia di metri quadri delle caserme, costituirne una funzione sociale e rispondere concretamente e immediatamente ai bisogni reali del quartiere e di tutta la città. Inascoltate le proposte dei cittadini nonostante ci fosse un ampio margine d'inclusione nella nuova formulazione d'accordo. Proposte tanto concrete e fattibili, come dimostrato dai 2 mesi di occupazione del Distretto 42, da dover essere stroncate dalle forze dell'ordine affinché il sogno di rimpolpare le casse del Comune potesse rimanere tale.

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