Mai più CIE, né a Pisa né altrove

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Fin dalla loro costituzione alla fine degli anni Novanta in Italia, i centri di identificazione e espulsione (CIE) sono divenuti luoghi di privazione dei diritti dei migranti, come mostrato dai numerosi rapporti resi pubblici negli anni da varie organizzazioni non governative e da tante reti antirazziste che li hanno monitorati nel tempo. 

Non potranno mai esistere CIE vivibili o efficaci: si tratta di istituzioni che, all'interno della legge Bossi-Fini che rende effettivamente impossibile migrare e avere dei diritti garantiti, nascono per istituzionalizzare l'esclusione dei migranti, per fomentare l'odio e la xenofobia attraverso la marginalizzazione. Quello dei CIE è un sistema di detenzione criminale e in quanto tale dobbiamo opporci a nuove installazioni.

Peccato che, a pochi giorni dal voto di fiducia sul decreto Minniti-Orlando, che modifica i termini del diritto all'asilo e aumenta la discrezionalità dei provvedimenti amministrativi d'espulsione, sempre più arbitrari e incuranti delle singole situazioni, proprio la nostra città sia tra le candidate a ospitarne uno nuovo. Una possibilità che prende corpo a partire dalle posizioni prone del presidente della regione e di tutto il movimento Democratici e Progressisti. 

Un nuovo CIE nella Toscana di Enrico Rossi, la Toscana-laboratorio di una nuova forma di schiavitù, quella del lavoro gratuito e coatto dei richiedenti asilo. E non è difficile immaginare la reazione compiaciuta del sindaco Filippeschi, orgoglioso anticipatore politico di Minniti, che con la sua amministrazione ha sbarrato la strada a qualsiasi percorso di accoglienza degna, demandando tutto alle prefetture e a misure straordinarie di ospitalità ai margini della città, salvo poi mettere in mostra con quale minuzia i profughi puliscano le strade o le spiagge. 

Terremo alta l'attenzione affinché non si apra mai più un CIE, né a Pisa, né altrove.

Progetto Rebeldìa

Giornata di mobilitazione nazionale lanciata dalla La “Rete delle città in comune”  contro il decreti Minniti – Orlando su immigrazione/ respingimenti e la cosiddetta sicurezza urbana

 

La vicenda Ex-Benedettine si chiude con un decreto d’urgenza: inaccettabile.

benedettine
Nel Consiglio di Amministrazione del 6 aprile 2017 si chiude un capitolo buio della storia edilizia dell’Università di Pisa: l’acquisto, o meglio, la permuta della restante parte del complesso immobiliare detto Ex Benedettine.

Infatti il consiglio di amministrazione ha autorizzato, con ratifica tramite un decreto rettorale d’urgenza, lo storno di poco meno di
un milione di euro “per sostenere le spese notarili e le imposte, non previste, relative all’atto di acquisizione della restante porzione dell’edificio ex Monastero delle Suore Benedettine da destinare all’uso di Polo didattico”.

E’ inaccettabile che una delle manovre edilizie più criticate da molte parti politiche della città si chiuda con un provvedimento d’urgenza: uno strumento assolutamente inadatto per procedere ad uno storno, soprattutto di questa entità. Per questo motivo Sinistra per non ha partecipato alla votazione. Il consiglio si è infatti  trovato davanti al fatto compiuto, ad un atto emanato non in maniera collegiale ma in solitaria, senza che ci sia stata possibilità di discussione prima della delibera.

In materia di Ex Benedettine storicamente Sinistra per… e molte altre realtà universitarie e cittadine tra cui il CUA (collettivo universitario autonomo),  Progetto Rebeldia, Una Città in Comune, si sono espresse in maniera critica e fortemente contraria. Stiamo infatti parlando di una manovra edilizia costata all’Università circa 11 milioni di euro dietro la quale si celano speculazioni e personalismi. Con ciò alludiamo prima all’acquisto da parte dell’Università di una porzione delle Ex Benedettine trasformate in foresteria per visiting professor con pochissime e minuscole aule per la didattica; poi alla manovra che si conclude oggi: quella dell’acquisto della restante parte del complesso, acquisto coperto in parte da permute di immobili, per le quali l’università si è fatta portatrice della  richiesta di una variante urbanistica, finalizzata ad aumentare il guadagno sull’area dell’ex-gea a favore del privato a cui si permutava. Entrambe le manovre infatti sono state condotte con il precedente proprietario del complesso: la società privata Cemes s.p.a.
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Nuove Adesioni Ucic-Prc e SI

 Una petizione che pone delle contraddizioni, in vero conflitto con l'assetto di questo governo e delle sue nuove norme come il recente pacchetto Minniti-Orlando, ma soprattutto con questa amministrazione.


Oggi anche Una città in comune-Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana aderiscono alla petizione.

 

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Rifiutiamo nuove forme di shiavitù

 

Rifiutiamo Nuove Forme di Schiavitù.

A partire da Pisa rifiutiamo le logiche del Decreto Minniti e chiediamo che l'amministrazione ritiri la convenzione da poco stipulata con la Croce Rossa che permette di sfruttare il lavoro gratuito dei richiedenti asilo ospiti nelle strutture del territorio. Il lavoro svolto da tutti e tutte, per definirsi tale. deve essere retribuito e tutelato.

 

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Anche i sindacati Rifiutano nuove forme di shiavitù

 I Sindacati sostengono la petizione contro le nuove forme di schiavitù


Iniziano ad arrivare anche le sottosrizioni delle realtà sindacali di Pisa.

Delegati e Lavoratori Indipendenti Pisa
"Il sindacato è un'altra cosa- opposizione CGIL" Toscana
Sindacato Generale di Base Pisa

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