'Demoliamo Pisa'.

Il Pubblico vende la città, il Privato ringrazia.

Alcune osservazioni sulla prossima variante urbanistica.

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Recupero degli edifici abbandonati”: così esordisce l'assessora Zambito quando inizia a presentare la variante di monitoraggio alla commissione consigliare. “Abbiamo vinto” pensiamo noi, semplici uditori al tavolo, che da anni portiamo avanti una campagna incentrata sul recupero, riuso e riutilizzo del patrimonio immobiliare lasciato al degrado e all'incuria. A fronte di questo incipit ci domandiamo cosa voglia dire recupero per quest'amministrazione: qual è il reale piano di sviluppo urbanistico per la città di Pisa?

Ce ne rendiamo subito conto entrando nel dettaglio di questo aggiornamento del piano urbano, piuttosto datato visto che risale al 2001, la cui idea centrale verte sull'elaborazione di previsioni costruite sulla dinamica del “demolisci il dismesso - costruisci nuove residenze- valorizza” e quando si parla di valorizzazione economica l'amministrazione ha in mente una sola cosa: fare cassa permettendo raramente a qualche proprietario privato già ricco di aumentare la propria rendita.

 

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Speculazioni all'ombra delle mura storiche.

L'Ex ASNU rischia l'abbattimento in favore
di residenze destinate a rimanere vuote.

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Sono scadute le previsioni urbanistiche sull'area “Ex Gea” di proprietà dell'università, che prevedevano la costruzione di un palazzo di 10 metri di altezza e volume triplo rispetto alla struttura esistente: un magazzino, alcune aule di scienze per la pace e due laboratori. Con l'imminente adozione della “variante di monitoraggio” da parte del Consiglio Comunale si pone la domanda: quale futuro per questa area?

L'area è sottoutilizzata da oltre 15 anni tanto che nel 2010 era stata oggetto di una richiesta di riutilizzo da parte del Progetto Rebeldìa. All'epoca l'università rispose negativamente riesumando il progetto congiunto all' Arpat di riqualificazione di tutta l'area; progetto ad oggi definitivamente sfumato, visti anche i vincoli posti dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per preservare l'area circostante le mura medievali.

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Quartiere San Francesco e il primato degli spazi abbandonati.

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Negli ultimi anni il quartiere San Francesco ha registrato un primato negativo, aumentando progressivamente nel tempo gli immobili inutilizzati e lasciati quindi all’abbandono e al degrado, arrivando a percentuali di metri quadrati non utilizzati pari al 10 % di quelli mappati nel dossier 'Riutilizziamo Pisa' di quasi 300.000 mq. Questi immobili ad oggi vuoti risultano per lo più di proprietà pubblica, quindi comunale, provinciale o dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, basti pensare alla Mattonaia, in pieno centro, fino alla Limonaia, all’ex asilo Coccapani, all’edificio ormai inagibile e diroccato di via San Lorenzo in comodato d’uso da gratuito al Comune da anni, ai due complessi di via Zamenhof oppure l’Ex-ASNU di proprietà dell’Università di Pisa e sottoutilizzato da un decennio.
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Il Progetto Caserme è morto (RIP).

La novità? Muore per mano della stessa amministrazione. 

Comune di Pisa, Ministero della Difesa e 
il paradigma dello spreco del patrimonio pubblico.

  
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Per comprendere il presente: la storia della Ex Caserma Curtatone Montanara.

Era il lontano 1997, quando la riforma del servizio di leva privava di scopo e funzione il distretto militare di Pisa, in via Giordano Bruno. Già da 40 anni il Demanio di Stato l'aveva assegnata all'esercito. L'area in questione comprende una consistente porzione di città in pieno centro storico, circa 12000 metri quadrati: una piazza, luogo di incontro e di aggregazione, un vero e proprio parco di verde pubblico fruibile da tutti veniva chiuso e nascosto agli occhi della gente.

A pochi anni dalla fine del servizio di leva obbligatorio la caserma Curtatone e Montanara veniva dismessa, abbandonata e lasciata al degrado. Fu allora che il poco lungimirante sindaco Fontanelli ideò e propose alla città un faraonico piano di recupero e di riqualificazione che mirava al cosiddetto 'sviluppo', cioè offriva grandi possibilità di speculazione, e nulla aveva a che vedere con il bene comune.

 

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Foto Racconto Stazione parte 2

Camminando nel quartiere della stazione, parte seconda

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La seconda passeggiata del nostro viaggio attraverso Pisa, si è svolta nel giorno di sabato 28 ottobre e ha approfondito la scoperta dell'area sud del quartiere di Sant'Antonio. La nostra attenzione si è concentrata particolarmente su via Cesare Battisti, compreso il complesso della Sesta Porta, e per finire, dopo aver attraversato piazza Vittorio Emanuele, via Pascoli e ancora oltre, quasi a lambire le prime propaggini del quartiere San Martino.

 Il punto di incontro è stato nuovamente il piazzale antistante la Stazione centrale, animato dal flusso di un sabato pomeriggio quasi invernale, con i pendolari, i turisti, le famiglie in movimento per il fine settimana. Una prima sorpresa: oggi la fontana è in funzione: buoni presagi o un sapiente istituzional inganno ?
 
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A differenza della nostra precedente passeggiata, ci siamo diretti a Ovest fino a incrociare un'importante arteria d'ingresso alla città che costeggia lo storico quartiere di Porta a Mare, via Cesare Battisti. Punto nevralgico del traffico dei mezzi pubblici, luogo di incontro delle molteplici culture e comunità migranti che popolano l'area della Stazione, via Cesare Battisti verte in uno stato di malinconico squallore. Il manto stradale è stato rifatto in concomitanza con la chiusura dei lavori della Sesta Porta, ma questo non migliora il panorama. 
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