Riutilizziamo Pisa: una mappa (parte seconda)

Seconda parte del lavoro su Pisa che si propone di  seguire passi indispensabili per cambiare cose che non funzionano come vorremmo: analizzare, denunciare, proporre. Significa anche sbugiardare bugiardi e tagliare le unghie ai rapaci. La citta invisibile, rivista online, 25 gennaio 2016

E’ interessante vedere a chi appartengono gli immobili totalmente abbandonati nel comune di Pisa. Il 61% (146mila mq) è di proprietà pubblica, mentre il restante 39% (93mila mq) è di proprietà privata.
 
Tra i nomi dei proprietari privati spiccano, tutti già fin troppo ricorrenti nelle cronache locali, il costruttore Bulgarella, la famiglia Pampana, la multinazionale J Colors proprietaria dell’ex colorificio. Tra i soggetti pubblici, ecco quelli meno virtuosi: a farla da padrone è il Comune di Pisa che possiede circa 97mila mq delle aree completamente abbandonate all’interno del comune stesso (il 66% di tutto il comparto pubblico), seguono l’Università e l’Azienda Ospedaliera.
 
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Italia complice nell'invio illegale di bombe

  Rete Italiana per il Disarmo presenta Esposto a Magistratura: 
"indagate sulle spedizioni di bombe ad Arabia Saudita"

20160128_esposto.jpgRete Italiana per il Disarmo e associazioni locali presentano un esposto in diverse Procure d'Italia, tra cui quella di Pisa, per chiedere di indagare sulle spedizioni di bombe dall'Italia all'Arabia Saudita, transitate anche dal porto di Piombino. A Pisa rilanciano l’iniziativa Un ponte per..., Progetto Rebeldía, AssoPace - Pisa, Pax Christi - Pisa, Il Nodo e Sinistra Per...

 

La notizia di possibile reato, su cui si focalizza il documento presentato a Roma, Pisa, Brescia ed altre città italiane, è relativa alla violazione dell'articolo 1 della legge 185/90 che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani.               

La Rete Italiana per il Disarmo ha presentato per mezzo di alcuni suoi rappresentanti un esposto in Procura a Roma per chiedere alle autorità competenti di verificare l’osservanza della Legge n. 185 del 1990 in riferimento alle recenti numerose spedizioni dall’Italia di bombe aeree all’Arabia Saudita. In questi giorni verranno presentati documenti similari anche in Procure di altre città italiane tra cui Brescia (dove ha sede l’azienda tedesca RWM Italia fornitrice delle bombe aeree), Verona e Pisa.

A Pisa l’esposto è stato prestato oggi nei contenuti in una conferenza stampa davanti all’aeroporto militare, da membri di associazioni locali che da anni contestano l’uso del territorio per scopi militari e chiedono la riconversione delle basi ad usi civili, per motivi di sicurezza e affinché il nostro territorio non sia complice di omicidi di massa di civili, come avviene ad esempio nei frequenti attacchi sauditi in Yemen. Già nel novembre 2015 le stesse associazioni avevano denunciato lo sbarco al Porto di Piombino di 4 tir carichi di bombe Mk83, prodotte in Sardegna e destinate all’Arabia Saudita.

 

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Difendiamo Esc, difendiamo la città comune e solidale!

In poche ore, centinaia di firme a sostegno di ESC e delle esperienze romane di autogestione e
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 mutualismo. Esponenti del mondo universitario, della cultura, della politica, del sindacato e dell'arte hanno inviato la loro solidarietà da tutto il mondo. Firma l'appello a questo link.

Apprendiamo con sgomento che una Determinazione dirigenziale del Comune di Roma dispone lo sgombero dell'atelier autogestito Esc. Apprendiamo poi che tale provvedimento si sta abbattendo contro decine di centri sociali e associazioni culturali. Tutto questo è un errore, molto grave, che colpisce nel profondo le virtù ancora intatte di una città, Roma, che da sempre si distingue per la diffusione senza pari dell'autogestione, del mutualismo, della produzione culturale indipendente.
 
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Riutilizziamo Pisa: una mappa

DI TIZIANA NADALUTTI FAUSTO PASCALI · 11 GENNAIO 2016
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In base ai dati forniti da ISPRA, al 2014 in Italia si sono consumati 8 mq di suolo al secondo. Un rettangolo di 2 metri per 4, la grandezza di una camera singola in affitto a Pisa. La media negli ultimi 50 anni è stata di 7 mq al secondo. Il ritmo è quindi elevato, soprattutto se si considerano le medie europee e la crisi, che invece dovrebbe aver contribuito significativamente a ridurre l’edificazione.
 
Le aree utilizzabili nel mondo per la produzione di cibo (senza necessità di sistemazioni idrauliche e altre sistemazioni agrarie, e senza irrigazione) coprono circa l’11% delle terre emerse, e sono le stesse che vengono scelte per costruzioni e infrastrutture: così oggi produzione di cibo e consumo di suolo sono in diretta concorrenza, a scapito della produzione di cibo. In particolare nel nostro Paese, che non è in grado di garantire la sicurezza alimentare: siamo in grado di produrre cibo solo per circa l’80% della popolazione italiana e, secondo il Sustainable Europe Research Institute, l’Italia è il 3° paese in Europa e il 5° nel mondo per deficit di suolo agricolo. 
 
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Fecero un deserto e lo chiamarono pace

di Martina Pignatti Morano*

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Il 17 gennaio 1991 una coalizione di 35 paesi guidata dagli Stati Uniti attaccò militarmente l’Iraq con l’operazione “Desert Storm”. È bene rinfrescarci la memoria su quello che accadde venticinque anni fa perché ne seguirono a cascata eventi disastrosi per l’Iraq e il Medio Oriente, di cui tutti paghiamo lo scotto poiché viviamo in una casa comune, il Mediterraneo.

Oggi, mentre il presidente del consiglio promette di inviare 450 militari a presidiare un cantiere italiano sulla diga di Mosul, il governo italiano garantisce al Kurdistan iracheno nuovi addestratori e consulenti militari, e il nuovo vicepresidente dell’Eni Lapo Pistelli (già viceministro degli esteri) stringe patti con il ministro del Petrolio iracheno, non abbiamo altro da offrire all’Iraq che armi e soldati in cambio di commesse economiche e petrolio? Venticinque anni fa contro questa logica nasceva “Un ponte per Baghdad”, e la storia di quegli anni ce la ricordiamo

 

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