Porto d'Armi?

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Folle la richiesta del porto d'armi del comitato della stazione: Vi sono però delle responsabilità politiche per queste degenerazioni: primo fra tutti il sindaco Filippeschi "Chi semina vento raccoglie tempesta".

Questo proverbio ci sembra il più appropriato per sintetizzare quanto sta avvenendo nel dibattito cittadino sul quartiere della  stazione e più in  generale nella città di Pisa.

L'ultima "aberrazione" è quella lanciata un fantomatico comitato di quartiere che richiede il porto d'armi per poter camminare liberamente nelle strade intorno alla stazione. Più che una  richiesta questa ci sembra uno sproloquio in preda al delirio tremens: siamo al Far West. Tutto ciò dovrebbe veramente far riflettere su chi sia oggi in città un pericolo per la sicurezza: i senza fissa dimora,  i migranti che non trovano lavoro, o "onesti" cittadini pronti ad andare in giro con pistola alla mano per la città? Ma tutto ciò non nasce dal nulla e ci sono delle chiare responsabilità politiche. Il primo responsabile, solo in ordine temporale, è il prefetto Basile che lo scorso  luglio paragonò la Pisa notturna a Beirut, una dichiarazione molto grave e profondamente sbagliata. Ma la vera e più pesante responsabilità è quella del sindaco Filippeschi che sin dalla sua campagna elettorale e durante tutto questo primo anno di governo di Pisa non ha fatto altro che buttare benzina sul fuoco, non analizzando i problemi sociali della città, ma parlando solo alla pancia securitaria dei commercianti e di una ristretta fascia di cittadini pisani Il sindaco in maniera irresponsabile ha alimentato questo clima di caccia alle streghe in cui fare la  pipì per strada o fare una scritta sul muro è un reato al pari di una rapina. I senza fissa dimora devono essere cacciati e scacciati per tutta la città, la tolleranza zero è la legge del nuovo sindaco. Ed oggi ecco i frutti avvelenati di questa campagna orchestrata dall'amministrazione: l'insicurezza genera mostri, e da qui l'idea del porto d'armi. Oggi il sindaco prende le distanze da chi avanza queste richieste e si schiera anche contro le ronde, ma crediamo che sia tardi per piangere sul latte versato, occorre veramente un cambio di orizzonte nella politica di questa amministrazione. La zona della stazione è un quartiere complesso con diverse critticità tipiche delle zone di frontiera che solo la politica e gli interventi sociali e culturali possono pensare di risolvere. In tutto ciò noi come Rebeldìa ci sentiamo parte in causa di quanto avviene nel nostro quartiere: siamo oggi l'unico luogo di incontro e di integrazione fra cittadini provenienti da tutto il mondo, abbiamo un ruolo di mediazione sociale nel quartiere nell'assoluta mancanza di interventi sociali  dell'amministrazione. E anche in questo caso l'obiettivo dell'amministrazione è privare la città della nostra importante esperienza da questo contesto: errare è umano, ma perseverare è diabolico caro sindaco.

Laboratorio delle disobbedienze Rebeldía Pisa

 
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