Pisa: Esiste un'emergenza sicurezza? |
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L’impavido Filippeschi quindi chiariva il suo pensiero in merito ai suoi obiettivi entro il 31 dicembre: il patto sulla sicurezza. Quindi via i campi nomadi abusivi, via i mendicanti dall’asse Corso Italia-Borgo stretto, più video-sorveglianza, più vigili urbani (e più agguerriti). Sempre più sicuro di sè il sindaco rispondeva alla richiesta dei commerciati di cacciare i mendicanti: “non vedo perché debbano continuare a dare un’immagine negativa della città”. Per mettere le cose in chiaro in termini di decoro Filippeschi affermava di avere fretta di concludere il progetto del terminal in via Battisti, quindi via Rebeldia, senza nominare le decine di attività e le centinaia di persone che danno vita al progetto. Nei mesi seguenti il nostro supereroe si è lanciato nella folle corsa volta a ristabilire “legalità e sicurezza”, mostrando i lati più comici, ma anche tragici, delle politiche degli enti locali, indirizzate dal governo di destra (anzi, rimproverando il Governo di non fare abbastanza, come ad esempio sul tema dei poliziotti di quartiere). A partire dal 5 agosto 2008 (entrata in vigore del decreto Maroni 125/2008 che concede ai sindaci pieni poteri in materia di sicurezza) Filippeschi si è espresso al meglio contro ambulanti, studenti, mendicanti, writers, rom e migranti, tutti coloro che oltraggiano il decoro urbano, proponendo alla Prefettura un pacchetto di "misure per la sicurezza e il decoro urbano". Anche a Pisa, come in molte città italiane, assistiamo quindi all’emissione di ordinanze che limitano la libertà, aumentano il controllo sociale, colpiscono le fasce più deboli e non intaccano minimamente i veri problemi di chi vive nel territorio. Gli obiettivi, in giro per l’Italia, sono i più vari: interdizione dell’accattonaggio nei pressi delle chiese ad Assisi, divieto di formare gruppi di persone per strada di notte a Novara, divieto di sdraiarsi nel parco a leggere un libro a Vicenza, di costruire castelli di sabbia, etc.. Il sindaco Marco Filippeschi non poteva essere da meno: le ordinanze locali, tra gli altri, il divieto di introdurre «borsoni», non consoni al decoro urbano, in aree monumentali o di forte afflusso come mercati, centro storico e parcheggi. Non essendo specificata la dimensione delle borse tollerata, spetterà ai solerti vigili urbani decidere, come nel caso delle dosi “personali” di alcool che si possono consumare nelle calde serate pisane. L’ «ordinanza antiborsoni» è indirizzata ai venditori ambulanti stranieri, e agli «abusivi» che vendono merci contraffatte. Si colpisce anche in questo caso l’anello ultimo e più debole della catena della contraffazione. Il fenomeno della contraffazione è complesso, lo dimostrano dati ufficiali, ed è strettamente legato agli stessi distretti industriali che operano nella produzione “legale”. Ma il contrasto ai cosiddetti «abusivi» è uno degli elementi di forza di sindaci in cerca di consenso ma a corto di idee Ma perché tutto questo? Esiste un’emergenza sicurezza? Nelle grandi città, secondo un’indagine dell’ISTAT, tra il 2000 e il 2008 sono diminuiti gli omicidi, gli scippi, i furti di veicoli e di oggetti dai veicoli, i furti nelle abitazioni. Molti reati hanno avuto un andamento decrescente, altri sono rimasti costanti, in qualche caso si sono registrati aumenti: una situazione, comunque, del tutto sotto controllo, che non giustifica l’allarme lanciato da giornali, mass-media e mondo politico. Un’altra inchiesta, condotta dal Ministero dell’Interno, aveva confermato il calo del numero dei reati nel periodo 2005-2007. I reati nel loro complesso erano diminuiti leggermente nel periodo considerato: e, tra quelli in diminuzione, si registravano i furti, le rapine, gli omicidi, le lesioni dolose, gli incendi, i danneggiamenti e le estorsioni, mentre i crimini connessi agli stupefacenti apparivano stabili. Ora, un’inchiesta del Sole 24 Ore condotta nelle grandi città dimostra che il trend negativo è proseguito anche nei primi mesi del 2008. Ma in base alla lettura della stampa locale non si alza nessuna voce contraria. Anzi, piccoli comitati di cittadini o categorie trovano nei media la cassa di risonanza e diventano “opinione pubblica”. I “cittadini” di cui parla il sindaco sono molti di più di quelle piccole nicchie che esprimo interessi particolari. Ma è proprio vero che la città condivide questi interventi miopi, iniqui e dannosi? Pensiamo di no. Noi, come molti altri cittadini, studenti, lavoratori, migranti, ci chiediamo cosa stia facendo l’amministrazione per rendere davvero più vivibile questa città. Sono pochi o inesistenti gli interventi su:
Si parla di parcheggi, alberghi di lusso, porti, ma la difficoltà a trovare casa, gli affitti incontrollati, gli infortuni sul lavoro, la mancanza di luoghi dove incontrarsi, le strade sconnesse, i marciapiedi impraticabili, le barriere architettoniche continuano ad essere un vero problema per la sicurezza, questa volta reale, delle persone. Su questi temi non c’è un confronto pubblico, una discussione partecipata. Ma il sindaco sceriffo ostenta sicurezza, e va avanti a colpi di ordinanze, certo del consenso, che in realtà è al minimo storico per il suo partito in questa città. La città ha una vita reale, le persone vivono, lavorano, si spostano, si incontrano e non trovano risposte ai loro bisogni nelle politiche di questa amministrazione.
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Il primo maggio 2008 il Tirreno intervistava il sindaco Filippeschi.
L’articolo esordiva affermando: “è un Marco Filippeschi che sembra aver
lasciato da parte alcune insicurezze (forse solo apparenti) della
vigilia elettorale, per imboccare la strada dell’autorevolezza e della
determinazione”.