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La città di Pisa si è dotata di Piano Strutturale (PS) approvato con deliberazione del C.C n.103 del 02.10.1998; efficace dalla data di pubblicazione del B.U.R.T del 05.01.1999. Secondo quanto scritto su tale piano, dieci anni corrispondono all'orizzonte temporale di alcune sue previsioni urbanistiche; è quindi opportuno un loro aggiornamento, come dichiarato negli stessi documenti dell'amministrazione comunale.
Preso atto di tale situazione, si ritiene profondamente sbagliato
ricorrere ad una Variante al Regolamento Urbanistico (di seguito:
Variante) di tale portata, nell'attesa di una nuova pianificazione
unitaria (nuovo PS) che tenga conto del nuovo quadro normativo e
conoscitivo, e delle nuove esigenze del Comune di Pisa e dei Comuni ad
esso limitrofi.
Tale necessità di nuova redazione del PS, però non coincide con una sua
perdita di efficacia normativa. Nello stesso documento di valutazione
che accompagna la Variante infatti, si definisce il PS come “superato”,
e ciò non equivale a dire che esso non sia vigente: un piano superato
deve essere rinnovato, ma non può essere ignorato.
La variante proposta non contiene invece la verifica analitica di
conformità delle azioni con il PS. Anzi essa non appare conforme
riguardo in particolare al dimensionamento in termini di abitanti
insediabili, all'alterazione dei rapporti prefissati fra abitanti,
alloggi e dimensione dell’alloggio, e al mancato rispetto delle
disposizioni vigenti.
Inoltre le quantità (incremento di 5.326 abitanti), le trasformazioni
territoriali previste, il carico urbanistico e ambientale non sono
supportate adeguatamente dalla relazione conoscitiva.
Mentre dai dati disponibili il comune di Pisa appare in costante calo
demografico, la variante ipotizza il contrario, senza basarsi su nessun
tipo di estrapolazione che possa supportare tale ipotesi, ponendosi
addirittura in controtendenza rispetto alla stesse previsioni di piano
strutturale.
Ne consegue che la variante altera profondamente gli equilibri
territoriali e socio-economici, consuma risorse e delinea una nuova
idea di città senza averne preventivamente verificato le soglie di
sostenibilità a livello dell’intero territorio.
Non si analizzano adeguatamente infatti, la coerenza, l’ammissibilità,
gli effetti ambientali, territoriali, paesaggistici, socio-economici e
sulla salute umana; ma soprattutto non si dimostra l’interesse pubblico
e l'incremento di qualità e di dotazioni che ogni intervento deve
apportare al territorio e alla collettività.
In ultimo si prefigurano importanti interventi urbanistici in un
contesto sostanzialmente privo degli strumenti valutativi e di
partecipazione adeguati previsti dalla legge: quadro conoscitivo
aggiornato, Valutazione Ambientale Strategica (VAS), Valutazione di
Incidenza Ecologica (VIE), processo partecipativo.
Nella Valutazione Integrata infatti, avvenuta senza il necessario
percorso partecipativo, una valutazione arbitraria e superficiale
rimanda la VAS e la VIE a fasi successive tra cui quella di attuazione:
tali procedure sono del tutto estranee e non rispondenti alla normativa
vigente.
Su tutto la valutazione di coerenza con piani e programmi appare del
tutto insufficiente: perché la Valutazione Integrata non fa un
confronto di ogni singola UTOE di PS con le singole proposte della
Variante al RU?
Rimarcata quindi la necessità di redazione di un nuovo Piano
Strutturale e che comunque la variante al Regolamento Urbanistico debba
essere conforme a quello tuttora in vigore, si rileva che la variante
proposta non è congruente con i dettati del Piano Strutturale vigente
in relazione al dimensionamento dell’edificato previsto sul territorio
comunale e nelle singole UTOE.
Considerando che il dimensionamento di PS è prescrittivo sia che ci si
riferisca alla LR 1/05 che alla LR 5/95, ci chiediamo quale norma abbia
permesso la deroga a tali leggi.
Le quantità previste dal Piano Strutturale erano legate ad un preciso
programma di governo del territorio, supportato dal quadro della
sostenibilità, che comprendeva, come parte integrante e non accessoria
delle scelte, alcune rilevanti operazioni di trasformazione urbana.
Quanto proposto dalla Variante, in termini di nuovo dimensionamento,
non era previsto dal PS in termini di superfici degli alloggi, numero
di nuovi alloggi edificabili e aree con destinazione residenziale.
Sempre in conseguenza del fatto che s’intende applicare uno strumento
improprio, la variante, non è affatto chiaro in quale misura siano
rispettate alcune norme di carattere tassativo, come l’applicazione
degli standard.
Ad esempio, per le dimensioni dell’intervento proposto e per alcune sue
caratteristiche, la variante di regolamento urbanistico non si propone
di adeguare le infrastrutture di sostegno, come per esempio la
viabilità, alle nuove trasformazioni indotte dalle modifiche apportate.
Nella documentazione gli standard di legge sono riportati in sommatoria
nel quadro previsionale e non separatamente. Ciò rende impossibile
controllare che siano state rispettate le percentuali obbligatorie
nelle rispettive categorie, essendo chiaro, per fare un esempio, che le
aree per parchi, giardini ecc. non possono essere considerate
sostituibili con quelle destinate all’istruzione o al parcheggio. Uno
dei risultati più evidenti è la perdita netta di verde pubblico, in
particolare in relazione al nuovo edificato previsto.
Risulta poi completamente assente una valutazione qualitativa degli
interventi, in relazione alla valenza culturale e sociale che ogni
manufatto con una storia acquisisce per la popolazione residente.
Alla luce di queste osservazione riteniamo la variante proposta
illegittima nel metodo e ingiustificata nel merito. Essa continua la
politica di consumo del territorio destinandone all’edificazione
porzioni consistenti senza che ve ne sia alcuna necessità reale e
comprovata.
Da quanto detto risulta pertanto necessario che il Comune di Pisa
abbandoni l’illegittima pratica di valutare le singole proposte e le
singole azioni al di fuori del quadro di riferimento costituito dal
Piano Strutturale.
Esso dev'essere riportato al pieno della sua efficacia ed efficienza,
rappresentando in piena autonomia ed autorevolezza il quadro strategico
delle politiche che la comunità si è data per il proprio territorio.
Occorre quindi una chiara inversione di tendenza da parte
dell'amministrazione riguardo all'ascolto, al coinvolgimento e alla
partecipazione effettiva dei cittadini alle scelte per il governo del
territorio.
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