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La Sesta Porta, comunque la si pensi, è un'operazione che avrà un impatto enorme sul quartiere della Stazione. Questo è un dato di fatto, sia per chi sostiene il progetto pensato dalla Sviluppo Pisa, sia per chi, come noi, ha evidenziato da molto tempo i suoi limiti e le sue incongruenze.
Siamo convinti che da un punto di vista ambientale, sociale e di viabilità sia un progetto estremamente inadeguato.
Non ci interessa però in questa occasione entrare troppo nel merito delle evidenti conseguenze negative, delle quali abbiamo già detto tanto e sulle quali non smetteremo di dire la nostra.
L'aspetto di cui vorremmo parlare questa volta è legato ad uno dei
punti forti, secondo l'Amministrazione, del progetto Sesta Porta,
ovvero l'equilibrio finanziario dell'operazione. Da sempre il Comune
sostiene che sia un'operazione a costo zero, con la quale oltre alla
necessaria liberazione dell'area delle mura e all'importante
connessione ferro-gomma, la città otterrà una nuova sede per i Vigili
Urbani e per la Pisamo.
Grazie alla costruzione di un nuovo edificio e alla sua vendita sarà
possibile finanziare sia il deposito degli autobus, sia le altre
funzioni pubbliche che troveranno sede nell'area. Secondo i piani
originari dell'Amministrazione con i ricavi si sarebbe dovuto
realizzare anche il parco urbano delle mura.
E' bene dire da subito che tutto ciò è smentito dai documenti: nel
piano finanziario della Sesta Porta non vi è traccia del parco delle
mura, così come non se ne parla nel bando della progettazione vinto
dallo Studio Valle.
Infatti non esiste alcuna previsione sui tempi di realizzazione, sui costi e sulla sostenibilità finanziaria.
E' facile capirne il perché: il piano finanziario originario (Piano
Attuativo del febbraio 2006) prevedeva un costo dell'opera di circa 6
milioni di euro. Dopo un'analisi più attenta il costo è diventato 26
milioni di euro (delibera del consiglio comunale del 19 aprile 2007), a
fronte di un ricavo previsto di 29 milioni di euro. Ad oggi si parla di
un costo di circa 30 milioni di euro, destinato probabilmente a
salire.. E se dei costi è possibile fare una stima precisa (anche se i
tecnici comunali nel giro di 3 anni si sono visti costretti a
quintuplicare l'importo iniziale), altrettanto non possiamo fare per i
ricavi. Ci sembra chiaro che un piano finanziario di 2 anni fa non sia
attendibile, vista la crisi in atto e il crollo del mercato
immobiliare.
Ecco che quindi, anche uno dei punti forti del progetto Sesta Porta,
l'autofinanziamento, viene messo in discussione. A meno che non si
decida preliminarmente che si intende procedere ad una speculazione
immobiliare della quale la città non ha alcun bisogno.
Per questo sollecitiamo nuovamente l'amministrazione comunale ad aprire
un confronto con l'esperienza partecipata di Voci di quartiere e a
ripensare i progetti urbanistici per l'area della stazione.
Progetto Rebeldìa
Legambiente Pisa
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