SICUREZZA, LA GUERRA CONTRO I POVERI. UN APPELLO DA FIRMARE PDF
duroIn pochi giorni molte cose sono cambiate attorno a noi. Una campagna sulla (cosiddetta) sicurezza, dai toni di una violenza inedita, sembra aver compattato praticamente tutto il sistema politico. Il decreto legge approvato dal Governo sta gia' producendo i suoi drammatici effetti: stiamo assistendo, in queste ore, a sgomberi, raid della polizia nei campi dei cittadini rumeni, a procedure arbitrarie di espulsione. Il rischio e' questo clima avvelenato raggiunga in poche ore anche la nostra citta', dove faticosamente la societa' civile e gli enti locali avevano costruito percorsi diversi.
L'Unione delle Camere Penali ha indetto uno sciopero degli avvocati per protestare contro "una legge autoritaria, che serve solo a creare una cortina fumogena e per mascherare le incapacita' di gestione del territorio e degli agglomerati sociali".
L'Associazione Africa Insieme, assieme all'associazione Mezclar, al "Comedor Estudiantil Giordano Liva" e al Laboratorio delle Disobbedienze Rebeldia, ha preparato un appello, da inviare al Prefetto, per opporsi a questa drammatica svolta: vi chiediamo di inserirlo nei vostri siti, di firmarlo e di farlo firmare, inviando le adesioni al seguente indirizzo di posta elettronica: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . Di seguito il testo dell'appello:
Gentile signor Prefetto,

Le scriviamo per esprimere la nostra preoccupazione per le reazioni politiche seguite all'aggressione e all'uccisione di una donna a Tor di Quinto, a Roma.
Non e' in discussione l’estrema gravita' di quel fatto: la sua violenza, la sua efferatezza, la sua ferocia gratuita. Ne' e' in discussione la necessita' di assicurare alla giustizia il colpevole, e di punirlo severamente secondo le procedure della legge.
Ciò che preoccupa, e che ci spinge a far sentire la nostra voce, e' il fatto che la legittima esigenza di giustizia sia stata completamente occultata da una campagna contro i cittadini rumeni: un tema, questo, che ha ben poco a che vedere con la vicenda di Tor di Quinto.

Con un gioco di prestigio mediatico, infatti, la politica ha trasformato un singolo caso di violenza in un atto di accusa contro tutti i rumeni, e in particolare contro i piu' poveri ed emarginati. E' un'operazione dal sapore chiaramente razzista e discriminatorio: non altrimenti si possono definire le affermazioni di Walter Veltroni, secondo il quale "prima dell'ingresso della Romania nell'Ue, Roma era la citta' piu' sicura, dunque i rumeni rappresentano un problema specifico". E non altrimenti si possono definire le dichiarazioni di analogo tenore rese da Gianfranco Fini, che ha chiesto di "demolire tutte le baraccopoli".
Ancor più grave è la scelta, compiuta dal Governo sull'onda emotiva dell'emergenza, di trasformare parte del pacchetto sicurezza in decreto legge immediatamente esecutivo. Le nuove norme – peraltro di dubbia efficacia pratica – lanciano un segnale di criminalizzazione di intere comunita', destinato a ripercuotersi nei territori: le azioni di violenza etnico-razziale, come quelle avvenute ad Opera, ne escono legittimate e rafforzate.

Siamo preoccupati anche per le conseguenze che tutto cio' potrebbe avere nelle nostre zone.
In citta' vivono da alcuni anni gruppi di cittadini rumeni alloggiati in sistemazioni di fortuna: baracche, tende, insediamenti precari lungo gli argini del fiume, o sotto i ponti dei cavalcavia. Si tratta di comunita' che non hanno mai rappresentato un problema per la pacifica convivenza, e che al contrario sono state vittime di gravi forme di discriminazione: a queste persone vengono sistematicamente negati diritti fondamentali come l'assistenza sanitaria, la scolarizzazione dei bambini, l'accesso alla residenza anagrafica e all'alloggio, la tutela nei luoghi di lavoro. Numerose forze sociali si sono attivate per garantire diritti, contrastare le discriminazioni, fornire assistenza e migliorare le condizioni di vita di questi gruppi: si sono mosse associazioni di volontariato, realta' del mondo laico e religioso, insegnanti delle scuole, medici, circoli di quartiere e semplici cittadini. A volte, questa mobilitazione ha saputo incontrarsi con gli enti locali, costruendo – per alcune famiglie – positivi percorsi di inserimento abitativo e sociale: si tratta di sperimentazioni importanti, che prefigurano un modello diverso di governo del territorio, fondato sulla mediazione sociale e sulla tutela dei diritti, piuttosto che sull'emergenza e sull'ordine pubblico.
Non vorremmo, ora, che la campagna nazionale contro "rumeni" e "baraccopoli" diventasse lo spunto per un'inversione di tendenza anche nel nostro territorio. Non vorremmo che si tornasse alla logica degli sgomberi, alle operazioni di allontanamento, alla ulteriore marginalizzazione di questi gruppi in luoghi sempre più lontani e inospitali.

Per questo motivo Le chiediamo, in primo luogo, di trasmettere al Governo italiano, alle Presidenze della Camera e del Senato, e ai parlamentari eletti nelle nostre zone, la nostra ferma contrarieta' al "pacchetto sicurezza", e alla campagna mediatica che l’ha accompagnato.
Le chiediamo anche di non procedere, a Pisa, ad espulsioni indiscriminate ed arbitrarie, e di affrontare la questione degli insediamenti dei cittadini rumeni a partire dai diritti umani e civili di coloro che vi abitano.
 
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