Risposta di Luca Nivarra a Junghans

Gli interessi della proprietà devono essere bilanciati con quelli della collettività

 
Egregio Sig. Junghanns,
 
 mi chiamo Luca Nivarra e sono un giurista. Alcune settimane fa ho partecipato ad un seminario promosso dai miei compagni di
nivarra colorificio rebeldia“Rebeldia” sulla funzione sociale della proprietà. È stata quella l’occasione per riflettere su un tempo e una cultura nei quali l’idea che gli interessi della proprietà potessero, e dovessero, essere bilanciati con quelli della collettività era tutt’altro che peregrina, trovava un autorevole avallo nel dettato della nostra Costituzione e veniva applicata dalle nostre Corti, ivi inclusa la Corte costituzionale. Oggi quell’epoca appare molto lontana, ma lotte e pratiche come quelle realizzate presso l’ex Colorificio di Pisa si incaricano di far rivivere l’idea che sia possibile dar vita ad una società nella quale vi sia spazio per tutti, anche per quelli che proprietari non sono, non ambiscono ad esserlo ma desiderano disporre dei beni necessari per lavorare, studiare, creare e produrre insieme agli altri.

Il Novecento giuridico ci ha lasciato un’altra formula famosa: “la proprietà obbliga” come si legge nella Costituzione di Weimar. Esiste, cioè, una responsabilità sociale del proprietario tanto maggiore se vi è la possibilità di utilizzare un bene altrimenti improduttivo nell’interesse e a beneficio della collettività. Capisco la Sua irritazione: però mi permetto di invitarLa a visitare lo stabilimento perché sono sicuro che buona parte di quella comprensibile irritazione svanirà. In definitiva, associare il proprio nome a quello di una buona pratica sociale può perfino risultare fruttuoso, mentre rivendicare oggi un titolo di proprietà in buona parte solo formale avrebbe tutto il sapore di un atto puramente “emulativo”.
 
Cordialmente
Luca Nivarra
 
 
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