
Nessuno si aspettava l'inquisizione spagnola
(Monty Python)
A Pisa ormai da 11 anni si svolge una bella e partecipatissima
iniziativa antiproibizionista: Canapisa.
Negli anni è cresciuta molto nei numeri e ha raccolto sempre più
consenso, e come è ovvio che sia in parallelo sono aumentate anche le
leggende metropolitane al riguardo: dalle orge selvagge in stile Palazzo
Grazioli (anche tra persone dello stesso sesso!), al vilipendio di ogni
religione conosciuta e sconosciuta...
...manca solo la lesa maestà.
Ormai è una costante di ogni primavera: improbabili quanto prevedibili
opinionisti iniziano a sparlare, dichiarando falsità che mirano a
screditare la buona riuscita dell'evento. Sempre smentiti dai fatti.
L’edizione del 2010 è stata talmente imponente da far dichiarare al
Sindaco che visti i numeri di partecipazione forse era meglio spostarla
da un’altra parte. Come se l’antiproibizionismo fosse un tema itinerante
o peggio un male da sopportare a turni, e non una battaglia
indispensabile per ogni città democratica e intelligente.
Quest’anno è sceso in campo addirittura Carlo Giovanardi, il padrino del
proibizionismo italiano, cavalcando in modo ripugnante e becero alcuni
recenti fatti di cronaca che niente hanno a che vedere con Canapisa.
"Tra Toscana e Liguria - scrive Giovanardi - ci sono stati tragici
eventi, collegati con l'uso di droghe, che hanno visto la morte di
giovani frequentatori di rave party e l'aggressione a due carabinieri.”
Con queste motivazioni il sottosegretario alla presidenza del Consiglio
ha richiesto misure straordinarie con il chiaro obiettivo di impedire la
manifestazione.
L'utilizzo strumentale di queste argomentazioni cela una verità di
fondo: ovvero che Giovanardi stesso è uno dei principali responsabili
dei fatti di cui parla a sproposito, provando a incolpare chi invece sta
procedendo in direzione opposta. La legge sulle droghe attualmente in
vigore porta il suo nome, ed è la più significativa causa di
disinformazione sul corretto uso delle sostanze. Nel 2011 dovrebbe
essere evidente a chiunque che il proibizionismo ottiene in realtà due
effetti: la creazione di una massa ignorante indirizzata allo sballo e
il finanziamento delle mafie che gestiscono il mercato illegale delle
sostanze proibite.
Il proibizionismo è un male dei nostri tempi, ha sulla coscienza molte
più vittime di quante ne abbiano fatte le sostanze stesse (legali o
illegali che siano). Canapisa non istiga all'uso di sostanze, ma chiede
la fine del proibizionismo basandosi sul principio che un cittadino
correttamente informato è l'unico soggetto in grado di valutare se una
sostanza può o non può essere assimilata dal proprio organismo.
L'antiproibizionismo si basa sul buon senso e sull'esperienza del
fallimento delle politiche proibizioniste, la storia ha sempre insegnato
che proibire le sostanze non fa altro che accrescerne l'appeal,
soprattutto tra i più giovani.
Analogamente, provare a limitare la libertà di espressione, strutturando
teorie per proibire Canapisa o per ghettizzarlo, determinerà solo una
maggiore affluenza all'evento. De gustibus.
Basta avere un minimo di onestà intellettuale per rendersi conto che
durante la Luminara il caos regna sovrano, l'abuso di sostanze avviene
ovunque e al termine la città è un tappeto di vetri rotti, eppure
nessuno chiede di spostare San Ranieri a Livorno. La cosa è talmente
evidente che anche il Comitato la Cittadella per una città più vivibile
scrive in un recente intervento che "e ci vien da ridere a leggere le
alzate di scudi su Canapisa. Scusate, ma la sera della luminara, da un
paio di anni a questa parte, non accade forse di peggio, col beneplacido
(sic) di tutti?"
Per questo invitiamo tutti a partecipare sia a Canapisa che alla
Luminara per sfatare miti e leggende.
Progetto Rebeldia
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