Leopolda: scade l'ennesima proroga |
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Oggi 30 giugno 2011 scade l'ennesima proroga concessa alla “Casa della Città Leopolda”, associazione di secondo livello che dal 2004 gestisce uno spazio di proprietà di tutti i cittadini pisani. Tutti sanno che la convenzione stipulata con il Comune di Pisa prevedeva una durata di 4 anni, ed è ormai scaduta da ben 3 anni. Di proroga in proroga (l'ultima del dicembre 2010) siamo arrivati all'estate 2011. Oggi, come annunciato dall'Assessore Maria Paola Ciccone ad aprile in occasione di una riunione congiunta delle due Commissioni consiliari competenti, doveva essere l'ultimo giorno utile per espletare il nuovo procedimento di assegnazione: procedimento di cui al momento non si vede neanche l'ombra. Siamo convinti che dietro questa inadempienza rispetto ai termini fissati ci sia di più di una mancanza di professionalità da parte degli Assessori responsabili. Il caso Leopolda è il sintomo di un problema politico fondamentale che riguarda l'intera partita degli spazi sociali in città e un sostanziale travisamento di un corretto rapporto tra il tessuto associativo e i poteri pubblici da parte del Comune di Pisa. Proviamo a spiegare il perché proprio partendo dalla storia della Leopolda. Uno splendido spazio dalle potenzialità immense, nato da una progettualità partita dal basso, è diventato una macchina burocratica affidata a un gruppo di persone con fortissimi legami con gli amministratori locali. Il contrario esatto di un sano modello associativo, agile e indipendente, improntato ai principi dell'autogestione e di una reale partecipazione dal basso da parte delle associazioni. Il risultato, oggi, è che questa Amministrazione dimostra un'imbarazzante incapacità di concepire e progettare uno spazio pubblico inteso come un bene comune della città, nutrito dall'attivismo volontario e spontaneo dei cittadini. Se mettiamo in relazione questa vicenda con quella che riguarda il Regolamento sugli spazi comunali, con cui l'Amministrazione tenta di sancire la politica del doppio filo sul mondo associativo attraverso la richiesta di affitti capestro, o quella che riguarda le associazioni del Progetto Rebeldía e la presa in giro relativa al bando per via Andrea Pisano, non possiamo che trarne delle indicazioni inquietanti sullo stato di salute democratica di questa città. Abbiamo da sempre sostenuto che un buon modello di gestione della cosa pubblica dovesse considerare con la massima attenzione e il massimo rispetto la presenza diffusa di cittadini attivi, cioè cittadini autonomi, solidali e responsabili, come alleati dell’amministrazione nel prendersi cura dei beni comuni. L'amministrazione stessa deve essere considerata un bene comune, così come ha richiesto a gran voce la maggior parte degli italiani, con i recenti voti amministrativi e referendari. La vicenda della Leopolda e il mancato rispetto degli accordi nei confronti delle nostre associazioni ancora ad oggi senza una sede e senza la possibilità di svolgere le proprie attività (nonostante gli impegni presi e non rispettati dall'Amministrazione dopo che invece le associazioni avevano lasciato via Battisti come concordato), dimostrano che gli inquilini di Palazzo Gambacorti vivono in un altro mondo rispetto ai cittadini comuni.
Progetto Rebeldía |
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Leopolda: scade l'ennesima proroga e il Comune non rispetta gli impegni con la città (come nel caso di Rebeldía)