Il corpo di Dario

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Un fatto di estrema gravità è accaduto nel cuore della nostra città durante la notte di sabato scorso: un dottorando di fisica della Scuola Normale è stato arrestato e ha subito violente percosse da parte delle forze dell'ordine.

A fronte di una violazione così palese ed ingiustificabile dell'incolumità fisica di un cittadino, il piano su cui rischia di scivolare il dibattito pubblico intorno all'episodio (il tentativo di ingresso di non invitati a una festa privata, l'opportunità di richiedere l'intervento della forza pubblica, la presunta "ingestibilità" di Piazza dei Cavalieri) non è solo di secondaria importanza, ma emerge come il goffo tentativo di spostare l'attenzione su altro. Per questo motivo, esprimiamo anzitutto la nostra solidarietà umana a Dario, che  si trova, suo malgrado, al centro di una vicenda che potrebbe avere pesanti conseguenze sul suo futuro, dopo averlo costretto a tre giorni di carcere. In qualunque circostanza sia avvenuto il suo arresto (un provvedimento a nostro avviso del tutto assurdo), nulla giustifica l'accanimento con cui le forze dell'ordine lo hanno pestato.

 

Se non altro in nome del principio della presunzione di innocenza, ci saremmo attesi che le massime istituzioni, Sindaco in primis, esercitassero il loro compito di garanti del rispetto dei diritti in città a partire dalla ferma richiesta di un chiarimento sulle ragioni che hanno spinto esponenti delle forze dell'ordine a un uso sproporzionato della violenza e dalla necessità di individuare i responsabili del maltrattamento subito da Dario. Invitiamo la città tutta a riflettere su quanto accaduto, senza farsi confondere dalla cortina di fumo che si va gettando attraverso il frutto avvelenato della criminalizzazione della vita serale degli studenti. Se esiste un problema relativo alla socialità in città lo si affronti nelle sedi opportune, mediante il confronto tra le parti, ma nessuno si senta in diritto, in nome di un presunto "allarme sicurezza", ad autorizzare, anche solo moralmente, o minimizzare la violenza compiuta sul corpo di Dario. Se salta questo fondamento della convivenza democratica, se salta il rispetto dei diritti da parte delle forze dell'ordine, allora salta tutto: la città precipita in un Far West dove regna la legge del più forte, che abbia o meno l'uniforme, mentre un sindaco con la stelletta al petto si sente legittimato a tutto.

 

Respingiamo questa rappresentazione grottesca di Pisa, una città che ha soltanto un evidente problema di buona amministrazione, perché chi la governa in questo momento non è in grado di costruire un progetto condiviso di socialità. Per questo motivo, quanto avvenuto sabato notte in piazza dei Cavalieri parla a tutta la città, così come il comportamento inaccettabile delle forze dell'ordine rischia di essere soltanto l'anticipazione di un incomprensibile inasprimento delle relazioni sociali in città. Occorre perciò isolare al più presto il tentativo dell'amministrazione comunale di costuire un clima di allarme che non ha ragione di esistere in città. E nel frattempo, continuare a denunciare con forza la nuda evidenza del fatto che il corpo di Dario è stato oggetto di una brutale aggressione, come hanno ricordato per primi i suoi compagni della Scuola Normale, che con la loro vicinanza senza tentennamenti alla vera ed unica vittima di questa brutta storia hanno dato a tutti il vero esempio da seguire.

 

 

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