UCOC - Documento finale

UnitedColorsofCommons.pngDOCUMENTO FINALE DELL’ASSEMBLEA DEL MUNICIPIO DEI BENI COMUNI – PISA
27 GENNAIO 2013

UNITED COLORS OF COMMONS
RIGENERIAMO DAL BASSO UNA NUOVA IDEA DI SOCIETÀ
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UNITED COLORS OF COMMONS in questi tre giorni è stata una dinamica sociale che è riuscita ad attivare sia sul piano locale sia su quello nazionale un vero processo costituente per il Municipio dei Beni Comuni. L'ex-Colorificio Liberato si è posto al centro di un dibattito politico plurale, assumendo le differenze come valore, cercando di declinare in una forma autonoma quell'universo in evoluzione che è la discussione sui Beni Comuni.

A partire dalla convergenza su contenuti da un lato e sulle pratiche dall'altro, da Pisa rilanciamo a tutti i movimenti e soggetti un messaggio di speranza e di possibilità: far ripartire dal basso un nuovo modello di partecipazione sociale, politica e culturale. Il conflitto che muove dai territori e che si pone l'obiettivo di costruire nella pratica coalizioni sociali capaci di intercettare e rendere protagonisti i soggetti colpiti dalla crisi è la linea di tendenza su cui il Municipio ha in questi giorni avviato un percorso irreversibile di innovazione. [...]

Questo processo costituente, ispirato al recupero e alla riqualificazione di uno spazio restituito alla città, ha discusso ed affrontato temi generali inseriti nel contesto locale, proponendo riflessioni e attività capaci di porre il bene comune quale risposta alla crisi economica, politica, sociale e culturale.

Dalla tre giorni "United Colors of Commons", con contributi di discussione collettiva e con un'ottica di lungo raggio, fino a coinvolgere il livello nazionale, lanciamo una  proposta a tutta la cittadinanza che vuole essere l'alternativa al modello attuale di governo della città, sia nel merito che nel metodo. Riconquistare il "diritto alla città", inteso come relazione costruttiva tra territorio e comunità, è oggi una priorità nella costruzione di un reale democrazia all'interno dello spazio urbano.

I lavori del Municipio, sviluppati in tavoli di discussione, si riassumono in una serie di riflessioni e proposte che delineiamo di seguito: una prima parte in cui si analizzano i problemi più pressanti in città e si propongono le campagne a questi dedicate, e una seconda parte in cui si delineano progettualità più strettamente relative allo sviluppo del Colorificio.
Il lavoro svolto nella tre giorni e la composizione sociale che oggi gravita intorno al Municipio è solo una prima proposta, in quanto nostro obiettivo è la costruzione di uno spazio comune capace di intercettare altri soggetti e istanze sociali.


1) Partecipazione e democrazia: pratiche di rigenerazione a partire dal territorio

I piani di intervento del Municipio saranno differenziati sulla base di ciò che emergerà dai percorsi nati dai gruppi di lavoro, dove si affronteranno le diverse questioni valorizzando diverse pratiche e identificando le differenti priorità.
Il Municipio si pone come spazio di sperimentazione sociale, economica e politica che ha come obiettivo di medio periodo l'aumento della partecipazione e della consapevolezza delle cittadine e dei cittadini rispetto a percorsi di contrasto delle diseguaglianze sociali ed alla mercificazione della natura, dei beni comuni e di uscita virtuosa dalla crisi.
Tra le priorità poste dal Municipio dei Beni Comuni hanno un particolare rilievo le questioni dei diritti dei migranti, come emerso dal tavolo specifico, del contrasto al consumo di suolo ed alla speculazione edilizia, della costruzione di percorsi altreconomici e della questione del lavoro/non lavoro e di un vero welfare capace di sostenere i bisogni delle persone e delle comunità.

Il Municipio vuole essere uno spazio capace al contempo di rispondere alle esigenze sociali più stringenti ma anche di avviare un riflessione di lungo periodo capace di trasformare l'esistenza. In quest'ottica, sulla base delle riflessioni emerse dal tavolo di lavoro "Transition lab" il Municipio vuole immaginare una nuova società possibile a partire dalle condizioni reali delle persone, dalla loro materialità, dalla necessità di tutelare e preservare il patrimonio naturale ed i beni comuni per le generazioni che verranno. La ridefinizione del concetto di transizione parte dall'analisi dell'esistente, dalle contraddizioni del sistema economico e sociale che crea esclusione e disagio; un percorso che dovrà essere capace di immaginare nuovi stili di vita individuali e collettivi, ma che dovrà tenere in sé anche la capacità di leggere i contesti, le loro evoluzioni ed involuzioni e, soprattutto, che dovrà essere in grado di praticare forme di conflitto e di autotutela nei confronti di un modello di sviluppo invadente e metastatico.

Il Municipio dei Beni Comuni, come spazio liberato, sarà nodo centrale di questo percorso, dove sperimentare nuove economie, veri e propri esperimenti di transizione ecologica e sociale, che pur nascendo all'interno dell'ex-Colorificio dovranno avere come orizzonte la città se non addirittura il comprensorio. Il Municipio sarà un laboratorio di pratiche altreconomiche, capaci di costruire scambi a partire dalla relazione: ecologici, solidali e, quando possibile, anche non monetari. Il tema della transizione si intreccerà, anche, con quello del lavoro che manca o che è degradato, del diritto ad una vita non precaria, per capire come proporre vie d'uscita innovative ad una crisi ormai di sistema.

Per questo i prossimi passi saranno, in una prima fase una mappatura dei bisogni e delle opportunità, con l'obiettivo di farli incontrare; un processo di analisi sulle forme dello scambio possibile, per il soddisfacimento dei bisogni emersi dalla mappatura. In una seconda fase l'ampliamento delle pratiche emerse a tutto il territorio di riferimento; la costruzione ed il lancio di una campagna sulle modalità relazionali e comunitarie di uscita dalla crisi e sugli stili di vita.
 
Nell'ambito di questa analisi sull'economia attuale, un ulteriore approfondimento e tema di lavoro per il Municipio è la questione dell'accesso al credito, visti i comportamenti sempre più spregiudicati dei grossi gruppi bancari, responsabili di parte della crisi che ci troviamo ad attraversare, e soggetti attivi nel suo aggravarsi attraverso politiche di chiusura del credito a imprese e privati. Si osserva altresì che, in questa situazione, anche banche da sempre virtuose e pronte a investire nell'economia reale e locale incontrino problemi ad erogare credito per mancanza, spesso, di liquidità.

Con queste premesse il tavolo ha deciso di impegnarsi sia sul piano politico che pratico. Per il primo appoggiando la campagna, promossa da Banca Etica, “Cambiamo la finanza per cambiare l'Italia: cinque domande ai politici su Tobin Tax, Paradisi Fiscali, Azionariato Popolare, Etica e Finanza, Basilea per il sociale”.

Sul piano pratico si pensa di lanciare due progetti a partire da un uso consapevole e "attivo" del denaro. Da una parte promuovere la “filiera corta del denaro” finalizzata a mettere le banche virtuose del territorio in condizione di poter erogare credito a imprese e privati, dall'altro avviare un cammino verso la costituzione, con l'aiuto dell'esperienza di Mag Firenze, di una mutua autogestita sul territorio pisano, al fine di favorire l'accesso al microcredito da parte di "non bancabili".

Oggi i soggetti più colpiti dalle speculazioni finanziarie delle grandi banche e dalle politiche di austerity sono le mille figure che compongono il mondo del lavoro, dove si moltiplicano sempre più le forme di precariato, si comprimono i diritti elementari con leggi come quella "Fornero" e si restringo gli spazi di democrazia e di rappresentanza sindacale.
La moltiplicazione dei contratti di lavoro atipici e a tempo determinato, l'utilizzo di forme di lavoro precarie, il ricorso alle partite Iva come escamotage per regolarizzare sulla carta forme di collaborazione subordinata, l'inquadramento differente per soggetti che svolgono medesime mansioni nello stesso luogo, la mancanza di tutele sindacali, la difficoltà per i lavoratori autonomi di entrare a pieno titolo sul mercato, sono alcuni degli aspetti che definiscono così un quadro sempre più frammentato.  
Da qui il Municipio recepisce e vuole essere soggetto attivo in un processo di ricomposizione sociale in grado di organizzare campagne comuni di rivendicazione dei diritti che vadano oltre la testimonianza e la semplice solidarietà tra singolarità differenti.
A questo scopo il Municipio dei Beni Comuni lancia, a partire dal tavolo di lavoro riunitosi a United Colors of Commons, un percorso per la costruzione il Primo maggio del 2013 di una grande manifestazione, che riesca a coinvolgere i soggetti con la volontà di costruire percorsi di analisi e campagne di rivendicazione nel pubblico come nel privato.
Viene posta con particolare urgenza da parte del tavolo migranti del Municipio dei Beni Comuni la questione della mancanza di risposte per i molti profughi che si trovano oggi a Pisa, così come in tutta Italia, in quanto essi sono ancora in attesa di essere convocati presso le Commissioni competenti all’esame delle domande di asilo. Per queste persone, le associazioni e gli attivisti presenti al tavolo si mobiliteranno tempestivamente per chiedere alle Commissioni l’esame delle domande pendenti. Tale richiesta verrà inviata sotto forma di lettera anche alla Protezione Civile, alla Prefettura, all’Alto Commissariato per i Rifugiati e a tutti gli altri organismi coinvolti.
Per quanto riguarda le sistemazioni abitative, come noto, dopo il 28 febbraio non esisteranno più gli stanziamenti nazionali per garantire l’accoglienza e molte strutture che hanno ospitato i profughi finiranno per chiudere. Nel territorio di Pisa e provincia non vi è alcuna chiarezza su cosa accadrà dopo quella data, né sui luoghi dove vengono prese le decisioni in materia. Chiediamo alla Prefettura, che a partire dal gennaio 2013 è divenuta responsabile dell’ex "Emergenza Nordafrica", di coinvolgere nei processi decisionali le associazioni, le comunità migranti, gli enti locali e, soprattutto, gli stessi profughi. A tale scopo, si chiede l’immediata attivazione di un tavolo di lavoro che garantisca trasparenza. Chiederemo al contempo ai Comuni di promuovere sui rispettivi territori forme di inserimento lavorativo, in particolare la possibilità di attivare, con poche risorse da parte degli enti pubblici, modalità di inserimento nei lavori agricoli o di manutenzione.

La crisi di sistema che pervade anche il nostro paese ci consegna un quadro emergenziale socialmente preoccupante. A fronte del peggioramento di questa situazione di disagio voluta e creata dai governi, i diritti e i servizi socio-sanitari erogati dallo Stato risultano sempre meno in grado di far fronte a questa emergenza contribuendo ad allargare le “disuguaglianze”.
Viceversa sarebbe necessario non solo rivedere in senso estensivo i servizi socio-sanitari che sono al momento resi disponibili, ma far sì che l'intera società assuma il welfare come sistema di emancipazione sociale. La scuola per questo obiettivo deve divenire luogo fondamentale per la cultura della prevenzione e della formazione.
Per perseguire tali obiettivi, considerato che il primo incontro è stato partecipato da uomini e donne di formazione e provenienze diverse, si rende necessario approfondire il confronto pur avendo individuato alcuni punti già condivisi tra cui:
    l'impegno ad allargare la partecipazione coinvolgendo anche chi vive sulla propria pelle le contraddizioni e le carenze del nostro stato sociale: lavoratori pubblici e del privato sociale, cittadinanza ed utenza dei servizi per far ritornare al centro della discussione l'affermazione di un servizio sanitario pubblico ed universalistico;
    l'attivazione di un osservatorio/laboratorio sui determinanti di salute e sui fattori che generano disuguaglianze e che incroci i dati con le  risorse impegnate nel sistema socio sanitario (80% del bilancio della Regione Toscana) per generare approfondimenti ed inchieste ad hoc;
    la disoccupazione e la perdita del lavoro; la marginalità collegata alla condizione abitativa; le condizioni sociali maggiormente disagiate per fattori di reddito; la precarietà familiare; la discriminazione di genere; l’abbandono sociale; le asimmetrie informative che generano difficoltà di accesso ai servizi sociali e sanitari; le difficoltà di accesso alla formazione e all’istruzione; le difficoltà ambientali che si ripercuotono direttamente ed indirettamente sulla salute dei territori; le migrazioni ed i diversi status giuridici delle persone; la marginalità geografica e i trasporti; la difficoltà nell’accesso all'informazione e alla cultura. Con la prosecuzione dei lavori del tavolo, affrontando la tematica sia sul livello locale che regionale, saranno individuate e approfondite vertenze e proposte specifiche rispetto alla situazione di area pisana.
E' convinzione dei partecipanti la necessità di individuare un percorso comune con il tavolo relativo al lavoro e alla precarietà, che possa portare ad una giornata di lotta collettiva sui temi relativi alle due discussioni.
Tassello sempre più critico nell'ambito del welfare è per i soggetti più deboli il diritto al buon abitare. Soggetto principale, nella nostra città, è lo studente, in particolare fuorisede, che subisce l'emergenza abitativa insieme a migranti, precari e famiglie a basso reddito. Gli strumenti giuridici per costruire la promozione del diritto al buon abitare e ridare funzione sociale alla proprietà privata possono essere trovati a partire dal recupero degli alloggi tramite housing sociale e bioedilizia (significative la legge regionale sull'auto-recupero del Lazio e il bando pilota della Toscana). Emblematiche, a livello pisano, la situazione della Paradisa, 522 posti alloggio sfitti di proprietà dell'INAIL sottratta ai bisogni degli studenti fuorisede borsisti, e quella di via dell'Occhio, immobile sfitto senza reale destinazione d'uso dove grazie ad una occupazione si è lanciato un significativo progetto di auto-recupero che ha ricevuto un parere tecnico positivo del Comune ma la contrarietà politica dell'ente proprietario, il DSU Toscana. L'offerta di case su un mercato pieno di immobili da ristrutturare può essere basato su uno sviluppo a volumi zero, con una nuova cementificazione ridotta. Di primaria importanza per la discussione sullo strumento della requisizione, i cui effetti penali sono stati annullati dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha interessato l’operazione politica di Sandro Medici e del X Municipio di Roma Capitale. Il tema reale, dunque, è la mancanza della funzione sociale della proprietà privata, che nei suoi più grandi esponenti preferisce il “privilegio del mattone”, ossia la pura rendita, oltre che la necessità di impostare strumenti giuridici coerenti con i bisogni collettivi della fase storica. Mezzi calmieratori come l'agenzia per la casa, nata dopo anni di promesse, si fondano però sul dovere della residenza. È uno strumento superabile, in quanto lo studente fuorisede potrebbe accedere a seconda del parametro di reddito, i cui livelli minimi vanno sensibilmente abbassati. È urgente la costituzione di un osservatorio pubblico sulla condizione abitativa, teoricamente stabilito dallo strumento dell'accordo territoriale del 2010 e già operativo in molte regioni. Nell'ambito del rinnovo dell'accordo territoriale per il 2014, infine, bisogna aprire la partita del livello dei canoni, in quanto alcuni attuali, nella propria soglia massima, sono uguali ai canoni di mercato, fattore che non costituisce un reale incentivo.

Immaginare un diverso uso del territorio a partire da uno stop al consumo di suolo e alla speculazione rappresenta un'inversione di tendenza indispensabile rispetto a quanto fatto in questi anni dall'amministrazione comunale. In questo quadro sulla base del tavolo di lavoro sulla gestione del territorio si è individuato il piano strutturale dell'area pisana come tema centrale su cui concentrarsi come Municipio dei Beni Comuni.
L'obiettivo è quello di avviare un lavoro condiviso sulle tematiche e sugli strumenti di partecipazione al fine di individuare le criticità e potenzialità  presenti.
Sulla basa della discussione del tavolo il Municipio ha individuato tre aree principali su cui lavorare. La prima è relativa al quadro conoscitivo, analizzando i documenti prodotti finora al fine di capire, se c'è, l'indirizzo strategico a cui rispondono, altrimenti chiederne l'esplicitazione.

La seconda è relativa al progetto del piano e alla partecipazione, chiedendo chiarezza sul percorso e sulla successione delle fasi, in modo da poter organizzare la partecipazione; trasparenza nella divulgazione del materiale e delle scelte politiche; coinvolgimento della popolazione nell'analisi dei materiali e nelle scelte conseguenti. Su questi punti in particolare chiederemo da subito la richiesta di maggiore apertura e ascolto nel percorso per verificarne e anche correggerne gli indirizzi.

La terza area riguarda gli elementi tematici fondamentali che, secondo noi, devono essere contenuti nel piano, e che invece per ora sono pressoché assenti o appena citati. In particolare sono stati individuati sette elementi:

1.    Mobilità: come rispondere in chiave sostenibile alle esigenze di movimento createsi in particolare dagli spostamenti degli ultimi anni;
2.    questione naturalistica e dell'importanza delle testimonianze rimaste, in relazione all'ambiente antropizzato;
3.    rischio idrogeologico e scelte urbanistiche, anche in rapporto all'adattamento ai mutamenti climatici;
4.    elementi culturali e archeologici presenti sul territorio;
5.    relazioni sociali e problemi del welfare che derivano dalle scelte urbanistiche: ridare spazio alle politiche basate sulla vita pubblica;
6.    servizi pubblici nell'area: gestione della risorsa idrica, dei rifiuti, dell'energia;
7.    rapporto tra inquinamento e salute pubblica;
8.    ricognizione ed analisi delle aree dismesse e strategie sul loro utilizzo.

Immaginare diversamente un territorio è un processo che come Municipio vogliamo portare avanti in tutta la sua complessità. In quest'ottica un territorio smilitarizzato e costruttore di reali politiche di pace è un nostro obiettivo. Sulla base delle riflessioni del tavolo di lavoro emerge con forza come l'ampliamento di strutture delle Forze Armate e l'ingresso di militari nelle scuole siano sempre più elementi di una politica orientata al sostegno tecnico e propagandistico alle missioni militari italiane.
Per rafforzare le reti di collaborazione tra singoli e associazioni impegnate per la pace sul territorio proponiamo le seguenti campagne:
1.    fare informazione e chiedere chiarezza alle istituzioni sull'impatto e costi dell'Hub Militare Aeroportuale sul nostro territorio;
2.    creare un Osservatorio sulla presenza di militari nelle scuole italiane tramite un blog, anche in collaborazione con Rete Disarmo;
3.    organizzare un convegno su Educazione alla pace e presenza dei militari nelle scuole;
4.    organizzare una Giornata della Pace e Solidarietà dell'associazionismo con laboratori per le scuole del territorio;
5.    valorizzare l'ex-Colorificio come spazio di formazione sulle metodologie di educazione alla pace.

Raccontare, indagare e comunicare quanto accade nel territorio è allo stesso tempo una priorità che come Municipio, alla luce del confronto con altre esperienze nazionali e locali, è emersa con forza dal tavolo sull'informazione, un'informazione altra, capace di inserirsi in maniera critica ed autentica nello spazio pubblico.
Sentiamo la necessità di declinare la pratica dell'informazione dal basso come strumento di riappropriazione di spazi democratici, affinché i territori agiscano come media collettivi, in controtendenza con le logiche del mainstream e fuori dagli stereotipi di auto-rappresentazione di sé stessi. Raccogliamo inoltre l'invito ad assumere il tema  come ulteriore e dirimente tassello di un percorso di analisi sul rapporto tra informazione, democrazia e partecipazione, a partire dalla ricostruzione di uno spazio pubblico aperto e plurale, come emerso da diverse esperienze di movimento negli ultimi anni.
L'ostacolo maggiormente messo in evidenza è stato quello della possibilità per queste esperienze di informazione e mediattivismo di creare reddito per non perpetrare l'autosfruttamento delle professionalità che vi operano. Sollecitati dalle esperienze e dalle criticità condivise riteniamo che gli attuali progetti di informazione che risentono della crisi possano provare a sottrarsi dal ricatto del mercato attraverso percorsi economici solidali simili a quelli del DES.

Un ultimo stimolo che come Municipio cercheremo di portare avanti nei prossimi mesi sulla base del tavolo sull'AltraRiforma riguarda la necessità di riaprire un confronto sui temi della formazione e della scuola che veda come protagonisti ed attori i soggetti che fanno la scuola, a partire dagli studenti e dai docenti. Anche e sopratutto in questo caso l'autonomia nella definizione dei luoghi, dei tempi e delle modalità di costruzione di questo dibattito è per noi un valore importante perchè vi possa essere una reale possibilità per riaprire una discussione larga e plurare nelle scuole.


2) Dal valore di scambio al valore d'uso: ex-Colorificio bene comune

Il Municipio dei Beni Comuni sulla base delle riflessioni emerse dalla tre giorni rilancia anche sulla progettualità e sulle sperimentazioni per il recupero e il riutilizzo dell'ex-Colorificio Liberato, assumendo come criteri l'inclusività e la propositività versa la città e le diverse popolazioni che la abitano. Ai progetti già avviati in questi primi tre mesi si aggiungono ulteriori attività.
Il primo mira a ri-costruire la storia del Colorificio attraverso un laboratorio sulle fonti scritte e orali. Abbiamo ascoltato la voce di compagni che hanno fatto attività sindacale e politica a Pisa dagli anni '70 a oggi e che ci hanno raccontato alcuni momenti significativi della storia del conflitto e del lavoro in città. Le domande sul passato si sono naturalmente collegate con le domande sull'oggi: la fine del mondo di fabbrica novecentesco, gli attacchi all'organizzazione dei lavoratori, la ristrutturazione industriale. Il confronto ha riconosciuto l'importanza di sperimentare un lavoro collettivo che coinvolga più persone, dalla diversa formazione e interessi, con l'obiettivo di dare un contributo alla città attraverso la ricostruzione della storia del suo volto attuale. I partecipanti hanno dato disponibilità per intraprendere un percorso di interviste che porti alla creazione di un archivio audiovisivo della storia del Colorificio come tassello delle vicende storiche della città e del lavoro.

Recuperare la memoria di uno spazio inizierà a costruire nuove forme di produzioni a partire da quelle culturali. Per il Municipio dei Beni Comuni la cultura è politica nel senso originario del termine: è un’attività sociale, che unisce, crea relazioni, saperi nuovi, idee. La cultura non deve temere il conflitto, bensì cogliere in esso un’occasione di crescita per far germogliare pratiche nuove; per questo la liberazione di spazi, siano essi a vocazione culturale o non direttamente culturale come il Colorificio, è essa stessa una creazione culturale, perché permette di dar vita a luoghi di socialità, spazi in cui la cultura scende tra il pubblico desacralizzandosi, e in cui le diverse forme artistiche si intersecano e si relazionano. Il Colorificio Liberato rappresenta in tal senso in città una possibilità di uscita dal modello attuale di gestione della cultura monodiretto dalle istituzioni e dai poteri economici forti, attraverso l’esplosione delle contraddizioni esistenti sul territorio cittadino. I luoghi per una nuova forma di produzione culturale ci sono ed esistono: si tratta ora di cominciare a riempirli. Il Colorificio si candida a dare avvio a questo esperimento, istituendo un laboratorio aperto e permanente nel quale artisti, registi, attori, musicisti, scultori, pittori possano interagire e contaminarsi, elaborando collettivamente un manifesto per una nuova, altra cultura.

In quest'ottica il confronto con altre esperienze italiane e soprattutto europee è per il Municipio un passaggio indispensabile per la costruzione della progettazione dell'ex-Colorificio come spazio pubblico di interesse sociale e culturale. A questo scopo da United Colors of Commons è emersa la possibilità di avviare una collaborazione con alcuni docenti e ricercatori del Politecnico di Milano per avviare un progetto di ricerca sulle potenzialità dell'ex-Colorificio, cercando di farne un "modello di studio" che è al tempo stesso una realizzazione concreta. Al contempo in primavera si organizzerà un momento di riflessione pubblica con urbanisti, sociologi e giuristi per la costruzione di un piano urbano sull'area in cui è inserito l'ex-Colorificio. Parallelamente l'obiettivo è quello di costruire un incontro a livello continentale con altre esperienze sparse in Europa di riqualificazione sociale e culturale di grandi aree industriali dismesse.

Nell'ambito di questa progettazione un ruolo importante può essere ricoperto da quanto emerso dal tavolo di lavoro "Che Bio ci aiuti" che ha focalizzato la sua attenzione sul concetto di sostenibilità a partire dall'esperienza della RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici). E' possibile coniugare questo modello di società sostenibile anche nei beni comuni, cucendo un "abito verde" anche per il Municipio. Se gli eco-villaggi individuano le leggi, la bioedilizia individua i metodi oscillando coerentemente tra antiche pratiche e nuova ricerca tecnologica.


3) Un percorso aperto e partecipato

Il Municipio si pone come spazio a disposizione per rigenerare, riorganizzare, rilanciare un percorso di pratica ed azione politica sul territorio, capace di valorizzare le diverse conoscenze ed esperienze nate dal basso negli ultimi anni.
Un percorso efficace di contrapposizione alle politiche predatorie, escludenti di un modello di sviluppo insostenibile può passare solo attraverso l'apertura di spazi di socialità e di partecipazione per tutta la comunità dove sperimentare nuove forme di solidarietà e di lotta alle disuguaglianze sociali, pratiche di economia sostenibile ed ecologica, e dove creare le condizioni per un nuovo processo di mobilitazione sociale nel territorio.
Per questo, a partire dalle riflessioni dei Tavoli di lavoro e dall'Assemblea plenaria di United Colors of Commons, il Municipio si propone come spazio politico e sociale aperto, orizzontale e partecipato di una nuova politica dal basso e rilancia alle altre esperienze territoriali del nostro Paese la proposta di un percorso comune di confronto e di cooperazione in tal senso.
La transizione verso un nuovo modello di società capace di essere inclusiva, solidale ed ecologica non può più essere delegato a nessuno: può solo partire da ognuno di noi, dai nostri bisogni e dai nostri territori e dalla nostra capacità di camminare assieme collaborando su ciò che ci unisce e lavorando su ciò che ancora ci divide.
Dalla tre giorni pisana di United Colors of Commons vogliamo dare un contributo ad una prossima, possibile stagione di movimento. Perché oggi più che mai c'è bisogno di aria nuova per ridare colore ad un futuro che molti, troppi, ci stanno dipingendo come sempre più nero.


Prossimi Appuntamenti

Il Municipio dei Beni Comuni, a partire dall'assemblea finale di United Colors of Commons, lancia e decide di partecipare ad alcuni appuntamenti per sottoporre ad una prima verifica il lavoro dei tavoli.
In questo senso il Primo maggio sarà per il Municipio l'occasione per una manifestazione che tenga insieme le questioni della precarietà e dei diritti, del welfare e dei migranti, del reddito e di un modello economico differente. Sempre nel mese di maggio, nell'ambito delle iniziative sulla decrescita promosse dal DES, vorremmo proseguire il confronto sui temi della transizione, della bioedilizia, del consumo di suolo, fino alle campagne sul microcredito.
Un ulteriore passaggio avverrà il 30 maggio in occasione dei dieci anni della nascita dell'esperienza di Rebeldìa, in cui faremo il punto sulle progettualità e le sperimentazioni avviate all'interno del Colorificio.
Nel mese di giugno il Municipio dei Beni Comuni organizzerà alcune giornate di festa in città all'interno delle quali Un ponte per... promuoverà la sua assemblea nazionale annuale, in cui verificare i percorsi promossi dal tavolo sulle questioni internazionali della pace e della demilitarizzazione del territorio.
Nell'autunno, infine, intendiamo costruire un nuovo grande appuntamento pubblico per proseguire le linee di tendenze individuate con United Colors of Commons.

27 gennaio 2013

Municipio dei Beni Comuni - Pisa
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