'Demoliamo Pisa'.

Il Pubblico vende la città, il Privato ringrazia.

Alcune osservazioni sulla prossima variante urbanistica.

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Recupero degli edifici abbandonati”: così esordisce l'assessora Zambito quando inizia a presentare la variante di monitoraggio alla commissione consigliare. “Abbiamo vinto” pensiamo noi, semplici uditori al tavolo, che da anni portiamo avanti una campagna incentrata sul recupero, riuso e riutilizzo del patrimonio immobiliare lasciato al degrado e all'incuria. A fronte di questo incipit ci domandiamo cosa voglia dire recupero per quest'amministrazione: qual è il reale piano di sviluppo urbanistico per la città di Pisa?

Ce ne rendiamo subito conto entrando nel dettaglio di questo aggiornamento del piano urbano, piuttosto datato visto che risale al 2001, la cui idea centrale verte sull'elaborazione di previsioni costruite sulla dinamica del “demolisci il dismesso - costruisci nuove residenze- valorizza” e quando si parla di valorizzazione economica l'amministrazione ha in mente una sola cosa: fare cassa permettendo raramente a qualche proprietario privato già ricco di aumentare la propria rendita.

 

Sono realmente necessarie nuove residenze nella città di Pisa? Osservando il censimento del 2011 a Pisa contiamo 14.633 alloggi non occupati formalmente da residenti, dato triplicato rispetto ai 5552 censiti nel 2009; di questi circa 8500 alloggi risultano vuoti o affittati per turismo - specie sul litorale - oppure in nero, o inagibili. Tutto questo a fronte di una crescente emergenza sfratti e di una reale necessità da parte di molti nuclei familiari di avere una casa oggi, non domani o tra decenni. Ci chiediamo quindi se la vera priorità non sia risolvere la situazione abitativa, mettendo in campo politiche che rendano le migliaia di case vuote vissute da chi ne ha più bisogno, piuttosto che permettere la costruzione di nuove case da lasciare vuote o che garantiranno profitti ai soliti grandi costruttori.

L'amministrazione comunale non sembra essere di quest'avviso, infatti scadono le previsioni, ma non mutano gli intenti.

Ecco solo alcuni esempi:

- complesso di via Zamenhof, ex presidio sanitario, di proprietà pubblica (AOUP) destinato a servizi pubblici? Verrà svenduto a soggetti privati che poi demoliranno e ricostruiranno case.

- complesso di Veterinaria sulle piagge di proprietà pubblica (UNIPI) sarebbe un polo universitario ad uso pubblico. Verrà svenduto a soggetti privati che poi demoliranno e ricostruiranno case e alberghi.

- ex annona municipale , piccolo edificio in zona stazione di proprietà comunale, che ad oggi mantiene un uso pubblico. Verrà svenduto a soggetti privati che poi demoliranno e ricostruiranno case.

- complesso ex piaggio in zona della stazione di proprietà privata destinata a produzione, quindi a lavoro. Il Comune permette che venga demolito per ricostruire case e un supermercato. In questo caso però dato che già è di un soggetto privato, a questo il Comune riesce a regalare una porzione edificata di sua proprietà.

A partire da questo elenco non esaustivo capiamo al volo quale sia la prospettiva del comune in termini urbanistici: una città fatta di case, meglio se di lusso, destinate a rimanere scheletri vuoti o a essere abitate dai pochi che possono ancora permetterselo; una città dormiente possibilmente, senza luoghi associativi e di aggregazione, senza spazi pubblici di incontro e di discussione.

L’altro capitolo dolente: il verde pubblico. Nell'aggiornamento del piano urbanistico spiccano le conferme di quattro spazi urbani destinati a parco pubblico: Parco centrale di Cisanello, Parco di via del Brennero, Parco urbano di via Pietresantina, Parco urbano di Porta a Piagge. Una ferma volontà politica quella di realizzare parchi urbani, tanto che poco tempo fa venivano sciorinati un milione di metri quadri messi a sistema per la città. Eppure sorge spontaneo chiedersi, se veramente questa fosse stata una priorità, come mai ad oggi non ne è stato realizzato nemmeno uno. Aggiungiamo, per dovere di cronaca, il Parco Andrea Gallo, l'unico, rispetto ai già citati parchi, a essere in pieno centro e lasciato colpevolmente all'abbandono da questa amministrazione, mentre la città tutta ne chiede da tempo la riapertura.

L'ultima considerazione è sul consumo di suolo. L'amministrazione si farà vanto di aver fatto un piano in cui le superfici coperte previste diminuiscono, totalmente sorda di fronte al fatto che l'unica vera necessità non è che si costruisca meno, ma che non si costruisca affatto, anzi, si dovrebbe lavorare per ridurre le superfici e non per coprirne altre.

Pisa, 16 Dicembre 2015

Progetto Rebeldìa

 
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