Cosa succede nella "democratica" Pisa?

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jpg_3675419.jpgCosa succede nella "democratica" Pisa? È quello che in tanti nell'ultimo periodo si chiedono.
E noi con loro, credendo che sia sempre più necessaria una riflessione collettiva su quanto accade.
La crisi, ma anche e soprattutto le operazioni speculative, come ben dimostrano i recenti casi della C-Global e dei Cantieri Navali, mettono a rischio il futuro di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie. A Pisa si muore di lavoro nei cantieri di uno dei più grandi costruttori della città, Andrea Bulgarella, e questo avviene nel silenzio, mentre varianti e concessioni edilizie vengono elargite a più non posso.

Al contempo la "politica della paura", fatta di allarmi-sicurezza, ordinanze dichiarate illegittime dalla stessa Corte Costituzionale, discriminazioni verso i migranti (basti pensare ai fatti di Calambrone e alle dichiarazioni farneticanti di Confcommercio) e sgomberi continui dei Rom, sono alcuni degli aspetti che rappresentano un modello di città che non ci appartiene. La politica del Palazzo sempre più chiusa su se stessa e sui suoi scontri interni agita paure fino ad arrivare a mettere in discussione il diritto alla libertà di manifestare pensando di vietare una manifestazione come Canapisa, cercando di costruire un consenso facile, raccogliendo e alimentando sempre e solo le percezioni ostili, recuperando le parole d'ordine di un becero leghismo.

L'ultima trovata di alta e fine politica è quella di tentare di "militarizzare gli spazi pubblici" per costruire una Pisa vetrina ad uso e consumo dei turisti, pensando da un lato di recludere gli studenti mentre dall'altro si continua a speculare ogni giorno su di loro, dagli affitti ai costi della vita. Esempio emblematico di questa linea politica è il recente caso di Piazza Cavalieri, che rappresenta un modello escludente di città che si vorrebbe costruire e che è ben lontano dalle esigenze di chi la città la vive veramente, la anima, la attraversa. La piazza, lo spazio pubblico, i luoghi di socialità sono da sempre a Pisa un pezzo irrinunciabile della democrazia della crescita della vita culturale e politica della città.Nella città che vorrebbe disegnare il Palazzo non deve avere spazio la critica, il pensiero autonomo e libero, la possibilità di progettare un´altra idea di Pisa o di praticarla.Questo è oggi in gioco. In questo quadro il caso di Rebeldía, il mancato rispetto degli accordi del Comune per il trasferimento in via Andrea Pisano, costituisce un altro tassello su cui si giocano tante della partite in campo: dall´assetto urbanistico, alla questione della partecipazione, al riconoscimento del ruolo del tessuto associativo cittadino, sempre più colpito tra l´altro da richieste sempre più esose di affitto con l'obiettivo di normalizzare la loro funzione. Il recente voto referendario, così come le vittorie a Milano e Napoli, hanno dato un chiaro segnale di controtendenza mettendo al centro la difesa dei beni comuni, il no alle privatizzazioni e al consumo senza limiti dell´ambiente. Tutto ciò è stato possibile solo grazie ad un´idea ed una pratica della partecipazione dal basso capace di determinare il cambiamento, quella stessa che dieci anni fa aveva invaso Genova, e che in questo decennio si è palesato nelle strade, contro la guerra, nei movimenti studenteschi, nelle mobilitazioni contro la crisi. Pisa ha bisogno di tutto questo, di politiche di accoglienza diverse , di sicurezza sul lavoro, di spazi sociali, di Rebeldía, di difendere il proprio territorio dalle devastazioni del cemento e dalle speculazioni: tutte cose che non sono merce di scambio.Come in tante e tanti abbiamo detto il 13 febbraio: Se non ora quando? 

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