Comunicato TILT Pisa sulla Leopolda

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Gli spazi servono. Anche, fra l'altro, a capirsi. Se solo fossero gestiti meglio, a Pisa non mancherebbero. In molti e molte a Pisa conducono da anni percorsi battaglieri che hanno tenuto altissima l'attenzione sul problema. E storicamente - come emerge chiaro dal bel comunicato della Casa della Donna - le istituzioni sono state sensibili. Fino all'esplosione della speculazione sul mattone. Nello spazio di un decennio, quella logica finanziaria e speculativa si è impossessata del Comune che oggi, come il peggiore palazzinaro, affitta a prezzi altissimi. Ne consegue che il bando della Leopolda è un annuncio: AAA solo referenziati e per bene, immobile di pregio adiacenze centro storico mq 1500 affittasi. Utenze escluse, proprietaria indiscreta.
Gli spazi servono a dire le cose, e gli spazi pubblici andrebbero pensati come beni comuni, come luoghi deputati ad accogliere un progetto di socialità, di politica, di partecipazione, di civiltà. Succede invece che per miopia e incompetenza la Leopolda, vista come macchina da denari, diventa nientepopodimeno che il grimaldello che obbliga associazioni senza fini di lucro ad avviare attività commerciali, di fatto snaturandole - come hanno già osservato, in comunicati assai critici, numerose associazioni tra le più attive in città, in alcuni casi decidendo di uscire dal cartello della Leopolda. Ora, va bene (?) che c'è l'austerità ed è dura far quadrare i conti, ma passare da una situazione in cui gli enti pubblici erogano fondi alle associazioni affinché queste svolgano attività di pubblica utilità ad una in cui le associazioni diventano piccole aziende erogatrici di servizi a pagamento e poi trasferiscono gli incassi al Comune affinché rimpingui il bilancio... be', è una roba che neanche nei sogni proibiti degli avari più perversi.

Ah, signora mia, in verità in verità le dico che il paziente è grave. Lei pensi, schizofrenico! Di quella povera Leopolda fa scempio e poi di là d'Arno cosa fa? Un SMS vuoto. Arrivato ma vuoto. Che uno lo guarda e pensa: "s'è sbagliato un'altra volta".
E se un errore ogni tanto è cosa umana, è risaputo che perseverare nell'errore è diabolico.
Possibile mai che nel protrarsi della crisi economica la sola fissazione di un certo ceto politico sia il pareggio di bilancio? È chiaro che non c'è progetto: si spera solo di far quattrini a suon di "valorizzazioni", l'orizzonte ha il colore di una banconota e l'unico suono che si è disposti a sentire è il tintinnio di monete. Si continua a far scempio delle politiche sociali e si segano le gambe ai modelli di impresa sociale, possibili apripista di un "welfare civile". Perché questo ci piacerebbe vedere: Spazi Pubblici Autogestiti.
 
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