Hanno la faccia come il bando

reblabL'affaire Leopolda, ovvero della distanza intergalattica che separa la Giunta comunale di Pisa dalla partecipazione e la democrazia

Come Laboratorio delle disobbedienze, collettivo facente parte del del Progetto Rebeldía fin dalla sua nascita, vogliamo comunicare alla città la nostra posizione sulla questione del bando della Leopolda. Riteniamo che l'attuale gestione di uno spazio così importante come l'ex Stazione Leopolda rappresenti in maniera chiara un modello di rapporto sbagliato e dannoso tra il potere politico e la città viva e vissuta.

Sorvolando sulle gaffes dell'Assessora Maria Paola Ciccone che ha ritirato il bando dopo soli tre giorni dalla sua pubblicazione, rivelando preoccupanti errori e imbarazzi nella gestione delle politiche sociali, ciò che non ci convince del bando così come è stato presentato sono i seguenti punti:

- il controllo e la supervisione politica della programmazione delle attività da parte della Giunta comunale, come passo necessario per confermare il contributo pubblico, nonché determinante per la stessa assegnazione del bando; è evidente il rischio di un'ingerenza della politica che comporta clientelismo e sudditanza, ovvero la cancellazione di qualsiasi forma di autogestione.

- l'esclusione dalla partecipazione al bando per le associazioni che abbiano pendenze di occupazioni: si viene a cancellare con un requisito senza precedenti la storia democratica e della critica sociale di questo paese, che dalle occupazioni delle terre nel dopoguerra a quelle delle fabbriche o delle case, ha sempre lottato per l'allargamento dei diritti democratici anche attraverso lo strumento delle occupazioni. Il fatto poi che si parli di pendenze e non di condanne è in contrasto con il dettato costituzionale.

- l'elevato onere economico che viene richiesto alle associazioni di volontariato e la concessione (ma possiamo parlare di costrizione) che ne deriverebbe di promuovere attività a carattere commerciale: il bando è davvero rivolto alle entità no profit?

 

- le condizioni sulle caratteristiche del soggetto richiedente: 40 associazioni formate da più di 2 anni da reperire nei 20 giorni di apertura del bando. Ovvero un bando ritagliato per l'attuale comitato gestore della Leopolda.

- il fatto che le associazioni debbano avere sede e non semplicemente svolgere attività sul territorio pisano appare altrettanto forzoso: verrebbero automaticamente escluse associazioni che per loro natura hanno un'unica sede nazionale, pur svolgendo da anni attività a Pisa.

Crediamo che il bando della Leopolda sia solo un tassello di un tentativo più ampio di ridefinire i rapporti tra Enti locali e associazioni nella nostra città: non si intendono più mantenere rapporti tra entità complementari che collaborano nel rispetto reciproco, ma si vuole imporre la subordinazione e la supervisione dall'alto del tessuto associativo, attraverso vincoli economici e il controllo politico di ogni singola attività. Il tutto sotto la maschera di una logica legalitaria e garantista, che però nulla ha di legale o garantista.

Ricordiamo che la Leopolda fu realizzata in seguito a una grande mobilitazione civile e democratica cittadina, perché Pisa avesse un'autentica "casa delle associazioni". Il nuovo bando rappresenta un tradimento di quella mobilitazione: siamo convinti che la città di Pisa con la sua straordinaria ricchezza associativa meriti qualcosa di meglio e di diverso che un bando pasticciato per i soliti noti.

Laboratorio delle disobbedienze Rebeldia

 
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