Foto Racconto Stazione parte 2

Camminando nel quartiere della stazione, parte seconda

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La seconda passeggiata del nostro viaggio attraverso Pisa, si è svolta nel giorno di sabato 28 ottobre e ha approfondito la scoperta dell'area sud del quartiere di Sant'Antonio. La nostra attenzione si è concentrata particolarmente su via Cesare Battisti, compreso il complesso della Sesta Porta, e per finire, dopo aver attraversato piazza Vittorio Emanuele, via Pascoli e ancora oltre, quasi a lambire le prime propaggini del quartiere San Martino.

 Il punto di incontro è stato nuovamente il piazzale antistante la Stazione centrale, animato dal flusso di un sabato pomeriggio quasi invernale, con i pendolari, i turisti, le famiglie in movimento per il fine settimana. Una prima sorpresa: oggi la fontana è in funzione: buoni presagi o un sapiente istituzional inganno ?
 
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A differenza della nostra precedente passeggiata, ci siamo diretti a Ovest fino a incrociare un'importante arteria d'ingresso alla città che costeggia lo storico quartiere di Porta a Mare, via Cesare Battisti. Punto nevralgico del traffico dei mezzi pubblici, luogo di incontro delle molteplici culture e comunità migranti che popolano l'area della Stazione, via Cesare Battisti verte in uno stato di malinconico squallore. Il manto stradale è stato rifatto in concomitanza con la chiusura dei lavori della Sesta Porta, ma questo non migliora il panorama. 

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Più ci si avvicina al nuovo terminal degli autobus, meglio si scorgono interi caseggiati abbandonati, seppur 'imbellettati' alla meglio grazie al parziale rifacimento delle facciate. Primo fra tutti il palazzo di Confesercenti, un "nuovo ex" dato il recente trasferimento della sede altrove.

Scatole svuotate che annunciano la vera cattedrale nel deserto, la Sesta Porta. Al di là della sua funzione di smistamento del traffico degli autobus diretti fuori Pisa, La Sesta Porta è pressoché vuota e già in stato di parziale abbandono. 

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A parte la presenza delle biglietterie, e la sparuta sosta dei (pochi) viaggiatori, il colosso in mattoni rossi è silente.
Saliamo la rampa di acciaio che ci conduce sulla terrazza al secondo piano, e osserviamo il parcheggio dei bus dall'alto. Ci troviamo di fronte a un panorama bizzarro, un ibrido strano, che tiene insieme la nuova struttura con lo storico abbandono dell'Ex Enel, dell'ex Ufficio Casa e di un rudere delle Ferrovie che completa il quadro di un simile squallore. A fronte di tale quadro di abbandono e degrado, viene spontano domandarsi dove sia la riqualificazione dell'area tanto decantata dall'amministrazione? 
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Chi ha memoria di questi luoghi, non può non sospirare. 
Quello che è stato un fulcro di aggregazione, di colore, di sperimentazione sociale e culturale come il Progetto Rebeldia, rappresenta un ricordo vivo, ma anche una ferita che brucia davanti al grigiore della nuova struttura. Una ferita che stride ancor di più in mezzo a decine di fondi nuovi, ma vuoti e inutilizzati.
 Attraversiamo via Cesare Battisti per costeggiare il palazzo della Stecca, svoltiamo a destra e visitiamo quel che resta della 'vecchia' stazione dei bus, conosciuta in città come l'ex Stazione del Trammino.  
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Un'enorme parcheggio deserto e senza più una destinazione d'uso, ma ben chiuso dai cancelli, si estende sotto le mura storiche di Pisa. 
Qui vi erano servizi per i viaggiatori (un'edicola, un bar, un tabacchi) e la biglietteria. Buona parte della struttura è ora serrata, resistono il bar e il tabacchi, ma si respira un'aria di evidente dismissione. E i partecipanti si chiedono naturalmente quale sarà il futuro di questo edificio.

Attraversiamo piazza Vittorio Emanuele in un sabato di fine novembre non troppo freddo. Siamo già in orario di 'struscio', con i giovani che si assiepano sulle panchine e le famiglie che si avviano verso il rito dello shopping del fine settimana. Piazza Vittorio Emanuele si presenta al solito nella duplice veste di luogo di ritrovo delle comunità (soprattutto di quella filippina e di quella curda che siedono ai bordi del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II), ma anche di 'suq' perenne, in quanto destinata quasi esclusivamente al piccolo commercio, alle fiere, al cibo di strada, e al montaggio della pista di pattinaggio nel periodo invernale. 

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Camminiamo sotto il loggiato della Camera di Commercio e svoltiamo in via Pascoli, dalla quale penetreremo in un altro deserto cittadino, il complesso della Corte San Domenico. Un'opera che compare sui manuali di architettura di mezzo mondo, oggi è il simbolo più deprimente di cosa significhi pagare lo scotto della crisi economica senza aver mai tessuto una politica urbana che abbia saputo convertire il degrado in socialità. Pare di attraversare un dipinto di De Chirico: ampie corti erbose e piazze piastrellate in cotto in un cui non compare il segno di un respiro. Tutto tace, a pochi centimetri dall'arteria del commercio cittadino, Corso Italia, che invece pullula di persone.
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Sostiamo davanti all'ex Cinema Ariston, abbandonato dal 2007. Di fronte e a fianco palazzi semi abbandonati. Proseguiamo su via Pascoli fino a quando non incrociamo via del Carmine, tenendo la nostra destra: davanti a noi sorge una delle strutture che compongono il complesso di via San Casciani, ma è alla nostra sinistra che si concentra l'attenzione di molti dei partecipanti alla passeggiata. Il rifacimento in un bianco abbagliante delle strutture sorte accanto all'ex asilo stonano con il colore ocra consunto di via Pietro Gori. 
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Chiudiamo il nostro percorso attraversando i vicoli che si sviluppano tra via Gori e via San Bernardo, spingendoci fin dentro la corte che un tempo ospitava il Teatro Redini, anch'esso abbandonato, per poi spuntare davanti alla facciata di Palazzo Mastiani, storica struttura di grande pregio artistico, dotata di un immenso giardino, chiusi al mondo senza speranza di una prossima riapertura, o di un uso per la comunità. 
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Se la stazione era un quartiere considerato dai più come degradato, ci saremmo aspettati un centro storico, rifinito e pulito. Invece sono numerose le crepe che a ogni passo fanno sobbalzare i nostri sguardi, segno che l'incuria è pradrona anche di questi luoghi.
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Gli ultimi esempi di abbandono senza futuro che notiamo prima di concludere il percorso sono i due piani sopra la Cassa di Risparmio al civico 2 di Corso Italia e l'enorme palazzo della Banca d'Italia in via San Martino. 
 
 
LE PROPOSTE

Poco prima di salutarci, raccogliamo le idee e i suggerimenti ricevuti da tutti coloro che si sono uniti alla passeggiata. 

L'amara constatazione del totale abbandono e delle previsioni di svendita dell'ex biglietteria CPT solletica non poco la nostra immaginazione circa il riutilizzo di uno spazio come quello, collocato nel difficile quartiere della Stazione, sul quale gravano le proposte strettamente securitarie della nuova delibera della giunta Filippeschi. Il riutilizzo a fini sociali e aggregativi di quella palazzina potrebbe essere una risposta concreta al bisogno di un presidio sociale su questa porzione di territorio cittadino e inoltre sarebbe un'occasione per valorizzare quel luogo per dal punto di vista storico e artistico, trattandosi appunto del capolinea del celebre Trammino che ha collegato efficientemente Pisa e Livorno fino al 1960, inoltre una presenza attiva potrebbe aiutare a valorizzare quello spicchio di verde sotto le mura che ancora resiste alla cementificazione . 

Mentre ci trovavamo in corte San Domenico di fronte ai numerosi fondi commerciali vuoti abbiamo pensato che, anche qualora fossero stati affittati e i rivenditori si fossero installati con successo, la piazza antistante sarebbe spoglia e inospitale: neanche una panchina sulla quale sedersi, segno della totale mancanza di possibilità di aggregazione e socializzazione. Chi ha passeggiato con noi non ha potuto fare a meno di immaginare un arredo urbano più consono a un luogo che potenzialmente potrebbe essere di incontro. 
 
La prossima passegiata è:
Sabato 12 dicembre nel quartiere di S. Francesco
partenza alle 14:30 dalla Mattonaia

https://www.facebook.com/events/574401882709699/  

 
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