Xenofobia e assenza di prospettiva: la solitudine di un sindaco triste e antiquato

20110805_sceriffeschi.jpgSarà il caldo, sarà la solitudine, ma anche quest'anno il mese di agosto si conferma il momento in cui la casta politica si mette a nudo e mostra il suo vero volto attraverso provvedimenti spesso discutibili, quando non vergognosi. Pisa e il suo sindaco, Marco Filippeschi, non fanno nulla per distinguersi, anzi. Dopo la battaglia neopuritana contro la Torre sulle mutande in vendita in piazza dei Miracoli che ha reso il nostro primo cittadino lo zimbello dei media nazionali e internazionali (oggi è il turno della stampa inglese), eccolo ritornare sul tema che più gli è caro: la «sicurezza», il perno autoritario attraverso il quale egli vorrebbe «regolare», in direzione surreale, la presenza di turisti, studenti e migranti in città, facendone una eurodisney per bianchi ricchi pronti a farsi mungere dai commercianti. Questo il succo dell'ultimo documento promulgato da Filippeschi, parossistico quanto inconsistente sin dal suo ridicolo nome, la «direttiva», che non vuol dire nulla sul piano giuridico, ma evoca tutta la frustrata volontà di potenza di un sindaco sceriffo dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale che boccia le ordinanze securitarie  assunte a livello locale dai Comuni. Così, anziché valorizzare gli esempi di autentica solidarietà e integrazione, che pure non mancano (vedi l'«ombrellone del viandante» a Marina), e nonostante i segnali di crescente fastidio della cittadinanza per le ripetute persecuzioni a danno dei migranti da parte della Polizia Municipale (si pensi alla rivolta di Piazza Belvedere a Tirrenia, nei giorni scorsi), il sindaco Filippeschi insiste su una strada che si è dimostrata e continua a dimostrarsi fallimentare ovunque, da Milano dove la destra ha perso le elezioni proprio agitando i fantasmi di una ventura «zingaropoli islamica» ai disastri dell'ingestibilità dei centri per migranti voluti dal ministro Maroni. Del resto, si sa, a Pisa nulla valgono neppure i continui richiami nazionali e internazionali, dall'ONU all'Unione Europea fino al Papa, contro un modello securitario che produce soltanto esclusione, discriminazione e nuova marginalità.

Proprio la marginalità e la sua definitiva espulsione dalla città è l'obiettivo per nulla celato della roboante «direttiva», che rilancia un piano in salsa xenofoba a suon di quartieri «speciali», polizia e videocamere ovunque, caccia agli ambulanti e sgomberi dei campi rom, ingigantendo a dismisura i problemi di una piccola città di provincia come Pisa. Nel delirio di un disegno onnicomprensivo che noi a non pare esprimere altro che frustrate velleità di comando, ci limitiamo a sottolineare tre aspetti particolarmente paradossali del documento del sindaco:

1) la sproporzione tra le moltissime misure volte a colpire migranti, rom e senza fissa dimora e la pochezza degli interventi tesi davvero a garantire la sicurezza dei cittadini, che è quella delle strade, dei luoghi di lavoro, delle scuole, dell'infanza e degli anziani;

2) l'assurda pretesa del sindaco di dare ordini a Polizia, Carabinieri e altre forze dell'ordine diverse dalla Polizia Municipale, con tanto di indicazione su luoghi, orari e modalità dei loro interventi (fino all'incredibile ipotesi di schierare la Polizia Forestale in Piazza dei Miracoli...), e questo nonostante la perdurante polemica dei sindacati di polizia nei confronti della costante riduzione delle questioni politiche e sociali a problemi di «ordine pubblico» da parte dell'attuale giunta comunale;

3) il totale stravolgimento del piano di accoglienza della Regione Toscana, tanto che il Comune di Pisa torna ancora a ribadire il ricorso allo strumento più ottuso e odioso, ormai abbandonato da tutti, lo sgombero dei campi rom nel vuoto pneumatico di reali politiche di integrazione e sostegno.

Nessuno slogan di un sindaco triste come Filippeschi può ormai nascondere il totale fallimento di un modello antiquato, chiuso, senza prospettiva, incapace di confrontarsi con la complessità delle città contemporanee, sempre più meticce, come ha invitato a fare anche Davide Guadagni dalle colonne del "Tirreno" pochi giorni fa. Quello che invece dalla nuova «direttiva» emerge è un'idea di città agghiacciante, quella difesa da Confcommercio e da quei cittadini di estrema destra che si resero protagonisti dei danneggiamenti della struttura che doveva accogliere i migranti a Calambrone nella primavera scorsa. È l'esito di una linea politica del tutto cieca di fronte alla realtà viva della città di Pisa dove continuano ad esistere quotidiane relazioni di scambio e di incontro tra cittadini italiani e stranieri, dove la solidarietà resiste anche quando viene stupidamente repressa (è il caso di «mamma Rita », una signora che aveva la sola colpa di dare da mangiare agli affamati della strada). La «direttiva» non è altro che la dimostrazione scritta che Filippeschi, un sindaco ormai solo, non è in grado di pensare l'inclusione della marginalità sociale in una chiave progressiva. Per questo, il suo modello è destinato alla sconfitta di fronte al nuovo vento che soffia dalle altre città italiane.

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