Tavolo Proprietà vs Territorio

I tavoli di lavoro di Common | Properties : Proprietà VS (  Conflitto  - Finanza  - Produzione  - Territorio  Saperi  ) - 21 Settembre dalle ore 10 @ Ex Colorificio stanza Baia della Rugiada

Il territorio come risorsa collettiva.
Dalla rendita proprietaria all'uso comune del frutto.

Il territorio rappresenta per le comunità che vi si installano una risorsa primaria. Dall'approvvigionamento idrico, energetico ed alimentare alla trasformazione strutturale al fine produttivo, abitativo, ricreativo e sociale. Il territorio inoltre rappresenta una risorsa in termini paesaggistici e culturali racchiudendo in sé la storia delle comunità che ne hanno usufruito nel tempo modellando secondo le proprie esigenze e sensibilità. Il territorio urbano ed extraurbano oggi risultano continuamente vessati e letteralmente derubati della loro ricchezze e risorse, da dinamiche e interventi più o meno leciti che hanno alterato decisamente i contesti e gli equilibri sociali ed ambientali. Il territorio risulta così parcellizzato in unità proprietarie distinte che perseguono interessi particolari sia nello sviluppo che nella gestione, andando spesso in contrasto con gli interessi collettivi. Il proprietario di un'area porta avanti il proprio interesse senza un adeguato confronto e rapporto con la comunità. Il fine ultimo è quello di accrescere la rendita e il valore dell'area relegando ad aspetti puramente formali la parte di concreta funzione sociale. Si perseguono logiche di profitto e di mercato che non hanno nessuna ricaduta sul benessere della comunità, anzi più facilmente, per fornire un servizio da tutt'altra parte del globo, arrecano un danno locale che difficilmente viene monitorato, quantificato e adeguatamente risarcito. Dal privato al pubblico lo scenario non migliora, laddove la gestione delle amministrazioni locali si leghi ai comitati d'affari e persegua la logica della città vetrina. D'altra parte il demanio o viene abbandonato a se stesso in mille rivoli burocratici che ne impediscono lo sfruttamento o viene svenduto al peggior offerente. Questo ha portato a uno sviluppo indiscriminato e spesso incoerente sia delle città che degli ambienti rurali, aree funzionali esclusivamente al consumo e a un'atomizzazione della società.

Inevitabilmente queste politiche indiscriminate di gestione di risorse territoriali e paesaggistiche ha colpito principalmente la collettività, favorendo interessi privati e determinando situazioni di conflitto. Questi effetti deleteri, secondo l’opinione di ingegneri e tecnici preposti, si sono visti soprattutto nelle zone di provincia interessate da scarso interesse territoriale e paesaggistico, e da un progressivo trascuramento delle aree periferiche della città. Anche sul piano urbano lo sviluppo è caotico, vengono messi al centro la realizzazione di città vetrina in cui l'unica aspetto messo a valore è quello della commercializzazione, dai luoghi di socializzazione e ritrovo alla speculazione edilizia. Vengono messe da parte le relazioni umane, le relazioni tra urbe e contado, evidenziando una mancanza di visione d'insieme e di processi di progettazione e sviluppo democratici che portano le comunità a inseguire progetti già pronti, magari preparati da tecnici completamente ignari della conformazione del territorio stesso, ovvero avulsi dal contesto. Negli anni questo tipo di politica, l’inclusione all’interno di scale d’importanza di certi territori rispetto ad altri, ha creato un dissesto paesaggistico e territoriale drammatico. Oggi in piena crisi economica queste contraddizioni emergono con forza, lasciando il passo a un crescente numero di aree industriali dismesse, appartamenti vuoti e aree rurali abbandonate. La cementificazione selvaggia e indiscriminata, e il conseguente crescere del consumo di suolo hanno portato alla cancellazione completa di importanti tracce del passato e, all'alterazione e devastazione di ecosistemi.

Recentemente abbiamo assistito ad un'inversione di tendenza, esperienze che dal basso hanno fatto nascere reti di comitati (come quello per l'acqua o per la campagna rifiuti zero), e tutte le lotte contro le grandi opere, ormai mere facciate che mascherano soltanto una visione speculativa, messa in piedi dalle istituzioni che, come dimostrano il decreto “Salva Italia” con la sua svendita del patrimonio demaniale e pubblico, e il più recente decreto “del fare”- con la sua deregolazione degli standard urbanistici, dichiarano esplicitamente quale sia oggi l'orientamento. Le norme del Codice dei beni culturali e paesaggistici deliberate nel 2004 sono servite anche a tutelare la materia nell’interesse collettivo. Strumenti ablatori come l’esproprio di un terreno privato per eseguire scavi archeologici, o per la tutela indiretta di un sito culturale-paesaggistico, dovrebbero garantire la gestione più equa e corretta di beni appartenenti a tutti. Questi ultimi rischiano di tradursi solamente in una lotta infra-comunale nell’accaparramento di residenti, lottizzando e parcellizzando indiscriminatamente il territorio in maniera feroce e miope rispetto a esigenze territoriali di tutela e valorizzazione.

Ma ogni territorio ha la sua particolare storia, configurazione, istanze da portare avanti che spesso non sono paragonabili, confrontabili e riducibili le une alle altre. Questo non favorisce un dialogo e la costruzione di un terreno di lotta comune. Va invertito il processo, partendo dalle reali esigenze della comunità di un particolare territorio e con la suddivisione delle funzioni da realizzare. Mettiamo al centro la tutela dell'ambiente e del lavoro quali valori fondamentali da portare avanti attraverso la conoscenza e la valorizzazione delle risorse locali, la garanzia dell'accesso alla terra e alle altre risorse fondamentali come l'acqua e l'aria. I beni comuni del territorio, paesaggio, siti archeologici, siti storico-artistici, devono essere difesi e riconsegnati a chi quel territorio lo vive, senza speculazioni o interessi privati che ledano l’interesse sociale e comunitario. Lo sviluppo e la destinazione ultima dei territori deve essere sostenibile e rispecchiare in pieno quello che la comunità, ivi insediata, rappresenta.

Proponiamo un tavolo di lavoro che sia di confronto tra diverse esperienze territoriali che sia capace di prescindere dalle peculiarità portate avanti dai singoli comitati, movimenti, e sia in grado di astrarre le criticità messe in evidenza dai privilegi proprietari nei singoli contesti. Che sappia tradurre le proprie pratiche in un sistema di gestione delle risorse territoriali che sia realmente al servizio della comunità che vi si installa e che superi la parcellizzazione e i conseguenti conflitti di proprietà. In una logica che non sia di breve periodo ma preservi i beni comuni anche per le generazioni a venire. Ci interrogheremo su come usare il territorio, da far fruttare ma anche da saper conservar e rigenerare. Come limitare l'abuso? Come allargare la gestione democratica? Come far rispettare i vincoli sulle aree demaniali vicino alla città? Come mantenere e promuovere l'agricoltura di prossimità? Quali forme e modi di recuperare le aree dismesse o abbandonate che siano caserme, casali o fabbriche a prescindere dallo specifico titolo proprietario? Quali forme di lotta per combattere le prevaricazioni di un diritto di proprietà che abusa e abbandona una porzione del territorio a discapito delle esigenze della comunità che vi sussiste, affinché la comunità stessa possa pienamente godere e far valere un diritto d'uso sul territorio?

L'esperienza dell'ex colorificio rappresenta in tal senso un luogo simbolo:

- la liberazione dell'ex colorificio si inserisce in un percorso contro il consumo di suolo e per il recupero delle aree dismesse;

    - rappresenta un esempio di come una comunità si riappropri di un pezzo del proprio territorio salvandolo dall'abuso e dall'abbandono di una proprietà privata e da un disinteresse della amministrazione;

    - dal punto di vista territoriale è in una posizione di raccordo tra città e area rurale nella direttrice che collega Piazza dei Miracoli al Parco di San Rossore, in un'area di produzione beni e servizi, tra un campeggio e una fabbrica di vetro, in un quartiere che ha una forte carenza di servizi a carattere sociale e culturale.

Affinché nella discussione siano presenti punti di vista diversi e rappresentativi della comunità stessa, invitiamo i centri sociali, i distretti di economia solidale, le associazioni ambientaliste, professionisti del settore, docenti universitari, i comitati locali, le reti nazionali e in generale tutte le esperienze di lotta territoriale a confrontarsi su questi temi con l'obiettivo di individuare dei percorsi di lotta comuni per riconquistare i nostri diritti all'abitare, al lavoro, a un'alimentazione sana e in generale alla gestione democratica e partecipata dei territori che quotidianamente viviamo o semplicemente attraversiamo.

Il tavolo di lavoro “Proprietà e territorio” si terrà il 21 settembre 2013 dalle ore 10 presso l'ex Colorificio Liberato a Pisa in via Montelungo 70/633 all'interno di Common | Properties. Lavoro, diritti, territori.

 

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