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  • 08/11 18:30 | Circolo ARCI Pisanova
    Riace e i Colori di Pisa
    Riace, dal profondo sud, manda un messaggio di umanità al mondo! Un piccolo borgo della Calabria che si è salvato grazie ai migranti e dell'accoglienza ha fatto la sua forza. Purtroppo ...

Nuove Adesioni Ucic-Prc e SI

 Una petizione che pone delle contraddizioni, in vero conflitto con l'assetto di questo governo e delle sue nuove norme come il recente pacchetto Minniti-Orlando, ma soprattutto con questa amministrazione.


Oggi anche Una città in comune-Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana aderiscono alla petizione.

 

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Anche i sindacati Rifiutano nuove forme di shiavitù

 I Sindacati sostengono la petizione contro le nuove forme di schiavitù


Iniziano ad arrivare anche le sottosrizioni delle realtà sindacali di Pisa.

Delegati e Lavoratori Indipendenti Pisa
"Il sindacato è un'altra cosa- opposizione CGIL" Toscana
Sindacato Generale di Base Pisa

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Rifiutiamo nuove forme di shiavitù

 

Rifiutiamo Nuove Forme di Schiavitù.

A partire da Pisa rifiutiamo le logiche del Decreto Minniti e chiediamo che l'amministrazione ritiri la convenzione da poco stipulata con la Croce Rossa che permette di sfruttare il lavoro gratuito dei richiedenti asilo ospiti nelle strutture del territorio. Il lavoro svolto da tutti e tutte, per definirsi tale. deve essere retribuito e tutelato.

 

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LA CASA E’ UN DIRITTO PER TUTTE E TUTTI!

Cascina è oggi in una situazione di fortissima emergenza abitativa.

Anni di deboli politiche abitative hanno portato ad una totale assenza di alloggi popolari disponibili all’assegnazione e ad una carenza di soluzioni abitative d’emergenza per gli sfrattati che vengono albergati per una decina di giorni e poi lasciati al loro destino. 

La Sindaca Ceccardi, fomentando la “guerra tra poveri” (italiani e migranti) durante la campagna elettorale, aveva promesso soluzioni rapide ed efficaci, solamente per i primi, al fine di ottenere i voti utili ad aprirle le porte del Comune di Cascina.

In questo scenario drammatico mercoledì mattina una famiglia assisterà al ventesimo accesso dell’ufficiale giudiziario, questa volta accompagnato dalla forza pubblica, richiesta appunto per eseguire lo sfratto.

La presenza di due minori, tra i quali una bambina che ha avuto gravi problemi di salute dovuti a un episodio di meningite, non sono stati sufficienti per ottenere una soluzione abitativa d’emergenza in questi anni. Anni in cui a nostro parere si sarebbero potuti e dovuti mettere in atto percorsi di inserimento lavorativo che prevedessero anche un sostegno all’abitare. Perché è una storia ormai sempre più frequente quella che ci viene raccontata dalla famiglia in cui l’unico vero stipendio ha dipeso dal lavoro in edilizia, terminato poi in seguito alla crisi economica. 

Lo sfratto è stato convalidato nel Novembre 2014 e rinviato tantissime volte grazie alla disponibilità del proprietario che, attraverso il suo legale aveva provato anche a contattare la Sindaca e l’assessore al welfare per chiedere una soluzione abitativa per la famiglia senza ottenere alcuna risposta. 

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Assalti Frontali in Concerto

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Il People Mover:

Il People Mover: aprire le porte di Pisa a corruzione e criminalità organizzata per un'opera inutile.

 

Per quanto negli ultimi mesi la propaganda del governo cittadino si sia impegnata ad agitare lustrini, la sentenza rimane la stessa: il People Mover è un'opera inutile. Questa volta le disamine urbanistiche c'entrano poco, chiunque dotato di buon senso sarebbe in grado di valutare lo spreco rappresentato da una infrastruttura pensata per coprire una distanza ridicola a costi esorbitanti. Ne guadagneranno l'area urbana di San Marco-San Giusto e i suoi abitanti? Ne guadagneranno le migliaia di turisti che arrivano a Pisa? Ne guadagneranno i passeggeri che si dirigono verso il centro cittadino dall'aeroporto Galilei?
Ne guadegnerà il quartiere ? La risposta è: no, nessuno di questi.
Nella triste vicenda di malaffare che ha scandito la costruzione del People Mover vi è un aspetto meno immediato, quasi la consumazione di un rito. Nella cornice del nostro sistema una grande opera è per definizione il terreno avvelenato perché si infiltrino corruzione e criminalità, a discapito dei cittadini. Ma ogni rito per definizione ha i suoi officianti. Da una parte gli attori di operazioni milionarie di dubbia correttezza, dall'altra coloro che dovrebbero sovrintendere, verificare per il bene della comunità il rispetto delle regole. La bandiera della legalità sventola a ore alterne sul pennone di Ponte di Mezzo. Il vento soffia forte quando si tratta di sgomberare esperienze sociali, o di limitare l'intervento dei cittadini nella gestione della cosa pubblica, ma diventa appena una brezza quando si tratta di preservare il privilegio dei soliti affaristi e dei potenti di turno.
È impressionante il gioco 'cinese' che sottende la composizione societaria intenta a edificare il People Mover. Impressionante lo spreco di denaro, impressionante l'acquiescenza mostrata da chi doveva controllare e non lo ha fatto, per imperizia o per connivenza. Prima ancora che il nastro venga tagliato, il People Mover è già caduto nella stretta della cronaca giudiziaria nazionale. Non è la voce di poche cassandre a criticare un'opera che rimarrà nella storia cittadina come un monumento allo spreco e all'ingiustizia. Vi sono riscontri, indagini, nomi noti e confessioni di pentiti del malaffare nazionale: un contorno drammatico che proprio non si conforma alle celebrazioni inaugurali, alle parate, ai rosei orizzonti di progresso.

Sabato 18 marzo a Pisa, non ci sarà alcun motivo per festeggiare.

 

Progetto Rebeldìa

Ecco a questo la link la ricostruzione della vicenda giudiziaria che ha coinvolto il People Mover.

http://www.mokazine.com/it_IT/moka/proreb/il-people-mover-aprire-le-porte-di-pisa-a-corruzione-e-criminalita-organizzata-per-un-opera-inutile

 

o scarica direttamente il pdf da

http://www.perunaltracitta.org/wp-content/uploads/2017/03/Inchiesta_people_MOVER_Pisa.pdf 

 

Solidarietà a Mala Servanen Jin Occupata

msjoccupata.jpg

Fin dall'inizio della rivoluzione in Rojava, la regione siriana a maggioranza curda che si è dichiarata autonoma e sta sperimentando un governo inedito del proprio territorio, il ruolo della donna è stato completamente riscritto dalle donne stesse, organizzate in comuni, protagoniste di una rigenerazione profonda delle relazioni umane e politiche, contro la frammentazione sociale prodotta dal sistema capitalista e patriarcale. Il femminismo del popolo kurdo è per noi un esempio poiché - come lo zapatismo messicano - è fra i pochi movimenti a saldare la questione di genere a quella di classe e alla radicale messa in discussione di ogni nazionalismo, in favore di una declinazione inedita di un progetto federalista internazionalista.
 
Mala Servanen Jin, “la casa delle donne che combattono” , nasce a Pisa nella notte tra l'8 e il 9 marzo, all'indomani dello sciopero globale femminista , e raccoglie non solo lo spirito dell'esperienza curda, ma soprattutto il bisogno di tante di riappropriarsi di uno spazio di auto-determinazione e messa in comune di bisogni, difficoltà, battaglie quotidiane per il diritto all'abitare, alla salute, per condizioni di lavoro dignitose. 
 
Tante donne in lotta contro soprusi e discriminazioni sul luogo di lavoro e di formazione, tra le mura domestiche, di fronte ai servizi sociali e a tutte quelle figure istituzionali che dovrebbero proteggere e garantire diritti, piuttosto che umiliare e marginalizzare, hanno riaperto uno spazio dismesso per trasformarlo in un luogo dove far fronte all'emergenza abitativa e dove ritrovarsi per raccordare le lotte sociali, quelle già accese e quelle a venire. 
 
Lo spazio in questione è l'ex centro di accoglienza per richiedenti asilo di via Garibaldi, di proprietà comunale, colpevolmente abbandonato a seguito del varo di un piano di ristrutturazioni che non è mai partito e che al momento non è tra le priorità, come ha dichiarato l'assessora Capuzzi . Da anni denunciamo la chiusura di questo spazio  (gli abbiamo dedicato una schedatura e una proposta di riqualificazione nel dossier Riutilizziamo Pisa ) dove sarebbe stato possibile strutturare una dignitosa accoglienza, mentre si continuano a preferire soluzioni di stampo emergenziale, che non contribuiscono a disinnescare allarmi sociali divenuti ormai strutturali. 
 
Mala Servanen Jin può rappresentare un esperimento socio-abitativo tutto da immaginare, che scardina l'idea di contingenza con cui le istituzioni cittadine erogano servizi insufficienti, scadenti, intermittenti e che prova a rompere la solitudine in cui troppo spesso tante si ripiegano di fronte a condizioni di vita divenute degradanti. Per questo inviamo un messaggio di solidarietà a tutte coloro che stanno rendendo possibile quest'esperienza. 
 
Auspichiamo che l'amministrazione comunale avvii immediatamente un dialogo per supportare attivamente questo progetto di recupero e non scelga la violenza di un inutile e forzato sgombero come strumento di risoluzione delle problematiche sociali emerse.

 


pisa, 14 Marzo 2017
Progetto Rebeldia

 
 

Silos in centro. Stravolgere la realtà a fini di lucro.

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La proposta di Conf-Commercio per il centro storico, ovvero la riconversione di immobili abbandonati in silos per parcheggi, rappresenta per noi del Progetto Rebeldìa un progetto aberrante e prettamente speculativo, che invece di mirare al riutilizzo degli spazi dismessi deturpa il centro storico e peggiora la qualità della mobilità e della vita per tutta la cittadinanza. 

Da anni ribadiamo l'importanza del recupero e della riqualificazione degli edifici in stato di abbandono e siamo contenti che finalmente anche Conf-Commercio si sia accorta di questa piaga che affligge la città, ma allo stesso tempo sosteniamo che l'orientamento del recupero degli immobili dovrebbe essere di tipo sociale e su di esso dovrebbero poter prender parola le cittadine e i cittadini.

Sappiamo bene che l'ex distretto militare di via Giordano Bruno, bene pubblico, è stato tenuto per decenni inaccessibile alla cittadinanza, gli 8000 metri quadri di parco pubblico sono stati lasciati all'incuria, un vero e proprio polmone verde è stato sottratto al centro città, mentre pochi privilegiati, militari semplici e alte cariche, ne usufruivano a mo' di parcheggio privato. 

Quando le associazioni e i soggetti facenti parte del Municipio dei Beni Comuni hanno proposto la valorizzazione di quel luogo dall'alto potenziale aggregativo e dal grande valore naturalistico, l'amministrazione comunale ha negato qualsiasi apertura: non ci appare migliore, in termini di vivibilità e utilità, quella di ricoprire con metri cubi di mortale cemento una parte che quotidianamente viene attraversata a piedi o al più in bicicletta dalla maggior parte dei cittadini pisani, aumentando in maniera esponenziale il traffico da e verso una parte centrale della città.

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Gli ambulanti incontrano i Capigruppo del Consiglio Comunale

Pisa, 13 Marzo 2017


Il 10 Marzo scorso una rappresentanza dei venditori ambulanti, in gran parte senegalesi, è stata ricevuta dalla conferenza dei capigruppo del consiglio comunale.

L’incontro si è svolto , su proposta degli stessi venditori, per provare da un lato a raccontare nella sua complessità la situazione che ogni giorno troviamo nelle strade di Pisa e nei parcheggi, sia centrali che periferici; dall’altro lato per individuare, con il dialogo e non con “raid” e operazioni poliziesche, possibili soluzioni che tengano conto anche delle istanze di questa componente lavoratrice della città.


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Giornate di aperture straordinarie per un ordinario sfruttamento

l “giro delle mura storiche”, attualmente fiore all'occhiello delle attrazioni turistiche pisane, è reso possibile, fin dalla sua inaugurazione, solo attraverso l'impiego di lavoro non retribuito, che coinvolge circa 200 “volontari”.


migranti_mura.jpgUna scelta che si colloca a pieno nell'ambito della progressiva precarizzazione degli inquadramenti contrattuali che, dal tempo determinato al voucher giornaliero, ha condotto inesorabilmente verso il lavoro gratuito, un sistema che ci viene narrato come imposto dalla recrudescenza della crisi economica, mentre si tratta di uno strumento per far crescere i profitti abbattendo i costi della manodopera. La retorica attorno al lavoro volontario si erge su un senso comune ormai strutturato:
«la mancanza risorse economiche ce lo impone», ci dicono gli amministratori;«meglio lavorare gratis oggi, magari poi mi fanno un contratto», si sente ancora troppo spesso dire da chi lavora gratuitamente, tenuto in pugno dalla promessa che, una volta terminata la “gavetta”, il periodo di “formazione e specializzazione”, lo “stage”, il curriculum risulti arricchito da quell'esperienza e chissà che non si profili un futuro di lavoro regolare. Nessuno vuole certo togliere valore al volontariato, a partire dalle nostre stesse attività, condotte interamente a titolo volontario, ma esso non può sostituire quello che le amministrazioni non riescono a realizzare, non per mancanza di risorse, ma secondo una volontà politica
.

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Il caporalato nei vigneti Toscani

 

WORKS - COMUNICATO STAMPA

Pisa, 27 Febbraio 2017

C'era una volta il lavoro.

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La scomparsa più o meno improvvisa del lavoro non è un evento che riguarda solo la mancanza di impiego, la difficoltà di trovare una collocazione, un ruolo nel mondo delle attività lavorative. La scomparsa del lavoro incide in prima battuta sulla percezione che l'individuo ha di sé. Se al lavoro si assimilano diritti, uno stato sociale, un complesso di garanzie, allora vorrà dire che nella percezione della propria individualità vi sarà anche tutto questo. Al contrario, se lavorare equivale a essere sfruttati, non vedere riconosciuti i propri diritti, non godere di uno stato sociale degno di tale nome, allora tutto questo corrisponderà semplicemente a non esistere. Affermare il proprio diritto al lavoro, significa affermare il proprio diritto all'esistenza. Siamo stati abituati dalla cronaca di questi lunghi anni di crisi a una sequela di esplicite aggressioni alle lavoratrici e ai lavoratori d'Italia, d'Europa, del mondo intero. La nostra quotidianità lavorativa è figlia di un vero e proprio saccheggio, e la troppa vicinanza al corso degli eventi a volte offusca il quadro d'insieme.

Parlare oggi di lavoro significa sollevare la polvere che si è sedimentata a terra. Sollevarne un'intera nube. E in questa ricompaiono in controluce le parole chiave che definiscono una galassia di senso perduto: diritti, sfruttamento, asilo, occupazione, sciopero, classe, ricatto, migranti, cittadinanza, genere, reddito, conflitto, welfare... Sarebbero centinaia, ma ne bastano alcune perché il quadro possa ricomporsi di nuovo, più chiaro di sempre. Ricomporre il quadro, definire un vocabolario comune, studiare i problemi nella loro proiezione plurale: sono alcuni degli obiettivi di WORKS (venerdì 3 e sabato 4 marzo, a Pisa, presso il Polo Carmignani), un momento di dibattito e di confronto, uno spazio di analisi, riflessione e progettualità, per mettere a fuoco i problemi, condividere esperienze e vertenze, ma anche un momento di elaborazione attraverso cui dotarsi di nuovi strumenti di attivazione collettiva.

Un appuntamento dedicato al prisma delle vertenze strutturali che investono oggi il mondo del lavoro. Il lavoro mobile e migrante, caratterizzato dallo sfruttamento, dalla privazione delle libertà fondamentali, dalle dislocazioni coatte della forza-lavoro; il lavoro precario, ormai istituzionalizzato dal Jobs Act, sottopagato e malpagato, in nero, volontario e gratuito, trasformato dalla digitalizzazione e dall'automazione; il lavoro femminile, produttivo, salariato, riproduttivo, di cura, a domicilio, ancora vessato dal dumping salariale, dalla mancanza di riconoscimento e dalle discriminazioni di genere.

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