Domani 20:00 | Circolo Arci Arlecchino COMPLEANNO DI EMERGENCY CENA PER IL COMPLEANNO DI EMERGENCY Organizzata dal Circolo ARCI Arlecchino (Via Toniolo, loc. Campo, San Giuliano Terme) Tutto il ricavato, al netto delle spese, sarà devoluto ad Emergency, a...
Aberrante,
disumana, e anche un po’ grottesca. Difficile definire diversamente
quella che sembrerebbe l’ultima trovata dell’Amministrazione comunale:
l’ipotesi di costruire sul Litorale una “barriera” – una rete di
recinzione, una staccionata in legno o chissà che altro – per impedire
le fughe degli ambulanti stranieri durante le “retate” dei vigili
urbani. Un’idea affidata ad un’anticipazione di stampa, confermata a
mezza bocca da un assessore, non smentita dal Sindaco: ma, almeno per
ora, mai scritta nero su bianco su documenti ufficiali o atti
amministrativi.
In varie parti del Mediterraneo per la pesca del tonno si usavano le"tonnare", un crudele sistema di reti che serviva a catturare più pesci possibile: all'uscita dei pescherecci, il branco veniva spinto verso la tonnara in cui i pesci rimanevano impigliati, e iniziava la mattanza.
Ci domandiamo se l'Amministrazione comunale di Pisa, per bocca dell'assessore Serfogli, si sia ispirata a questo metodo nell'avanzare la proposta innalzare una rete a Tirrenia per catturare i migranti in fuga dalla Polizia Municipale.
Non potendo più emanare ordinanze direttamente discriminatorie come il decreto anti-borsoni, dopo il divieto del Consiglio di Stato, questa Giunta prova a costruire trappole per venditori ambulanti sul modello delle tonnare. Applicare questo sistema a esseri umani è un atto gravissimo, che non rispetta i diritti umani ed ha una chiara matrice razzista. Non è questo che si attende la città di Pisa, almeno quella parte che riesce ancora a ragionare in termini non riducibili al mero interesse di bottega, o alla caccia al voto in vista delle elezioni del 2013.
Quello in atto in Valle di Susa è un autentico «scontro di civiltà»: la manifestazione di due modi contrapposti e paradigmatici di concepire e di vivere i rapporti sociali, le relazioni con il territorio, l'attività economica, la cultura, il diritto, la politica. Per questo esso suscita tanta violenza da parte dello stato - inaudita, per un contesto che ufficialmente non è in guerra - e tanta determinazione - inattesa, per chi non ne comprende la dinamica - da parte di un'intera comunità.
Quale che sia l'esito, a breve e sul lungo periodo, di questo confronto impari, è bene che tutte le persone di buona volontà si rendano conto della posta in gioco: può essere di grande aiuto per gli abitanti della Valle di Susa; ma soprattutto di grande aiuto per le battaglie di tutti noi.
Un triste spettacolo, quello a cui abbiamo assistito oggi. Ancora una
volta l'Amministrazione comunale esibisce senza vergogna la propria
mancanza di democraticità e trasparenza di fronte alla richiesta del
Progetto Rebeldia di assegnazione diretta dello spazio di Via Andrea
Pisano. Come abbiamo sostenuto da subito, il NO ricevuto il 20 gennaio
scorso dalle nostre associazioni non aveva natura tecnica, ma, come è
stato confermato oggi, nelle parole pronunciate in Consiglio dal
sindaco, esclusivamente politica. Ecco come sono andate le cose.
Proprio per evitare che presunte ragioni tecniche potessero essere usate
come paravento dall'Amministrazione, nei giorni scorsi abbiamo
effettuato, tramite l'Avv. Ezio Menzione, ulteriori approfondimenti
legali, resi noti al Sindaco e al Consiglio Comunale sotto forma di una
memoria firmata dall'Avv. Giuseppe Angella, tra i massimi
amministrativisti toscani.
Esprimiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà ad Occupy Pisa per il grave sgombero subito nella giornata di oggi. A distanza di pochi giorni dal lancio della campagna Esponiamoci e dell’annuncio di un esposto al Tribunale per lo scandalo finanziario che si cela dietro questo immobile, arriva ad orologeria l’azione delle forze dell’ordine, evidentemente su mandato dei tanti soggetti della speculazione che hanno lucrato dietro allo stabile di Via della Pergola e a tanti altri immobili.
Quanto avvenuto oggi non è un caso, ma rispecchia pienamente le forme del governo della crisi, che restringe sempre più i diritti di critica e di proposta a Pisa, in Italia e in tutto il mondo.
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Riportiamo le conclusioni della memoria dello studio legale Angella sulla questione dell'assegnazione degli spazi di via Andrea Pisano al Progetto Rebeldia
Quello accaduto ieri, nel “villaggio rom” di Coltano, è un fatto di
inaudità gravità. Come riportato dalle cronache, una donna è stata
sfrattata con la forza, assieme ai suoi cinque figli, uno dei quali ha
appena otto mesi. L’operazione è stata voluta dal Comune, perché la
donna è indagata nell’inchiesta sulla “sposa bambina”, ed è attualmente
sotto processo. Qui ci preme fornire alcune informazioni, che sono
state omesse, o distorte, nel comunicato diffuso ieri dal Comune.
Il primo punto riguarda la motivazione dello sfratto, la vicenda della
sposa bambina. Come noto, la donna non ha ancora avuto una condanna, ed è
in attesa di processo: i cui esiti, peraltro, non sono affatto
scontati, perché le indagini hanno fatto emergere molte contraddizioni
nella tesi dell’accusa. Attuare uno sfratto sulla base di un semplice
capo di imputazione è comunque illegale. La Dichiarazione dei diritti
dell’uomo stabilisce che «ogni accusato di reato è presunto innocente
sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata in un processo».
E la Costituzione italiana ribadisce: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.
Non solo: l’esperienza di questi anni dimostra che gli sfratti,
effettuati sulla base di semplici capi di imputazione, hanno
rappresentato solo un pretesto per allontanare i rom. Alcuni macedoni
furono sfrattati da un alloggio a Marina di Pisa, perché imputati in un
processo: assolti, non hanno mai ri-ottenuto la casa. E’ davvero la
“legalità” l’obiettivo di questa amministrazione?
OMSA (della multinazionale Golden Lady) delocalizza in Serbia e licenzia 350 lavoratori di cui 320 donne!
BOICOTTA OMSA E TUTTI I MARCHI DELLA GOLDEN LADY!!!
Tra meno di 2 mesi, il 12 marzo, il calzificio Omsa di Faenza (del gruppo Golden Lady, proprietario anche dei marchi Sisì, Philippe Martignon, Filodoro, Hue, Arwa) chiuderà lasciando a casa 350 lavoratori, di cui 320 donne. Le calze del noto marchio saranno prodotte in Serbia, dove la Golden Lady ha già due fabbriche e dove le buste paga sono molto più basse che in Italia. In più lo stato serbo aggiunge sgravi fiscali tra i 5.000 e i 10.000€ annui per ogni posto di lavoro creato.
Per Omsa e Golden Lady non esiste nessun rischio fallimento: si tratta
di una delocalizzazione della produzione – in Italia cassa integrazione e
licenziamenti, in Serbia l'aumento da 1500 a 1900 dipendenti – che
nulla ha a che vedere con la crisi, ma che serve ad aumentare i profitti
dell'azienda.