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Bentornata Limonaia nella Zona Rosa

Il Progetto Rebeldìa sostiene la riapertura della Limonaia di vicolo del Ruschi, rinominata Zona Rosa a seguito dell'occupazione dello scorso fine settimana. 

Una riapertura che ci appare nella sua doppia natura. Uno spazio e un rigoglioso giardino vengono resi nuovamente disponibili a beneficio della cittadinanza, dopo anni di chiusura, dopo anni di mancata ristrutturazione, dopo anni di permanenza all'interno del piano delle alienazioni della Provincia. Allo stesso tempo quegli stessi spazi si trasformano in una zona femminista, dove poter discutere di auto-determinazione e rompere il silenzio in cui si può ricadere a seguito di violenze e soprusi, dove si può trovare supporto legale per affrontare i troppi casi di obiezione di coscienza che sottraggono alle donne il diritto alla salute sessuale e riproduttiva. 

Come Progetto Rebeldìa per anni abbiamo vissuto lo spazio della Limonaia valorizzandone la destinazione d'uso, ossia il sostegno della divulgazione scientifica e di tutti i saperi, attraverso momenti di discussione e dibattito, attraverso mostre e proiezioni; più volte le attività del Progetto Rebeldìa hanno trovato nella Limonaia un luogo di incontro e confronto, anche con il quartiere. 

Peraltro, a seguito delle passeggiate di osservazione partecipata della città che negli anni abbiamo promosso, abbiamo scoperto che il quartiere San Francesco registra un primato negativo. Infatti la superficie di immobili inutilizzati costituisce il 10 % di tutta quella mappata nel nostro dossier “Riutilizziamo Pisa” (quasi 300.000 mq). Questi immobili ad oggi vuoti risultano per lo più di proprietà pubblica, quindi comunale, provinciale o dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana.

Ci auguriamo che l'esperienza della Limonaia - Zona Rosa possa rappresentare per tante e tanti una zona ”sicura”, dove per sicurezza si intende quella della libera espressione, dell'incontro e della vicendevole contaminazione, del mutualismo e della lotta per la garanzia dei diritti. Un progetto di segno opposto a quello che l'amministrazione ha portato avanti attraverso sgomberi coatti e militarizzazione delle piazze e che verrà propugnato d'ora in avanti a colpi di decreto Minniti-Orlando (manodopera gratuita dei richiedenti asilo, daspo urbano). 

 

Mai più CIE, né a Pisa né altrove

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Fin dalla loro costituzione alla fine degli anni Novanta in Italia, i centri di identificazione e espulsione (CIE) sono divenuti luoghi di privazione dei diritti dei migranti, come mostrato dai numerosi rapporti resi pubblici negli anni da varie organizzazioni non governative e da tante reti antirazziste che li hanno monitorati nel tempo. 

Non potranno mai esistere CIE vivibili o efficaci: si tratta di istituzioni che, all'interno della legge Bossi-Fini che rende effettivamente impossibile migrare e avere dei diritti garantiti, nascono per istituzionalizzare l'esclusione dei migranti, per fomentare l'odio e la xenofobia attraverso la marginalizzazione. Quello dei CIE è un sistema di detenzione criminale e in quanto tale dobbiamo opporci a nuove installazioni.

Peccato che, a pochi giorni dal voto di fiducia sul decreto Minniti-Orlando, che modifica i termini del diritto all'asilo e aumenta la discrezionalità dei provvedimenti amministrativi d'espulsione, sempre più arbitrari e incuranti delle singole situazioni, proprio la nostra città sia tra le candidate a ospitarne uno nuovo. Una possibilità che prende corpo a partire dalle posizioni prone del presidente della regione e di tutto il movimento Democratici e Progressisti. 

Un nuovo CIE nella Toscana di Enrico Rossi, la Toscana-laboratorio di una nuova forma di schiavitù, quella del lavoro gratuito e coatto dei richiedenti asilo. E non è difficile immaginare la reazione compiaciuta del sindaco Filippeschi, orgoglioso anticipatore politico di Minniti, che con la sua amministrazione ha sbarrato la strada a qualsiasi percorso di accoglienza degna, demandando tutto alle prefetture e a misure straordinarie di ospitalità ai margini della città, salvo poi mettere in mostra con quale minuzia i profughi puliscano le strade o le spiagge. 

Terremo alta l'attenzione affinché non si apra mai più un CIE, né a Pisa, né altrove.

Progetto Rebeldìa

Giornata di mobilitazione nazionale lanciata dalla La “Rete delle città in comune”  contro il decreti Minniti – Orlando su immigrazione/ respingimenti e la cosiddetta sicurezza urbana

 

La vicenda Ex-Benedettine si chiude con un decreto d’urgenza: inaccettabile.

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Nel Consiglio di Amministrazione del 6 aprile 2017 si chiude un capitolo buio della storia edilizia dell’Università di Pisa: l’acquisto, o meglio, la permuta della restante parte del complesso immobiliare detto Ex Benedettine.

Infatti il consiglio di amministrazione ha autorizzato, con ratifica tramite un decreto rettorale d’urgenza, lo storno di poco meno di
un milione di euro “per sostenere le spese notarili e le imposte, non previste, relative all’atto di acquisizione della restante porzione dell’edificio ex Monastero delle Suore Benedettine da destinare all’uso di Polo didattico”.

E’ inaccettabile che una delle manovre edilizie più criticate da molte parti politiche della città si chiuda con un provvedimento d’urgenza: uno strumento assolutamente inadatto per procedere ad uno storno, soprattutto di questa entità. Per questo motivo Sinistra per non ha partecipato alla votazione. Il consiglio si è infatti  trovato davanti al fatto compiuto, ad un atto emanato non in maniera collegiale ma in solitaria, senza che ci sia stata possibilità di discussione prima della delibera.

In materia di Ex Benedettine storicamente Sinistra per… e molte altre realtà universitarie e cittadine tra cui il CUA (collettivo universitario autonomo),  Progetto Rebeldia, Una Città in Comune, si sono espresse in maniera critica e fortemente contraria. Stiamo infatti parlando di una manovra edilizia costata all’Università circa 11 milioni di euro dietro la quale si celano speculazioni e personalismi. Con ciò alludiamo prima all’acquisto da parte dell’Università di una porzione delle Ex Benedettine trasformate in foresteria per visiting professor con pochissime e minuscole aule per la didattica; poi alla manovra che si conclude oggi: quella dell’acquisto della restante parte del complesso, acquisto coperto in parte da permute di immobili, per le quali l’università si è fatta portatrice della  richiesta di una variante urbanistica, finalizzata ad aumentare il guadagno sull’area dell’ex-gea a favore del privato a cui si permutava. Entrambe le manovre infatti sono state condotte con il precedente proprietario del complesso: la società privata Cemes s.p.a.
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Nuove Adesioni Ucic-Prc e SI

 Una petizione che pone delle contraddizioni, in vero conflitto con l'assetto di questo governo e delle sue nuove norme come il recente pacchetto Minniti-Orlando, ma soprattutto con questa amministrazione.


Oggi anche Una città in comune-Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana aderiscono alla petizione.

 

Per chi volesse aderire come sindacato, associazione e/o collettivo, scrivere a  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

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Anche i sindacati Rifiutano nuove forme di shiavitù

 I Sindacati sostengono la petizione contro le nuove forme di schiavitù


Iniziano ad arrivare anche le sottosrizioni delle realtà sindacali di Pisa.

Delegati e Lavoratori Indipendenti Pisa
"Il sindacato è un'altra cosa- opposizione CGIL" Toscana
Sindacato Generale di Base Pisa

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Rifiutiamo nuove forme di shiavitù

 

Rifiutiamo Nuove Forme di Schiavitù.

A partire da Pisa rifiutiamo le logiche del Decreto Minniti e chiediamo che l'amministrazione ritiri la convenzione da poco stipulata con la Croce Rossa che permette di sfruttare il lavoro gratuito dei richiedenti asilo ospiti nelle strutture del territorio. Il lavoro svolto da tutti e tutte, per definirsi tale. deve essere retribuito e tutelato.

 

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LA CASA E’ UN DIRITTO PER TUTTE E TUTTI!

Cascina è oggi in una situazione di fortissima emergenza abitativa.

Anni di deboli politiche abitative hanno portato ad una totale assenza di alloggi popolari disponibili all’assegnazione e ad una carenza di soluzioni abitative d’emergenza per gli sfrattati che vengono albergati per una decina di giorni e poi lasciati al loro destino. 

La Sindaca Ceccardi, fomentando la “guerra tra poveri” (italiani e migranti) durante la campagna elettorale, aveva promesso soluzioni rapide ed efficaci, solamente per i primi, al fine di ottenere i voti utili ad aprirle le porte del Comune di Cascina.

In questo scenario drammatico mercoledì mattina una famiglia assisterà al ventesimo accesso dell’ufficiale giudiziario, questa volta accompagnato dalla forza pubblica, richiesta appunto per eseguire lo sfratto.

La presenza di due minori, tra i quali una bambina che ha avuto gravi problemi di salute dovuti a un episodio di meningite, non sono stati sufficienti per ottenere una soluzione abitativa d’emergenza in questi anni. Anni in cui a nostro parere si sarebbero potuti e dovuti mettere in atto percorsi di inserimento lavorativo che prevedessero anche un sostegno all’abitare. Perché è una storia ormai sempre più frequente quella che ci viene raccontata dalla famiglia in cui l’unico vero stipendio ha dipeso dal lavoro in edilizia, terminato poi in seguito alla crisi economica. 

Lo sfratto è stato convalidato nel Novembre 2014 e rinviato tantissime volte grazie alla disponibilità del proprietario che, attraverso il suo legale aveva provato anche a contattare la Sindaca e l’assessore al welfare per chiedere una soluzione abitativa per la famiglia senza ottenere alcuna risposta. 

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Assalti Frontali in Concerto

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Il People Mover:

Il People Mover: aprire le porte di Pisa a corruzione e criminalità organizzata per un'opera inutile.

 

Per quanto negli ultimi mesi la propaganda del governo cittadino si sia impegnata ad agitare lustrini, la sentenza rimane la stessa: il People Mover è un'opera inutile. Questa volta le disamine urbanistiche c'entrano poco, chiunque dotato di buon senso sarebbe in grado di valutare lo spreco rappresentato da una infrastruttura pensata per coprire una distanza ridicola a costi esorbitanti. Ne guadagneranno l'area urbana di San Marco-San Giusto e i suoi abitanti? Ne guadagneranno le migliaia di turisti che arrivano a Pisa? Ne guadagneranno i passeggeri che si dirigono verso il centro cittadino dall'aeroporto Galilei?
Ne guadegnerà il quartiere ? La risposta è: no, nessuno di questi.
Nella triste vicenda di malaffare che ha scandito la costruzione del People Mover vi è un aspetto meno immediato, quasi la consumazione di un rito. Nella cornice del nostro sistema una grande opera è per definizione il terreno avvelenato perché si infiltrino corruzione e criminalità, a discapito dei cittadini. Ma ogni rito per definizione ha i suoi officianti. Da una parte gli attori di operazioni milionarie di dubbia correttezza, dall'altra coloro che dovrebbero sovrintendere, verificare per il bene della comunità il rispetto delle regole. La bandiera della legalità sventola a ore alterne sul pennone di Ponte di Mezzo. Il vento soffia forte quando si tratta di sgomberare esperienze sociali, o di limitare l'intervento dei cittadini nella gestione della cosa pubblica, ma diventa appena una brezza quando si tratta di preservare il privilegio dei soliti affaristi e dei potenti di turno.
È impressionante il gioco 'cinese' che sottende la composizione societaria intenta a edificare il People Mover. Impressionante lo spreco di denaro, impressionante l'acquiescenza mostrata da chi doveva controllare e non lo ha fatto, per imperizia o per connivenza. Prima ancora che il nastro venga tagliato, il People Mover è già caduto nella stretta della cronaca giudiziaria nazionale. Non è la voce di poche cassandre a criticare un'opera che rimarrà nella storia cittadina come un monumento allo spreco e all'ingiustizia. Vi sono riscontri, indagini, nomi noti e confessioni di pentiti del malaffare nazionale: un contorno drammatico che proprio non si conforma alle celebrazioni inaugurali, alle parate, ai rosei orizzonti di progresso.

Sabato 18 marzo a Pisa, non ci sarà alcun motivo per festeggiare.

 

Progetto Rebeldìa

Ecco a questo la link la ricostruzione della vicenda giudiziaria che ha coinvolto il People Mover.

http://www.mokazine.com/it_IT/moka/proreb/il-people-mover-aprire-le-porte-di-pisa-a-corruzione-e-criminalita-organizzata-per-un-opera-inutile

 

o scarica direttamente il pdf da

http://www.perunaltracitta.org/wp-content/uploads/2017/03/Inchiesta_people_MOVER_Pisa.pdf 

 

Solidarietà a Mala Servanen Jin Occupata

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Fin dall'inizio della rivoluzione in Rojava, la regione siriana a maggioranza curda che si è dichiarata autonoma e sta sperimentando un governo inedito del proprio territorio, il ruolo della donna è stato completamente riscritto dalle donne stesse, organizzate in comuni, protagoniste di una rigenerazione profonda delle relazioni umane e politiche, contro la frammentazione sociale prodotta dal sistema capitalista e patriarcale. Il femminismo del popolo kurdo è per noi un esempio poiché - come lo zapatismo messicano - è fra i pochi movimenti a saldare la questione di genere a quella di classe e alla radicale messa in discussione di ogni nazionalismo, in favore di una declinazione inedita di un progetto federalista internazionalista.
 
Mala Servanen Jin, “la casa delle donne che combattono” , nasce a Pisa nella notte tra l'8 e il 9 marzo, all'indomani dello sciopero globale femminista , e raccoglie non solo lo spirito dell'esperienza curda, ma soprattutto il bisogno di tante di riappropriarsi di uno spazio di auto-determinazione e messa in comune di bisogni, difficoltà, battaglie quotidiane per il diritto all'abitare, alla salute, per condizioni di lavoro dignitose. 
 
Tante donne in lotta contro soprusi e discriminazioni sul luogo di lavoro e di formazione, tra le mura domestiche, di fronte ai servizi sociali e a tutte quelle figure istituzionali che dovrebbero proteggere e garantire diritti, piuttosto che umiliare e marginalizzare, hanno riaperto uno spazio dismesso per trasformarlo in un luogo dove far fronte all'emergenza abitativa e dove ritrovarsi per raccordare le lotte sociali, quelle già accese e quelle a venire. 
 
Lo spazio in questione è l'ex centro di accoglienza per richiedenti asilo di via Garibaldi, di proprietà comunale, colpevolmente abbandonato a seguito del varo di un piano di ristrutturazioni che non è mai partito e che al momento non è tra le priorità, come ha dichiarato l'assessora Capuzzi . Da anni denunciamo la chiusura di questo spazio  (gli abbiamo dedicato una schedatura e una proposta di riqualificazione nel dossier Riutilizziamo Pisa ) dove sarebbe stato possibile strutturare una dignitosa accoglienza, mentre si continuano a preferire soluzioni di stampo emergenziale, che non contribuiscono a disinnescare allarmi sociali divenuti ormai strutturali. 
 
Mala Servanen Jin può rappresentare un esperimento socio-abitativo tutto da immaginare, che scardina l'idea di contingenza con cui le istituzioni cittadine erogano servizi insufficienti, scadenti, intermittenti e che prova a rompere la solitudine in cui troppo spesso tante si ripiegano di fronte a condizioni di vita divenute degradanti. Per questo inviamo un messaggio di solidarietà a tutte coloro che stanno rendendo possibile quest'esperienza. 
 
Auspichiamo che l'amministrazione comunale avvii immediatamente un dialogo per supportare attivamente questo progetto di recupero e non scelga la violenza di un inutile e forzato sgombero come strumento di risoluzione delle problematiche sociali emerse.

 


pisa, 14 Marzo 2017
Progetto Rebeldia

 
 

Silos in centro. Stravolgere la realtà a fini di lucro.

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La proposta di Conf-Commercio per il centro storico, ovvero la riconversione di immobili abbandonati in silos per parcheggi, rappresenta per noi del Progetto Rebeldìa un progetto aberrante e prettamente speculativo, che invece di mirare al riutilizzo degli spazi dismessi deturpa il centro storico e peggiora la qualità della mobilità e della vita per tutta la cittadinanza. 

Da anni ribadiamo l'importanza del recupero e della riqualificazione degli edifici in stato di abbandono e siamo contenti che finalmente anche Conf-Commercio si sia accorta di questa piaga che affligge la città, ma allo stesso tempo sosteniamo che l'orientamento del recupero degli immobili dovrebbe essere di tipo sociale e su di esso dovrebbero poter prender parola le cittadine e i cittadini.

Sappiamo bene che l'ex distretto militare di via Giordano Bruno, bene pubblico, è stato tenuto per decenni inaccessibile alla cittadinanza, gli 8000 metri quadri di parco pubblico sono stati lasciati all'incuria, un vero e proprio polmone verde è stato sottratto al centro città, mentre pochi privilegiati, militari semplici e alte cariche, ne usufruivano a mo' di parcheggio privato. 

Quando le associazioni e i soggetti facenti parte del Municipio dei Beni Comuni hanno proposto la valorizzazione di quel luogo dall'alto potenziale aggregativo e dal grande valore naturalistico, l'amministrazione comunale ha negato qualsiasi apertura: non ci appare migliore, in termini di vivibilità e utilità, quella di ricoprire con metri cubi di mortale cemento una parte che quotidianamente viene attraversata a piedi o al più in bicicletta dalla maggior parte dei cittadini pisani, aumentando in maniera esponenziale il traffico da e verso una parte centrale della città.

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Gli ambulanti incontrano i Capigruppo del Consiglio Comunale

Pisa, 13 Marzo 2017


Il 10 Marzo scorso una rappresentanza dei venditori ambulanti, in gran parte senegalesi, è stata ricevuta dalla conferenza dei capigruppo del consiglio comunale.

L’incontro si è svolto , su proposta degli stessi venditori, per provare da un lato a raccontare nella sua complessità la situazione che ogni giorno troviamo nelle strade di Pisa e nei parcheggi, sia centrali che periferici; dall’altro lato per individuare, con il dialogo e non con “raid” e operazioni poliziesche, possibili soluzioni che tengano conto anche delle istanze di questa componente lavoratrice della città.


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