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Le ruspe alla Bigattiera

Diritti negati. Più di cento persone cercano di non farsi sgomberare, nel campo che fu allestito dall'amministrazione comunale come "residenza temporanea" dei profughi dalla ex Jugoslavia.

 La strada che porta al campo della Bigat­tiera è una pista di mon­ta­gne russe, sulle quali il fur­gone avanza len­ta­mente. I fari illu­mi­nano

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 i cumuli di immon­di­zia nel sot­to­bo­sco della pineta, e poi la prima baracca di legno e lamiera. Quando si ferma il motore e si spen­gono le luci dell’auto, il mondo scom­pare. Non c’è ener­gia elet­trica, ed evi­den­te­mente oggi nes­suno ha com­prato la ben­zina per il gene­ra­tore. Più avanti un fuoco ali­men­tato ad aghi di pino illu­mina un gruppo di rom e di loro amici “gagè” (così chi è rom chiama chi non lo è). Si discute, come è tri­ste abi­tu­dine nel nostro paese, di sgom­beri, di diritti negati.

Sotto i pini, sul lito­rale pisano, abi­tano più di cento per­sone, appar­te­nenti a 28 nuclei fami­liari, con 38 bam­bini e bam­bine in età sco­lare. Sev­d­jie, Ramiza, Emsa, Emina, donne che por­tano sulla pro­pria pelle sto­rie di sof­fe­renza, donne che par­lano con l’accento toscano, gesti­co­lando, per spie­gare le avven­ture che le hanno por­tate a vivere in quell’oscurità. I loro figli sono nati a Pisa e della Mace­do­nia cono­scono a mala­pena il nome della capi­tale, mai vista, nep­pure in car­to­lina. Sì, per­ché nem­meno i geni­tori ci sono più tornati. 

 continua  a leggere su Il Manifesto  

Luca Randazzo, PISA, 27.12.2014 

 

Sgombero Boyl: Rassegna Stampa

modica_manifesto28dic2014.jpgsu il Manifesto di Nilo di Modica: L'odissea Rebeldìa http://ilmanifesto.info/lodissea-del-rebeldia/
 
su il Manifesto di Riccardo Chiari: La torre dell'intolleranza
 
sul il Becco di Andrea Incorvaia: Palazzo Boyl sgomberato: in direzione ostinata e ostinata

Pisa Today di redazione: Sgomberato Palazzo Boyl, il Municipio: "Non ci fermeremo"

sul Tirreno on line: Sgomberato palazzo Boyl dalla polizia

Contro radio, con audio: PISA, SGOMBERATO PALAZZO BOYL 
 
su Rete della Conoscenza: [PISA] SGOMBERO A PALAZZO BOYL. IL DEGRADO TORNA PADRONE DEGLI AFFRESCHI DI ANNIBALE MARIANINI
http://www.retedellaconoscenza.it/2014/12/pisa-sgombero-palazzo-boyl-degrado-torna-padrone-degli-affreschi-annibale-marianini/
 
su Global Project: Pisa - Sgombero a Palazzo Boyl
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/pisa-sgombero-a-palazzo-boyl/18483  
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Sgomberi rom a pisa, l'europarlamentare Spinelli risponde al prefetto

Gentile Signor Prefetto Vicario,
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Le scrivo a seguito delle Sue dichiarazioni, riportate dalla stampa locale in data 12 dicembre 2014. Tali dichiarazioni, rilasciate nel corso di una conferenza stampa congiunta con il Comune di Pisa, alludono alla necessità di ridurre drasticamente il numero di persone rom, sinti e caminanti sul territorio provinciale: secondo quanto riportato dai quotidiani, l’obiettivo dichiarato sarebbe passare dagli 860 attualmente censiti nell’area pisana, a un numero giudicato “sostenibile” di 400 presenze complessive.

Si tratta di dichiarazioni sconcertanti – prima ancora che in evidente contrasto con le normative nazionali e comunitarie in materia di discriminazione. In base a quale criterio e a quale legittimità ci si può arrogare il diritto di definire quante e quali persone sono “sostenibili” su un territorio? Nella speranza che le Sue parole siano state mal riportate dalla stampa, e che Lei voglia rettificarle, Le facciamo presente che né gli Stati membri, né gli enti locali, possono stabilire “quote massime” di residenti su base etnica. Le norme in materia di ingresso e soggiorno possono prevedere, qualora la legislazione di un singolo Stato lo consenta, numeri massimi di cittadini stranieri da ammettere sul territorio; tuttavia tali limitazioni numeriche, che in ogni caso sono di pertinenza dello Stato centrale – e a maggior ragione in Italia, dove la residenza e l’immigrazione sono materie ad esso riservate (cfr. Costituzione, art. 117) – non possono essere definite su base etnico-razziale.
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Sgombero a Palazzo Boyl.

Il degrado torna padrone degli affreschi di Annibale Marianini.

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Con la consueta orologeria vacanziera, questa mattina un blitz delle forze dell'ordine ha messo la parola fine all'esperienza di Palazzo Boyl. Un immobile storico, di grande pregio, ritorna schiavo della selvaggia corrosione del tempo e dell'incuria, dopo che la società immobiliare che ne deteneva la proprietà è fallita. Lo sgombero di questa mattina è avvenuto in una città pressoché svuotata, si è svolto quasi senza rumore. La polizia ha avuto gioco facile a fare il suo ingresso nello stabile e ad apporre una nuova chiusura, così che nessuno potrà più godere della vista degli affreschi, delle sale, di un bene nascosto per anni alla vista della cittadinanza da un ponteggio fantasma, il cui abuso non è costato niente ai soliti potenti di turno. 

Ancora una volta, un'esperienza lanciata dal Municipio dei Beni Comuni viene stroncata da uno sgombero, con una precisione a dir poco chirurgica. Recuperare  e restituire alla città migliaia di metri quadrati lasciati chiusi da anni sembra essere il reato più grave e maggiormente perseguito a Pisa. La ragione è semplice: il partito della speculazione vuole governare la città senza sconti.

Gli intenti alla radice della riapertura di Palazzo Boyl sono stati da subito espliciti creare uno spazio aperto dal quale rilanciare una progettualità condivisa intorno ai luoghi abbandonati presenti in città e aprire un dibattito su tanti, troppi, beni artistici lasciati al degrado. Registriamo ancora una volta la totale chiusura da parte dell’amministrazione comunale che ha rifiutato persino di visitare lo spazio per rendersi conto del patrimonio artistico che sta andando alla malora. 
Costanti si ripetono così i  silenzi dell'amministrazione comunale, che troppo spesso ha annunciato percorsi partecipati per poi rinchiudersi nelle segrete stanze a concertare col potere di turno il destino della città, sfuggendo qualsiasi tipo di confronto pubblico.
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E sotto l'albero... lo sgombero di #PalazzoBoyl

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Altraeconomia o affari “loro”?

Mafia Capitale: un appello importante da diffondere e a cui aderire

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Le vicende che stanno emergendo attorno all’indagine “Mondo di mezzo” colpiscono profondamente proprio quei soggetti, come noi, che con fatica stanno da anni concentrando il proprio impegno per realizzare un nuovo modello di economia fondato su valori e modalità che mettono al centro le persone – tutte le persone ma soprattutto le più vulnerabili – il rispetto e la cura per l’ambiente sia naturale sia frutto della cultura secolare della nostra città e del nostro territorio.

Ci sentiamo colpiti come tutti i cittadini e cittadine oneste di questa città.

Ci sentiamo colpiti come soggetti di quel mondo del terzo settore, della cooperazione, della cooperazione sociale, del volontariato, della finanza etica, del consumo responsabile, del commercio equo e solidale, dell’associazionismo e dell’imprenditoria sociale che è stato ed è vittima dei bandi truccati e delle ruberie, che mai si è coinvolto nei disegni criminali di “Mafia capitale” ma che, ciononostante, rischia di essere travolto dal giudizio sommario e dalle generalizzazioni che in questi giorni vengono alimentati nell’opinione pubblica.

 

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Il vento è cambiato: torna il Distretto 42

Il fantasma del Progetto caserme si aggira per Palazzo Gambacorti.
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Assistiamo basiti al tira e molla tra Amministrazione, Ministero della Difesa e Demanio comparso sui quotidiani locali negli ultimi giorni, in merito a una revisione del cosiddetto 'Progetto caserme'. Un vero e proprio fantasma che si è aggirato nelle stanze di Palazzo Gambacorti, e nelle strade della città, minaccioso, con il suo carico di spese a evidente danno della comunità. In molti erano in attesa della pubblica ammissione del fallimento di un progetto faraonico, surreale, il cui senso ultimo rappresenta un vero e proprio sfregio alla grave crisi vissuta anche dalla città di Pisa.

Pare adesso qualcuno si sia finalmente accorto – anche dalle parti del Comune – della sua insostenibilità, anche se c'era già chi, come il Municipio dei Beni Comuni, lo aveva dimostrato da tempo.

La liberazione del Distretto 42 a febbraio del 2014 è stata l'unica esperienza ad aver riaperto la questione, svelando le numerose ingiustizie annidate dietro la 'pacifica' maschera di un protocollo d'intesa tra Comune, Demanio e Ministero della Difesa. Ma dopo lo sgombero coatto di aprile una coltre di silenzio ha coperto ogni cosa, perché l'obiettivo sembra sempre quello di far trovare la città, compreso l'associazionismo che la anima, di fronte al fatto compiuto: protocolli irrinunciabili, percorsi a tenuta stagna e irrefrenabili. Sia mai che la partecipazione cittadina infici gli interessi dei più forti. ..

 

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Oggi rom e sinti. Domani potresti essere tu

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“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a 
prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, 
perché non ero comunista. 
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.”
Brecht
 
Il Vice Prefetto e l' Assessora Capuzzi dichiarano, così come riportato dai vari virgolettati sulla stampa locale dei giorni scorsi, di voler avviare azioni tendenti alla limitazione numerica dei rom e sinti presenti sul territorio pisano. Una dichiarazione alla quale le associazioni Africa Insieme, Progetto Rebeldìa, OsservAzione e il Comitato per i diritti dei bambini e delle bambine della Bigattiera, hanno già risposto dichiarandone la pericolosità.

 

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No SbloccaItalia No alle Trivelle

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#NonFossilizziamoci Ieri mattina a Pisa, e in contemporanea in altre città italiane, i volontari di Greenpeace hanno protestato contro la legge “Sblocca Italia”, che facilita l’iter per nuove trivellazioni in mare. Renzi vuole puntare ad una politica fossile che guarda al passato e che trasforma il mare italiano in un far west in mano ai petrolieri. Aiutaci anche tu a fermare tutto questo e firma la dichiarazione di indipendenza dalle fonti fossili su http://www.greenpeace.org/italy/non-fossilizziamoci/

 

Sostieni il Muicipio dei Beni Comuni

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12 Dicembre Sciopero Generale

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Il 12 dicembre il Municipio dei Beni Comuni scenderà in piazza in sciopero contro le politiche economiche, sociali, lavorative del governo Renzi e dell'Unione Europea. Una modalità per esprimere in modo chiaro la propria radicale opposizione a un sistema che sempre più incarna un vero e proprio attacco alla nostra idea di società, di stato, di mondo. Dalla scuola alla sanità, dai trasporti sempre meno pubblici alla scientifica distruzione dei territori, dalle politiche di guerra fino alla puntuale negazione dei diritti dei migranti, il Municipio dei Beni Comuni toccherà ogni singola vertenza, perché la giornata del 12 dicembre rappresenti non un punto di arrivo, ma un necessario - più che mai - punto di ripartenza.

 

L'attacco del Governo Renzi contro le condizioni generali di vita di milioni di lavoratori, disoccupati e precari, non sembra conoscere battute d'arresto. Uno scenario inquietante, che contempla le macerie di uno stato sociale in totale dismissione, e così lo strapotere di un modello economico che non fa prigionieri. Il Jobs Act è il culmine che più di altri ha sancito la morte dell'idea che il mercato e l'economia debbono essere regolate dalla politica per tutelare, prima di ogni cosa, i diritti dei più deboli.

 

 


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“GRAVI LE AFFERMAZIONI DELL’ASSESSORE CAPUZZI

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«Chi sgarra paga», dice l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pisa Sandra Capuzzi, all’indomani di un incontro con gli abitanti del quartiere di Putignano. «Chi sgarra paga»: che significa questa espressione? Significa – meglio: dovrebbe significare – che i colpevoli di un reato devono essere puniti. Se qualcuno ha commesso un crimine, e se questo crimine viene accertato da un giudice, il responsabile deve essere sottoposto ai rigori della legge. Difficile essere in disaccordo su questo punto.

Il problema, che l’assessore sembra dimenticare, è che la responsabilità dei reati è sempre personale: non coinvolge né la famiglia, né il gruppo di appartenenza. In altri tempi, in altre tragiche circostanze storiche, se un ebreo commetteva un reato, venivano accusati tutti gli ebrei: la colpa era collettiva, e un’intera famiglia, o addirittura un intero gruppo, doveva pagare per le responsabilità di un singolo. La nostra Carta Costituzionale è nata proprio per impedire «rappresaglie» di questo tipo: da quella carta è nato il concetto democratico di legalità, l’idea dello stato di diritto.
 
L’assessore Capuzzi, evidentemente, non ha alcuna idea di cosa sia la legalità. E la frase «chi sbaglia paga» – riferita ai cosiddetti «nomadi» – diventa un atto di accusa contro i rom, indistintamente. L’assessore, così, passa in modo disinvolto a proporre la chiusura di tutti i campi, e la riduzione del numero di rom a Pisa: un’idea che non ha nulla a che fare con la legalità, con la punizione dei reati, con l’applicazione rigorosa del Codice Penale.

E’ necessario invece distinguere i piani. «Chi sgarra paga», appunto: se c’è un reato, lo si punisce a norma del Codice Penale. Ciò non ha nulla a che fare, però, con i bambini e le bambine della Bigattiera, che hanno diritto ad andare a scuola e a cui deve essere garantito un futuro. E non ha nulla a che fare neanche con chi abita in un «campo», ma vorrebbe uscirne onestamente, pagando un regolare affitto o accedendo alla graduatoria delle case popolari.
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