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NO alla Riforma Costituzionale

Per la giustizia sociale, verso una democrazia sostanziale.
Il Progetto Rebeldìa di Pisa vota NO alla Riforma Costituzionale.

 

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Nella nostra materialità quotidiana di cittadine e cittadini è sempre più difficile trovare una corrispondenza, una relazione virtuosa di principio e attuazione tra diritti sanciti dalla nostra Costituzione e il progressivo smantellamento del diritto del lavoro, della scuola e dello stato sociale, l'interventismo bellico diretto o indiretto sempre più marcato, la distruzione del paesaggio e l'abbandono del patrimonio pubblico, la marginalizzazione sistematica delle minoranze e dei soggetti svantaggiati.

Tra i molteplici traditori dei dettami costituzionali, il governo Renzi - con il Jobs Act, lo Sblocca Italia, la Buona Scuola - ha mostrato che nonostante i pesi e contrappesi dei poteri degli organi dello Stato è possibile imporre dispositivi di austerità ingiunti anche a livello sovranazionale, contro i valori fondanti della carta costituzionale.

La crisi del regime democratico-parlamentare che ci ha governato fin dall’inizio di questo secolo è sotto gli occhi di tutti ed è probabilmente irreversibile: stiamo assistendo non a un semplice mutamento di governo nell’ambito di regole comunque valide, e neanche a una pura ridistribuzione dei rapporti di forza, ma a un cambiamento più sostanziale di forma della politica. Siamo infatti di fronte ad una classe dirigente che vuole cancellare i tempi (lunghi) della democrazia in nome dei ritmi brevi del modello neoliberista.

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Non una di Meno risposte alla violenza strutturale

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Pullman per Roma - 26 Nov - Ni una menos

NI UNA MENOS! NON UNA DI MENO!

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Tutte insieme contro la violenza maschile sulle donne
Verso una grande manifestazione: il 26 Novembre tutte a Roma!

L'inizio del corteo è previsto alle ore 14 a Piazza Esedra (vicino la fermata metro A Repubblica) e si concluderà a Piazza San Giovanni (vicino la fermata metro A San Giovanni).

 

INVIARE ADESIONE ENTRO E NON OLTRE IL 21 NOVEMBRE


PARTENZA – ORE 7.00
Da Pubblica Assistenza – Via Bargagna
RITORNO da Roma -> 20:30

QUOTA DI PARTECIPAZIONE: 23 euro

PER PAGARE LA QUOTA: direttamente sul pullman

PER PRENOTARE :
- inviate una mail a  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo   indicando nome e cognome e recapito telefonico; nell'oggetto della mail scrivete 'prenotazione pullman per manifestazione 26 novembre' 
- oppure chiamate
Carlotta 327 5794128
Serena 338 8445086

 

 

evento fb https://www.facebook.com/events/195183517595920/

 

 

Verso il 26 Novembre. Ni Una menos

 
Il femminicidio non è il sintomo di un'emergenza temporanea. Il femminicidio non è l'esito inevitabile di casi limite, di parabole da cronaca nera, non è l'ovvia conclusione di relazioni problematiche tra un uomo e una donna. Il femminicidio non è l'espressione tragica di uno stato d'eccezione. Il femminicidio è una conseguenza. È un fenomeno coerente con la nostra cultura, il nostro quotidiano, ora più che mai prigioniero di un potere autonomo, cieco ai diritti elementari dell'individuo, e per primo ai diritti delle donne. 
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L'impennata di episodi di violenza e l'attacco sistematico - in ogni ambito della vita, da quello della famiglia a quello del lavoro - alla libertà di scelta delle donne sono connessi. E cornice di quella che sta assumendo i toni di una persecuzione, è la mancata presa di coscienza collettiva, dalle istituzioni fino a raggiungere il corpo sociale che, invece di lanciare l'allarme, silenziosamente continuano a colpevolizzare le scelte delle donne. Dai banchi di scuola, dove le tematiche di genere sono ignorate e osteggiate, e così nella vita, quando si sceglie di non essere solo madri, di non essere solo la donna di qualcun altro, e ancora nelle aule di tribunale, quando si denuncia un abuso, una violenza. 


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Sostieni Un Partigiano mi disse

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Il Muncipio dei Beni Comuni sostiene il progetto di Gabriele del Grande "Un partigiano mi disse", che affronterà la guerra in Siria e la nascita dell'ISIS raccontate attraverso la gente comune.

Un progetto ambizioso, ma essenziale quello che è stato proposto, un progetto a cui il Municipio dei Beni è stato felice di poter contribuire, e soprattutto di poterlo fare in maniera collettiva, come fu per  la proiezione di "Io sto con la Sposa" del 2014, regalandoci e regalando a Pisa un'occasione imperdibile di riflessione.

Il crowdfunding ha raggiunto ormai l'obiettivo, ma mancano ancora alcuni giorni alla chiusura e ancora per poco sarà possibile partecipare a questo progetto. Affrettatevi, siete ancora in tempo. 



Qui trovate altre info e la modalità di partecipazione: 
https://www.produzionidalbasso.com/project/un-partigiano-mi-disse/

Municipio dei Beni Comuni
 

Il triplice danno ai cittadini di Pisa

Comunicato Stampa Riutilizziamo Pisa 2016

Politiche di alienazione e abbandono:
il triplice danno ai cittadini di Pisa

Il Municipio dei Beni Comuni presenta la terza edizione del dossier Riutilizziamo Pisa, che ormai in modo costante osserva, monitora e aggiorna lo stato degli immobili vuoti abbandonati nel Comune di Pisa.

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Nel 2016 possiamo contare un totale di 248.383 mq di spazi inutilizzati in città, tra proprietà pubbliche e private, con un aumento solo in un anno di 6710 mq abbandonati ex novo, da addebitare alle istituzioni pubbliche.

Per questo l'edizione 2016 si focalizza sui 4 principali enti pubblici presenti sul territorio: Comune di Pisa, Provincia di Pisa, Università di Pisa e Regione Toscana, includendo in quest'ultima anche le proprietà dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. Abbiamo quindi fatto il punto di quale sia l’entità degli immobili lasciati al degrado e all’incuria, ma anche di quali spazi siano presenti nei piani di alienazione, e che quindi  - verosimilmente - entreranno a far parte della categoria.  

Osserviamo come solo gli immobili abbandonati dei quattro enti appena citati arrivino a coprire una superficie di 40.754 metri quadrati. A questa va inoltre aggiunta la superficie di 80.000 mq del Parco di Cisanello.

 

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Fantasmi Immobili

 
Scarica il dossier Riutilizziamo Pisa ed. 2016 
 
Leggi il comunicato 
Politiche di alienazione e abbandono: il triplice danno ai cittadini di Pisa 

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Non sgomberi, ma nuove politiche abitative

Superare le marginalità è possibile! 

  Esattamente un anno fa l’amministrazione comunale di Pisa procedeva allo sgombero del campo della Bigattiera. La ricorrenza, certo non felice, può essere una buona occasione per proporre un bilancio di quella vicenda e dei suoi risultati, a dodici mesi di distanza dalla rimozione dell'insediamento. Le famiglie gettate in mezzo alla strada l’anno passato – con il contorno spettacolarizzato di ruspe, mezzi blindati e forze dell’ordine in assetto antisommossa – sono, a quanto ci risulta, rimaste tutte nel territorio pisano.

L’obiettivo di «ridurre le presenze di rom», declamato a gran voce dal sindaco, non è stato dunque raggiunto, in compenso pressoché tutti gli uomini, le donne e i bambini sgomberati allora, vivono oggi in una situazione se possibile peggiore di un anno fa: alcuni sono finiti in campi irregolari, isolati, privi di qualsiasi servizio, altri hanno cercato di raggiungere i propri familiari, che abitano anch’essi in condizioni di precarietà e di sovraffollamento. Chi dodici mesi fa sosteneva la necessità dello sgombero perché «la Bigattiera non è un luogo dove possono abitare delle famiglie» - cosa verissima! - dovrebbe verificare i risultati di quell'iniziativa, in particolar modo le condizioni di vita dei bambini che sono drammaticamente peggiorate. Le «ruspe democratiche», su cui ironizzò allora un quotidiano e che ricevettero il plauso dello stesso Matteo Salvini, hanno dato prova di inefficienza, ma soprattutto di ingiustizia e disumanità.

 

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Caserme: cambia il progetto, ma il comune non lo conosce.

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Dopo mesi di silenzio, nella giornata di mercoledì 14 settembre, durante i lavori della Quarta Commissione Consiliare, si è tornato a parlare del Progetto Caserme, un progetto da tempo morto e sepolto nonostante la propaganda mendace condotta dal Partito Democratico. 

L'assessora Zambito ha già dichiarato la marcia indietro, riconoscendo di fatto la completa irrealizzabilità di quel progetto, smentendo infine se stessa, l'amministrazione che rappresenta e tutte le dichiarazioni rese strumentalmente al solo fine di bocciare il progetto partecipato per la riqualificazione e il riuso del Distretto 42, presentato lo scorso anno dal Municipio dei Beni Comuni.


Nell'ultima commissione sono stati annunciati cambiamenti a dir poco sostanziali: nessuna nuova caserma a Ospedaletto da 70 milioni di euro e una non definita proposta concordata tra il Comune e il Demanio, riguardante solo la caserma Artale e la Curtatone e Montanara.

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Un’accoglienza dignitosa è la miglior risposta alle provocazioni di Susanna Ceccardi

Un’accoglienza dignitosa è la miglior risposta alle provocazioni di Susanna Ceccardi 

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Con la stagione estiva riprendono gli sbarchi, e si riaprono le polemiche sull’accoglienza dei profughi. Quest’anno il dibattito locale sembra assumere toni ancor più torbidi rispetto al passato: preoccupano, in particolare, le gravissime dichiarazioni della neo-sindaca di Cascina, Susanna Ceccardi, che rifiuta ogni collaborazione istituzionale in nome dello slogan «mai più profughi sul territorio». A sostegno della neo-eletta interviene il suo partito di riferimento, la Lega Nord, che in una nota invoca «lo stop immediato di nuovi arrivi», e sostiene che «a Pisa la misura è colma».
Ma siamo davvero di fronte a un’invasione, come ripetono ossessivamente i dirigenti del partito di Salvini? Basta dare un’occhiata ai dati per rendersi conto che le cose non stanno così: in tutta la provincia i profughi sono poco più di 800, lo 0,2% della popolazione. Nel comune capoluogo hanno trovato ospitalità appena 133 migranti, mentre a Cascina ve ne sono soltanto 67. Come si fa a parlare di invasione, di fronte all’arrivo di poche centinaia di individui in un territorio di 400mila abitanti? Nel mezzo di una crisi che ha prodotto più di 60 milioni di rifugiati in tutto il mondo, le nostre città devono andare in tilt per una manciata di uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra?

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Al via le fasi finali del Mondiale Rebelde 2016.

il 29 e 30 giugno sempre alla Casa del Popolo di Pisanello, iniziano le fasi finali del mondiale rebelde, ormai alla sua undicesima stagione. 
i gironi appena terminati hanno visto ancora una volta in campo la fantasia e la ricchezza di mondi diversi che si incontrano, con la chiara idea di scendere in campo non solo per dare un calcio al pallone, ma per il ben più significativo “calcio al razzismo” nella convinzione che sia essenziale, e è bene sempre dirlo, una accoglienza dignitosa per chi arriva nel nostro paese e quindi anche nel nostro territorio fuggendo da conflitti o inseguendo un sogno.
Tra le squadre che passano il turno  si riconfermano pronte alle fasi finali il Kurdistan, l’Albania, la Romania, il Marocco e il Senegal com anche Socrates, Controvento e Tazza d’Oro, ma rimangono comunque molte le sorprese e le novità. 
Vedremo infatti giocarsi la possibilità di accedere alle semifinali la squadra di Odissea nello spazio, Citoyens San Rossore e Citoyens San Giuliano, squadre formate da richiedenti asilo e quindi provenienti da paesi diversi, come anche accede alla fase finale la new entry del mondiale Un Ponte per…, e ancora il Kosovo, la Trabant, lo Shalke 14 e la squadra del Circolo La Rinascita.
 

La Casa della donna riduce i servizi del centro antiviolenza

COMUNICATO STAMPA

La Casa della donna riduce i servizi del centro antiviolenza

Dal 1 luglio, a causa dei tagli della Società della Salute, sarà sospesa

una parte dei servizi di sostegno psicologico e legale

 

Carla Pochini: "Attendiamo fiduciose un atto che ripristini i finanziamenti necessari a garantire un servizio essenziale come quello che da 23 anni offriamo alle donne vittime di violenza"

 

Pisa, 29 giugno 2016. Dal 1 luglio il centro antiviolenza dell’associazione Casa della donna sospende una parte dei servizi di ascolto e accoglienza. La Società della Salute Pisana, nel nuovo bando sui servizi di accoglienza per le donne, ha tagliato di oltre il 30% i finanziamenti destinati al centro antiviolenza di Via Galli Tassi. Un taglio che costringe la Casa della donna a ridurre soprattutto i servizi di sostegno psicologico e legale che l’associazione offre gratuitamente alle donne vittime di violenza.

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