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Solidarietà a Mala Servanen Jin Occupata

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Fin dall'inizio della rivoluzione in Rojava, la regione siriana a maggioranza curda che si è dichiarata autonoma e sta sperimentando un governo inedito del proprio territorio, il ruolo della donna è stato completamente riscritto dalle donne stesse, organizzate in comuni, protagoniste di una rigenerazione profonda delle relazioni umane e politiche, contro la frammentazione sociale prodotta dal sistema capitalista e patriarcale. Il femminismo del popolo kurdo è per noi un esempio poiché - come lo zapatismo messicano - è fra i pochi movimenti a saldare la questione di genere a quella di classe e alla radicale messa in discussione di ogni nazionalismo, in favore di una declinazione inedita di un progetto federalista internazionalista.
 
Mala Servanen Jin, “la casa delle donne che combattono” , nasce a Pisa nella notte tra l'8 e il 9 marzo, all'indomani dello sciopero globale femminista , e raccoglie non solo lo spirito dell'esperienza curda, ma soprattutto il bisogno di tante di riappropriarsi di uno spazio di auto-determinazione e messa in comune di bisogni, difficoltà, battaglie quotidiane per il diritto all'abitare, alla salute, per condizioni di lavoro dignitose. 
 
Tante donne in lotta contro soprusi e discriminazioni sul luogo di lavoro e di formazione, tra le mura domestiche, di fronte ai servizi sociali e a tutte quelle figure istituzionali che dovrebbero proteggere e garantire diritti, piuttosto che umiliare e marginalizzare, hanno riaperto uno spazio dismesso per trasformarlo in un luogo dove far fronte all'emergenza abitativa e dove ritrovarsi per raccordare le lotte sociali, quelle già accese e quelle a venire. 
 
Lo spazio in questione è l'ex centro di accoglienza per richiedenti asilo di via Garibaldi, di proprietà comunale, colpevolmente abbandonato a seguito del varo di un piano di ristrutturazioni che non è mai partito e che al momento non è tra le priorità, come ha dichiarato l'assessora Capuzzi . Da anni denunciamo la chiusura di questo spazio  (gli abbiamo dedicato una schedatura e una proposta di riqualificazione nel dossier Riutilizziamo Pisa ) dove sarebbe stato possibile strutturare una dignitosa accoglienza, mentre si continuano a preferire soluzioni di stampo emergenziale, che non contribuiscono a disinnescare allarmi sociali divenuti ormai strutturali. 
 
Mala Servanen Jin può rappresentare un esperimento socio-abitativo tutto da immaginare, che scardina l'idea di contingenza con cui le istituzioni cittadine erogano servizi insufficienti, scadenti, intermittenti e che prova a rompere la solitudine in cui troppo spesso tante si ripiegano di fronte a condizioni di vita divenute degradanti. Per questo inviamo un messaggio di solidarietà a tutte coloro che stanno rendendo possibile quest'esperienza. 
 
Auspichiamo che l'amministrazione comunale avvii immediatamente un dialogo per supportare attivamente questo progetto di recupero e non scelga la violenza di un inutile e forzato sgombero come strumento di risoluzione delle problematiche sociali emerse.

 


pisa, 14 Marzo 2017
Progetto Rebeldia

 
 

Silos in centro. Stravolgere la realtà a fini di lucro.

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La proposta di Conf-Commercio per il centro storico, ovvero la riconversione di immobili abbandonati in silos per parcheggi, rappresenta per noi del Progetto Rebeldìa un progetto aberrante e prettamente speculativo, che invece di mirare al riutilizzo degli spazi dismessi deturpa il centro storico e peggiora la qualità della mobilità e della vita per tutta la cittadinanza. 

Da anni ribadiamo l'importanza del recupero e della riqualificazione degli edifici in stato di abbandono e siamo contenti che finalmente anche Conf-Commercio si sia accorta di questa piaga che affligge la città, ma allo stesso tempo sosteniamo che l'orientamento del recupero degli immobili dovrebbe essere di tipo sociale e su di esso dovrebbero poter prender parola le cittadine e i cittadini.

Sappiamo bene che l'ex distretto militare di via Giordano Bruno, bene pubblico, è stato tenuto per decenni inaccessibile alla cittadinanza, gli 8000 metri quadri di parco pubblico sono stati lasciati all'incuria, un vero e proprio polmone verde è stato sottratto al centro città, mentre pochi privilegiati, militari semplici e alte cariche, ne usufruivano a mo' di parcheggio privato. 

Quando le associazioni e i soggetti facenti parte del Municipio dei Beni Comuni hanno proposto la valorizzazione di quel luogo dall'alto potenziale aggregativo e dal grande valore naturalistico, l'amministrazione comunale ha negato qualsiasi apertura: non ci appare migliore, in termini di vivibilità e utilità, quella di ricoprire con metri cubi di mortale cemento una parte che quotidianamente viene attraversata a piedi o al più in bicicletta dalla maggior parte dei cittadini pisani, aumentando in maniera esponenziale il traffico da e verso una parte centrale della città.

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Gli ambulanti incontrano i Capigruppo del Consiglio Comunale

Pisa, 13 Marzo 2017


Il 10 Marzo scorso una rappresentanza dei venditori ambulanti, in gran parte senegalesi, è stata ricevuta dalla conferenza dei capigruppo del consiglio comunale.

L’incontro si è svolto , su proposta degli stessi venditori, per provare da un lato a raccontare nella sua complessità la situazione che ogni giorno troviamo nelle strade di Pisa e nei parcheggi, sia centrali che periferici; dall’altro lato per individuare, con il dialogo e non con “raid” e operazioni poliziesche, possibili soluzioni che tengano conto anche delle istanze di questa componente lavoratrice della città.


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Giornate di aperture straordinarie per un ordinario sfruttamento

l “giro delle mura storiche”, attualmente fiore all'occhiello delle attrazioni turistiche pisane, è reso possibile, fin dalla sua inaugurazione, solo attraverso l'impiego di lavoro non retribuito, che coinvolge circa 200 “volontari”.


migranti_mura.jpgUna scelta che si colloca a pieno nell'ambito della progressiva precarizzazione degli inquadramenti contrattuali che, dal tempo determinato al voucher giornaliero, ha condotto inesorabilmente verso il lavoro gratuito, un sistema che ci viene narrato come imposto dalla recrudescenza della crisi economica, mentre si tratta di uno strumento per far crescere i profitti abbattendo i costi della manodopera. La retorica attorno al lavoro volontario si erge su un senso comune ormai strutturato:
«la mancanza risorse economiche ce lo impone», ci dicono gli amministratori;«meglio lavorare gratis oggi, magari poi mi fanno un contratto», si sente ancora troppo spesso dire da chi lavora gratuitamente, tenuto in pugno dalla promessa che, una volta terminata la “gavetta”, il periodo di “formazione e specializzazione”, lo “stage”, il curriculum risulti arricchito da quell'esperienza e chissà che non si profili un futuro di lavoro regolare. Nessuno vuole certo togliere valore al volontariato, a partire dalle nostre stesse attività, condotte interamente a titolo volontario, ma esso non può sostituire quello che le amministrazioni non riescono a realizzare, non per mancanza di risorse, ma secondo una volontà politica
.

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Il caporalato nei vigneti Toscani

 

WORKS - COMUNICATO STAMPA

Pisa, 27 Febbraio 2017

C'era una volta il lavoro.

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La scomparsa più o meno improvvisa del lavoro non è un evento che riguarda solo la mancanza di impiego, la difficoltà di trovare una collocazione, un ruolo nel mondo delle attività lavorative. La scomparsa del lavoro incide in prima battuta sulla percezione che l'individuo ha di sé. Se al lavoro si assimilano diritti, uno stato sociale, un complesso di garanzie, allora vorrà dire che nella percezione della propria individualità vi sarà anche tutto questo. Al contrario, se lavorare equivale a essere sfruttati, non vedere riconosciuti i propri diritti, non godere di uno stato sociale degno di tale nome, allora tutto questo corrisponderà semplicemente a non esistere. Affermare il proprio diritto al lavoro, significa affermare il proprio diritto all'esistenza. Siamo stati abituati dalla cronaca di questi lunghi anni di crisi a una sequela di esplicite aggressioni alle lavoratrici e ai lavoratori d'Italia, d'Europa, del mondo intero. La nostra quotidianità lavorativa è figlia di un vero e proprio saccheggio, e la troppa vicinanza al corso degli eventi a volte offusca il quadro d'insieme.

Parlare oggi di lavoro significa sollevare la polvere che si è sedimentata a terra. Sollevarne un'intera nube. E in questa ricompaiono in controluce le parole chiave che definiscono una galassia di senso perduto: diritti, sfruttamento, asilo, occupazione, sciopero, classe, ricatto, migranti, cittadinanza, genere, reddito, conflitto, welfare... Sarebbero centinaia, ma ne bastano alcune perché il quadro possa ricomporsi di nuovo, più chiaro di sempre. Ricomporre il quadro, definire un vocabolario comune, studiare i problemi nella loro proiezione plurale: sono alcuni degli obiettivi di WORKS (venerdì 3 e sabato 4 marzo, a Pisa, presso il Polo Carmignani), un momento di dibattito e di confronto, uno spazio di analisi, riflessione e progettualità, per mettere a fuoco i problemi, condividere esperienze e vertenze, ma anche un momento di elaborazione attraverso cui dotarsi di nuovi strumenti di attivazione collettiva.

Un appuntamento dedicato al prisma delle vertenze strutturali che investono oggi il mondo del lavoro. Il lavoro mobile e migrante, caratterizzato dallo sfruttamento, dalla privazione delle libertà fondamentali, dalle dislocazioni coatte della forza-lavoro; il lavoro precario, ormai istituzionalizzato dal Jobs Act, sottopagato e malpagato, in nero, volontario e gratuito, trasformato dalla digitalizzazione e dall'automazione; il lavoro femminile, produttivo, salariato, riproduttivo, di cura, a domicilio, ancora vessato dal dumping salariale, dalla mancanza di riconoscimento e dalle discriminazioni di genere.

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Il voucher nuoce gravemente alla salute

Il voucher nuoce gravemente
alla salute delle lavoratrici e dei lavoratori

 

La proliferazione incontrollata dei voucher è il sintomo maggiore di una precarietà ormai fuori controllo.

I governi promotori di un simile strumento di infelicità collettiva sono stati senza dubbio numerosi (Berlusconi, Monti, Letta e in ultimo il fu governo Renzi) e si dividono più o meno equamente la palma della vergogna, ma è negli ultimi due anni che il fenomeno ha assunto una dimensione a dir poco endemica.

Le limitazioni prescritte dal Jobs Act (il divieto di utilizzo dei voucher negli appalti e l'obbligo di tracciabilità) sono con tutta evidenza fumo negli occhi. La verità è sotto gli occhi e sulla pelle di tutte e tutti: una precarizzazione selvaggia, condotta ormai sulle singole ore di lavoro, senza più una prospettiva che tenga conto della dignità minima della persona. Una vera e propria legalizzazione di forme di lavoro irregolare, una trasformazione a tutto vantaggio dei datori di lavoro e generatrice di precarietà, insicurezza e ‎povertà.

 

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Fragole Amare - WORKS

 

fb_header_pisa.jpgFRAGOLE AMARE

Mostra Fotografica a cura di Giulio Di Meo
03-04 marzo 2017
Polo Carmignani - Pisa

Sono tanti in Italia i campi in cui lavorano soprattutto clandestini. Nella provincia di Caserta i migranti si fermano da marzo a maggio per la raccolta delle fragole e durante la stagione estiva per lavorare nei campi in cui si coltivano pesche e angurie. Altri, sempre in estate, vanno nel foggiano per la raccolta dei pomodori. Con l’arrivo dell’autunno, invece, gli immigrati si spostano a Salemi (Tp) per raccogliere l’uva e le olive, oppure a Marsala (Tp). In inverno è tempo d’arance. In questo periodo, i luoghi della transumanza diventano Ribera (Ag), Catania e provincia, e Rosarno (Rc) dove si coltivano anche mandarini e kiwi. Storie di sfruttamento, pestaggi e incidenti sul lavoro. Uomini che finiscono per sottostare a condizioni che non permettono di soddisfare neppure i più elementari bisogni abitativi, e in condizioni igienico‐sanitarie a dir poco precarie.

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LOTTO MARZO SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE

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L'8 marzo più di 40 paesi sciopereranno e scenderanno in piazza al grido: ''Se le nostre vite non valgono, allora non produciamo!''

Dopo le grandi giornate di mobilitazione che hanno visto milioni di donne scendere nelle piazze di tutto il mondo, schierandosi contro ogni forma di violenza di genere, le donne argentine hanno lanciato per questo 8 marzo uno sciopero globale delle donne.


Anche in Italia, è stato accolto l'appello dal movimento nazionale Non Una di Meno. Dopo il corteo del 26 novembre, giornata in cui circa 250 mila persone hanno invaso le strade di Roma come una Marea, il movimento ha aderito alla giornata di sciopero dell'8 marzo e si è rinuito nelle due giornate bolognesi del 4-5 febbraio per stilare un piano femminista antiviolenza.

L’8 marzo sciopereremo perché non siamo più disposte ad accettare la violenza e lo sfruttamento che ci opprimono e che sono alla base di questo sistema economico e sociale, ingiusto ed eteropatriarcale. Tutti i giorni, a scuola, in casa, sul lavoro, per le strada, negli ospedali, nella rappresentazione dei media, la violenza si manifesta in molti modi: dalla molestia allo stupro, dall’aggressione verbale a quella fisica, dalla mancata tutela del lavoro di cura alle disparità salariali e alla richiesta di dimissioni in bianco, dalla discriminazione nella formazione a quella nello sport, dall’obiezione di coscienza allo stigma morale.

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Contro l'attacco al Canapisa

Il Progetto Rebeldia difende il diritto a manifestare per l'antiproibizionismo.

 
In queste settimane nella nostra città abbiamo seguito con sconcerto l'ennesimo dibattito - ai limiti della realtà - che si è svolto in consiglio comunale intorno alla manifestazione annuale di Canapisa. Sono stati cinque gli ordini del giorno presentati sullo svolgimento della manifestazione in città, e solo uno di questi era a favore dello svolgimento della stessa. E' inaccettabile l'atteggiamento di chi ha usato, in modo improprio, il consiglio comunale per impedire lo svolgimento di una manifestazione pubblica, pacifica e dai contenuti politici importanti.
Da un punto di vista giuridico non spetta al consiglio comunale autorizzare le manifestazioni pubbliche in quanto di competenza della Questura, alla quale deve essere semplicemente dato preavviso dagli organizzatori dello svolgimento con almeno 3 giorni di anticipo (confermato dalla sentenza del Tar Lazio n. 7031/2016). La nostra Costituzione garantisce il diritto di manifestare, diritto che vogliamo continuare a esercitare anche il prossimo 20 Maggio per la diciattesima edizione del Canapisa.
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Risposta Antipro in Comune su Canapisa

 

LOCANDINAweb

Il 16 febbraio il Consiglio comunale di Pisa ha discusso ben 5 odg su Canapisa, di cui solo una a favore che tutela il nostro diritto a manifestare sancito dalla costituzione. Sono state presentate mozioni contro la nostra manifestazione antiproibizionista sia dalla destra sia da quella finta sinistra (Pd!) che in questa occasione ha trovato accordi con l’opposizione! Le 4 mozioni contrarie sono tutte basate su questioni ideologiche che poco si sposano con la realtà dei fatti certificata dalle istituzioni preposte e con i reali contenuti che da ormai 16 anni portiamo in strada. Questa la risposta nel merito dell’Osservatorio antipro CanapisaCrew:
Da http://osservatorioantipro.org/

 

 

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WORKS - Il Programma

#2 Marzo @Circolo Arci La Balaiaka 

ore 21:15 Proiezione:

"I, Daniel Blake" di Ken Loach

 

#3 Marzo @Polo Carmignani

 

ore 18:00 Dibattito: 

LAVORO MIGRANTE: mobilità, sfruttamento e possibilità di organizzazione

ore 20:30 Apericena equa e solidale 

ore 21:30 Dibattito  Aspettando l'8 Marzo di Non Una di Meno:

IL LAVORO FEMMINILE NELL'ECONOMIA DELLA CRISI: lavoro produttivo e riproduttivo, di “cura” e “a domicilio”.

 

 #4 Marzo  @Polo Carmignani

ore 14:30  WORKShop

1) Jobs Act: dalle forme della precarietà alle lotte possibili

2) Precarietà e lavoro nero nel distretto di Santa Croce 

 

ore 17:00 Tea Break con Il Chicco di Senape

ore 18:00 Dibattito: 

NON CHIAMATECI PRECARI. Nuove parole e pratiche per una politica comune

 

#3 e 4 Marzo @Polo Carmignani

AREA BOOKS & IMAGES”: 

  • Mostra fotografica “FRAGOLE AMARE” di Giulio di Meo
  • Bibliografie tematiche grazie al contributo di Libreria Tra le Righe e Fumettando
  • Biblioteca Franco Serantini con libri sulla "storia del lavoro e del movimento operario"

 

  vedi dettagli

 

 

 

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