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è un’area
industriale di quasi 8000 m2 abbandonata dalla fine del 2004. Era uno dei complessi
industriali più antichi di Pisa, in cui
si costruivano manufatti per impianti chimici e petrolchimici. Di proprietà in
proprietà, di fallimento in fallimento, questa industria ha subito negli anni un
progressivo abbandono, fino all’ultima acquisizione da parte del Gruppo
Panchetti, uno dei maggiori costruttori della zona pisana (Ex-enel,
Ex-Sanac) che la vide definitivamente chiusa e gli operai che si costituirono cooperativa
(la COIMM) trasferiti a Cascina, continuando parte di quell’attività.
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Quella che ora è la ex- Siticem, ha rappresentato a Pisa dal 1974 fino agli anni novanta uno dei siti produttivi e occupazionali più importanti di Pisa, avendo all’attivo la costruzioni di parti del ponte sul Bosforo. Situata alla Vettola, la Siticem spa era un’azienda metalmeccanica la cui attività principale era incentrata sulla costruzione di manufatti per impianti chimici e petrolchimici, affermasti a livello nazionale ed anche europeo fino agli novanta quando l’azienda subisce una crisi economica tale da far intraprendere alla proprietà un ridimensionamento della produzione, con una conseguente ricollocazione di tutti i lavoratori nella sede nella sede di Rosignano (Siticem Manutenzione Montaggi).
Grazie ad una battaglia sindacale sostenuta dal rappresentante Fiom-CGIL di Pisa, Franco Marchetti, si riuscì almeno in un primo momento a mantenere l’attività produttiva nell’area pisana. Ma per i lavoratori la situazione andò sempre più peggiorando fin dal 1995 con ritardi sempre più ingenti nei pagamenti degli stipendi e il costante pericolo della perdita del lavoro.
Nel 1997, con la richiesta dell’azienda di un concordato fallimentare, molti lavoratori che lavorano nel ramo costruzioni e alla divisione vetro passarono alla Siticem Manutenzione Montaggi di Rosignano pur senza migliorare la situazione e la stabilità lavorativa.
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Il Municipio dei Beni Comuni presenta:
LE AREE DISMESSE PER RIVITALIZZARE LA CITTA’ DI PISA
Due giorni di riflessione e confronto con urbanisti
a partire da un’area dismessa e recuperata dalla cittadinanza.
Oggi
le Amministrazioni (Pisa, Calci, Vicopisano, San Giuliano, Vecchiano,
Cascina) hanno intrapreso il percorso per la formazione del Piano
Strutturale d’area, è quindi il momento per definire obiettivi e regole
per una programmazione che esprima i bisogni e i desideri della
comunità.
E’
il momento delle scelte responsabili, tra cui il destino delle aree
dismesse, abbandonate. Si rende indispensabile affrontare una
discussione costruttiva sul ruolo di queste aree, superando il concetto
di “valorizzazione” immobiliare e dell’ irremovibilità del costruito. Le
aree produttive dismesse dovranno essere considerate quali aree da
pianificare unitariamente in un processo partecipativo, in cui si
affronti e si verifichi il loro valore d’uso, facendo emergere in via
prioritaria l’interesse della collettività.
E’
una scommessa ardua, ma in questo momento favorito dalla crisi del
mercato immobiliare in atto, la politica deve confrontarsi su questi
temi. Basta consumare suolo e risorse, attraverso il Piano Urbanistico
partecipato, si deve avviare un processo lungimirante che valorizzi
l’impegno sociale attraverso la rigenerazione delle aree dismesse.
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Anche quest'anno il 23 aprile 2013 a Pisa si terrà la “Giornata della Solidarietà”, organizzata da Comune di Pisa e Onlus Ciardelli per le scuole pisane dell'infanzia, primarie e medie.
Fino al 2011 le attività della “Giornata” si svolgevano interamente all'interno della caserma “Gamerra” della Folgore. A causa della partecipata protesta di associazioni, genitori e cittadini l'organizzazione è cambiata: dal 2012 le attività si svolgono in città, e propongono all'attenzione di bambine e bambini dei “percorsi sui principi fondamentali della Costituzione.”
L’anno scorso abbiamo valutato le nuove modalità di attuazione, nonostante la nostra convinzione che l’iniziativa rimanesse criticabile. Quest'anno esprimiamo con serenità la nostra opinione: la “Giornata della Solidarietà” non può essere proposta ai bambini delle scuole in orario scolastico, ma deve tornare ad essere un'iniziativa a cui le famiglie possano decidere con assoluta libertà se far partecipare o meno le proprie figlie e i propri figli.
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A Pisa parte la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare "Rifiuti Zero". In data 19 aprile cittadini e associazioni si sono riuniti ed hanno avviato un comitato locale pisano, affinchè anche Pisa e provincia possano dare un contributo a questa importante campagna verso una società più sostenibile.
Il comitato è aperto a tutti coloro che vogliano contribuire fattivamente alla raccolta di oltre 50000 firme nei prossimi 6 mesi.
Invitiamo inoltre tutti i soggetti abilitati ad autenticare le firme (consiglieri, notai, etc.) a fornire la propria disponibilita' affinche' sia possibile esercitare il diritto dei cittadini a proporre questo disegno di legge.
Per maggiori informazioni sulla legge il sito ufficiale è http://www.leggerifiutizero.it/ . Per dare il proprio contributo su Pisa e provincia è possibile contattarci tramite l'indirizzo
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
oppure tramite la pagina facebook Comitato Legge Rifiuti Zero Pisa .
Comitato Legge Rifiuti Zero Pisa
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Ieri, a San Miniato, i 57 sindaci dell'ex ATO2 e i loro rappresentanti hanno continuato a non volere rispettare il referendum popolare sull'acqua del 2011 e hanno votato, all'eccezione di Lamporecchio, a favore della nuova tariffa che ripropone sotto altro nome il profitto garantito nella gestione del servizio idrico.
Malgrado la sentenza del TAR Toscana del mese scorso, malgrado il parere del Consiglio di stato del 25 gennaio, malgrado la sentenza della Corte costituzionale in cui è stato ribadito che la finalità, perseguita con il quesito referendario avente ad oggetto l’art. 154 del d.lgs. n. 152/2006, era di “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua” (Corte Costituzionale, 26.1.2011, n. 26) e che questo risultato doveva essere dichiarato applicabile a partire dal 21 luglio 2011.
Nel mancato rispetto della democrazia e della legalità, il peggio è stato raggiunto nel voto favorevole dell'assessore Viale del comune di Pisa non rispettando la mozione del consiglio comunale della settimana scorsa che impegnava l'amministrazione comunale a votare in modo contrario.
Si scrive Acqua e si legge Democrazia.
Certaldo, il 19 Aprile 2013
Forum Toscano dei movimenti per l'acqua ATO2
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Il Consiglio comunale, con una decisione bipartisan, nella sua ultima riunione prima delle prossime elezioni amministrative di fine maggio, ha votato a maggioranza una mozione per intitolare tre strade a un democristiano (Carlo Ciucci), un comunista (Giuseppe De Felice) e un fascista (Giuseppe Niccolai). Tale decisione cade nel 70° anniversario della caduta del fascismo e dell’inizio della lotta di Liberazione e a pochi giorni dalle commemorazione del 25 aprile (Festa della Liberazione)!
Nelle motivazioni di tale delibera si legge che è oggi “importante richiamare come esempi positivi di ‘buona Politica’, utili a imparare, figure che hanno dedicato la vita alla ricerca del bene comune della propria città, in maniera appassionata e disinteressata”. I tre personaggi, in realtà molto diversi tra loro, come indicato nel testo della mozione, sono stati soprattutto “uomini di partito”, che coerentemente con le loro idee hanno dedicato la loro vita alla propaganda ideologica. La decisione, dunque, presa dalla maggioranza del centro sinistra con l’accordo del centro destra di dedicare a loro delle strade sembra essere in realtà più un provvedimento autoreferenziale di coloro che oggi si sentono gli eredi di tali tradizioni politiche, che un riconoscimento a dei “benefattori” della comunità.
In particolare ci sembra grave che, nella mozione, là dove si dice che Giuseppe Niccolai ha partecipato come volontario alla Seconda guerra mondiale, si ometta di precisare che l’adesione fu alla guerra dell’Italia fascista alleata con la Germania nazista, ovvero quella parte che se avesse vinto non avrebbe creato una democrazia bensì un regime di terrore, di discriminazione, di violenza e di razzismo. D’altra parte, coerentemente, Giuseppe Niccolai non ha mai rinnegato il suo passato, anzi in più di un’occasione ha sempre rivendicato la sua appartenenza di parte, quella parte che ha sempre rifiutato di vedere nel 25 aprile la data che ha ispirato la nascita della nostra Repubblica, il giorno del riscatto del Paese soggiogato da vent’anni di dittatura e da una guerra disastrosa voluta dal regime fascista alleato alla Germania nazista.
Dedicare a lui una strada vuol dire dare uno schiaffo alla memoria di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita alla libertà e alla democrazia. Sarebbe stato bello se il Consiglio comunale nella sua ultima deliberazione avesse invece deciso di dedicare una strada a Teresa Mattei, recentemente scomparsa, partigiana antifascista, membro dell’Assemblea costituente che ha dedicato tutta la sua vita alla difesa dei diritti delle donne e degli umili, lei sì un modello di coerenza e di altruismo al di sopra delle ideologie dei partiti, benefattrice della nostra comunità.
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Lunedì alle ore 16 a San Miniato presso la Casa de Popolo si riunisce la Conferenza Territoriale ex A.A.T.O.2-Basso Valdarno per approvare la nuova tariffa truffa: ci saremo per fare sentire la nostra voce in difesa del referendum e della democrazia.
Appena pochi giorni fa il Consiglio Comunale di Pisa approvava una mozione per ostacolare il metodo tariffario transitorio che l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha deliberato sull’acqua e che impegnava il Sindaco e la Giunta a contrastare la tariffa transitoria “in tutte le sedi in cui il Comune è chiamato a formulare pareri e decisioni in merito al Servizio Idrico, in particolare nelle Conferenze dei Sindaci e nell'Assemblea Idrica Toscana”.
Invece ieri, con il voto favorevole di Pisa oltre che di altri 12 Sindaci (contraria solo Pistoia), il Consiglio Direttivo dell’A.I.T. ha approvato il nuovo metodo tariffario che tradisce i referendum del giugno 2011 reintroducendo sotto il nome oneri finanziari, la remunerazione del capitale investito, ovvero il profitto garantito.
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Anche il consiglio della
provincia di Pisa invita presidente e giunta ad operarsi in una
mediazione tra gli attivisti del Progetto Rebeldia e la
multinazionale J Colors per evitare il sequestro coatto dell'ex
colorificio toscano.
L'immobile, tra le
tante aree industriali dismesse, recuperato e restituito ad uso
sociale nell'ottobre scorso, è oggi una realtà che offre uno spazio
di aggregazione aperto, con attività che vanno dalla palestra di
arrampicata alla biblioteca, passando per la ciclofficina e i corsi
di arabo.
Questo non piace alla la proprietà dell'immobile,
che dopo aver abbandonato all'incuria e al degrado l'area per oltre 4
anni, a fine gennaio si è "ricordata" dello stesso,
cominciando a fare pressione per rientrarne in possesso, senza per
altro indicare per quali progetti.
La vicenda ha riacceso un
dibattito sulla funzione sociale della proprietà privata che ha visto
importanti giuristi e le reti dei movimenti a livello nazionale e
internazionale schierarsi decisamente a favore dell'esperienza
dell'Ex-Colorificio Liberato.
L'ispezione della polizia
faceva preludere una dura conclusione che avrebbe segnato la
sconfitta della democrazia e del dialogo, lacerando profondamente il
tessuto sociale della città.
Dibattito nel quale le
istituzioni sono rimaste silenti fino a pochi giorni fa, quando il
consiglio comunale di Pisa ha impegnato sindaco e giunta "a
ricorrere anch'essi a tutti gli strumenti a loro disposizione per
evitare uno sgombero coatto dell'ex-colorificio, facendosi promotori
di ogni iniziativa possibile che permetta di arrivare a una soluzione
pacifica e di favorire un dialogo costruttivo tra le associazioni e
la proprietà al fine del raggiungimento di un'intesa fra loro, nel
pieno rispetto della legalità e dei valori sociali espressi dalle
attività delle associazioni stesse".
Ieri anche la
provincia, ha voluto affermare il suo ruolo funzionale in questioni
che riguardano tra l'altro, la tutela del suolo e dell'ambiente,
turismo, cultura, sport, sociale. Questioni che
l'Ex-colorifcio nei fatti pone al centro della propria quotidiana
attività.
Ci auguriamo che nei
fatti questa presa di posizione da parte delle istituzioni faciliti
quanto prima un incontro tra la proprietà (privata) e il
Muncipio dei Beni Comuni.
Progetto Rebeldia
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Care e Cari,
purtroppo dobbiamo annunciarvi che venerdi 12 aprile c'è
lo sciopero nazionale dei trasporti ferroviari per questo motivo i
relatori non riescono a raggiungere Pisa e il seminario ("Dal diritto all'insorgenza all'uso comune", intervengono: Mario Pezzella (Scuola Normale Superiore),
Paolo Maddalena (Ex-vicepresidente della Corte Costituzionale),
Gianfranco Ferraro (studioso di filosofia politica UniSalento), un
esponente dell'Ex Asilo Filangieri - Napoli) per il momento è rinviato a data da destinarsi.
Vi faremo sapere al più presto il prossimo appuntamento.
Il prossimo appuntamento di CREARE COMUNE rimane confermato per il 20 Aprile alle 18 per parlare di
Economia solidale: Da forme di sussidiarietà alla lotta alla mafia
interverranno
Francesca Forno - Ric. di Sociologia Università di Bergamo
Fabio Giuliani - Ass. Libera - ufficio nazionale beni confiscati
un caro saluto,
Municipio dei Beni Comuni / Ex-Colorificio Liberato
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Recita così il dispositivo della mozione approvata ieri 9 aprile al termine di una lunga giornata di consiglio comunale: “il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta comunale a ricorrere anch'essi a tutti gli strumenti a loro disposizione per evitare uno sgombero coatto dell'ex-colorificio, facendosi promotori di ogni iniziativa possibile che permetta di arrivare a una soluzione pacifica e di favorire un dialogo costruttivo tra le associazioni e la proprietà al fine del raggiungimento di un'intesa fra loro, nel pieno rispetto della legalità e dei valori sociali espressi dalle attività delle associazioni stesse”.
La discussione in questo consiglio di fine consiliatura ha avuto come introduzione dell’argomento la proiezione del servizio del TG3 nazionale di qualche giorno fa. Per la prima volta, anche se parzialmente, a Palazzo Gambacorti si è affrontato il futuro delle grandi aree industriali dismesse, di cui l’ex-colorificio è un solo uno dei tanti esempi nella nostra città.
Sulla questione particolare è intervenuto anche l’Assessore Cerri, ribadendo come non vi sia alcuna previsione di cambiamento di destinazione d’uso dell’area, dati il recente implemento produttivo della fabbrica vicina (la Gerresheimer) e data l'impossibilità tecnica anche nel medio-lungo periodio di modificare il piano strutturale.
Dopo un silenzio di quasi sei mesi l'Amministrazione comunale ha dato una risposta chiara alle migliaia di persone che il 16 febbraio sono scese in piazza in difesa dell'ex Colorificio Liberato, e alle centinaia di cittadini che ogni settimana ne attraversano lo spazio per le tante attività (dalla palestra di arrampicata alle proiezioni, alla musica, agli sportelli delle associazioni, ai dibattiti...). Il Consiglio Comunale non poteva continuare ad ignorare l' appello di eminenti giuristi e accademici (Rodotà, Maddalena, Mattei, Nivarra, Settis...) e gli altri appelli che in questi mesi si sono susseguiti, dagli ex lavoratori del Colorificio a importanti componenti della vita associativa e di movimento.
Finalmente, nell'ultima seduta utile, il Consiglio Comunale ha preso parola, dando un preciso mandato al Sindaco e alla Giunta affinché si adoperino in ogni modo per evitare lo sgombero che la proprietà, la multinazionale J Colors, ha chiesto a più riprese nell’ultimo periodo. Ci chiediamo inoltre, anche dopo la dichiarazione dell’assessore Cerri che fa sfumare la possibilità di una speculazione sull'area in tempi rapidi, che cosa mai la J Colors potrà e vorrà fare di uno spazio di 14.000 mq lasciato per anni in stato di abbandono, fino a quando il Municipio dei Beni Comuni non ha iniziato a prendersene “cura” nell'ottobre scorso. L'auspicio è che tutte le autorità competenti diano ora il tempo necessario per poter esperire in modo adeguato una proposta di trattativa con la proprietà per una soluzione positiva della vicenda dell'ex Colorificio Liberato. A questo risultato dovrà dare ora un contributo rapido e fattivo il Sindaco Filippeschi, tenendo fede all'impegno a cui lo vincola la mozione del Consiglio Comunale.
Come associazioni chiediamo al Primo Cittadino di passare subito ai fatti, ottenendo un congelamento della procedura di sgombero e adoperandosi per il dialogo con la proprietà.
Progetto Rebeldia
www.rebeldia.net
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