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Centinaia di migliaia di euro dovuti al Comune di Pisa.

Centinaia di migliaia di euro dovuti al Comune di Pisa. Il sindaco intervenga contro la chiusura del palazzo.

Quanti soldi deve la Tognozzi spa al Comune di Pisa per l'occupazione di suolo pubblico? 
Nella mente di tutti gli abitanti di Pisa la facciata di Palazzo Boyl è un insieme di tubi e giunti che per circa 6 anni non ha reso possibile la vista del palazzo. Ci chiediamo se la Tognozzi spa, dopo i sei mesi iniziali, ha mai pagato al Comune di Pisa l'occupazione di quel suolo pubblico. E al contempo vorremmo capire se e quali azioni l'amministrazione comunale ha intrapreso in tutti questi anni per riscuotere questo credito, prima che ovviamente fallisse nel Marzo 2014, cioè in tempi in cui era ancora possibile avere i soldi pagarti.

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Queersquilie sulla riapertura di Palazzo Boyl

La mattina di sabato 22 novembre una nuova finestra si è aperta su Pisa: il Municipio dei Beni Comuni ha liberato Palazzo Boyl, uno splendido immobile cinquecentesco lasciato all’incuria e all’abbandono per sei lunghi anni. L’apertura di questo spazio ha rivelato alla città affreschi e stanze di singolare bellezza e le ha restituito un luogo storico perché se ne riappropri, lo viva e lo renda centro della sua socialità. 
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Una città in comune saluta la liberazione di Palazzo Boyl dalla speculazione immobiliare

 Ci sono eventi che a volte appaiono emblematici dei valori di un’epoca. Un antico palazzo (Palazzo Grassi – Boyl) riccamente istoriato da affreschi bellissimi, eseguiti da artisti importanti, ereditato per generazioni da una casata nobiliare (la famiglia Agostini Venerosi della Seta) che ha dato lustro ad intellettuali rimasti nella storia italiana come Domenico Guerrazzi, viene venduto venduto ad un’impresa immobiliare (la Tognozzi Group) per trasformarlo nell’ennesimo palazzo-contenitore di appartamenti di lusso da vendere a quei pochi ricchi in grado di permettersi un appartamento su uno dei più bei lungarni di Pisa. I lavori iniziano nel 2008 con tanto di impalcature a coprire la bellezza della facciata. Sei anni, in attesa di risorgere a nuova vita.

 

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SOCIETA' IN TRANSIZIONE. ECONOMIA LOCALE E DIRITTO AL CIBO

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Mondo Cana su Pilo Boyl

http://www.mondocana.com/2014/11/palazzo-pilo-boyl-riaperto/

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Palazzo Boyl Rassegna Stampa

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 IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Manlio Lilli
Pisa, gli affreschi sono di tutti: niente appartamenti a Palazzo Boyl
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/23/pisa-gli-affreschi-sono-di-tutti-niente-appartamenti-a-palazzo-boyl/1229481/

 Il Manifesto Nilo Di Modica, PISA, 22.11.2014
Il Municipio a Palazzo Boyl
http://ilmanifesto.info/il-municipio-a-palazzo-boyl/
pubblicato anche su contro la crisi
http://www.controlacrisi.org/notizia/Conflitti/2014/11/23/43095-pisa-riprende-liniziativa-di-municipio-beni-comuni-occupato/ 

Il Tirreno Pisa
Chiuso da anni, occupato Palazzo Boyl
http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca/2014/11/22/news/chiuso-da-anni-occupato-palazzo-boyl-1.10357372 

Il Corsaro-info
Una nuova occupazione a Pisa svela la bellezza nascosta dalla speculazione
http://www.ilcorsaro.info/in-piazza-3/una-nuova-occupazione-a-pisa-svela-la-bellezza-nascosta-dalla-speculazione.html#.VHDckPfIgas.facebook

Il Becco
La bellezza è di tutte e tutti: Palazzo Boyl bene comune
http://www.ilbecco.it/toscana-2/pisa/item/1837-la-bellezza-%C3%A8-di-tutte-e-tutti-palazzo-boyl-bene-comune.html

Popoff
Pisa, il Municipio dei beni comuni occupa e libera Palazzo Boyl
http://popoffquotidiano.it/2014/11/22/pisa-il-municipio-dei-beni-comuni-occupa-e-libera-palazzo-boyl/ 

Go News 
Occupato Palazzo Boyl da parte di Municipio dei Beni Comuni. Era chiuso da 7 anni
http://www.gonews.it/2014/11/22/occupato-palazzo-boyl-da-parte-di-municipio-dei-beni-comuni-era-chiuso-da-7-anni/

  

 

 

 

 

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Pisa, gli affreschi sono di tutti: niente appartamenti a Palazzo Boyl


 
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“Sei anni di inutili impalcature, un palazzo storico abbandonato senza alcuna vergogna, un’impresa malamente fallita e un debito tributario di cui non è dato sapere”, scrivono in una nota i sostenitori de Il Municipio dei Beni Comuni di Pisa, un cartello di associazioni di ambito differente. L’occasione è l’occupazione di Palazzo Grassi-Boyl, sul lungarno, e la possibilità, finalmente di restituire alla città un pezzo della sua storia. “Una finestra si è aperta. La bellezza è di tutte e tutti” si legge sullo striscione sistemato sul balcone al primo piano dell’immobile.

La riapertura, e dunque la nuova fruizione, costituiscono in fondoun tentativo. Quello di contrapporsi ad attori (proprietà e Comune) di una vicenda dai contorni incerti ma dall’esito dichiarato. Più che dichiarato. E’ il 2008 quando il Palazzo di 3000 metri quadrati, messo in vendita dai discendenti degli Agostini Veronesi della Seta, che ne erano entrati in possesso nel 1841, viene acquistato dalla Tognozzi Group. “Una realtà economica solida e indipendente, da più di cinquanta anni competitiva nel settore immobiliare”, si legge nel sito della società. Con queste premesse, l’avvio dei lavori al palazzo una conseguenza naturale. Montante le impalcature, impiantato il cantiere, insomma. Ed è così che si è mostrato ai pisani per anni, durante i quali hanno dovuto fare i conti anche con i problemi derivanti dalle impalcature, in particolare quelle sul lato del Palazzo affacciato su via della Palla Corda.

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IN SOSTEGNO ALLA LIBERAZIONE DI PALAZZO BOYL

COMUNICATO IN SOSTEGNO ALLA LIBERAZIONE DI PALAZZO BOYL

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Questa mattina i compagni e le compagne del Municipio dei Beni Comuni hanno restituito alla cittadinanza pisana Palazzo Boyl, edificio storico posto sul Lungarno Mediceo. Un'azione che permetterà l'accesso a un bene da troppo tempo (6 anni) nascosto da un ponteggio alla città. Nel 2008, infatti, i discendenti dei conti Agostini Venerosi della Seta (ultimi proprietari dell'immobile) avevano venduto il palazzo a una società per azioni, la Tognozzi Group. Da allora la facciata è rimasta celata alla vista dei cittadini e delle cittadine da un ponteggio che sarebbe dovuto essere utilizzato per la ristrutturazione del bene. Succede però che nel marzo 2014 il Tribunale di Firenze dichiara il fallimento della Tognozzi Group, indagata anche per corruzione all'Agenzie delle Entrate di Firenze. 

Da allora, come negli ultimi 6 anni, niente è stato fatto. Il Comune e la giunta Filippeschi, che tanto sventolano all'Europa l'immagine di una città culturalmente all'avanguardia, hanno lasciato che la polvere, le ragnatele e l'intemperie del tempo rovinassero gli affreschi del Marianini (pittore della prima metà dell'800 e Direttore per qualche anno dell'Accademia delle Belle arti di Pisa), insieme a tutte le bellissime colonne e stanze del palazzo. 

 

Come Giovani Comunisti Pisa ci uniamo al Municipio dei Beni Comuni, condividendo le ragioni che hanno portato alla riapertura di palazzo Boyl. E, nella speranza di vedere questo immobile aperto ancora per tanto tempo, nei prossimi giorni parteciperemo alle attività che vi verranno organizzate. 

 

GIOVANI COMUNISTI PISA

 

 

 

Il Municipio dei Beni Comuni riapre alla popolazione Palazzo Boyl

UNA FINESTRA SI APRE E LA BELLEZZA DIVENTA DI TUTTI E TUTTE.

IL MUNICIPIO DEI BENI COMUNI RIAPRE
ALLA POPOLAZIONE PALAZZO BOYL, EX PALAZZO GRASSI

Da giugno la facciata del Palazzo Pilo Boyl che affaccia sul Lungarno è tornata visibile. Per sei lunghi anni un ponteggio ne ha nascosto il volto - purtroppo trascurato - alla vista della città. E quando la suggestiva facciata è riemersa alla luce del sole, la scoperta è stata a dir poco sinistra. Ogni cosa era come prima, nessun intervento era stato condotto sulle mura cinquecentesche, con buona pace di ciascuno. Pochissime la voci che si sono levate dal coro muto di quanti hanno finto che tutto questo fosse normale.

E invece. Un pezzo di storia della città sembrava destinato all'oblio e al decadimento, senza possibilità di soccorso. Abitato fino al 1841 dalla famiglia Grassi (che lì vi ospitò a lungo Domenico Guerrazzi, scrittore e politico risorgimentale), è passato poi ai conti Agostini Venerosi della Seta, i cui discendenti ne hanno detenuto la proprietà fino, appunto, al 2008, quando il palazzo è rientrato nel patrimonio di una società per azioni, la Tognozzi Group. 
 
 
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Ruspe alla Bigattiera: una intimidazione.

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Altro che costruzione di percorsi con le famiglie del campo della Bigattiera, siamo alla intimidazione vera e propria.
 La mobilitazione di forze dell'ordine e ruspe per abbattere alcune baracche all'interno del campo, sotto la regia dell'amministrazione Filippeschi, ha solo uno scopo: intimidire le famiglie che vivono lì da anni, per la maggior parte minori, per "convincerle ad allontanarsi”. E' questa la ricetta della giunta di centro-sinistra che in assenza di qualsiasi progetto per queste famiglie cerca con la forza di allontanarle dalla città dove i loro figli sono nati e vanno a scuola. La stessa assessora Capuzzi che guida l'operazione "ruspa e paura" ha ribadito nella commissione consiliare competeten che ad oggi non esistono progetti definiti per le famiglie e che comunque saranno escluse da percorsi sociali tutte quelle che non hanno il permesso di soggiorno, ovvero circa il 90% di chi sta in quel campo, ma che nei fatti vive a Pisa da oltre 20 anni. 
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#14N SCIOPERO SOCIALE - compila il tuo CV

Il radicale interrogativo che ci poniamo nell'organizzazione di questa giornata riguarda la possibilità di costruire un’opposizione sociale
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 alle politiche neoliberali, e se sia possibile farlo, soprattutto, in un paese segnato dal declino e dalla marginalità. Un piccolo tassello viene posto per costruire un'agenda di lotta che sappia connettere i soggetti sociali più deboli, rinchiusi nell'invisibilità e nella solitudine dell'impotenza inerte. La sofferenza della crisi deve diventare atto politico di liberazione. La politica deve modellare la sofferenza in una “degna rabbia”, che ci permetta di incrociare le braccia contro un modello economico iniquo.
Ecco, dobbiamo tentare di riconoscerci, organizzarci e contarci per vincere.
 
Step 1 Riconoscerci: compila il tuo CV on line
 
  
 

E' tempo di sciopero sociale! #14N

 

 Come reagire alla morsa della crisi.
Un'analisi del Municipio dei Beni Comuni

 

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“La democrazia non è né la forma di governo che permette all’oligarchia di regnare in nome del popolo né la forma di società regolata dal potere della merce. E’ l’azione che strappa continuamente ai governi oligarchici il monopolio della vita pubblica e alla ricchezza l’onnipotenza sulle vite. E’ la potenza che deve, oggi più che mai, battersi contro la confusione di quei poteri in un’unica legge di dominio.”

(Jacques Rancière, L’odio per la democrazia, Napoli, Cronopio, 2007)


Siamo giunti ormai al sesto anno di questa crisi finanziaria. Una crisi che modella le nostre vite – le stritola come una morsa – caratterizzandosi fortemente per uno stato di incertezza permanente. Riduzione dei salari, precarizzazione di massa, distruzione sistematica del welfare e disoccupazione generalizzata. Nel ventunesimo secolo ormai ogni persona è atomizzata e si proietta nel modello antropologico individualista, nel successo economico facile, nell'edonistica società dei consumi e dello spettacolo. Il capitalismo rimane il modello di società più desiderato, nonostante quel successo proposto sia solo per pochi eletti. Questa particolare forma di dominio - dove non porta ricchezza e successo economico - costringe l'essere umano a vivere un evento inedito, la desolazione, l'estraniazione dal mondo, quell'esperienza che provoca nell'uomo la sensazione di non sentirsi più parte del luogo in cui abita. Muore la politica e muoiono le relazioni umane. Muore la capacità di agire in comune. Nonostante il diffuso malessere sociale anche l'oppresso rimane ancorato al modello del self-made-man ed è innegabile come oggi sia davvero molto difficile ricostruire comunità e legami di solidarietà sociale.


 

 

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