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Rebeldìa in piazza con la Lucca antifascista

 Ci troviamo oggi in una fase dove la repressione poliziesca dei movimenti e delle fasce più deboli e indifese della
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 popolazione è all’ordine del giorno. 
Così, mentre si chiudono le porte alle alternative che consentirebbero una convivenza pacifica e aperta alla pluralità, all’interno di una crisi che non smette di generare le sue vittime sociali, si permette a gruppi di fascio-leghisti di fomentare la guerra tra poveri, tra rigurgiti razzisti e xenofobi.
Quel che è successo a Lucca nella notte di mercoledì 15 luglio è un atto che nessuno, in una regione che ha conosciuto fin troppo bene la repressione nazifascista, dovrebbe tollerare e declassare a semplice atto di vandalismo. 
Reprimere il mondo movimentista e riversare tutte le colpe sul “diverso”, sull’ "immigrato”, mentre gruppi di squadristi agiscono liberamente, talvolta sotto la nascosta protezione delle forze dell’ordine, è qualcosa di fronte cui non possiamo rimanere in silenzio. 
Sabato 25 luglio il Progetto Rebeldia sarà in piazza San Michele con tutte quelle compagne e quei compagni che oggi, come ieri e domani, vogliono negare, nelle nostre città, ogni diritto di cittadinanza a qualsiasi tipo di fascismo.
 

È ufficiale, rimossi i container della vergogna dal parco di San Rossore!

Il fronte di di decine e decine di associazioni, reti antirazziste, scuole di italiano per stranieri, collettivi politici e amministratori, sindacati e partiti, avvocati e esperti in diritti dell'immigrazione ha rimesso al centro del dibattito politico la necessità di predisporre strutture adeguate all'accoglienza di chi scappa dai conflitti e dalla miseria. 

È sicuramente una bella notizia, ma non certo qualcosa per cui gioire o gridare vittoria, semmai la riaffermazione di principi minimi di umanità e civiltà.

Al momento non sappiamo se, quando o in quanti arriveranno, ma sembra che sia stata abbandonata l'idea di nasconderli in container di metallo, senza acqua corrente, servizi igienici o elettricità, lasciati arroventare al sole e isolati in quella savana deserta che diventa san rossore in estate.

 


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manifestazione no container a san rossore | domenica 19 ore 17 San Rossore

Domenica 19 Luglio una manifestazione cittadina attraverserà il Parco di S. Rossore, a piedi o pedalando, per raggiungere l’area di Cascine Nuove, dove la Croce Rossa ha di recente collocato, su mandato della Prefettura, alcuni container destinati ai richiedenti asilo e ai profughi. L’iniziativa intende protestare proprio contro questa scelta, che non ha nulla a che vedere con l’accoglienza: ospitare persone in fuga dalla guerra in strutture di lamiera, roventi d’estate e fredde d’inverno, senza idonei servizi igienici e nel totale isolamento, non significa accogliere.  Significa, con tutta evidenza, emarginare e segregare.
Ed è proprio sull'idea di un'altra accoglienza, che sappia garantire il rispetto della dignità umana e interpretare il bisogno di integrazione con il tessuto sociale cittadino, che si sono mobilitate decine e decine di associazioni, reti antirazziste, scuole di italiano per stranieri, collettivi politici, sindacati e partiti, avvocati e esperti in diritti dell'immigrazione, per ribadire il nostro NO alla ribattezzata “urbanistica della vergogna” e chiedere con forza la rimozione dei container.
Eppure, c’è chi rivendica la legittimità dei container: lo abbiamo visto nei comunicati del Parco di S. Rossore e della Croce Rossa. Il Parco parla di “condizioni di emergenza” che avrebbero spinto a una soluzione di questo genere: ci chiediamo di quale emergenza si stia parlando, visto che gli arrivi di migranti via mare sono un fatto noto da almeno tre anni, e tutti i territori si sono attrezzati per farvi fronte.

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Domenica 19 luglio: una passeggiata nel Parco di San Rossore contro i container e per la dignità

L’installazione dei container per profughi e richiedenti asilo a S.Rossore è una vergogna che non può essere tollerata. L’emergenza2sottoalsole.jpg non può giustificare la drastica riduzione degli standard minimi di accoglienza, previsti dalla Convenzione di Ginevra sul diritto di asilo, dalle norme europee e nazionali e dalle circolari del Ministero dell’Interno. Tra l’altro, contrariamente a quanto affermato nel comunicato del Parco di S. Rossore, non esiste alcuna “emergenza”: le migrazioni e i flussi di richiedenti asilo sono ormai un fenomeno strutturale, nei confronti del quale è possibile attrezzarsi, senza farsi trovare ogni anno impreparati e disorganizzati.
Il passato ce lo insegna, il “campo” è uno spazio di marginalità, di segregazione e di sospensione dei diritti. Ostacola l’inserimento e crea sospetti, diffidenze e ostilità. Occorrono strutture in grado di permettere la costruzione di percorsi di autonomia e di inclusione sociale. Gli spazi ci sono, quel che manca è la volontà di riqualificarli e una politica di accoglienza seria.


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SAN ROSSORE DI VERGOGNA.

DALLA FIRMA DELLE LEGGI RAZZIALI AI CONTAINER PER L'ACCOGLIENZA DEI RICHIEDENTI ASILO

Questa mattina un gruppo di attivisti di Africa Insieme e Progetto Rebeldìa - accompagnati dal consigliere comunale Francesco Auletta (Una città in Comune- PRC) - ha visitato i tre container installati dalla Croce Rossa a Cascine Nuove all'interno del Parco di San Rossore e predisposti per l'accoglienza di richiedenti asilo.

La nuova tipologia di accoglienza predisposta da Prefettura e Croce Rossa rappresenta una completa violazione dei minimi standard di accoglienza e dignità umana. I container sono stati installati in uno spiazzo verde completamente esposto al sole, con temperature interne che nello scorso fine settimana hanno toccato i 46 gradi. Mancano le docce e la collocazione spaziale non può che richiamare la volontà di esclusione e allontanamento di persone che sono scappate dalla guerra e hanno attraversato il mare in cerca di un futuro migliore.
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Mondiali Rebeldi 2015: aggiornamenti dalle fasi finali

Coppa Terzo Tempo:

Africa Unita                                                 VS                           Contratto Sociale GNU Folk

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Arrivano a disputare i quarti di finale cinque squadre di comunità migranti del territorio pisano (Albania, Romania, Kurdistan, Marocco,Senegal) e tre squadre di associazioni e gruppi pisani come Arciragazzi, Trabant FC e Nodo Collettivo.

Dei quarti di finale già molto impegnativi e che hanno già il sapore della finalissima.

Finalmente note anche le squadre partecipanti alla Coppa Terzo Tempo, che si giocherà Domenica 28 alle ore 20. Le squadre che,  non arrivate alle fasi finali,  hanno interpretato meglio lo spirito del Mondiale Rebelde. Per quest'anno sono Africa Unita, la squadra di profughi che abitano a Pisa, giunti da Lampedusa solo qualche settimana prima dell’inizio del torneo, e i Contratto Sociale FC, che alla prima esperienza ai Mondiali Rebeldi sono riusciti a perdere tutte e tre le partite ma che hanno portato in campo allegria. Queste le due squadre in pieno spirito del mondiale, dove non importa chi vince e chi perde, ma l’importante è starci dentro.
Anche quest’anno la coppa Terzo Tempo è dedicata alla memoria dello scomparso Presidente del Circolo di Pisanello, Paolo Balducci.

E mentre la Decima Edizione sta volgendo al termine iniziano già i preparativi per le finalissime di domenica 28 Giugno che prevedono come sempre anche un momento di socialità fuori dal campo con la Cena Mondiale, fino ai brindisi per la squadra che risulterà vittoriosa.

Progetto Rebeldìa
 

Mondiali Rebeldi 2015: al via le fasi finali

Finiscono il 17 Giugno le fasi preliminari del Mondiale Rebelde che consegnano agli ottavi di finale:
il Kurdistan, Marocco, Romania, Brasile, Tazza d’oro, Arciragazzi, Radio ROARR, Africa Insieme, Casa del Vento, Cerviningrad, Albania, Senegal, Socrates, Trabant FC, Libera e il Nodo Collettivo.

Un’ultima giornata dei gironi che ha visto anche l’attesissimo derby Emergency Pisa FC-Libera terminata con la vittoria di Libera, che termina il girone in seconda posizione.

Ma non solo calcio oggi..



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Classifica Mondiali Rebeldi 2015

 

Calendario Mondiale Rebelde 2015

 

Prima Giornata dei Mondiali Rebeldi

Si è svolta domenica 7 giugno la giornata inaugurale della decima edizione dei Mondiali Rebeldi al
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Dopo Lavoro Ferroviario. 
A dare il calcio d'inizio è stata la squadra della Koa Bosco, una compagnia di migranti provenienti da Rosarno la cui storia ha attratto un folto pubblico sugli spalti.  A giocare con i ragazzi che indossavano una maglia nera con la scritta: "Lo sport non ha colori" è stata la Dinamo 633, la storica squadra del Progetto Rebeldìa. E' stata una festa con i giocatori delle due squadre che sono entrati in campo tutti tenendosi per mano tra gli applausi degli spettatori.  Alla fine la partita si è conclusa con un 9 a 3 per la Koa Bosco che ha mostrato giocatori giovani e di grande talento. 


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Calcio d'inizio Mondiali Rebeldi 2015 - DECIMA EDIZIONE

"Grazie, grazie per essere venuti, per aver rischiato, per aver sopportato, per essere rimasti, per aver vinto. I sogni attraversano gli
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 oceani"

Questo il testo della targa che il Progetto Rebeldia consegnerà domenica 7 giugno sul campo del DLF, alla squadra dell'ASD Koa Bosco, che inaugurerà giocando la prima partita con la storica squadra rebelde, la Dinamo 633, la decima edizione del Mondiale Antirazzista.
Un gruppo di ragazzi provenienti dall'Africa subsahariana, che di notte dorme nei container, ammassati, appena fuori Rosarno, in una delle periferie più squallide d'Italia, di giorno si spacca la schiena raccogliendo arance e nel tempo libero vince il campionato di terza categoria calabrese della FIGC. Sì proprio la federazione italiana gioco calcio, quella della serie A, ma anche quella il cui presidente pochi mesi fa ironizzava con le solite battute troglodite e razziste sui giocatori africani e le banane.
Ma possiamo sperare che quelle frasi a loro non siano arrivate, sono troppo occupati durante il giorno a lavorare sul serio, mica come i loro colleghi professionisti
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Non si fa cassa con la Casa.

L’ennesimo attacco all’associazionismo da parte di questa amministrazione questa volta mette a rischio la storica sede della Casa della Donna.
La questione è sempre la stessa: fare cassa, alienare beni pubblici in favore di pochi e togliere alle tante attività della Casa della donna, tra l’altro portate avanti anche con le istituzioni locali, e alla cittadinanza, un altro punto di riferimento cittadino.

Non solo in questa città si ignora la voce di una parte importante di città che chiede spazi, che li individua e di cui propone una seria progettualità, ma vuole anche limitare l’attività e l’autonomia di storici spazi ottenuti negli anni, aperti a tutti e tutte, come  nel caso della Casa della Donna oggi o nel caso   dell’Unione Inquilini, pochi giorni fa.

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