Sesta Riunione Nazionale
del Comitato Promotore

Firenze, 18 settembre 2005

Domenica 18 settembre si è tenuta al CPA Firenze Sud la riunione del Comitato Promotore della Campagna Contro l'Art. 270 e Tutti i Reati Associativi, col seguente Odg:
- Relazioni sull'andamento della campagna
- Discussione sulle implicazioni dell'introduzione della recente "Legge Pisanu"
- Organizzazione delle prossime iniziative (iniziativa con i compagni Baschi, presentazione del Manuale di autodifesa politico-legale)
- Collegamenti politici con esperienze di lotta che si stanno sviluppando (lotte contro i CPT, movimento No War, ecc. )
- Varie ed eventuali.

Si decide innanzitutto di fare la riunione in un'unica sessione plenaria, in quanto i due gruppi di lavoro (gruppo legale e gruppo propaganda) avevano sospeso i lavori per la pausa estiva.

I compagni e le compagne delle situazioni locali hanno relazionato sulle attività del periodo estivo. Numerose le iniziative a cui si è partecipato: dibattiti, feste, banchetti informativi e via dicendo. Da più parti si è riscontrato un'attenzione crescente per la Campagna, e non solo nelle aree strettamente militanti; si è rilevato infatti come le questioni sollevate dalla Campagna vengano immediatamente colte da chi ha occasione di assistere alle iniziative, sollevando l'interesse di un pubblico variegato. Si è notato che lo sviluppo di altre lotte nei vari territori, a partire dalle lotte contro i CPT e in generale contro la repressione degli immigrati, apre spazi politici alle tematiche affrontate con la Campagna in un'area sociale sempre più ampia.

Si è proseguita in questi mesi la distribuzione dei materiali, kit, mostre, eccetera, tanto che è stata necessaria la ristampa di altri kit. In futuro se le richieste di materiale si manterranno elevate si potrà anche prendere in considerazione l'opportunità di stamparlo direttamente in tipografia. A Bologna si è prodotto il manifesto cittadino contro il 270, firmato da buona parte delle realtà locali dell'opposizione.
Tra le relazioni, riportiamo la proposta dei compagni di Trieste che sollecitano la creazione di una rete di collegamenti tra le realtà che promuovono la campagna nel nordest, in modo da dividersi in maniera più funzionale il lavoro e la partecipazione alle riunioni nazionali.
Molte realtà locali stanno cominciando a pensare all'iniziativa di presentazione del manuale.
I compagni di Trento propongono inoltre al Comitato di costruire un'iniziativa contro l'entrata della Turchia in Europa, in solidarietà coi prigionieri politici turchi e come momento di denuncia dell'assassinio di 17 militanti dell'MKP, perpetrato dalle forze di sicurezza turche nel giugno scorso. L'iniziativa dovrebbe avere caratteristiche nazionali, da tenersi all'ambasciata turca a Roma. Nella discussione che ne segue c'è accordo sulla fattibilità dell'iniziativa, sottolineando in particolare come un obiettivo dovrà essere quello di evidenziare non unicamente la brutalità del regime turco, ma la funzionalità del ruolo della Turchia per la UE e di come le due entità agiscano esattamente sullo stesso piano. Sarà anche un'occasione per ribadire il sostegno ai compagni turchi incarcerati in Italia, per i quali già a giugno erano state organizzate iniziative di solidarietà. Si conclude la discussione chiedendo ai compagni di Trento di redigere un testo che formalizzi la proposta e consenta alle realtà locali di discuterne più approfonditamente.

La discussione si è poi spostata sulla legge Pisanu e sui recenti sviluppi della repressione. Diversi interventi hanno rilevato come da parte dello Stato vi sia sempre più il tentativo di cooptare alcune categorie di lavoratori e di "cittadini" nella gestione del controllo e della repressione. Esempi evidenti sono la militarizzazione di pompieri e protezione civile; ma anche l'obbligo di schedatura di chi accede a internet imposto ai gestori di internet point, l'utilizzo dei controllori dell'autobus per schedare ed espellere gli immigrati o del personale di volo sugli aerei utilizzati per le deportazioni, all'obbligo per i baristi di vigilare sul divieto di fumare o di bere alcolici per strada; e via dicendo, fino alla schedatura di chi acquista biglietti per lo stadio o per il teatro.
Al riguardo viene rilevato come questi tentativi di cooptazione non devono essere dati "per scontati", regalando così alla controparte intere categorie sociali, ma come debba essere forte da una parte la denuncia di queste tendenze e dall'altra il sostegno a quelle componenti interne a queste categorie che esprimono una "resistenza" ai tentativi di cooptazione.
E visto che i materiali prodotti dalla campagna sono spesso stati il contributo più apprezzato e spendibile della campagna stessa si è ragionato di come, su alcuni aspetti di questa evoluzione repressiva (dal controllo telematico alla "gestione" dell'immigrazione), sarebbe necessaria la produzione di materiali più specifici e più approfonditi.
Primo fra tutti è stato proposto un lavoro sulla legge Pisanu, che nel Manuale compare solo a completamento di alcuni articoli, e che invece merita un approfondimento a se stante. Si è così deciso di preparare un dossierino costituito da una premessa, che inquadri il portato della legge, e da un'analisi passo passo degli articoli, che ne chiarisca i singoli paragrafi.

Su questo punto la discussione ha evidenziato ancora una volta come il primo motore di questi "aggiornamenti" sia l'esigenza di avere strumenti adeguati per criminalizzare alcune realtà specifiche, oggetto in questi periodi di particolari attenzioni da parte dello Stato. I nuovi paragrafi della legge sull'arruolamento e l'addestramento sono infatti perfetti per colpire gli "anarchici" e gli "immigrati islamici". Va però considerato che il portato della legge va molto più in là, mettendo duramente in discussione più in generale gli spazi di agibilità politica, cosa evidente con l'ultimo comma (il sexies) aggiunto all'articolo 270 che va a definire quale sia la condotta da considerare terrorista. Come sempre questo tipo di leggi rispondono ad una cosiddetta "emergenza" per poi divenire strumenti stabili della controrivoluzione preventiva.
E come sempre passano con l'approvazione "bipartisan" della destra di governo cosi come di buona parte della sinistra di opposizione.
Nel dibattito si nota anche come un certo tipo di sentenze "scomode", un esempio fra tutti la sentenza Forleo di assoluzione di alcuni immigrati dall'accusa di terrorismo, vengano usate più per segnalare quali siano le falle dell'attuale legislazione (e di conseguenza permettere al legislatore di turarle con nuove leggi), piuttosto che riuscire effettivamente a fare breccia nel "muro" istituzionale e diventare occasione di aggregazione di un'area garantista.

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In questa situazione diventa complessivamente sempre più percepibile la tendenza verso la costruzione di uno stato di polizia, che è tale a livello internazionale, e che passa non tanto per l'abolizione delle libertà borghesi, quanto attraverso la sovrapposizione a queste di una serie di norme tipiche di uno stato, appunto, di polizia. E se una legge come la Pisanu interessa essenzialmente i militanti "politici", lo "stato di polizia" riguarda invece masse più ampie e investe il cosiddetto piano democratico; in questo senso si aprono spazi di agibilità ed è utile attrezzarsi per la controinformazione e la propaganda all'interno della classe.
Diventa insomma più facile anche far rilevare come la controrivoluzione preventiva non sia solo una operazione di repressione nei confronti di alcune esperienze o di particolari "prospettive", ma come sia una strategia strutturale di gestione del potere in questa fase; una strategia che si sviluppa sull'esigenza di controllare e annientare le dinamiche di resistenza che inevitabilmente si generano all'interno di un sistema in crisi e le soggettività che si determinano.
L'operato dei poteri dello Stato assume un aspetto fortemente ideologico e fondante dell'egemonia di una classe; si criminalizza infatti una "condotta", e la produzione di leggi che sanzionano reati specifici diventa anche costruzione di un'egemonia culturale che piega l'immmaginario collettivo alle esigenze repressive del capitale, rendendo praticabile per lo stesso la cooptazione di sempre più ampie categorie di lavoratori.
Rendere comprensibile questa lettura significa essere riusciti a fornire degli strumenti utili a costruire coscienza critica, ognuno dei sostenitori della campagna pùò e deve poi ribaltare lo stesso lavoro nella sua realtà sociale e lavorativa, cercando gli addentellati che gli permettano di agitare e articolare nello specifico le medesime questioni.
In generale, quindi, la campagna dovrà non tanto coprire ogni aspetto che si presenti e che la riguardi, quanto cogliere all'interno di ogni situazione di lotta e resistenza i nessi più profiqui col proprio lavoro, dalla questione dei CPT a quella della guerra ecc. , per inserirvi dei piani di riflessione e dare il proprio contributo.
A partire da queste considerazioni si potrebbe iniziare a ragionare sulla costruzione di una grande assemblea nazionale, ampia e che coinvolga tutti i settori interessati. Un'iniziativa che potrebbe anche essere intesa come assemblea di "chiusura" della campagna e di rilancio, all'interno dei diversi settori, delle tematiche con essa affrontate.

In conclusione, alcuni compagni si sono incaricati di raccogliere i materiali sulla legge Pisanu e di preparare una premessa che riprenda il dibattito sin qui svolto, con l'obiettivo di avere l'opuscolo pronto per metà ottobre, possibilmente prima dell'inizio del giro di presentazioni del manuale di autodifesa. Tecnicamente si pensa ad un formato A5, che ogni situazione si può scaricare da internet e fotocopiare agilmente.

Per quanto riguarda il manuale di autodifesa, si decide un prezzo di vendita di 5 euro, e un prezzo di distribuzione (a chi ne chiede almeno 15-20 copie) di 3 euro a copia. Obiettivo: coprire per metà novembre le spese di stampa (1. 250 euro), e possibilmente garantirsi almeno parzialmente i fondi per una successiva ristampa, già prevedibile.
Al riguardo è importante che tutti tengano i conti dei manuali venduti e di quelli distribuiti a loro volta ad altre situazioni.
Alla prossima riunione si proverà a fare dei conti e raccogliere i primi incassi (nei giorni seguenti, visto l'ottimo successo di distribuzione del manuale, si è proposto di monitorare in anticipo l'andamento delle vendite, in modo da poter decidere con un certo anticipo l'eventuale ristampa).

Riguardo all'iniziativa sui compagni baschi si definisce una bozza di calendario delle iniziative, da svolgersi a Milano, Bologna, Firenze, Massa, Roma, mettendo in verifica la possibilità di Padova/Nordest, Napoli e Torino Si stabilisce un breve testo per una locandina nazionale a cui ogni realtà aggiungerà una fascetta con la propria iniziativa locale.
Si fa presente la necessità della traduzione dal castigliano per le iniziative, e i costi che dovrebbero comunque non superare i 200 euro a situazione. Si decide che comunque la cassa del Comitato Promotore potrà coprire eventuali disavanzi.
Si ribadisce come sia importante che l'iniziativa si faccia all'interno della Campagna 270, evidenziando però come ogni realtà sia libera poi di gestirsela localmente nella maniera che ritiene più opportuna.
Si divide il lavoro organizzativo specifico. Si decide di produrre anche un materiale agile di informazione sulla situazione basca, da far circolare nelle iniziative.

Alcuni compagni che sono stati all'assemblea contro la guerra di sabato 10 settembre a Roma fanno una relazione sull'iniziativa, rilevando come anche in quella sede il lavoro della Campagna fosse di obbiettivo interesse, tanto che anche nella mozione finale dell'assemblea vengono riprese parole d'ordine pienamente in linea con i contenuti della campagna.
In sintesi le altre proposte uscite da quell'assemblea: valorizzare la campagna di inviti di membri della resistenza irakena in Italia, ai quali è stato già negato il visto; mettere in campo degli interventi in quelle situazioni che si troveranno coinvolte da "simulazioni antiterrorismo"; realizzare una demo nazionale in solidarietà alla resistenza irakena per metà novembre a Roma.
Complessivamente l'assemblea ha rappresentato una realtà che si pone in alternativa a un movimento per la pace (nello stesso giorno c'era la Perugia-Assisi) che delega all'ONU un ruolo centrale, tenendo arretrato il terreno della mobilitazione, evitando la questione della solidarietà alla resistenza, ma anche sdoganando l'ambigua posizione del centrosinistra sulla guerra.
Si valuta opportuno, proprio per le considerazioni più sopra esposte, seguire in futuro gli sviluppi di questa proposta di lavoro.

La riunione del Comitato si è chiusa fissando la data della prossima riunione per DOMENICA 23 OTTOBRE alle ore 10,30, sempre al CPA di FIRENZE SUD, con il seguente Odg (provvisorio):
- Bilancio delle iniziative con i compagni Baschi;
- Manuale di autodifesa: informazioni sulla diffusione e piano di lavoro per la presentazione;
- Discussione su modalità e tempi di sviluppo e chiusura della Campagna;
- Discussione ed organizzazione della proposta di iniziativa sulla Turchia;
- Discussione sull'iniziativa nazionale "No War" (demo nazionale di metà novembre);

Buon lavoro a tutte/i!!!

Firenze, 18 settembre 2005