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	<title>Roarr - Rete Occupata Autogestita Radio Rebeldia &#187; Katia Beni</title>
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	<description>Rete Occupata Autogestita Radio Rebeldia</description>
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		<title>&#8220;Bulle &amp; impossibili&#8221; alla Città del Teatro</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2014 16:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[dr_fotone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Città del Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Katia Beni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[BULLE &#038; IMPOSSIBILI, cronaca di un miracolo supplementare. Sabato 10 maggio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BULLE &amp; IMPOSSIBILI </strong><br />
<strong>cronaca di un miracolo supplementare</strong><br />
<strong>di Donatella Diamanti</strong><br />
<strong>regia Letizia Pardi</strong><br />
<strong>con KATIA BENI, SONIA GRASSI, ERINA MARIA LO PRESTI (in arte LE GALLINE) e LETIZIA PARDI</strong><br />
<strong>scene Lucio Diana</strong><br />
<strong>La Città del Teatro sabato 10 maggio ore 21</strong></p>
<p>Si apre il sipario ed è difficile non ripensare al Lupin <em>d’antan</em>, con tre personaggi da cartone animato che pianificano una rapina: la nerovestita Linda (Erina Maria Lo Presti), la mente del gruppo, dura, durissima, anzi <em>arida</em>; la svampita Eva (Sonia Grassi); la rinc&#8230; ehm, la dura – ma di comprendonio – Betty (Katia Beni con la sua mimica che neanche Jerry Lewis, o Jim Carrey nemmeno con la maschera magica). Le analogie finiscono qui, perché le tre non sono ladre esperte, anzi ci sono voluti due anni e passa per decidersi alla rapina in banca in programma per l’indomani. L’ultimazione del piano in casa della fashion victim Eva e della candida e ingenua Betty è quasi solo un pretesto per allestire una commedia, se non <em>degli</em> equivoci, <em>con molti</em> equivoci, e nonsense a raffica – a tratti, a lunghi tratti, non si fa in tempo a prendere fiato fra una risata e la successiva.</p>
<p>La commedia è quasi aristotelica nel suo svolgersi linearmente in una sola stanza; persino la rapina al centro della trama, il cui esito è scontato visto il materiale umano di partenza, si svolge fuori scena e ci viene ricostruita a posteriori dalle protagoniste. Ma qui il nonsense è già all’apoteosi, perché le tre rientrano a casa e a casa c’è la Madonna (Letizia Pardi, anche alla regia). Cioè, te pènsaci: torni a casa che hai fatto una rapina, che già non è proprio una giornata di routine, e ci trovi la Madonna. Proprio lì un po’ in alto a mo’ di edicola, proprio la Madonna-Madonna, con tanto di vestito azzurro. Ma la vedi solo tu? Che fai? Come ci parli? Cosa le dici? E, soprattutto, cosa diamine ci fa in casa tua?</p>
<p>Siamo in Toscana e quindi da qui in poi è inevitabile ammiccare al limite del blasfemo pur senza indulgervi: resta da capire come l’improbabile mix di tre peccatrici (o meglio, aspiranti tali) e una ieratica Madre Celeste determinerà lo svolgersi della vicenda fra profumo di santità e sirene della Polizia.</p>
<p>Una prima nazionale e un grande ritorno, anzi due, per le Galline, storico trio comico al femminile: il terzetto torna insieme e lo fa rimettendo in scena una commedia di metà anni Novanta, prodotta  dalla Fondazione Sipario Toscana Onlus. Chissà se anche allora si concludeva che a cinquant’anni si fanno le rapine perché trovare un lavoro, quello sì che sarebbe un miracolo.</p>
<p>Da tenere d’occhio per le prossime date!</p>
<p><strong>Fot1 per Radio Roarr</strong></p>
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		<title>Katia Beni e Anna Meacci in &#8220;Ticket &amp; TAC&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Mar 2014 11:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[dr_fotone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Meacci]]></category>
		<category><![CDATA[Città del Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Katia Beni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Ridere è contagioso!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Katia Beni e Anna Meacci portano in scena la salute, la malattia, gli acciacchi e le paure. Inevitabilmente, a parlare di malattie si finisce a parlare di morte, e le due accettano la sfida, addirittura rilanciando con l’arrivo sul palco, direttamente dall’aldilà, delle rispettive mamme. Lo spettacolo è inframezzato dalla recitazione di telefonate &#8211; reali! &#8211; arrivate all’ospedale fiorentino di Careggi: risate in sala fra strafalcioni e richieste le più assurde, se c’è un medico in sala ride un po’ meno ma solo perché sa che la realtà supera di gran lunga la messinscena della realtà.</p>
<p>Non si risparmiano critiche ai medici ma non si indulge nel gggentismo, non è la “malasanità” il tema di stasera, e neanche il fatto che i medici non sono infallibili e la medicina non spiega tutto e non cura tutto (questo sarebbe un discorso lungo e poco divertente…). Però non si ride e basta. Non solo per l’intermezzo grottesco in cui un medico si rifiuta di credere che esista una malattia solo perché non la conosce, e la paziente &#8211; quella presuntuosa! &#8211; si permette addirittura di morire; ma anche perché la platea è messa di fronte all’idea che, prima o poi, dall’ospedale ci passeremo tutti. Un domani potremmo essere noi a telefonare per chiedere <em>i risultati della mia autopsia</em> o <em>l’ecodoppler alla carota</em>; e nel pubblico filtra la consapevolezza (o almeno si spera) che spesso è proprio la gente meno istruita, le persone con meno strumenti per comprendere, il che coincide pressoché con i meno abbienti e i più anziani, ad avere più bisogno di dottori e ospedali, e allo stesso tempo a capire meno le procedure diagnostiche, le cure, la prognosi, cosa fare e cosa non fare, insomma a ritrovarsi più spaesata nella propria malattia (anche perché i medici ci mettono indubbiamente del loro).</p>
<p>Ma sentir raccontare in maniera esilarante la propria gastroscopia o la propria colonscopia è anche consolatorio: fa capire che nelle malattie non si è soli, che tanti altri hanno provato le stesse sensazioni e gli stessi disagi, e, di qui, anche che non siamo unici, non siamo il centro del mondo né il centro dell’ospedale né l’unico paziente che il nostro medico dovrà visitare in giornata, e probabilmente neanche il più grave, il più raro, il più strano, il più interessante. Allora prendiamola a ridere, ché tanto la malattia e pure la morte sono indissolubilmente legate alla vita, quindi sarà meglio farsene una ragione. Chissà che dopo questo spettacolo, sia che in ospedale si indossi il camice, sia che si indossi il pigiama, non si sia diventati tutti un po’ più <em>pazienti</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 27 marzo al Teatro Rossini di Pontasserchio</strong></p>
<p><strong>TICKET &amp; TAC, divagazioni in pillole semiserie su SALUTE e BENESSERE</strong></p>
<p><strong>di Katia Beni, Alessandro Bini, Donatella Diamanti, Bruno Magrini, Anna Meacci<br />
con Katia Beni e Anna Meacci<br />
regia di Carmen Femiano</strong></p>
<p><strong>Ridere è contagioso.</strong></p>
<p><em>Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Sipario Toscana onlus ha ottenuto il Patrocinio della REGIONE TOSCANA e il sostegno di AMNESTY INTERNATIONAL Gr. 014 Firenze, AMMeC Malattie Metaboliche Congenite, A.T.T. Associazione Tumori Toscana, EMERGENCY, AVIS, ASSOCIAZIONE NAZIONALE TUMORI.</em></p>
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