Nov 1

Per tante ragioni o per una sola. Contro TAP

Pubblicato in lotte nei territori

Una nuova opera sta investendo il Salento: il gasdotto TAP che dall’Azerbaijan, attraverso Turchia, Grecia, Albania e il fondale dell’Adriatico, approderà con un lavoro di trivellazione nel litorale di San Basilio (Melendugno – Lecce), per poi proseguire interrato fino a un Terminale di Ricezione dell’estensione di circa nove ettari. Da qui, si allaccerà alla distribuzione gestita da Snam Rete Gas per raggiungere i mercati europei.

Condotte sottomarine, navi, trivelle, ruspe, camion e cemento apriranno verso l’Europa il Corridoio Sud del gas proveniente dalla zona del Caucaso e del Mar Caspio.

A volerlo le ragioni del mercato e dell’economia, che guardano al nostro pianeta unicamente come a un’immensa riserva da spolpare fino all’osso; un’occasione dietro l’altra per incrementare i propri introiti economici e di potere, senza preoccupazione alcuna per le macerie che ogni nuova realizzazione si lascia dietro.

Nel caso in particolare, uno degli obiettivi della costruzione del nuovo gasdotto – e dei rigassificatori in progetto in altre zone d’Italia – non è portare il gas, che non manca, ma acutizzare la competizione tra i Paesi produttori per abbassarne il costo. È attraverso questa politica che il gas delle regioni mediorientali entrerà in “concorrenza” con quello di Russia, Algeria e Libia che già arriva con altre condotte: beninteso a esclusivo vantaggio delle multinazionali.

Quello che non vediamo, o preferiamo non vedere, è la devastazione ambientale, il saccheggio delle risorse, lo sfruttamento della manodopera – nei Paesi detentori di materie prime – che le politiche concorrenziali scatenano per consentire di produrre a basso costo. Comprese le guerre di occupazione camuffate da interventi umanitari che i centri di potere occidentali – anche italiani – hanno mosso palesemente in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria per il controllo diretto delle fonti energetiche lì presenti. Un progetto come il TAP non è separabile da tutto questo.

LE RAGIONI DELL’ECONOMIA NON SONO LE NOSTRE.

Opporsi al TAP non è solo difendere un pezzo della nostra costa dall’aggressione di un’opera che serve unicamente a chi la progetta e realizza, ma può diventare l’opposizione al sistema globale dello sfruttamento, per metterne in dubbio la pretesa di imporre dall’alto i propri progetti mortali considerati indiscutibili, contrastare le sue guerre di conquista, nonché la devastazione e il saccheggio dell’intero pianeta.

Un’opposizione da portare avanti senza compromessi e mediazioni, senza deleghe, autonomamente da istituzioni e partiti politici, autorganizzando la propria lotta

Chi sono

TRANS ADRIATIC PIPELINE (TAP) è una joint venture creata per progettare, sviluppare e costruire il gasdotto. Ha sede a Baar (Svizzera) e dispone di uffici ad Atene, Roma, Tirana, Bruxelles e Istanbul.

Gli azionisti del progetto TAP sono: Snam spa (20%), BP (20%), Socar (20%), Fluxys (19%), Enagás (16%), Axpo (5%).

SNAM SPA è capofila in Europa nella realizzazione e gestione integrata delle infrastrutture del gas naturale. Promuove l’integrazione delle reti europee attraverso partnership con i principali operatori del settore, lungo corridoi energetici continentali.

Oggi SNAM SPA è una holding che controlla interamente:

SNAM RETE GAS che progetta, realizza e gestisce le infrastrutture di trasporto del gas;

GNL ITALIA che è il principale operatore di rigassificazione del gas liquefatto in Italia;

STOGIT che si occupa di stoccaggio del gas naturale.

 

BP è fra le più grosse società petrolifere al mondo.

Attività: esplorazione e produzione di petrolio e gas, commercializzazione di carburante e lubrificanti, produzione di energia per luce e riscaldamento, prodotti petrolchimici.

È tristemente nota anche per il disastro ambientale causato nell’aprile 2010 da una sua piattaforma petrolifera nel golfo del Messico.

BP Italia spa ha sede a Milano.

 

AXPO è un operatore svizzero del mercato energetico. È di proprietà dei cantoni della Svizzera nord orientale e ha sede a Baden. Si occupa di produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica a livello internazionale. Una sua consociata è la società italiana Axpo Italia SpA, con sede a Genova e uffici a Milano e Roma.

 

FLUXYS è una società di infrastrutture del gas con sede in Belgio e operante nel mercato europeo.

 

ENAGÁS è una grossa società di distribuzione del gas naturale in Spagna, Messico, Cile e Perù.

 

SOCAR è la compagnia petrolifera di Stato dell’Azerbaigian.

 

Il percorso

Il percorso del gasdotto TAP si svilupperà lungo circa 870 chilometri. Approssimativamente: 550 km in Grecia; 210 km in Albania; 105 km nella sezione offshore del mar Adriatico.

Previste tre postazioni dotate di compressori: nei pressi della città greca di Salonicco, sul confine greco-albanese e sulla costa albanese.

La sezione sottomarina che attraversa l’Adriatico inizia nei pressi della città albanese di Frier.

In Italia il punto di approdo è nella provincia di Lecce, sul litorale di San Basilio del comune di Melendugno. Poi proseguirà interrato fino ad un Terminale di Ricezione situato a 8 km dalla costa, struttura che occuperà circa nove ettari di suolo.

Da qui, con un altro percorso interrato fino a Mesagne (BR), si collegherà alla rete italiana di trasporto del gas, gestita da Snam Rete Gas.

In Grecia il TAP sarà interconnesso al DESFA, il sistema di gasdotti già esistente che, continuando verso est, si connette con le infrastrutture turche per garantire l’accesso al giacimento di gas naturale di Shah Deniz in Azerbaijan.

Il consorzio di gestione del giacimento di Shah Deniz in Azerbaijan si propone di estrarre 16 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal Mar Caspio. Sei miliardi di metri cubi andranno in Turchia dal 2018 e il resto andrà in Europa dal 2019.

cronologia

No Tap, né qui né altrove

17 – 29 marzo 2017. In località San Basilio (Melendugno) inizia la resistenza ai primi lavori per la realizzazione del gasdotto. Mentre la mano delle forze dell’ordine chiarisce cosa significa “garantire la legalità”, il variegato movimento No Tap a più riprese cerca di impedire l’espianto di 211 ulivi preliminare ai lavori di scavo del tunnel.

La strada che conduce al cantiere, la stessa che viene percorsa dai camion impegnati nell’eradicazione degli alberi, è interrotta da grossi blocchi di pietra. Lungo lo stesso percorso vengono trovati chiodi conficcati sul piano stradale. L’azienda lamenta che di notte ignoti hanno divelto parte della recinzione del cantiere.

 

Rabbia e frustrazione

1 aprile 2017. Il breve attimo di “tregua armata” nella lotta contro il cantiere, dove per l’ennesima volta s’intrecciano la rovina delle ultime illusioni democratiche e una sana e diffusa incazzatura, è interrotto con la ripresa a sorpresa dei lavori. Gli attivisti riescono a bloccare alcuni mezzi e rallentare ancora i lavori.

Due grossi petardi esplodono nelle vicinanze dell’hotel Tiziano a Lecce, dove soggiornano i reparti antisommossa della polizia impegnati a reprimere le proteste No Tap.

 

Tra promesse e menzogne

8 aprile 2017. La contestazione rallenta l’accesso dei mezzi per l’espianto degli ulivi. Tra promesse e menzogne, i No Tap devono ben guardarsi dalle parole della controparte che con false assicurazioni e la pressione delle forze dell’ordine tenta di forzare i blocchi e continuare i lavori. Se con un sotterfugio gli operai del cantiere cercano di “mettere in sicurezza” l’area ripristinando le recinzioni, nella notte anonimi folletti tornano a sistemarle a dovere.

 

Imbrattamento fuori sede

10 aprile 2017. A Bologna i muri e le finestre della sede Snam, azionista del gasdotto, vengono imbrattati con vernice verde. Scritte “No Tap” ne spiegano il motivo.

 

Prove tecniche per dividere il movimento

13 aprile 2017. Dopo il blocco dei lavori grazie all’interposizione del presidio di lotta, il Tar firma una sospensiva fino al 19 aprile. Bastone e carota, la sospensiva e le manganellate fanno spazio alla canea mediatica contro il movimento reo di aver bloccato l’accesso al cantiere con barricate costruite con le pietre dei muretti a secco. Come sempre, si cerca di dividere il movimento ricercando i più “cattivi”.

 

Alle due di notte

27 aprile 2017. Nelle prime ore notturne un massiccio contingente di forze di polizia fa irruzione nell’area del presidio e del cantiere Tap. Col favore della notte, ignorando l’accordo istituzionale di poche ore prima, che aveva concordato la sospensione dei lavori fino a ottobre, la polizia sgombera le barricate consentendo agli operai di ripristinare il cantiere e procedere all’espianto e al trasferimento degli ulivi ancora rimasti.

 

Un’altra notte

18 maggio 2017. Una molotov viene lanciata contro la sede dell’azienda Mello Lucio di Carmiano (Le) che ha espiantato gli ulivi per Tap. Prende fuoco un deposito di legna.

 

E ancora

25 giugno 2017. Ancora due molotov contro l’azienda Mello di Carmiano.

 

Via gli ultimi ulivi

4 luglio 2017. Con l’ennesimo blitz notturno, scortati dalla polizia in tenuta antisommossa arrivano i mezzi della ditta incaricata dell’espianto. Non potendo opporsi numericamente al cancello del cantiere, i No Tap bloccano i mezzi in vari altri punti della viabilità. Nel via vai due camion dei devastatori si trovano danneggiati. Finisce, così dicono, la “fase zero”, cioè la preparazione del nudo terreno che dovrà ospitare il cantiere da novembre in poi. Non potendosi però fidare di quanto dichiarato dalla controparte, si tiene alta l’attenzione e la vigilanza per prevenire le opere accessorie: strade d’accesso, allestimento del cantiere, eccetera.

 

In mare aperto

12 luglio 2017. Protesta a bordo di varie imbarcazioni nelle acque antistanti San Foca, dove TAP sta eseguendo alcuni sondaggi sottomarini. Disturbate le due navi della multinazionale.

 

Confindustria

17 luglio 2017. La protesta No Tap torna in piazza Sant’Oronzo a Lecce, durante le celebrazioni del novantennale di Confindustria Lecce, da sempre favorevole al gasdotto.

 

Qualcuno ha detto:

 

Guardando a quanto avvenuto intorno al cantiere Tap, è illuminante notare come alcune centinaia di dipendenti del Ministero dell’Interno si siano fatti interpreti, con la semplicità e l’immediatezza propria della comunicazione non verbale dei manganelli o della loro semplice esibizione, del contenuto profondo dei concetti ministeriali quali “sicurezza”, “vivibilità dei territori”, “benessere delle comunità territoriali”, e della loro applicazione pratica nell’ambito delle politiche di governo.

 

Ma non tutto è ancora deciso!

 

Da Akanthino, foglio di lotta contro il Tap in Grecia:

 

… Il gioco che si gioca contro di noi è veramente grande e con ripercussioni globali. Non dobbiamo mai dimenticare che gli imperialismi energetici dei grandi squali sono quelli che hanno massacrato e continuano a massacrare interi popoli (Siria, Libia, Iraq, Afganistan, Paesi Africani) creando enormi flussi di profughi ed “immigranti economici”.

Nel capitalismo, lo sviluppo significa profitto e il profitto significa crescita per le aziende e per i padroni. Uno sviluppo che si costruisce sullo sfruttamento dei lavoratori e in generale sulla loro svalutazione, economica e lavorativa.

Ecco perché siamo contro ogni forma di sviluppo che propaganda lo sfruttamento e la repressione come avanzamento e miglioramento delle nostre vite.

Nessun gasdotto, nessun piano energetico, né qui né altrove.

Abbiamo combattuto e combattiamo contro ogni investimento che vuole la svalutazione della nostra vita. Perché conosciamo bene i loro sporchi piani e sappiamo che facendo una controproposta alternativa firmeremmo la nostra condanna.

Sopratutto perché siamo contro ogni forma di sviluppo che distrugge l’ambiente, scavalca la nostra dignità e svaluta la nostra vita…

 

Complici e mandanti

 

TAP fa parte dei progetti infrastrutturali in campo energetico ritenuti prioritari dall’Unione Europea ed è inserito fra i piani da essa finanziabili tramite il programma Reti Trans-Europee dell’Energia (TEN-E). Dall’avvio del progetto il gasdotto TAP ha già ottenuto due finanziamenti dall’Unione Europea: per lo Studio di Fattibilità e per lo Studio di Basic Engineering.

Altri 700 milioni di euro arriveranno dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS).

 

Anche le nostrane ENEL ed HERA entrano in ballo perché si sono assicurate una quota di quell’oro blu che transiterà tramite TAP.

 

Confindustria Lecce e Giampiero Rizzo, presidente di ANCE Lecce (Associazione Nazionale Costruttori Edili), si sono dall’inizio dichiarati favorevoli all’opera.

 

SAIPEM si occuperà della realizzazione del tratto in mare e dello studio di fattibilità del micro tunnel.

 

Almaroma (Vernole, LE) è la società privata di vigilanza nel cantiere.

 

Altri chilometri

La realizzazione del progetto TAP, per essere funzionale, richiederà ulteriori opere oltre a quelle sinora presentate, per altri 56 km. Dal terminale di ricezione di Melendugno, per potersi allacciare alla rete nazionale di Snam, dovrà proseguire fino a Brindisi attraversando i territori di altri comuni: Vernole, Castrì, Lizzanello, Lecce, Torchiarolo, San Pietro Vernotico, fino a raggiungere “Masseria Matagiola”, in agro di Brindisi, dove c’è una struttura pre-esistente di Snam da ampliare.

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