Trasgender Day of Remembrance, 2005
Giorno della Memoria Transgender


Catania. Notte del 19 Marzo 2001. Susy, transessuale, si sente male. Alcune compagne chiamano il 118 per soccorrere l’amica. Arriva l’ambulanza, ma il medico, capendo che e una transessuale, si rifiuta di soccorrerla aggiungendo che “persone come lei dovrebbero vergognarsi di chiamare noi”. Le compagne allora chiamano i carabinieri, i quali, arrivati sul posto, ricordano al medico che il suo rifiuto sarebbe stato omissione di soccorso. Dall’atteggiamento del medico si e dissociato il personale paramedico a cui e stato impedito il regolare svolgimento del proprio lavoro. Susy, poi, e stata ricoverata al Vittorio Emanuele.


Catania. 11 Luglio 2003. Ore 16. Pensi ad una classica e tranquilla giornata di sole e di mare, ma evidentemente alle volte puoi trovarti in delle situazioni umilianti e pericolose. A S. Giovanni Li Cuti, spiaggetta super affollata, Paola, transessuale di Catania, sta nuotando in mare, quando improvvisamente un gruppo di circa 15 ragazzi (orientativamente dai 13 ai 17 anni) comincia a importunarla pesantemente con frasi offensive riguardanti il suo aspetto. Non contenti, non appena Paola ritorna a riva, la circondano, la schiaffeggiano, le tirano i capelli. A questo punto, vista l’indifferenza generale, due conoscenti di Paola intervengono, cercando di difendere la malcapitata, ma vengono a loro volta spintonati, picchiati e gettati in acqua. I due vigili urbani in servizio in quel momento sulla spiaggia “non si sono accorti di nulla”... Nessun altro e intervenuto. Il branco ha lasciato indisturbato la spiaggia, contento della bravata.


Due episodi, questi, indicativi di quanto pregiudizio, ignoranza e razzismo siano ancora radicati nella nostra societa. Episodi finiti ‘bene’ (diciamo cosi), perche non c’e scappato il morto, ma che dovrebbero farci pensare.
Troppo spesso la comunita GLBT catanese abbassa la guardia, gongolandosi della propria presunta liberta ed emancipazione. Chi, come i/le transessuali e i/le transgender, non puo nascondersi dietro una “socialmente corretta” fisicita, non gongola affatto e rischia ogni giorno.
E questo il motivo per cui il 20 Novembre ricordiamo le vittime dell’odio contro la comunita trans mondiale. Vittime di un razzismo radicato e tristemente ostentato non solo dagli eterosessuali (o presunti tali), ma anche dalla comunita gay/lesbica. Solo dal 2000 i/le trans colorano orgogliosamente i Pride con un riconoscimento del movimento GLBT tutto!

La strada, si dice sempre, e lunga, ma bisogna pur cominciare a camminare per ‘accorciarla’, no?
Cominciamo da noi.
Quante volte avete sentito dire a un gay o a una lesbica che il transgenderismo, come la transessualita, sono contronatura? Pensateci bene...
E quante volte gay e lesbiche se lo sentono dire dai benpensanti?
Vi e capitato di trovarla una cosa divertente?
E, soprattutto, ha senso per un “contronatura” dirlo a chi e nella stessa barca???
Indubbiamente quando si e discriminati si ha voglia di rivalsa e di discriminare a propria volta, ma senza cognizione del danno e delle assurdita insiti in tali comportamenti.

Cio diventa ancora piu assurdo, diciamo addirittura paradossale e grottesco, se per un attimo pensiamo che i privilegi di cui oggi tutta la comunita gay/lesbica gode (per molti- purtroppo- il privilegio si riduce tristemente solo alla possibilita di frequentare locali che assicurano la nostra ‘invisibilita’) li abbiamo ottenuti perche in un luogo e in una notte di tanti anni fa, precisamente allo Stonewall di New York , il 28 giugno del 1969, un gruppo di transessuali, tra cui ricordiamo con orgoglio Sylvia Rivera, stanco di subire soprusi e angherie diede vita a una rivolta.
Dalla rivolta prese avvio il movimento di liberazione GLBT. E ancora: come si fa a non ritenere assurdo, alla luce di tutto cio, che ancora in molte discoteche l’ingresso sia vietato ai/alle trans?

Noi il 20 novembre 2005, come migliaia di altre persone nel mondo, renderemo omaggio a chi non ha potuto vivere la propria vita fino in fondo; a chi non puo nascondersi; a chi deve vivere svendendosi, sognando una vita dignitosa.
Se la nostra comunita impara a non discriminare, sara piu facile lottare contro ogni discriminazione, insieme. Pensateci gente!!!

P.S. A volte la paura di uscire dalla nostra “invisibilita”, o semplicemente quella di farci male, ci impedisce di farci rispettare per cio che siamo. In un momento storico come il nostro, in cui la comunita GLBT e sotto i riflettori e denigrata con ogni mezzo e ogni tipo di offese (in primo luogo dalla gerarchia ecclesiastica), facciamoci valere!
FATEVI VALERE!
Quando vi insultano per strada, non abbassate gli occhi come cuccioli spaventati, ma alzate la testa, alzate il vostro sguardo: e questo l’unico modo per far capire alle persone trans/omofobiche che NON ABBIAMO PAURA! CHE NON CI FAREMO PIU CALPESTARE! CHE REAGIREMO A QUALSIASI OFFESA! Magari con eleganza, magari senza sbavare il mascara, ma reagiremo!! E soprattutto MENATE LE MANI SE MENANO VOI: almeno, se ci dobbiamo ridurre a lividi ed ematomi, un po’ di dolore lo avranno sentito anche loro (le unghie finte si ricomprano; qualcuna regalatela all’eventuale aggressore quindi. D’ACORDOOOOOOOOO????)




Alcune delle biografie delle vittime che saranno lette durante la veglia

Mi chiamavo Luana, ed ero una lavoratrice del sesso Brasiliana che viveva a Migliarino (Ferrara), in Italia. Il mio assassino mi ha sparato alla nuca il 3 dicembre 2004.

Mi chiamavano Ronnie Paris Jr, e avevo soltanto 3 anni, vivevo a Tampa in Florida (Stati Uniti). Mio padre non voleva “allevare una signorina” e non mi vedeva sufficientemente mascolino. Sono morto il 28 gennaio, a causa di un gonfiore ad entrambi i lati del cervello causato da mio padre: mi aveva schiaffeggiato a lungo fino a farmi entrare in coma.

Il mio nome era Phool Chand Yadav, ed ero di Lucknow, India. Vivevo da uomo e facevo parte di una compagnia teatrale. Il 17 di marzo ho fatto una passeggiata con altri due ragazzi. Nel momento in cui queste persone hanno scoperto che ero biologicamente femmina, rimuovendo i falsi baffi che portavo, mi hanno obbligato a spogliarmi. Mi hanno violentato e ucciso. Dopo avermi ammazzato, i miei assassini hanno rimesso a posto i falsi baffi.

Il mio nome era Noleen Jansen, ed avevo 18 anni. Ero una persona intersessuata che viveva in Namibia. Il 6 di maggio sono stato lapidato fino alla morte, probabilmente da un 17enne, vicino lo stadio di calcio Luederitz. C’erano anche evidenze di un rapimento o di un tentativo di rapimento.

Il mio nome era Kasha Blue, sebbene alcuni miei amici mi chiamavano Sydney. Ero una parrucchiera che viveva la sua vita da donna e ho speso la mia vita lavorando. Il 18 giugno, finito il lavoro, Michael Major mi accoltello al torace. Dopo avermi accoltellata, Major disse: “ho sangue frocio su di me” e scappo in un vicolo.





Riferimenti:
www.crisalide-azionetrans.it
Comunicato stampa