"Gay pride", anno quarto
Per favore, non chiamatelo
(solo) Gay Pride. Il limite è
già insito nei pregiudizi e
nell'atteggiamento
comune nei confronti
dell'"orgoglioso corteo"
giunto alla quarta edizione
catanese, presentato ieri in
conferenza stampa nella
sede della Cgil. Se poi si
limitano anche le parole,
viene meno proprio il senso
che spinge migliaia di
individui a urlare a
squarciagola all'orecchio,
un po' sordo, della società, i
propri inviolabili diritti,
aldilà della comoda, ma
stretta, etichetta di "gay".
"Pride GLBT", ossia Gay,
Lesbica, Bisex, Trans. Ancora
una catalogazione. Ma
riconoscere un'identità e la
salvaguardia della stessa è
già il passo per la
"tolleranza" che se tale
rimane confina con
l'accezione di "razzismo".
"Nessuna normativa sulle
discriminazioni subite dagli
omosessuali sul lavoro,
minate le garanzie sociali, la
guerra come unico
strumento della politica,
nessuna soluzione da parte
del governo alla questione
degli emigranti e dei
profughi" afferma Francesco
Tosto, presidente dell'Open
Mind di Catania, in prima fila
nell'organizzazione della tre
giorni, in collaborazione con
l'Arci Catania, il Circolo
Arcilesbica Lady Oscar di
Palermo, il Comitato
spontaneo
antiproibizionista,
presentato da Guglielmo
Faranda, uno dei fondatori,
e la Cgil. Questa, con la sua
responsabile di Catania,
Giusi Milazzo, convinta che
"l'eccessiva attuale
sottolineatura del concetto
di famiglia porta in sè il
rischio dell'eliminazione
delle individualità dei
singoli". "Lotta al
patriarcato e agli attacchi al
diritto di
autodeterminazione delle
donne", il tema della
manifestazione, agitato in
nome di una declinazione
"meno maschile" dello
status quo, perchè la donna
non debba ricordare
continuamente, nel lavoro e
nella vita, di essere prima di
tutto un soggetto pensante,
allo stesso tempo
"valorizzando le differenze",
dice la presidente dell'Arci
di Catania Anna Bucca. Due
appuntamenti nel chiostro
della Cgil prima del corteo
del 28 con partenza da
Piazza Teatro Massimo, il 26
con un incontro su "L'arte
della gioia", di Goliarda
Sapienza, il 27 con la
conferenza "Diritti delle
differenze e lavoro".
Valentina Sciacca
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A Catania dal 26 al 29 un Pride al femminile
L'Open Mind, Centro di Iniziativa GLBT catanese, propone
quest'anno un pride interamente segnato dallo sguardo e dalla
presenza delle donne. "Un pride che riflette" - come scrivono
le ragazze e i ragazzi del Centro nel documento introduttivo -
perché è importante fermarsi a ragionare su alcune cose:
l'arroganza di linguaggi e metodi normalmente usati nella
gestione della vita quotidiana e della politica.
L'imposizione di un pensiero unico che nega a chiunque,
e soprattutto alle donne, la possibilità di esprimersi a
partire da sé affermando una specificità di lettura ed
elaborazione della vita concreta e rifiutando di omologarsi
e di assumere modi, tempi e obiettivi "maschili".
"Un pride che riflette" perché anche all'interno della
comunità GLBT vengono riproposte dinamiche di potere e patriarcali,
che vedono i maschi, con le loro logiche, dettare ancora una volta regole
e porre condizioni di interlocuzione politica, decidendo le priorità per
un'intera, variegata e controversa comunità. Non basta difatti condividere
una tra le modalità di amore e relazione possibili, altra rispetto a quella
eterosessuale imposta, per potersi riconoscere automaticamente pari. Come è
possibile, si chiedono le ragazze e i ragazzi del Centro, continuare a "tacere
su alcune fondamentali differenze che ci segnano tutto l'anno su questioni capitali
quali la pace e la guerra, il mercato e le idee, la precarietà e il lavoro, e
ritrovarci felici e solidali sotto un arcobaleno che sembra voler equiparare
la trasversalità alla compresenza di percorsi politici tanto distanti da
apparirci inconciliabili?". A partire da queste domande, indignate per il
"tanto diffuso culto della persona, per l'affermazione della guerra quale
fase fisiologica della gestione globalizzata della crisi in cui versa
l'intero pianeta, guerra che diventa strumento privilegiato per obiettivi
economici e militari del manipolo di governanti, per il tentativo mosso da
uomini tanto di destra quanto di sinistra di riaffermare il controllo
maschile sul corpo, la sessualità, i progetti delle donne, per la necessità
di negare alle/i transgender il diritto di scegliere il proprio modo di stare
al mondo, subordinando il riconoscimento sociale della persona alla sua
accettazione della logica binaria maschio- femmina", per l'invito, fatto
dal governo, ad andare tutti/e al mare piuttosto che andare a esprimere il
proprio "SI" all'articolo 18". Stanche di ascoltare una storia inesorabilmente
scritta dagli uomini, stanche dei percorsi omologati e omologanti, le ragazze
e i ragazzi dell'Open Mind propongono tre giorni di iniziative interamente
segnati dallo sguardo e dai racconti delle donne. L'idea è quella di portare
allo scoperto altre esperienze, di far conoscere percorsi soggettivi e
positivi di donne che hanno messo in discussione la "naturalità" imposta,
scegliendo forme di vita possibile, e mettendo in atto nuove e destabilizzanti
strategie di sopravvivenza, donne diverse per percorsi politici, storie personali,
identità e scelte sessuali, per cominciare
ad avviare insieme una riflessione partecipata che possa anche
andare al di là dei tre giorni organizzati per il quarto pride catanese.
Tutte le iniziative si svolgeranno presso il Chiostro della CGIL in via
Crociferi 40 a Catania, dalle ore 18.30 in poi. Il programma prevede: il
26 giugno l'incontro"Tracce di sopra-vivenza: genialità femminile e Sapienza".
Conversazioni da "L'arte della gioia" di Goliarda Sapienza, coordinerà Marina
La Farina. Il 27 giugno "Diritti delle differenze al lavoro", un incontro a più
voci con Antonella Messina (formatrice per i processi comunicativi), Annamaria
Vinci (formatrice per le dinamiche di marketing), Maria Gigliola Toniollo
(responsabile del settore Nuovi Diritti CGIL), Stefano Fabeni
(membro italiano del gruppo europeo di esperti nella lotta alla discriminazione
per l'orientamento sessuale - EGESO).
Durante gli incontri al Chiostro sarà possibile visitare la mostra fotografica
di Annette Schreyer "FrauenLiebe, coppie lesbiche tra Germania, Canada e Sicilia"
e prendere visione della pubblicazione sul Pride GLBT 2002 di Catania "Allora sono un
aeroplano". Il 28 giugno la tre giorni si concluderà con uno street rave nel cuore
della città, il corteo quest'anno svolgerà difatti il suo percorso in pieno centro
storico, partendo da p.za Teatro Massimo alle ore 17.30, attraverserà P.za Duomo,
p.za università, e, percorrendo la Via Etnea, arriverà fino a p.za Stesicoro.
Sara Fichera
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CATANIA, GLBT 2003: Unione di impegno e divertimento
27 giugno 1969, moriva Judy Garland, al suo funerale i nostri cantavano
"SOMEWHERE OVER THE RAINBOW". Nella notte tra il 27 e il 28 ebbe luogo la
"RIVOLTA DI STONEWALL" ovvero la ribellione dei/delle GLBT che
frequentavano lo "Stonewall Inn" ai quotidiani soprusi compiuti dai
poliziotti di New York. Quel giorno nacque l'attuale Movimento GLBT (Gay,
Lesbico, Bisessuale, Transessuale e Transgender) e la bandiera Rainbow
divenne il nostro simbolo. Di tutto questo dobbiamo merito a Sylvia
Rivera, un transgender portoricano che accese la ribellione di quella
sera.
Le organizzatrici e gli organizzatori del GLBT Pride di Catania, proprio
per questo motivo, ogni anno rispettano la data del 28 giugno, sia questo
un sabato, come quest'anno, o un qualsiasi altro giorno come in passato,
proprio per sottolineare l'importanza della storia e di questa data in
particolare.
Il pride catanese di questo anno ha visto meno giornate rispetto agli
altri anni ma ha puntato grande attenzione ad alcuni obbiettivi precisi,
tra questi si possono sottolineare: lotta al patriarcato e agli attacchi
al diritto di autodeterminazione delle donne; rifiuto della guerra in
ogni sua forma; riconoscimento del diritto all'identità per i/le
transessuali e transgender; normative antidiscriminatorie basate
sull'orientamento sessuale; tutela delle "famiglie degli affetti"; difesa
dello Stato laico e inoltre si è dato risalto anche
all'antiproibizionismo, in risposta alle recenti proposte avanzate da
parte del governo italiano, e cosa è il proibizionismo se non una
riduzione della libertà dell'individuo?
I giorni del 26 e 27 hanno visto due incontri, uno che ruotava intorno
alla figura della scomparsa scrittrice Goliarda Sapienza ed un altro sul
diritto delle/ed alle differenze. Il tutto accompagnato dalla mostra
fotografica di Annette Schreyer e dalla distribuzione di un vero e
proprio gioiellino, una piccola pubblicazione sul GLBT Pride catanese del
2002 dal titolo "Allora sono un aereoplano", realizzato dall'Open Mind,
dall'Assessorato regionale alla cultura e dall'Arci di Catania, un
libricino che contiene storia del movimento, commenti sul Pride,
interventi di membri autorevoli della comunità e di semplici soggetti che
hanno voluto dire la loro (in bene o in male) ed inoltre delle foto dei
momenti più belli e più simbolicamente interessanti del corteo, uno
spaccato molto interessante su come il pride è vissuto da chi vi
partecipa e da chi decide di non farlo.
Infine sabato 28 il corteo. Quest'anno organizzato come una grande festa,
uno street rave che percorre il cuore di Catania, perfetto connubio di
lotta impegnata e di divertimento, di jeans accanto ad abiti
appariscenti, di t-shirt accanto a paillettes e tacchi a spillo, di inni
alla libertà, all'orgoglio di essere se stessi e all'amore nella sua
accezione più universale, accanto a canzonette più o meno leggere.
Erano presenti tra gli altri, Helena Velena che oltre ad arricchire il
pride con la sua presenza e con i suoi continui stimoli, ha fatto anche
da Dj per il carro d'apertura del corteo, quello dell'Open Mind,
accostando/mixando musiche d'avanguardia con pezzi/icone del movimento.
Presenti, inoltre, Massimo Milani e Gino Campanella (coppia unita da 25
anni e militanti storici del movimento palermitano). In tanti i
partecipanti arrivati da tutta la Sicilia e non solo, da Palermo un
intero pullman organizzato dal Circolo "Lady Oscar" in collaborazione con
il Coordinamento GLBT di Palermo e Rifondazione Comunista.
Il Pride catanese è diverso da tutti gli altri e chi vi partecipa ne è
consapevole, quello di Catania è un vero "GLBT Pride" e non un semplice
"Gay pride", il pride catanese per motivi geo-politici non ha l'affluenza
che si riscontra in altri pride ma sicuramente ogni componente, sia
questa transgender, lesbica, gay, bisessuale o quant'altro, vale allo
stesso modo e tutte contribuiscono a questo successo in eguale misura, il
fatto che una componente sia numericamente più presente (e
commercialmente più pressante) non è motivo valido per cui questa debba
decidere il da farsi per tutti, cosa che purtroppo non si può fare a meno
di notare in altre manifestazioni.
Non rimane che ringraziare le/gli organizzatrici/tori dell'evento, in
primis ovviamente il Centro di iniziativa GLBT Open Mind ed inoltre
l'Arci Catania, il Circolo Arcilesbica "Lady Oscar" di Palermo, la CGIL
Catania e il Comitato spontaneo antiproibizionista di Catania. Ovviamente
speriamo di ritrovarci il prossimo anno per un pride ancora più bello,
ancora più grande, ancora più forte, ancora più determinato!
Lorenzo Canale
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PRIDE ANTAGONISTI. Non siamo andati a Bari ma andremo a Roma
di Liberazione
Polemiche contro il "gay village" romano (commerciale) e per i
finanziamenti del Comune di Roma
L'orgoglio continua....
L'orgoglio continua. Dopo il successo del Pride di Bari, la comunità gay,
lesbica, bisessuale, trans/gender e queer il giorno ufficiale dedicato
alla visibilità e ai diritti si è data appuntamento a Bologna e a
Catania. Oggi nella città emiliana è di scena la prima manifestazione
Glbtq antagonista, organizzata dal Movimento transessuale italiano,
Antagonismo gay e dal Sexy shock, che porta avanti un percorso di
radicalità e di critica complessiva alla società iniziato al Forum
sociale di Firenze. "Un gaio mondo è possibile" è il titolo
dell'iniziativa che alle 19 si concretizza nel corteo. Partenza da piazza
Nettuno per chiedere una cittadinanza globale a partire dalla chiusura
dei centri di permanenza temporanea. Sempre oggi e sempre a Bologna
termina Soggettiva, la tre giorni organizzata da Arcilesbica: mostre,
presentazioni di libri, discussioni, per riflettere a tutto tondo.
Dal centro al Sud, il passaggio non è indolore. A Catania la situazione
non è semplice per chi ha un orientamento sessuale Glbtq. Ma le ragioni
di chi scende in piazza non sono meno critiche e radicali. «Quest'anno -
spiega Francesco Tosto, del combattivo gruppo Open Mind - abbiamo deciso
di dare al Pride un taglio particolare: leggere l'orgoglio e la crisi che
ci circonda attraverso l'esperienza delle donne». Le manifestazioni si
chiudono nel pomeriggio con un rave che attraversa la città.
Il gruppo Open Mind parteciperà anche alle manifestazioni del Roma Pride
'03: «Non siamo stati a Bari perché - spiega Tosto - il manifesto di
convocazione era troppo debole. Veniamo a Roma perché ci riconosciamo
nella sua radicalità». Concetti come orgoglio e visibilità si mescolano,
nel documento firmato da circa venti associazioni romane, ad altri -
propri del movimento dei movimenti - quali pace, critica alla
globalizzazione, estensione dei diritti. L'appuntamento, che chiude il
mese dell'orgoglio, è fissato per il 5 luglio, quando dalle 17 (inizio
della parata conclusiva da piazza della Repubblica) i colori Glbtq
invaderanno le vie della capitale. «Non è vero come alcuni pensano -
sottolinea il presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli,
Massimo Mazzotta - che non ci sia più bisogno di scendere in piazza, che
ormai i nostri diritti e la nostra visibilità siano fatti acquisiti. Solo
qualche giorno fa due ragazzi che si baciavano a campo dei Fiori sono
stati aggrediti. Domenica alle 22.30 abbiamo organizzato un sit-in nella
stessa piazza. Sabato 5 saremo al corteo». Già da stasera però si
inaugura lo spazio del Mario Mieli Laltrasponda, che fino a domenica 6
luglio proporrà ogni sera (presso la darsena del Tevere-Lungotevere Ripa)
incontri, letture, dibattiti, musica, il tutto completamente gratuito
(www. mariomieli. org).
Nella festa non mancano le (giuste) polemiche. Nella realtà Glbtq romana
si contesta fortemente che il sostegno finanziario del Comune sia andato
ad un'unica realtà, il Gay village, manifestazione (a pagamento) di tipo
prettamente commerciale inserita nell'Estate romana e gestito da un unico
soggetto. Troppo per chi - come si legge nel documento politico del Pride
Roma '03 - si batte non per «avere di più», ma per «essere» costruendo un
mondo migliore. Per tutti e tutte.
Angela Azzaro
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Diversi? "Sì, come tutti, ma con favolosita"
Ieri sera lungo le vie del centro il corteo del GAY LESBICHE BISEX TRANS PRIDE
Si rivolgono a chi? Chiedono cosa? Protestano
perché? Intendono arrivare dove? Partiamo
dalla fine. I manifestanti dell’ex Gay
Pride, oggi GLBT (Gay, Lesbiche, Bisex, Trans)
Pride, ossia, la sua forma più attuale rivisitata
in base alla richiesta di uno sguardo più
esteso sulla realtà, sono partiti da Piazza
Teatro Massimo, quindi hanno raccolto nuovi
partecipanti lungo via Vittorio Emanuele,
via Etnea, per ammainare la bandiera in
piazza Stesicoro. Sono scesi in strada per
urlare alla città e al mondo che nascondersi
è la più insopportabile delle ipocrisie mistificata
dall’abito del perbenismo, moralismo,
più o meno subdolo razzismo, che imbavaglia
comunque "il diverso", ("diverso" agli
occhi di chi sta "di qua") infiocchettando
leggi e norme "colpevoli di tagliarci fuori
dal resto della Comunità Europea" dice una
voce dal mucchio. I travestimenti eccessivi,
piume, paillette, i colori sgargianti esibiti e
sfoggiati come il diritto ad una manifestazione
totale della propria persona, o esuberanza
che dir si voglia, gli slogan che evocano
isole felici e illusorie, "utopistiche", dalle
nostre parti (L’amore é fatto di tanti colori… la
differenza é una ricchezza… voglio
una legge che tuteli il mio diritto di avere la
famiglia che mi pare e piace…) danno la
possibilità di mettere ciascuno la propria
idea su come gira il mondo, e qual é il posto
che in questo mondo si voglia occupare.
"Non esiste una omosessualità, come non
esiste una sola forma di eterosessualità.
Ognuno manifesta come crede" dice un rappresentante
dell’Agedo (associazione genitori
degli omosessuali) di Palermo, che si é
unito a Open Mind, Arci, Arcilesbica Lady
Oscar Palermo, Cgil Catania, Lila, comitato
spontaneo antiproibizionista, insieme a vari gruppi politici tra cui Rifondazione, mentre
i Radicali Italiani si sono fatti sentire in
piazza Università. "Non é uno show, non é
una pagliacciata", dice Andrea, 20 anni, studente.
Non lo é una pagliacciata, certo, ma evidentemente
bisogna alzare il tiro per farsi
notare, bisogna essere trasgressivi per "essere
normali". Se con le buone nessuno sente
allora… allora va bene anche la provocazione
di una (sicilianissima) Miss Padania,
che ce l’ha con la società tutta da nord a
sud, atteggiamenti omofobici a parte. Le sortite
liberticide dei nostri rappresentanti politici,
la disoccupazione, il ruolo marginale
della donna, e tutti i viziacci che ci contraddistinguono.
´Sono diversa?' si chiede una
spumeggiante, travestita Luna. ´Si, risponde.
Ma almeno ´diversa con favolosità'.
Valentina Sciacca
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L'orgoglio omosessuale è per la Pace e la Palestina libera
Sfila il quarto Pride catanese, con un corteo 'di sinistra' contestato dai Radicali. E l’Agedo medita di incontrare l’arcivescovo
“Voglio andare dall’arcivescovo. Gli voglio dire: ‘che senso hanno le chiese senza gli omosessuali?…”. E ora chi lo spiega ai bacchettoni di Trinacria che la trasgressione al quarto Gay-lesbian-bisexual-transgender Pride del Sud ha il volto imperlato di sudore di una signora di mezza età, che arranca in coda agli striscioni viola e per parlare s’allontana dalle casse assatanate di punk?
Chi glielo dice agli omofobi di Sicilia, che il ventaglio di Francesca Giardina svolazza più delle piume di Luna, il travestito danzante alla testa del corteo 'dell’orgoglio'?
Francesca parla a nome delle sei famiglie della neonata 'Agedo' catanese, l’Associazione genitori e amici di omosessuali che presiede da febbraio; le sue parole suonano più ‘sconce’ degli ammiccamenti che Helena Velena semina dal carro inneggiante a ‘Pace’ e marijuana.
Il Gay Pride catanese è così: t’aspetti che la lingua batta dove il dente duole e ti ritrovi davanti una signora decisa a chiedere udienza a monsignor Gristina, a girare per le scuole con un progetto di educazione alla sessualità omosex. “Ne ho contattate un paio. Del resto se c’è l’educazione sessuale, deve essere per tutti…”. Un Pride anche serio, insomma.
C’era da aspettarselo, visto che l’evento era organizzato dall’Open mind, l’associazione che a Bari, al Pride nazionale, non ha proprio voluto esserci.
Troppi lustrini, troppa pacificazione per un giorno solo.
“E invece qui al Sud l’orgoglio omosex si suda e il lavoro non c’è…”, spiega Marcella, lesbica. Così il corteo sfila anche per gli immigrati, con le bandiere della Pace e della Palestina e una pianta gigante di – finta – marijuana, che il Fini-pensiero vorrebbe mettere fuori legge.
“Piantatela!”, si ribellano i gay. Ci sono anche Gino e Massimo, che hanno festeggiato i 25 anni di ‘matrimonio’ davanti al sindaco di Palermo, il forzista Cammarata, a riservare colpi duri alla destra: “Abbiamo un presidente del Consiglio inquisito, e pure quello della Regione. Possiamo fare tutto!”.
Anche sparare sulla folla con la fascia di Miss Padania. Per Francesco Tosto, storico attivista catanese, “un anno di manifestazioni per la pace è servito anche alla causa di gay e lesbiche. Almeno a sinistra…”.
Il corteo è pieno di giovani dei centri sociali, di comunisti e rifondaroli.
Un Pride così sinistrorso che ai Radicali non è andato giù: hanno allestito un banchetto in piazza Università distribuendo volantini del tipo “Essere omosessuali e Palestinesi… e scappare in Israele”. “Mi chiedo come i gay possano stare con Cuba e Fidel Castro. Coi comunisti, insomma…”, spiega Giuseppe. “Assurdo…”.
Assurdo è che Catania, città “friendly” a detta di gay, lesbiche e sondaggi, preferisca rintanarsi proprio al momento di svelare il suo potenziale eversivo alla luce del sole. “I gay catanesi? Li trovi ovunque, ma qui non ci vengono…”, spiegavano molti da un punto all’altro del corteo di mezzo migliaio di persone, davvero poche rispetto alle passate edizioni.
“Anzi, lo vuoi sapere? - spiega Luca - questo è proprio l’ultimo posto dove venire se vuoi sapere chi sono i gay della città…”.
Paolo Casicci
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