Trento: Rom, il Comune cerca altri spazi
Ieri mattina vertice tra giunta e tecnici per cercare di superare i problemi sanitari
Rom, il Comune cerca altri spazi
Mediatori culturali al lavoro nell’area vicino alle ex Sloi
I vigili urbani intensificheranno il controllo della zona per tutelare i residenti preoccupati
TRENTO.
Il Comune si avvicina ai rom accampati in via Vittime delle Foibe, in
un’area privata adiacente all’ex Sloi. Una “baraccopoli”, composta da
un’ottantina di emarginati, che presenta problemi sanitari, sociali e
di ordine pubblico. Ebbene, ieri mattina, il sindaco Alberto Pacher ha
convocato un tavolo tecnico, a Palazzo Geremia, per individuare la
soluzione adeguata sia per i residenti della zona, sia per gli
“emarginati”. Con alcuni “mediatori culturali” è stato deciso di
avvicinarli e iniziare un percorso di conoscenza, per capire condizioni
di vita e loro aspettative.
Al tavolo erano presenti, oltre il
sindaco, l’assessore alle politiche sociali Violetta Plotegher, il
presidente della Circoscrizione Centro storico Melchiore Redolfi, i
Servizi sociali del Comune, il Servizio Attività sociali della
Provincia, e il comandante della Polizia municipale, Lino Giacomoni.
All’ordine del giorno, c’erano soprattutto due questioni.
«La prima
riguarda la necessità di tutelare i cittadini che vivono in zona -
spiegano dal Comune di Trento - preoccupati per i fenomeni di
microcriminalità che, pur non avendo come protagonisti i rom, sono in
qualche modo legati alla presenza dell’insediamento».
La questione
sanitaria è stato il secondo punto preso in esame dal tavolo tecnico -
politico di Palazzo Geremia. Il Comune intende «assicurare condizioni
di vita accettabili alle persone romene di etnia rom, anche per
prevenire l’aggravarsi di problemi sociali e sanitari».
Sul piano
della sicurezza, il comandante Giacomoni ha assicurato che saranno
intensificati i controlli del territorio. Sugli aspetti più prettamente
umanitari, sociali, guardando anche agli esempi portati da altre città
italiane, «si cercherà di avvicinare i rom, anche con l’ausilio di
mediatori culturali, per conoscere nomi, cognomi, condizioni di vita,
aspettative delle persone accampate». L’intento è quello di «proporre
loro sistemazioni alternative».
Sempre in tema di nomadi, alla
proposta di creare micro-aree per le popolazioni nomadi, illustrata
ieri dal presidente della circoscrizione Corrado Paolazzi sulle colonne
del Trentino, l’assessore alle politiche sociali del Comune di Trento,
Violetta Plotegher, si dice favorevole all’idea, anche se non indica
Gardolo come possibile area. Con una serie di distinguo, spiega: «Il
progetto di creare le micro-aree per le popolazioni di cultura sinta è
già allo studio, assieme ai competenti uffici ed esperti della
Provincia - spiega - se invece si parla di aree adibite alle
popolazioni rom e alle persone con alloggi di fortuna, colpite
dall’esclusione abitativa, per vari motivi, il discorso è completamente
diverso e molto più complesso». I rom, infatti, non sono stanziali come
i sinti. Per quello sono anche di più difficile comprensione. Ed è per
questo che è stato creato il tavolo d’intervento, che a breve si
riunirà nuovamente per coinvolgere al meglio altre istituzioni
interessate dalla questione.
Il primo mattone per creare un ponte
con queste popolazioni è stato gettato dal Comune, ora sarà necessario
capire se loro intendono davvero farsi conoscere e aiutare
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