Lugo
D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda (Italo Calvino)

Indice

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… in questa amena cittadina (Lugo) che la casa/laboratorio/fattoria urbana si sta trasformando

la coltivazione è quella pratica che dall'ambiente può creare nella casa (terza pelle) il collegamento con l'alimentazione (prima pelle) e volendo pure l'abbigliamento (seconda pelle) per mezzo di attività artigianali come cardatura, filatura, tintura, tessitura, infeltrimento che nell'ambiente trovano i materiali attraverso i quali rendono possible la creazione

Le mie origini ebraiche

<2018-01-28 dom> oggi siamo andati a casa di Lilia, a festeggiar pranzando il 13esimo compleanno di Ada;

come regalo le ha fatto il diario di Anna Frank, in diario e in fumetto…
lo iniziò a scrivere quando aveva pure lei 13 anni… ebrea…
come ebraica è una parte della mia discenza.

gli estensi, che costruirono la Rocca, con il suo bel giardino pensile,
si preoccuparono di aggregare gli abrei sparsi sul territorio
e Lugo fu uno dei centri principali;
ne sono testimonianza il cimitero ebraico, il rione e il corso …
una delle strade dove vennero accolti su via Passamonti

in via Passamonti vi costruì la sua casa il mio bisnonno,
Il "Nonno Barbone",
che di cognome faceva Bolognesi; come da tradizione ebraica, indicava il luogo di origine

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una casa molto particolare, realizzata con i mattoni fatti da lui, su vari livelli:
in uno dei quali coltivava i pomodori in una sorta di serra
e nell'ultimo aveva la piccionaia… in centro a Lugo.

abile di mano e d'intelletto
faceva, tra le altre cose, il ciabattino
ed era talmente bravo che gli uomini di chiesa in vista andavano da lui a farsi far le scarpe
e lui si faceva pagare… in libri; ne aveva di stampati nel 600.
su questi libri imparò a leggere da solo, anche in latino
quando la sua adorata nipote, mia zia, iniziò a studiarlo al liceo da lei si faceva aiutare a correggere i suoi errori da autodidatta

si faceva pure i denti, da solo,
con le ossa di coniglio

tra la sua prole comprendeva mia nonna,
la madre di mio babbo e di mia zia
e Gianni Bolognesi, pittore, attivo antifascista
(ne ho trovato menzione nel bel libro sulla resistenza lughese acquistato in una delle bancarelle di libri usati del mercato)
rifugiato in Francia;
quest'ultimo, quando tornò in Italia, caginevole di salute,
si ingraziò alcuni medici che lo mantennero in cura pagati da i suoi quadri
e dalle splendide gabbie per uccelli
che lui stesso realizzava, assemblando pezzettino per pezzettino

quadri suoi son sparsi ovunque, anche nella Casa 33

la moglie insegnò a mia zia a pisciare con la gonna, a gambe larghe;
lei diceva: "piotost che e barbò mei tot i su barbunzì"
alludendo che piuttosto che morisse suo marito era meglio morissero tutti i suoi figli, perché dei figli se ne potevano sempre fare, ma una famiglia senza il
"Barbone" non sarebbe sopravvissuta.
quando lui morì lei morì poche ore dopo, senza neanche venire a conoscenza del fatto

erano soprannominati manù, parola di origini ebraiche, che stava a significare "va là"

cosa buffa
che tra attivi antifascisti e ebrei profondamente radicati
trovasse spazio anche Dino Grandi, figura di spicco del partito fascista…

fu marito di una figlia del "Nonno Barbone",
ma questa è un'altra storia, che forse, un giorno, avrò la fortuna di approfondire…

la famiglia dei Bolognesi
comprendeva 4 figlie e 4 figli

le 2 più grandi erano Alda (mia nonna) & Elsa,
dopo la prima guerra ncquero Giordana e Idoria;
Giordana, stando ai ricordi di famiglia tramandati a voce, si mise insieme al figlio dei Grandi, Dino

sleggiucchiando in giro di 'sta Giordana non trovo traccia,
la storia scritta racconta di un periodo successivo, di carriera fscistissima:

#+BEGINQUOTE
… Appena eletto e prima di assumere la carica, Grandi, che aveva 29 anni, sposò la bella e colta, Antonietta Brizzi, una ricca possidente della provincia bolognese, che gli portò in dote due milioni di lire. A
parte la consistenza patrimoniale, questa donna fu anche la sua fortuna nella sua futura ascesa diplomatica: colta ed intelligente, oltre che bella, fine ed elegante, la Brizzi fu la donna ideale per le mire
che aveva Grandi, che amava la mondanità, il successo e nuove ‘scalate’ ai vertici della politica…
#+ENDQUOTE

(continua)

Baracca

non me ne si voglia, non è certo per la fascistissima esaltazione dell'eroe di guerra, quanto piuttosto del mio essere di Lugo, che cito la puntata di wikiradio <2018-06-19 mar>

https://www.raiplayradio.it/audio/2018/06/WIKIRADIO---Francesco-Baracca-8e65aa06-2176-4c25-98b5-b2f2736deb3a.html

tempo fa ero lì che mi guardavo il monumento a Baracca,
passa una coppia e lui legge a lei l'iscrizione

Ad Majora…

in quel momento passa un anziano in bici e, ad alta voce, commenta

l'è e nom d'la cavala!

(è il nome della cavalla, effige dell'eroe di guerra che diventerà marchio Ferrari)

mi ha fatto riflettere su i motivi [soci|cultur]ali che hanno da sempre lasciato convivere la popolazione con un monumento così… provocatoriamente fascista

Autore: SchiZo SchiZo

Email: schizo@autistici.org

Created: 2019-01-21 lun 16:45

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