April 11th, 2006

Occultamento di cadavere in Comunità Montana Val Pellice

Categorie: generale, Geopolitica alpina

Pavelcsecto Glaz scrive:

Il 28 marzo, la Comunità Montana Val Pellice ha approvato la relazione al preventivo dell’anno 2006 con un fumoso e quanto mai vago piano economico dal 2005 al 2007 (o dal 2006 al 2008). L’opposizione denuncia che non viene nominato un buco di 1,7 milioni di Euro per il fallimento dell’agenzia di sviluppo locale Agess. Nè sono previste spese per il secondo palazzetto della valle, aberrazione estetica e funzionale fatta erigere quale monumento di prestigio in occasione delle olimpiadi e che costituirà una delle maggiori spese per gli ingenti costi di manutenzione. L’entità delle spese di manutenzione infatti non è stata neppure nominata, benchè sia sulle bocche di tutte le persone della valle. Nè è ancora chiaro chi e come lo prederà in gestione.
Un silenzio grave, gravissimo. Un occultamento? Una svista? Una deliberata mancata assunzione di responsabilità? Una copertura per traffici privati? Favori ad amici e parenti dei politici? Le ipotesi sono molte, il dato concreto uno solo: sperpero del bene pubblico.
Mentre in tutta la valle voci maligne sostengono che si voglia far passare le elezioni per poi annunciare i forti tagli alle spese culturali e socio-assistenziali, in comunità Montana si ignora e non si discute la questione. Regna l’omertà. Le spese innominabili per la manutenzione del nuovo palazzetto si aggirano infatti sul 1,2 milioni di Euro annui, secondo stime fatte fare dalla Regione Piemonte che dovrebbe guidare la transizione verso una fondazione privata (con gli ennesimi soldi pubblici). Per essere piu’ chiari: si spendono 100.000 Euro al mese per mantenere il palazzetto quando per un anno intero in tutta la Comunità Montana per la cultura se ne spendono circa 50.000; 105.000 Euro sono i soldi dedicati alle politiche giovanili dell’intero 2004; 99. 600 sono i soldi spesi per gli adulti in difficoltà; mentre tutto quello che la Comunità dedica allo sviluppo dello sport nella valle sono ca. 40.000 Euro all’anno (dati sempre del 2004).

La Comunità montana agisce senza grandi discussioni: il consiglio dura due ore e mezzo, parlano il presidente, una o due persone dell’opposizione e un paio di altre consiglieri. Sono queste persone ossequiose, silenziose e conniventi che legittimano lo sperpero di denaro pubblico. Prossimamente pubblicheremo la lista con i nomi e cognomi di tutti questi responsabili e, se non si vergogneranno di se stessi, anche le email e i telefoni, così li potrete contattare direttamente.

In Comunità montana Val Pellice non si danno molte spiegazioni del preventivo dell’anno 2006, il cui nodo centrale dovrebbe essere la gestione dei costi post-olimpici e i fallimenti delle società private Agess e Tralcio, a cui la Comunità negli anni passati ha regalato ingenti quantità di denaro pubblico.

E’ stata letta la parte conclusiva di una relazione che l’opposizione denuncia essere stata fotocopiata da quella dell’anno precedente aggiornando solo le cifre. La relazione è penosa e non appena sarà resa pubblica ne publicheremo sicuramente gli stralci piu’ indecenti (o tristementi ironici e grotteshi). Le uniche cifre lette sono spese che riguardano il consuntivo 2005 dell’entità di 5000 Euri di interessi bancari su un bilancio di ca. 12 milioni. Ripetiamo: la parte di relazione letta non dà numeri, se non solo riguardo un miglioramento di interessi passivi di 5000 Euro. Cioè l’equivalente di un caffè in un bilancio familiare.

Il carattere piu’ indecente della relazione è comunque l’occultamento del cadavere. L’Agess è fallita, ma del suo cadavere non compaiono tracce. Alla richiesta dell’opposizione sui motivi dell’assenza della perdita di 1,7 milioni di Euro dalla relazione, le risposte del presidente della Comunità sono state tanto evasive quanto approssimative. Da un lato ha detto che è ancora in corso la dismissione della società per fallimento (il che permetterebbe effettivamente di imputare la perdita a partire solo da quando il giudice valuterà l’entità della svalutazione) dall’altra ha detto che simile perdita non figurerebbe sulla parte di bilancio detta ?conto economico? a cui tale relazione si riferisce, bensì alla parte di ?conto patrimoniale?.
Le svalutazioni dell’Agess, stimate attualmente a quasi il doppio del valore detto dall’opposizione (il totale creditori sarebbe di 3 milioni di Euri), possono essere effettivamente ignorate da un punto di vista prettamente giuridico, ma da un punto di vista politico non si può non mettere in conto che ci saranno, e molto probabilmente nel 2006 stesso; inoltre tali perdite, quando ci saranno, andranno sia sul conto patrimoniale sia sul conto economico, malgrado le assicurazioni del presidente e il silenzio dei restanti consiglieri.
L’ignoranza e l’approssimazione del presidente della comunità montana valgono ben più delle sue immediate dimissioni: chi sostiene pubblicamente che le partecipazioni della Comunità Montana della società Agess non devono figurare nè nella relazione del preventivo al bilancio 2006 nè sul conto economico o è ignorante o agisce in malafede (o entrambe le ipotesi), in ogni caso, come minimo, non è il caso che sia il presidente di un ente pubblico che gestisce 12 milioni di Euro all’anno. Stesso discorso riguarda tutti i consiglieri la cui unica fatica è quella di alzare il gomito per votare quando lo dice il Presidente. Pupazzi. Alla cittadinanza forse l’arduo compito di valutare se non ci siano altre finalità o implicazioni con conseguenze penali. L’arduo compito di destituirli per la gestione della res publica.

Le energie maggiori della serata sono state dedicate a salvare il salvabile, ovvero a deliberare l’ennesimo sperpero di denaro publico per privati. La comunità ha appena preso le veci di una banca prestando a novembre 2005 240.000 Euro che la Regione aveva stanziato ma non erogato alla società vinicola il Tralcio. Ieri ha deliberato lo stanziamento di 80.000 Euro come partecipazione e di 200/250.000 Euro (l’approssimazione pare la regola) per la ricapitalizzazione della società il cui capitale è stato fortemente compromesso dalla malgestione passata. Senza sovvenzioni infatti la società fallirebe. Nemmeno una minima discussione su possibili usi alternativi per lo sviluppo locale di una somma come 250.000 Euro. Prossimamente forniremo una lista delle reali possibili altenative per un’economia ambientale e partecipata della valle che ci sarebbero state.

L’opposizione ha chiesto che anzichè la ricapitalizzazione della Comunità si optasse per un prestito obbligazionario in modo tale che fossero poi i privati a investire. Il presidente ha invece fatto approvare la mozione che prevede l’erogazione dei soldi che fin dal 2003 erano stati previsti per l’AGESS, sostenendo con beata leggerezza che questo dettaglio tecnico ?l’avrebbe verificato con il commercialista, con il Dott. De Gregori e con il legale?. Si noti che decidere se prestare in cambio di garanzie o regalare dei soldi pubblici (investire in capitale di rischio) non è affatto un dettaglio tecnico ma una strategia politica. Eppure nessuno osa chiedere le dimissioni di un simile ciarlatano che occupa il posto di presidenza della Comunità Montana Val Pellice. Pupazzi nelle mani di un ciarlatano.

Nessuno fa nemmeno notare le profonde incoerenze sui motivi per cui la società il Tralcio andrebbe sostenuta: la maggioranza sostiene che è stato fatto un lavoro sulla qualità del vino che ora è migliorato; sostiene che poi bisogna difendere i lavoratori locali, ma poi per motivare la sostenibilità dell’impresa assicura che ci saranno tagli sul costo del lavoro. Ma allora questi soldi pubblici li diamo per sostenere i lavoratori locali o per fare andare bene un’impresa che taglierà sempre più sul personale? Se si vogliono diminuire i costi del lavoro basta far lavorare quelli che la Lega Nord vuole far stare ?a casa loro?: gli stranieri. I principi elementari dell’economia locale insegnano che non bisogna tagliare ma investire sul lavoro locale.

Un consigliere della maggioranza sostiene che alla società il Tralcio dalle banche viene richiesta trasparenza sotto l’aspetto societario. Questo permetterebbe l’accorpamento dei diversi mutui sotto un unico mutuo. Forse le banche hanno bisogno di altre garanzie, e proprio questa operazione escluderebbe che sia la Comunità montana a fare un prestito. Il prestito lo faranno le banche, la Comunità metterà le garanzie e il capitale di rischio per i prestiti. Prestare soldi signiica avere proitti e questo è di competenza deiprivati. Il pubblico deve solo sperperare richezze, sperperare il bene comune.
Eccoci al solito meccanismo, già sperimentato da Banca Mondiale e Fondo Monetario su scala internazionale nei paesi poveri e che ora si cerca di applicare in Val Pellice come in Val Susa. Gli enti pubblici garantiscono con capitali di rischio per opere private (enormi, inutili ma molto costose per dare in appalto e subappalto abbastanza cantieri); le banche prestano i soldi per poi rifarsi sugli enti pubblici in caso di fallimento. Gli enti pubblici non possono fallire, al massimo vengono commissariati, e comunque i soldi sono quelli di tutti, mai di qualcuno in particolare.

E’ lo sperpero organizzato del bene comune gestito da persone incompetenti quando non addirittura in malafede. Nel silenzio assordante degli assessori della Comunità Montana. Ignoranti o complici in malfede di quello che a sempre piu’ persone appare come un furto organizzato del patrimonio pubblico? Esistono responsabilità soggettive di tutti i consiglieri (l’opposizione non vota mai contro, al massimo si astiene) e un sistema economico, quello neoliberista. Il sistema neoliberista questo ha in comune con i sistemi mafiosi: l’uso del denaro pubblico per fini privati, il silenzio, l’omertà e l’occultamento dei cadaveri. Il movimento post-olimpico sostiene che quando arriverà la resa dei conti questi impostori dovranno avere un residuo di dignità di andarsene. Come in Argentina lo slogan del movimento è ?andatevene tutti subito!? Il movimento ha già organizzato l’occupazione del palazzetto per la stagione estiva e assicura che ci saranno iniziative culturali e concerti di ogni tipo e per ogni età tutta l’estate, con o senza il consenso della Comunità Montana. Lo stesso movimento assicura, in un volantino apparso ieri in valle, che ci sarà anche un processo pubblico per gli sperperi e gli abusi di potere.

Altro materiale interessante sul tema: [OLIMPIADI] Ecco i primi effetti devastanti

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January 26th, 2006

Pinerolo: Un rospo non corre a mezzogiorno per niente

Categorie: generale, Uomo e territorio

“Un rospo non corre a mezzogiorno per niente”
Proverbio Igbo - Nigeria.

Tangentopoli negli anni ’90 non è stata che una logica conseguenza di un sistema marcio che stava crollando. Ma Tangentopoli di fatto non ha risolto nulla. Il sistema mafioso che gestisce la pianificazione, l’appalto e la realizzazione delle opere pubbliche in Italia (dalla rotonda sotto casa al Tav) è restato vivo e vegeto. Sono cambiati solo i nomi, e neppure tutti.
Tangentopoli non ha risolto nulla perché il problema non è risolvibile se non applicando una estirpazione dal basso dei meccanismi economico-politico-finanziari che sottendono al business delle opere pubbliche.
A Pinerolo questo discorso è più vivo che mai.
Pinerolo, cittadina al centro di scandali importanti durante gli scorsi anni fino ad essere commissariata nel 1990.
Pinerolo, cittadina che ha avuto per anni un’architettura politico/economica che legava gli affari di sindaci (Rivò, Camusso, Trombotto), politici (Cirri, Arione) imprenditori (Gallo) in grado di agire sul Piano regolatore della Città per utilizzarlo secondo i proprio interessi.
Il frutto delle speculazioni di quegli anni è sotto nostri occhi oggi: le aree del McDonald di Via Bignone e dell’ex Casello 30, edificate nell’ultimo decennio (guarda caso da Gallo) e prima destinate ad uso agricolo appartengono in prima persona o sono in mano di amici e parenti
di chi ha retto le sorti politiche della Città di Pinerolo negli ultimi vent’anni.
Un città che 15 anni fa puntava a raddoppiare la popolazione entro 10 anni e che si ritrova oggi il frutto di quelle scelte: due nuovi quartieri-dormitorio sorti in questi anni, per metà sfitti e che riportano una concezione dello spazio urbano priva dei fattori umani in grado di permettere socializzazione, incontro, vita. Un modello di quartiere basato sulla celebre Milano 2 berlusconiana. La popolazione nel mentre non è cresciuta.
L’area del McDonald, quella di Via Bignone, quella dell’ex Casello 30, non sono altro che maxi aree di servizi take-away o di supermercati dove una reale vita ”sociale” non può svilupparsi. Quartieri dove chi va a vivere per spostarsi è dipendente solitamente dall’auto; quartieri privi di punti di riferimento, pronti per il mordi e fuggi o per diventare un più mite dormitorio.
Quartieri progettati e sviluppati in nome dell’ingresso di Pinerolo nell’area metropolitana di Torino.
Con l’Autostrada infatti negli anni ’90 si sarebbe dovuto completare l’avvicinamento dei due complessi urbani. Lo scandalo che seguì il non completamento dell’autostrada è ancora nella memoria di molti. Oggi, grazie ai soldi olimpici quest’opera viene completata.
Oggi finalmente con orgoglio possiamo celebrarci con pubblicità di questo tipo:

“Venite a vivere a Pinerolo, il nuovo quartiere di Torino”.

La costruzione di nuovi quartieri ha comportato, nella logica degli speculatori, l’esigenza di adeguare le infrastrutture viarie esistenti.
Invece di raddoppiare la linea ferroviaria Pinerolo-Torino in modo da consentire uno spostamento più rapido con treni diretti e competitivi con l’automobile (arrivare in mezz’ora nel centro di Torino), si completa l’autostrada e si adegua la tangenziale di Pinerolo.
L’Eco del Chisone riportava qualche settimana fa la notizia che ad inizio secolo i treni impiegavano meno tempo di oggi nella tratta Pinerolo-Torino. Un bell’esempio di sviluppo. Un territorio che oggi vede il 30% delle ferrovie di inizio secolo logicamente dovrebbe domandarsi il perché di questo declino. Ciò che si fa invece è di investire nell’automobile.
E così, mentre la FIAT versa in una crisi dalle fosche prospettive, ciò di cui si preoccupano i costruttori è che il prodotto (ormai quasi fantomatico) della grande mamma possa continuare a circolare. Nessun pensiero probabilmente ha sfiorato chi oggi celebra l’investimento di
risorse pubbliche nella costruzione di nuove strade. Probabilmente non interessa a chi ha consentito la costruzione di tali opere, che l’automobile sia oggi più un problema che una soluzione. Le strade di Pinerolo sono oggi congestionate come non mai. Il problema dei parcheggi
diventa ogni giorno sempre più reale. Gli urbanisti e gli architetti si ingegnano per trovare soluzioni sempre più avveniristiche, che giorno dopo giorno dimostrano il loro palese fallimento. Invece di pensare infatti a come ridurre il carico automobilistico presente sulla rete urbana, ci si
ingegna su come posizionarlo. Eppure i modelli di città vivibili senza le automobili sono sotto i nostri occhi. Ovunque venga ridimensionato il peso dell’automobile sullo spazio urbano, le persone possono ritrovare spazi di socialità, la qualità della vita migliorare e le strade ritornare a
popolarsi. Come non notare che da quando Piazza del Duomo è stata chiusa al traffico, si è assistito ad un progressivo ripopolamento dell’area che oggi è uno dei punti fondamentali di ritrovo per Pinerolo? Perché una tal logica ha investito solo il centro storico e non le perferie? Perché gli investimenti toccano il mondo dell’automobile e non la possibilità di migliorare la propria qualità della vita?
In sostanza, a cosa puntano gli investimenti dei “costruttori”?

“Cerco le qualità che non rendono In questa razza umana Che adora gli
orologi E non conosce il tempo”

CCCP – Svegliami

Il tempo. Ecco il motore che guida le azioni dei costruttori.
Il territorio della Provincia di Torino sta subendo in questi anni un progressivo abbandono della sua vocazione storica: la fabbrica.
Progressivamente Fiat ed indotto chiudono, spostano le produzioni, licenziano, mettono in cassa integrazione. Il territorio ha bisogno di riciclarsi per poter sopravvivere.
L’unica via di sviluppo individuata da costoro è quindi il turismo. Gli interventi di carattere architettonico che si sono susseguiti negli ultimi 5 anni a questo puntano. Riciclare un territorio tradizionalmente industriale per farlo diventare territorio turistico. Un percorso difficile, soprattutto considerando il fatto che l’offerta turistica metropolitana è “scarsuccia”. Qualche chiesa, qualche monumento, qualche centro storico. Poca roba.
L’unica vera salvezza per Torino sono quindi le montagne e l’uso che se ne può fare.
Le Olimpiadi a questo servono. Una vetrina giudicata da loro irrinunciabile per non morire. Un vetrina da utilizzare per riciclarsi, materia in cui riescono davvero bene. E mentre gli stessi propugnatori dei Giochi olimpici si dimostrano incapaci di gestire una crisi di lungo corso, facendo spallucce ad ogni fabbrica che chiude, con il passare del tempo si delinea la loro “scelta strategica”.
Risparmiare tempo per raggiungere i complessi montani diventa una priorità. Tutti gli interventi condotti in questi anni puntano in effetti a questo: Autostrada Pinerolo-Torino, completamento della Tangenziale di Pinerolo sulla direttrice Avigliana-Cuneo, Variante della Statale 23, nuova Provinciale per la Val Pellice. Interventi onerosi e penetranti nel territorio. Gallerie, circonvallazioni, asfalto sui campi…
Per cosa?
Il giorno dell’inaugurazione della Variante della Statale 23, il Tg Regionale riportava orgogliosamente l’intervista di un soddisfatto sindaco di Pragelato che, gongolando, diceva:

“Questo intervento consentirà a chi viene a Pragelato di risparmiare 15
minuti. Più i 15 minuti di risparmio dell’autostrada fanno 30 minuti”.

Risparmi di 15 minuti ottenuti con opere miliardarie. Non si tratta più infatti di opere strategiche su un territorio vergine. Si tratta di opere che si inseriscono su di un contesto di infrastrutture già esistente.
Opere miliardarie che ostinatamente cercano di limare minuti a tratte che per la naturale conformazione geografica del terreno, non possono consentire che risparmi minimi. Non si possono infatti spianare le montagne.
Il TAV stesso viene presentato come un risparmio di qualche minuto sul trasporto merci.
Un risparmio ottenuto però a caro prezzo. Il problema infatti non sta unicamente nel quantificare ed enumerare il costo materiale delle opere.
La domanda vera è: chi paga questo prezzo.
La maggior parte delle opere pubbliche costruite in questi anni è stata infatti finanziata con soldi pubblici, stanziati dal Governo e dagli Enti Locali. Soldi pubblici, cioè nostri. Le opere sono quindi state finanziate dalla collettività. Tutte le infrastrutture costruite tuttavia hanno anche un costo ambientale, che viene definito tramite la “Valutazione di Impatto Ambientale”. Chi subisce questo costo? È sicuramente facile immaginare come i contadini di Bricherasio che si trovano una strada di fianco ai frutteti, gli abitanti delle borgate dell’Inverso della Val Chisone che si trovano dei pannelli verdi fuori dalla finestra senza poter più ammirare la Valle, gli abitanti del quartiere San Lazzaro di Pinerolo che vedono cambiare gli equilibri interni del posto dove vivono e vedono sorgere negozi take away e ipermercati, siano coloro che subiscono gli impatti dell’opera, pagando quindi una seconda volta un prezzo. Le opere poi si inseriscono in un ecosistema fragile come quello alpino. Le Alpi, ultima grande riserva d’acqua d’Europa, costituiscono infatti un complesso unico e inestimabile. Interventi penetranti come una galleria o un viadotto ne mutano le condizioni geomorfologiche. Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini dell’alluvione del 2000. La soluzione che da più parti viene proposta è di intubare il Chisone.
Chi paga questo costo ambientale? La collettività, cioè noi. Chi ci guadagna è facile immaginarlo.
La cultura che fa capo a questi personaggi è tragicamente trasversale.
Pinerolo avrebbe bisogno da anni di un sottopasso per le auto al passaggio a livello di Corso Torino, di una sala concerti al coperto, di un centro storico chiuso alle auto e di parcheggi sotterranei alle porte della città che incentivassero l’uso di mezzi pubblici.
Invece si investe in quello che più rende ai costruttori. È un modello di sviluppo sbagliato, che distorce la realtà. Le persone che vengono votate a chi fanno riferimento per le loro scelte in materia edilizia ed urbanistica (che sono poi ambiti che ci toccano nel profondo)? A quali
poteri fa riferimento chi ha costruito il grande viadotto sopra alla rotonda che porta a Via Carmagnola? A chi serviva? Hanno mai chiesto alle popolazioni locali se servisse? E per la nuova strada per la Val Pellice?
Uno dei grandi insegnamenti della Val Susa riguarda questo punto. Senza il consenso popolare non si potrebbe decidere di scelte che riguardano la collettività. E se costoro si arrogano il diritto di farlo, non ci resta che invocare noi, dal basso, il diritto a resistere alle scelte di usufrutto del territorio collettivo. Una resistenza che non passa solo attraverso la critica allo sviluppo, ma che si compone anche di proposte precise. Bilancio partecipato, regole ambientali in materia di edilizia, consultazioni popolari.
In molti luoghi d’Italia è questa la parola d’ordine. Ovunque si tratti di costruire opere inutili e palesemente frutto di speculazioni, si leva il grido delle popolazioni. Per i depositi di scorie nucleari, per gli inceneritori, per le grandi opere.
Un compito amaro ci tocca in questi anni. Mentre le popolazioni della Val Susa ci fanno riscoprire il dolce sapore della lotta popolare e della resistenza per la conservazione del proprio territorio, ci ritroviamo oggi in una città che ha poche possibilità di sottrarsi dal giogo di queste
forze. Raccogliamo oggi i primi frutti dello “sviluppo” postindustriale, che si compone sempre più di rinunce di libertà collettive ed individuali per il fantomatico bene della collettività. Per combattere il terrorismo si usa in modo bipartisan la legislazione d’emergenza, per condurre le guerre d’inizio millennio si tagliano i servizi, per costruire opere d’interesse privato si utilizzano beni e terreni pubblici o di comunità locali ad esse estranee.
Nuove speculazioni sono pronte a venire a Pinerolo. Esistono ancora molti spazi edificabili, in primis le vecchie fabbriche dismesse. Ed i falchi sono già all’agguato.
Già è pronto il progetto per la dismissione dell’ex fonderia Beloit per trasformarla in palazzine.
Già è pronto il progetto di dismissione dell’ex Merlettificio per costruire altre palazzine. Si aspettano solo le congiunture politiche favorevoli. E mentre Pinerolo rischia di perdere elementi fondamentali della propria storia, ci ritroveremo altre case sfitte, altre palazzine.
Pezzi di storia cadranno sotto le ruspe. Nessuno più si ricorderà delle fumate nere della Beloit, dei polmoni che bruciano agli operai, dei canali utilizzati per muovere le pale delle macchine tessili. Questa è la vera cultura della nostra città. Questa è la sua storia.
Una storia che si fonde a quella della Cavalleria. Due caserme verranno dismesse nei prossimi anni. Cosa le rimpiazzerà? Nuove palazzine? Nuove speculazioni? Oppure finalmente ci si troverà seriamente a parlare di una città che rispetti l’uomo la donna e la loro vita. Che preveda spazi di
socializzazione e non di solitudine.

SpazioNiño::Pinerolo::inverno2005/2006

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January 24th, 2006

Nasce Nunatak, rivista di storie, culture, lotte della montagna

Categorie: generale, La Storia e le Storie

Nunatak, mome, originario della lingua dei popoli nativi del polo artico, con cui sono nominate le formazioni rocciose che spuntano dalla colktre ghiacciata della Groenlandia e del circolo polare antartico.

Dinnanzi al dilagare degli scempi sociali ed ecologici prodotti dalla società della merce e dell’autorità, le montagne della Terra tornano ad essere lo spazio della resistenza e della libertà. Nunatak vuole dare voce all’esperienza di chi, in montagna, oggi come ieri, vuole vivere e lottare, affinchè una vita meno alienata e meno contaminata possa, giorno dopo giorno, scendere sempre più a valle.

Chi fosse interessato a contribuire alla rivista può mettersi in contatto con la redazione tramite lettera o posta elettronica, utilizzando i seguenti recapiti:

Nunatak, c/o Biblioteca Popolare Rebeldies
Via Savona 10, 12100 Cuneo
e-mail: nunatak@autistici.org

–> scarica il sommario del numero 1

–> Guarda la copertina del numero 1

Presto online il pdf scaricabile del numero 1

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January 16th, 2006

Il cancro delle montagne

Categorie: generale, Geopolitica alpina, Uomo e territorio

1 — E’ tutto un saliscendi

Una montagna priva di valori, di storia, di significato, e’ quella degli impianti sciistici. Basta visitare Cervinia, per accorgersi che una delle montagne piu’ belle delle Alpi, il Cervino, e’ stata parzialmente privata del suo valore paesaggistico e ambientale, a favore di speculazioni edilizie e finanziarie.
Ovviamente, a servizio di un pubblico desideroso di divertimenti facili e comodi. Un problema che riguarda le Alpi Occidentali come il Trentino, l’Abruzzo, la Sicilia.
Una montagna quella degli impianti sciistici che viene piegata fino a somigliare alla citta’, perche’ lo sciatore che viene a fare la settimana bianca a Bardo, Plateau, Sansy, che magari lascia a casa il figlio da scuola per una settimana, che ha speso centinaia di euro negli ultimi sci e nell’ultima tutina sgargiante, che si e’ comprato il suv per poter risalire le stradine ghiacciate che salgono da Valtournanche a Cheneil, deve trovare tutte le comodita’ anche a 3500 metri.
Chi sa che Plateau Rosa’, uno dei luoghi storici per gli impiati di risalita, e’ praticabile in sicurezza solo perche’ ogni mattina gatti delle nevi grandi come bulldozer spianano i crepacci creandovi ponti di neve perche’ le piste siano integre?

Non sono pero’ piu’ i tempi delle grandi imprese, della realizzazione di Cervinia o di enormi impianti: di fronte a molteplici opposizioni le aziende hanno cambiato strategia:
” …Da diversi anni quindi si è scelto di procedere passo dopo passo. Un allargamento di una pista, un nuovo bacino d’accumulo dell’acqua, il rifacimento dell’impianto di innevamento, la riqualificazione di una seggiovia che ovviamente passerà dai circa 1000 posti ora a 2.400 – 2.800.
E poi un parcheggio nuovo (dove si può lo si fa passare come piazzale per depositi legnami, così si le spese vengono caricate sul comune ed i contributi provinciali sono più alti), qualche garage per battipista fin sulle vette.
Per opere tanto insignificanti non servono procedure burocratiche complesse, Province e Regioni hanno facilitato ogni percorso amministrativo.
E poi, in sordina, arriva un collegamento tra un’area e l’altra, ovviamente indispensabile, perché, si presume, che lo sciatore oggi desideri varietà, opportunità di scelte, libertà. Poi, ci sono ancora le famiglie da soddisfare, quindi campi scuola e giochi per i bambini anche in alta quota, musiche assordanti per i ragazzi, terrazze solarium per le mamme, un a sorta di Dysneyland delle vette…. [continua qui]”


2 — Facciamo degli esempi

Siamo sul massiccio del Monte rosa, alle pendici della Piramide Vincent sullo spartiacque tra Val Sesia e la Valle di Gressoney , ed e’ di ormai un anno fa, lo sciagurato progetto della funivia sulla Cresta Rossa, che dal Passo dei Salati sarebbe dovuta salire sino ai 3650 metri di Cresta Rossa sul Monte rosa.
L’area interessata e’ un SIC (Sito di Interesse Comunitario), tutelata da vincoli imposti dall’Unione Europea, nonostante sia contigua alla zona sciistica di Punta Indren. Progetto fortunatamente bocciato, ma che doveva essere la funivia più alta d’Italia, una funivia senza piste da sci, per gli amanti del fuori pista o per semplice lucro.
Nel luglio 2005, la Comunità montana locale ha espresso parere negativo.

In Trentino, nel 2004, il “Progetto di sviluppo”, elaborato dalla società impiantistica Carosello Ski Folgaria [1|2]
mediante la ditta Alpi Consult di Padova, consisteva in un grosso intervento di espansione
dell’area sciistica folgaretana in area veneta mediante la realizzazione di 7 seggiovie e 15 piste di discesa, in un’area forestale integra, ad altissimo pregio ambientale e paesaggistico. Prevedeva inoltre la realizzazione di un circuito di sci nordico di circa 100 km; finanziato, ovviamente, con i soldi della Provincia di Trento, tramite contribuzione pubblica.

Il Parco naturale regionale di Paneveggio Pale San Martino è insidiato dall’espansione degli impianti di San Martino di Castrozza e il Parco naturale regionale Adamello Brenta dall’ampliamento degli impianti di Madonna di Campiglio.

Il ghiacciao della Marmolada non e’ invece minacciato, perche’ e’ gia’compromesso.
Non tanto (o meglio non ancora) da un impianto, ma dall’aldirivieni di mezzi su e giu’ dal cantiere della stazione di arrivo del trerzo troncone della funiviadi Malga Ciapèla. Stiamo parlando dell’ultimo grande ghiacciaio presente nelle Dolomiti, area SIC tutelata dall’Unione Europea e dalle norme della legge Galasso, oltre che dal Piano Urbanistico Provinciale di Trento, un sito in procinto di essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’UNESCO, e queste sono le foto del cantiere.

Nel Parco nazionale d’Abruzzo, i progetti per la costruzione di una serie di impianti e di piste da sci rischiano di compromettere gli ambienti più selvaggi e incontaminati del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Progetti che consistono nella realizzazione di 7 impianti di risalita, di una nuova strada e di un parcheggio per tremila posti auto su Monte Greco, nella Zona di Protezione Esterna del Parco e al centro dell’areale dell’Orso bruno. Inutile sottilinearne l’impatto ambientale.
A rischio in Appennino numerosi Parchi nazionali e regionali, con la previsione d’importanti investimenti per la realizzazione di nuovi impianti di risalita, l’ammodernamento di strutture esistenti con impianti per l’innevamento artificiale, nuove strade e parcheggi, grazie ad alcune misure introdotte nei documenti di programmazione delle diverse Regioni per l’utilizzo dei Fondi Strutturali dell’Unione Europea per il 2000/2006.
L’Appennino Tosco-Emiliano, che comprende l’ultimo Parco Nazionale istituito in ordine di tempo, nella sola provincia di Reggio Emilia ha impianti sciistici da potenziare a Cerreto, Febbio, Ospitaletto di Livonchio, Civago e Lago del Ventasso.
Nelle Marche il Parco naturale regionale del Sasso Simone Simoncello corre il rischio d’inquinamento per la realizzazione degli impianti d’innevamento artificiale nel Monte Carpegna, mentre nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini sono già annunciati progetti d’ampliamento degli
impianti di Frontignano nel Comune di Ussita e di Bolognola, anche in questo caso con nuovi impianti d’innevamento artificiale. Nel Lazio il Parco naturale regionale dei Monti Simbruini è minacciato dal potenziamento degli impianti scioviari.

3 — Olimpiadi

E non sono stati ancora citati i nuovi impianti per le Olimpiadi di Torino 2006. Le olimpiadi si svolgeranno per una parte in stadi nella citta’ di Torino e per una parte, preponderante, in alcune piccole o piccolissime località di montagna, in Alta Valle di Susa, Valle Chisone, Valle Pellice.
L’edificazione diretta di nuove strutture, villaggi olimpici ed impianti sportivi di grande capienza avvengono in zone urbane e non urbane (in questo ultimo caso, in montagna, alta montagna, zone boscate, aree ad alto pregio naturalistico, aree sottoposte a vincoli paesaggistici ed ambientali). Gli impianti sportivi per le gare olimpiche e le infrastrutture turistiche edificate nelle zone non urbane sono enormi costruzioni permanenti, che deturpano orrendamente il paesaggio e infieriscono sugli equilibri naturali: ove viene realizzato uno stadio per 10.000 persone non crescerà mai più un filo d’erba, né un albero.
Gli animali che vivevano in quella zona saranno costretti ad “emigrare”, rompendo ecosistemi fondamentali e con conseguenze spesso irreversibili.
E la neve artificiale, che ricordiamo ha un costo di circa 1 euro al metro cubo?
Responsabile di gravi danni all’ambiente,ottimo prototipo di sviluppo non sostenibile: il clima e’ guarda caso cambiato, non nevica e si ricorre ai cannoni. Un gran numero di persone possono cosi sciare,in parallelo con l’inevitabile innalzamento della quota di partenza degli impianti di risalita, considerata la mancanza di neve a basse quote.L’innevamento artificiale prolunga innaturalmente la durata delle nevi, richiede un altissimo dispendio di energia elettrica, inquina “grazie” ai suoi compressori diesel, genera un notevole inquinamento acustico con ripercussioni sulla fauna selvatica, il sistema/rete dei cannoni prosciuga le falde acquifere.
Tutto questo a scapito di una gestione del territorio basata sul concetto di sostenibilità e a scapito della diffusione di forme di turismo più rispettoso verso l’ambiente.

4 — Insomma….

… Salvaguardare la montagna significa assicurare il benessere non solo delle comunità montane (il 48% della superficie terrestre si trova al di sopra dei 500 m. di altitudine) ma anche delle popolazioni di pianura, perché le montagne conservano l’acqua, costituendo il principale serbatoio di quella potabile e ancora immune dall’inquinamento, sostengono le foreste, proteggendo il suolo da gravi dissesti idrogeologici e sono l’ultimo rifugio per molte specie di fauna e di flora, in particolare in Italia per i grandi carnivori come l’orso, il lupo, la lince.

Fonti:
http://www.mountwild.it/
http://www.wwf.it/
http://nolimpiadi.8m.com/
http://www.planetmountain.it/
http://italy.indymedia.org/

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January 9th, 2006

Le olimpiadi e l’energia

Categorie: generale, Uomo e territorio

E’ stata da poco completata la costruzione del bracere olimpico, che brucerà ininterrottamente per l’intero arco delle olimpidi di torino 2006. Una torre di 57 metri in grado di bruciare 8.000 metri cubi di gas all’ora, per un totale complessivo previsto di 2,8 milioni di metri cubi, ovvero una quantità di gas sufficiente a riscaldare per un anno intero circa 2000 famiglie.
L’evento olimpico si sta quindi sempre piu’ configurando come l’Olimpiade dello spreco e dell’esagerazione. Dopo la proposta (per fortuna bocciata grazie ad una sollevazione popolare ed ai costi proibitivi) di illuminare a giorno il Monviso ecco un nuovo caso di gestione smisurata dell’immagine di opulenza che le olimpiadi devono dare. Mentre in giro per l’Italia le persone muoiono
di freddo
, mentre ci troviamo in una congiuntura energetica sfavorevole, le olimpidi invernali di Torino 2006 devono apparire invece come un mondo fantastico.
In questo modo la sperimentazione di qualche autobus all’idrogeno fa parlare di olimpiadi ecologiche. Inoltre la valutazione della sostenibilita’ dell’ opera olimpica e’ affidata tra le altre cose al Progetto HECTOR, ovvero ad un complesso sistema di crediti/debiti ecologici per cui se io inquino a Cesana devo contribuire ad opere ecologiche in qualche altra parte del mondo. Dal sito del TOROC si legge infatti:

Per perseguire l’autofinanziamento di HECTOR, il TOROC sta cercando partner pubblici e privati che assicurino le risorse necessarie alla realizzazione di progetti e/o all’acquisto di crediti che permettano la compensazione della CO2 prodotta.

A guardare in profondita’ il significato di queste parole si capisce il meccanismo sotteso ad esse: “Si puo’ anche non badare a sprechi, fintanto che si puo’ compensare”. Una logica pericolosa, soprattutto nel contesto di risorse limitate e di ecosistemi fragili nel quale siamo inseriti.
Tutto cio’ mentre la situazione che si respira nelle vallate olimpiche comincia ad essere al limite del sostenibile. L’inaugurazione delle nuove infrastrutture viarie ha infatti di fatto strangolato intere borgate. Ma questa e’ un’altra storia…

Fonti:
petrolio.blogsfere.it
Blogeko.info
Raisport

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December 30th, 2005

APPUNTI::Storie partigiane

Categorie: generale, La Storia e le Storie

“Appunti e’ sorto esattamente tre anni or sono, uscendo finora con scadenza mensile. Scelta non casuale di un ultrasettantenne parecchio malandato fisicamente, rimasto convinto dei principi e valori che sono alla base dell’antifascismo storicamente determinato; memore, protagonista e testimone diretto di oltre sei decenni di difficili e sofferte lotte per la liberta’, la giustizia civile e sociale nel nostro e in altri Paesi.

Giova ripetere che questa iniziativa e’ stata assunta dopo ripetuti e mai giustificati rifiuti da parte delle Pubbliche Istituzioni - comprese quelle direttamente preposte - di assumere, proprio mentre dilagava il cosiddetto “revisionismo storico”, precise iniziative per la ricostruzione
- nella verita’ - di una memoria storica contemporanea sempre tenuta scientemente nascosta o falsata nei suoi elementi fondamentali e pi� significativi.

Per superare tale iniquita’, riversata sulle successive generazioni, abbiamo proposto pubblicamente di dare un serio e responsabile impulso attraverso iniziative specifiche ed, in particolare, una sostanziale incentivazione economica e pubblicistica (come avviene, da molti anni, in territori a noi vicini), tendente a favorire lavori di studi e ricerca storica da parte di giovani locali, ad esempio con tesi di laurea finalizzate alla ricostruzione di pagine importanti su un passato meritevole di attenzione, che non dovrebbe essere destinato alla spazzatura dell’oblio, se non peggio.”

Cosi’ Nemo Polliotti, ex-partigiano, autodefinisce il proprio foglio ciclostilato, autoprodotto durante gli anni ‘90 a partire dall’enorme mole di documenti nazifascisti da lui recuperati nel pinerolese.

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December 19th, 2005

Dossier TAV-TAC

Categorie: generale, Resistenza alpina

La lotta del popolo Notav sta appassionando da tempo chi non crede in questo modello di sviluppo. Al di la’ della stretta attualita’ abbiamo ritenuto opportuno raccogliere l’immensita’ di materiale esistente in internet sulla questione e farne un dossier. Troppo e troppo sparso è infatti il materiale sulla questione.
Il dossier e’ attualmente in via continua di costruzione. ci auguriamo che chiunque abbia a cuore la lotta del popolo Notav ci possa aiutare in questo progetto di sistematizzazione.

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