Quale futuro per l’ex Macello e il centro autogestito? Bertini presenta la visione del Municipio, i Molinari rifiutano di rispondere.
Per gentile concessione di Michele Bertini
Immagine: Tink.ch

Tra i giovani si sente spesso dire che «Lugano è una città per vecchi», cosa ne pensa?

È un commento che sento anche io. Sono un giovane nato e cresciuto a Lugano, ma non posso dire di aver vissuto in maniera importante la vita aggregativa serale luganese. Per quanto riguarda gli eventi, credo che Lugano dovrebbe puntare più sulla qualità che sulla quantità. Ci sono una moltitudine di eventi e la città è orientata verso un concetto quantitativo. Questa scelta è discutibile ma comunque non mi sento di dire che Lugano è spenta, senza aggregazione. Per i giovani – l’ho vissuto anche io – c’è difficoltà a trovare dei locali nei quali incontrarsi: i bar e le discoteche hanno prezzi proibitivi e non per forza tutti li apprezzano. Altri locali più rilassati e semplici fanno fatica ad attecchire. Lei potrà rilanciare chiedendomi perché vogliamo far chiudere quelli che già ci sono?

Precisamente.

Nulla in contrario alle forme di aggregazione alternative, ma in quanto autorità noi siamo chiamati per responsabilità e mandato ricevuto dai cittadini ad adottare e far rispettare le normative in vigore. Se le normative non piacciono, possono essere cambiate attraverso il processo politico-democratico.

Quali sono le normative che il Municipio fatica a fare rispettare?

Se ci concentriamo sull’ex-Macello ci sono decine di situazioni che come autorità tolleriamo, ma non dovremmo tollerare. Nel caso dell’ex Morel la città ha cercato in tutti i modi di trovare delle forme giuridiche e organizzative per permettere all’attività di esistere. Eppure siamo stati criticati perché abbiamo semplicemente fatto il nostro dovere in quanto autorità. Questo vale anche per una forma di rispetto nei confronti di tutti i cittadini: se io e Lei volessimo organizzare una festa dovremmo rispettare tutta una serie di normative e per un principio di parità di trattamento il centro autogestito e chiunque altro è tenuto a fare lo stesso.

Dunque il centro autogestito viene fatto chiudere per problemi legati al mancato rispetto delle regole?

Il ragionamento che ha fatto la città è sul «contenitore» ex Macello. Il Municipio ritiene che questo sedime pregiato in centro, vicino all’università e al futuro Campo Marzio merita un investimento pubblico importante che possa dare al luogo una visibilità a 360° per tutti i cittadini, tutti i giorni. Al momento l’ex Macello è in uno stato di degrado collettivo, non solo per colpa del Molino, ma anche per colpa della città. Non è una guerra ideologica: io non frequento l’ex Macello, ma mia sorella per esempio ci andava. Si tratta solo di investire in un sedime di valore in centro città che, purtroppo, al giorno d’oggi sta evidentemente deperendo.

Dal punto di vista delle centinaia di persone che vi si recano ogni weekend e che lo apprezzano come spazio ludico, l’ex Macello non sta deperendo.

La città rimane comunque proprietaria e ha dunque il diritto di decidere sul futuro del sedime. Non ho problemi a riconoscere che delle forme di aggregazione alternativa sulla base anche dell’autogestione ci sono e ci saranno sempre, però nel caso di una proprietà pubblica la città deve poter decidere.

220 milioni per il Lac, 650’000 franchi all’anno per l’OSI e 80’000 per Finzi Pasca. La città sostiene con decine di milioni progetti dedicati ad un pubblico più «stagionato» e con una certa disponibilità finanziaria, invece il centro autogestito viene fatto sloggiare. Per i giovani cosa fa la città?

Questa è una giusta riflessione, però non si possono usare queste cifre per nascondere i problemi e la decadenza attuale del sedime. In ogni caso questa non è una decisione che il Municipio prende a cuor leggero. Riconosco anche il bisogno di pluralità in una città come Lugano. Ciononostante il Municipio non può venir meno al suo compito di autorità e alla necessità di riqualificare il sedime dell’ex Macello. Sui contenuti, sul cosa ci faremo, invece, si può ancora discutere.

Mi pare di capire che il progetto sia ancora aperto. Se i giovani di Lugano mostrassero attaccamento al centro autogestito, il Municipio potrebbe riconsiderare il progetto?

Il Municipio è stato molto chiaro: per l’autogestione così come è intesa oggi, negli spazi dell’ex Macello non vediamo un posto in futuro.

Quali sono le «condizioni» per il mantenimento nel progetto di uno spazio veramente per i giovani?

Lei ora parla di «spazio per i giovani», qualcosa di diverso da quello che è attualmente l’ex Macello (un centro autogestito, NdA). Se la città ritiene che a Lugano manchino degli spazi per i giovani, si possono trovare le condizioni per crearlo con un minimo di regole di convivenza.

Dunque il Municipio sarebbe disponibile alla ricerca di alternative. Qualche mese fa il Corriere scriveva di una trentina di edifici sottoutilizzati, il Municipio sta pensando ad un’alternativa per un centro giovanile?

Se Lei parla di un centro giovanile, assolutamente sì. La domanda non è mai stata posta in questi termini durante le sessioni, ma se la questione è trovare nuovi spazi di aggregazione per i giovani la mia risposta è sì, e sono sicuro che i miei colleghi risponderebbero allo stesso modo. Se Lei invece parla di spazi per l’autogestione, non sono così sicuro, perché da nessuna parte sta scritto che c’è un diritto acquisito di ottenere gratuitamente degli spazi in centro città per le attività dell’autogestione. Io son stato presidente di associazioni: dovevo pagare l’affitto e faticare per trovare delle sedi. Comprendo che sono casi diversi, però è pieno di associazioni che cercano spazi rispettando le regole e dialogando in maniera democratica, civile. Se si parla di spazio per i giovani, sì, se si parla di uno spazio nel quale tutto è consentito, dove ci se ne infischia di numerose normative (in parte eccessive, ne sono d’accordo, lo so per esperienza), allora non ne sono sicuro. Perché l’autogestione dovrebbe ricevere un trattamento di privilegio di fronte a tutte le altre associazioni che rispettano le regole?

Lei dice che il Municipio vede di buon occhio la creazione di spazi di aggregazione per giovani, però dal progetto traspare ben altro.

Nel progetto – che deve ancora consolidarsi – la componente giovanile è molto importante, specialmente per l’interazione con l’USI. Nella visione del Municipio ci sono degli spazi destinati allo stare insieme, alla cultura, alla musica e alla vita di comunità orientati in particolare verso i giovani. Siamo in un comparto di città molto vivace, frizzante.

Eppure se comparo la situazione attuale del Macello a quella dipinta dal progetto, la visione futura appare grigia e piuttosto morta.

Certo, se Lei compara il progetto con la situazione attuale nella quale tutto è permesso, si fa musica fino ad orari improponibili senza rispetto per il vicinato e si vendono alcolici senza licenza, allora chiaro che il progetto appare più spento. Però, come già detto in precedenza, la situazione attuale non è sostenibile.

Dato che il progetto è un embrione ancora in via di definizione, lei sarebbe disposto a sostenerne una visione che veramente integri una zona ludica e aggregativa per i giovani (a differenza di quella attuale)?

La risposta è sì, ma nel rispetto di autorità e regole esistenti. Non voglio essere frainteso: non sto parlando a favore dell’autogestione, che spesso per sua natura non riconosce l’autorità e con la quale è difficilissimo dialogare. Insomma: si può parlare di un progetto più a favore dei giovani, ma senza che l’autogestione «rientri dalla finestra».

La ringrazio per l’intervista e spero che la visione di un progetto più per i giovani – che lei ha detto di sostenere – si traduca dalle parole ai fatti.

Sarebbe bello avere degli interlocutori affidabili per sviluppare un progetto assieme al Municipio. Lo ripeto: difficilmente nel contesto dell’ex Macello, ma la città è grande e ci sono tante possibilità.

Fonte: https://tink.ch/it/2018/09/ex-macello-intervista-con-il-vicesindaco-bertini/

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