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Se voi avete il diritto di dividere il mondo in autoctoni e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri” (don L. Milani)

È ormai prassi frequente quella che accosta lo straniero, il migrante alla figura del criminale. Pecore nere scacciate a calci o ratti da sterminare poco importa. L’immaginario collettivo è impregnato da queste visioni apocalittiche: una probabile invasione barbarica che violenterà le nostre figlie, ruberà il lavoro ai nostri padri e svaligerà le nostre case. Un’estetica pagante in termini elettorali, là dove prevale la cultura dell’individualismo e del consumismo e quando la rivendicazione e il conflitto sociale non hanno più lingua e forme in cui esprimersi.
La paura del diverso, ovvero la creazione di funzionali capri espiatori per meglio infondere il sospetto e il rancore verso “l’Altro”. Chiaramente meglio se straniero, povero o diverso.

Tutti uguali di fronte alla legge, “tutti nati liberi ed eguali in dignità e diritti”. Questo é quello che ci insegnano a scuola, quello che la dichiarazione dei diritti umani ci dice. Ma se l’iniziativa o il controprogetto sull’espulsione dei criminali stranieri dovesse diventare legge, alcuni diventerebbero meno uguali degli altri. La pena non sarebbe più misurata alla gravità degli atti commessi ma bensì alla nazionalità. Il non essere possessori di un passaporto svizzero, diventerebbe una pesantissima aggravante per il condannato e per la sua famiglia che verrebbe anch’essa espulsa dal paese. L’obbrobrio giuridico partorito dai propagandisti del partito agrario, che di agrario sembra avere conservato solo l’odore del letame, parte dal principio che se la prigione redime e impedisce la recidiva degli assassini e dei truffatori rosso crociati, essa non ha alcun effetto sugli stranieri e per questo si rende necessario punirli due volte. Al carcere seguirà l’esilio.

Ma chi fa più danno alla Svizzera? Un giovane straniero coinvolto in una rissa o Marcel Ospel, Bancarottiere dell’UBS? Il piccolo spacciatore africano o il ducetto cantonale, con il casellario giudiziale più spesso del suo doppiomento, che da anni settimanalmente, nasconde i suoi intrallazzi economici sparando titoloni razzisti contro il popolo Rom e gli stranieri?

Il razzismo entra nelle menti e si diffonde come cultura dominante in un vortice pericoloso che sta pervadendo l’Europa. E le modifiche proposte dall’iniziativa e dal controprogetto vanno a braccetto con quell’intolleranza istituzionalizzata sempre più radicata nel linguaggio politico di chi ci governa.

Di fronte alla disoccupazione, alla povertà, al divario sociale crescente. Alla precarietà, alla cementificazione del territorio, allo smantellamento dello stato sociale e dei diritti, i potenti cercano di distrarci discutendo di spaccio, di criminalità, di velo e di minareti.
Grandi campagne demagogiche per nascondere i veri responsabili della crisi!
Una crisi permanente, tutta interna ad un sistema economico iniquo, che produce guerre, disastri ambientali e sempre più scarti umani. Scarti da eliminare attraverso forme di segregazione sociale subdole e disumanizzanti.

Grandi campagne demagogiche per eliminare il conflitto sociale!
La rivendicazione di maggiori diritti per una parte importante della popolazione che vive sul territorio svizzero. Un vero e proprio apartheid istituzionalizzato per impedire a chi vive la crisi sulla propria pelle, di alzare la testa.

Rifiutiamo questi discorsi, che appartengono ad un passato che non deve tornare più.

Rifiutiamo la demagogia di chi ci vorrebbe con il capo chino e il cervello spento.

Rifiutiamo il razzismo e il fascismo moderno, che cela la camicia nera dietro la giacca e la cravatta o sotto le t-shirt rossocrociate.

DIGNITÀ SENZA CONFINI

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