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Bene o male comune? Il lavoro tra lotte di difesa e necessità di sabotaggio

> November 5, 2011

Incontro-Proiezione-Dibattito

La democrazia divide gli uomini in lavoratori e fannulloni. Non è attrezzata per chi non ha tempo per lavorare”. Karl Kraus

Noi scateneremo il gatto del sabotaggio se non avremo quel che ci spetta”. The harvest song Ralph Chaplin

La lotta delle Officine di Bellinzona ha segnato uno dei punti più alti della conflittualità sociale nella storia di questo Cantone, provincia dell’Impero. Le maestranze che hanno scioperato per più di un mese nella primavera del 2008 hanno spezzato l’incantesimo della pace sociale svizzera,  anticipando la critica ai managers e alla tirannia del mercato finanziario, palesata di li a poco con l’esplosione della “bolla” speculativa dei sub-primes e con l’inizio di una crisi divenuta ormai permanente. Un lotta per difendere il proprio lavoro ma in grado di riconnettersi, nei suoi momenti più alti,  alla generale insostenibilità di questo sistema,  regolato dal precariato e dalle esternalizzazioni, votato al profitto e alla devastazione sociale e territoriale.

> 24.11.2011 – Incontro e proiezione con Danilo Catti
> Il programma della rassegna

Nel primo documentario di Danilo Catti “Giù le mani”, una delle frasi più rivelatrici  in questo senso è pronunciata da un anonimo operaio, che in un momento di disperata lucidità se la prende con il “sistema”. Un sistema del quale si conosce poco ma i cui effetti sono avvertiti in modo lacerante: con i licenziamenti consacrati sull’altare della produttività allora, e su quello della “crisi” oggi! La lotta delle OBe seppe fare della solidarietà un’arma e si moltiplicò per  forme e spessore, oltrepassando i confini nazionali per legarsi ad altre lotte operaie come quella della INNSE: “se sei solo a sognare rimane solo un sogno, se a sognare sono tanti il sogno diventa realtà”. Purtroppo la realtà che oggi ci circonda lascia pochi margini al sogno e molti hanno pensato di “indignarsi” e di rifiutare l’incubo sistematico che viene imposto dalle alchimie finanziarie di BCE, FMI e dittature monetarie varie. Ciascuno a suo modo, ciascuno con i propri mezzi e con le proprie letture, ma la sensazione è che l’insopportabilità di quel sistema criticato dagli operai OBe sia ormai elemento  condiviso con caratteristiche di massa.  Se il sogno di molti (operai) può diventare realtà (il mantenimento del posto di lavoro), che ne è dell’incubo vissuto ogni giorno da tutti? Dove per tutti è da intendersi la moltitudine di soggetti sfruttati, uomini e donne,  immersi nella produzione capitalistica? Laddove il lavoro assume ormai sempre di più le caratteristiche di un mero strumento di sottomissione e sfruttamento appartenente a un sistema ormai al collasso sociale, economico, politico e ambientale… Quando il lavoro non rappresenta più anche una dimensione etica di realizzazione sociale e la celebre mobilità (ormai definitivamente migrazione) è ridotta a galera mortale (CIE o surrogati vari)…: Cosa rimane del lavoro come categoria del conflitto?

Lungi dal voler semplificare, dal proporre un’idea di lettura o banali riduzionismi neo-luddisti, riteniamo sia necessario riaprire la discussione e per farlo vogliamo incontrare direttamente le lotte operaie, attraverso una serie di incontri e proposte che ci auguriamo partecipate. Lo pensiamo necessario perché chi lotta sul posto di lavoro oggi si trova confrontato con forme di sfruttamento estremamente complesse, delle quali il precariato è solo la sintesi più evidente e per le quali il vecchio fatalismo sindacale è ormai inutile. Ma soprattutto perché riteniamo (a differenza delle vecchie concezioni sindacali) che il conflitto, ieri a Bellinzona e oggi nel porto californiano di Okland, non possa essere più ricondotto all’interno delle fabbriche, ma debba uscire e incontrare la vastità di soggetti sfruttati, le devastazioni territoriali e ambientali, le migrazioni, lo stato di polizia e la guerra!

Il primo di questi incontri, giovedi 24 novembre, coglie lo spunto intelligente e capace di chi ha seguito la vicenda delle OBe fin dall’inizio ed è tornato all’interno della fabbrica per documentare il “sogno divenuto realtà” di quella lotta. 1Due100 Officine di Danilo Catti non è soltanto il sequel  di un documentario, ma è l’emblematica prosecuzione di una lotta alle prese con riflussi e incertezze, quasi fisiologici, creati ad arte da un padronato dalle ferite cicatrizzate, pronto a dividere e a colpire ancora in nome della crisi. Se il rigore del regista ci spinge al di la dell’happy ending argomentando i cambiamenti che la lotta ha prodotto nell’ anima e nello spirito degli operai, a noi  spetta raccogliere spunti, suggestioni e problematiche di una vicenda che nella sostanza non si è conclusa e non si concluderà sino a che, oltre l’incubo, ricominceremo a sognare.

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