Freddo, vento, elicotteri militari e forze dell’ordine a presidiare il centro città. E un processo, il primo di una serie, di chiara vendetta politica. Billy, Costa e Silvia sperimentavano l’accanimento di uno Stato moderno: per chi si oppone alla sistematica devastazione di vite e territori, non è concesso nessuno spazio. La sentenza finale del giudice “bava all bocca” Wutrich (aumento di condanna rispetto alle richieste del procuratore pubblico) e la criminalizzazione dell’intero processo lo confermavano dal principio: isolamento totale per i tre, niente effetti personali, nessuna visita. Quello che è poi risultato uno degli aspetti più inquietanti, è l’ennesima forma di colonialismo culturale che imponeva la lingua del dominante, il tedesco, con assenza quasi totale delle traduzioni e con il verdetto finale letto, senza che i tre potessero capire una sola parola di una decisione che influirà sensibilmente sulle loro vite.

Durante le due settimane d’iniziative che hanno caratterizzato il processo a Billy, Costa e Silvia – incontri, dibattiti, proiezioni, concerti, presidi al carcere, volantinaggi – era evidente un certo malumore da parte degli esponenti dei media. Da subito offesi per le ferme richieste di non filmare e senza l’esaltazione spettacolare dell’immagine, si sono ben guardati – a parte qualche raro caso – di dare un’informazione perlomeno corretta delle motivazioni dell’azione contro IBM e del processo in generale. Emblematico il servizio del giornalista del Quotidiano che piuttosto che evidenziare le condizioni del processo preferiva accusare i tre di completo disinteresse.

Da mercoledì 28 a venerdì 30 Settembre si terrà a Bellinzona un altro processo. Quello contro Andi, compagna del Soccorso Rosso e del Revolutionärer Aufbau di Zurigo, accusata d’attacchi pirotecnichi contro Stato e Capitale. Ennesima volontà di punire severamente il dissenso e la ribellione, andando a colpire chi da sempre si batte in prima persona, senza nessun compromesso.

Da parte nostra ribadiamo la nostra solidarietà a tutte/i coloro che nel mondo, in direzione ostinata e contraria, dal basso a sinistra, esistono e resistono al di fuori dalle logiche capitaliste. E ancora una volta non ci aspetteremo nulla da una giustizia che, come recentemente dimostrato nel processo-farsa del militare assolto per la ginocchiata a una fotografa francese durante le giornate dell’esercito di Lugano, si definirà come paladina di uno Stato di cose volto a imporre la guerra, il saccheggio, l’esproprio, l’accumulo e la dominazione come forma di vita unica e incontestabile.

Ancora una volta i muri abbattuti diventano ponti,
solidarietà a Andy,
Billy, Costa, Silvia e Marco liberi,
LIBERE TUTTI!

C.S.O.A. Il Molino

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