LUGANO – “Sono oramai scaduti i termini della convenzione sottoscritta dalla Città, dal Cantone e da Il Molino il 18 dicembre del 2002. E anche se soluzioni alternative non sono state trovate, il centro sociale dovrà lasciare gli spazi dell’ex Macello”. Questa la posizione personale, illustrata mercoledì su laRegione Ticino, della municipale di Lugano Giovanna Masoni Brenni per quanto riguarda l’area ex Macello. Ed oggi, con una nota stampa, è giunta la replica dei molinari.
“Il Molino – vi si legge – centro socioculturale autogestito è una nota realtà a queste latitudini, è il frutto della lotta di intere generazioni di questa città e non solo. La sua stessa esistenza è segno della necessità di una parte della popolazione, che non si riconosce e non condivide gli schemi istituzionali, di poter disporre di spazi da autogestire dove promuovere una visione critica e alternativa alla società contemporanea”.

“Per “stimolare la formazione globale del cittadino di domani” – continua la nota stampa – ricordiamo alla signora Masoni Brenni che una struttura come quella da noi portata avanti in tutti questi anni è fondamentale, poiché oggi diventa prioritario per tutti raggiungere la consapevolezza che questo sistema deve essere radicalmente cambiato.
Oggi la società è confrontata con un disagio crescente, il sistema attuale si rivela intollerante e repressivo ed emargina sempre più le fasce deboli della popolazione, come giovani, precari, disoccupati, anziani e “diversi”. Chi non è produttivo e non serve agli scopi delle politiche neoliberiste o chi non si vuole adattare ai vuoti modelli proposti da questo sistema alienante, viene discriminato e perseguito. Per questo un luogo come quello che tutti noi abbiamo costruito in questi anni svolge un ruolo alternativo importante di aggregazione diventando anche risorsa per quelle persone che sempre più utilizzano questi spazi in quanto rimasti purtroppo gli unici liberi, aperti e popolari. Tutti ne sono fortemente consapevoli, il molino permette di aggregare e considerare anche fasce della popolazione lasciate ai margini… ma evidentemente alla municipale la socialità non interessa”.

“Come si fa – si chiedono i molinari – a pensare di chiudere uno spazio che ha una funzione così importante?”
E ancora: “Pensiamo veramente che i giovani e non solo, andranno al Palace?”
E poi: “Fino a quando si continuerà a discutere di violenza e di disagio senza avere il coraggio di proporre e riconoscere delle soluzioni?”

“Quasi il 7% dei più giovani – si legge ancora nel comunicato stampa – oggi non ha un lavoro, la maggiorparte è figlia di un sistema rigido e schematico, di una società che riconosce sempre meno la solidarietà e il rispetto, di uno Stato repressivo e in uno stato di controllo permanente. Questa condizione si aggraverà nei prossimi anni se la lungimiranza politica di chi è al potere continuerà a tradursi in tagli e sconfessione di settori basilari come la scuola e la formazione, la sanità, la cultura e tutti quegli ambiti che a loro modo di vedere non creano profitti.
La risposta non può e non deve essere la repressione, la videosorveglianza, l’emarginazione.
Una società civile consapevole combatte per i propri diritti, affinché il divario tra ricchi e poveri, tra riconosciuti e discriminati sia annullato.
In questo senso, volenti o nolenti, siamo un soggetto politico attivo e legittimato con il quale confrontarsi, quindi un valido interlocutore. La nostra storia racconta come disponibilità e propositività ci abbiano sempre contraddistinto, anche quando disillusi e sfiduciati ci siamo seduti per l’ennesima volta al tavolo delle trattative. È notizia degli ultimi giorni – da noi appresa tramite i giornali!- che il Municipio sta elaborando un progetto riguardante l’ex macello senza considerare che in questa struttura esiste da tempo un centro sociale aperto, attivo e frequentato, con il quale è stato stipulato un accordo, che ci assegna questi spazi almeno fino alla designazione di una sede definitiva. Dunque si fanno i conti senza l’oste!
Abbiamo reso vivibili gli spazi di un’area fino ad allora quasi completamente abbandonata, che ha rivalutato e animato una struttura fatiscente lasciata al suo destino nel cuore della città.
Il molino, con l’energia e la determinazione che ci contraddistinguono, ha liberato e costruito uno spazio di aggregazione, di contro-informazione, di cultura dal basso e popolare, di riflessione e di lotta. All’interno dell’ex macello oggi si può trovare un’info-shop colmo di libri, riviste, autoproduzioni dove ogni sera si preparano pasti caldi, un cinema gratuito una o due sere la settimana, un grande spazio dove ogni fine settimana vengono proposti teatri e concerti, la fiaska dedicata alla convivialità legata ai prodotti della terra oltre a numerose altre possibilità di incontro e discussione. Un laboratorio di idee e di fatti decisamente indispensabile se pensiamo all’offerta monoculturale di una città sempre più occupata nella costruzione di una propria immagine accattivante da esportare, preoccupata di non corrompere la “sana” mentalità borghese e poco attenta alle vere esigenze delle persone che la costituiscono.
Incomprensibile ci risulta il comportamento di coloro che ideologicamente dovrebbero esserci più affini e dai quali ci saremmo aspettati un sostegno, ma che ormai sembrano più vicini ad altre posizioni”.

“Come sempre – concludono i molinari – siamo pronti, nonostante tutto, a tendere l’ennesima mano aperta alla discussione e al confronto: fate in modo che essa non debba presto chiudersi a pugno nella difesa dello spazio”.

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