La rassegna “Il Paradiso Perduto” dedica una serata particolare alla nonfiction di Ansano Giannarelli, esploratore cinematografico per eccellenza! Primo in Italia ad utilizzare attrezzature leggere per portare il cinema documentario dove fino ad allora non era mai stato: dal deserto all’oceano, ma soprattutto in fabbrica.
Con i suoi film Giannarelli ha attraversato paesi lontani, ha documentato le metamorfosi del lavoro e dell’industria, ha analizzato molteplici vicende storiche italiane del ‘900 e fatto luce su problemi politici internazionali. E’ un esploratore perché sempre nel suo lavoro ha ripensato la forma del documentario ibridandola con la finzione e la messa in scena, forzando i limiti espressivi tradizionali per poter cogliere a modo proprio il reale e le sue metamorfosi, la finzione e il suo specchio.
Il suo porsi esplicitamente come cineasta militante mai ha significato piegarsi a dettami di partito, imposizioni ideologiche, barriere mentali.
Il suo cinema documentario riporta al centro l’uomo e la sua storia, e ci fa pensare ad un passato prossimo in cui il cinema è stato un importante strumento pedagogico e umanistico, oltre che un lavoro e un’arte.
La retrospettiva si articolerà unicamente sul mondo del lavoro e della fabbrica,  secondo una coerenza filologica con la rassegna. Cinque cortometraggi girati tra gli anni Sessanta e i Novanta: Profilo di un operaio (1964), Sabato domenica lunedi (1968), Linea di montaggio (1972), Analisi del lavoro (1972), La fabbrica integrata (1995). I corti saranno presentati e discussi in sala.

Profilo di un operiao di Ansano Giannarelli, Italia, 1964, 10 min, 35mm, colore

Ritratto di un tipografo: la sua passione per il lavoro ben fatto, i suoi gesti ben calibrati e pieni di sapienza, le sue parole secche e precise, i suoi scarni ricordi d’infanzia.
La macchina da presa indugia sui macchinari, le mani, i volti, quasi a voler scovare nelle pieghe di un’esistenza semplice e dignitosa un modello di uomo.
Un documentario vecchio stampo, semplice nella forma ma ricco di passione umanista d’altri tempi.

Sabato domenica lunedi di Ansano Giannarelli, Italia, 1968, 30 min, 35mm, b/n

Tre donne, tre operaie, tre militanti.
La loro vita registrata da una macchina da presa che ne condivide i momenti di vita quotidiana con discrezione, le circostanze lavorative con attenzione e le occasioni di lotta con partecipazione.
Tre giorni emblematici, un sabato, una domenica, un lunedì, a Milano: con il 68, la guerra in Vietnam, il nascente femminismo, i prodromi dell’autunno caldo. Giannarelli sceglie con intelligenza di stare a fianco delle donne, avvertendo che proprio da loro inizia una reale emancipazione sociale e politica, una presa di coscienza della lotta da condurre per cambiare la società, i rapporti economici, la mentalità degli uomini e le tradizioni conservatrici.
Un film su commissione si trasforma così in un affettuoso e dolente ritratto di tre vite comuni.

Linea di montaggio di Ansano Giannarelli, Italia, 1972, 10 min, 35mm, b/n

La grande fabbrica come un inferno di scheletri in metallo e di uomini che cercano disperatamente di resistere all’alienazione: la macchina da presa a mano coglie i diversi momenti del lavoro e i volti degli operai, i mostruosi macchinari e lo spazio irrespirabile.
Le immagini dell’esterno, che ritraggono da lontano un autotreno carico di automobili, fissano con distacco terribile il frutto di un’opera carica di tanta fatica e dolore. E’ la Fiat, Mirafiori, un girone dantesco che si finge modello di efficienza e produttività. La catena non è solo quella di montaggio, ma è anche quella, invisibile e tremenda, che il carrello finale, un piano sequenza di due minuti, percorre ed evoca nella sua corsa verso gli inferi della produzione capitalistica.
Un pezzo di cinema straordinario.

Analisi del lavoro di Ansano Giannarelli, Italia, 1972, 12 min, 35mm, b/n

Agrate Brianza (Milano), 1972. All’interno di un grande reparto della SGS Thomson, lunghe file di operaie in camice bianco lavorano al microscopio: controllano e saldano microprocessori.
La macchina da presa scruta ogni minimo movimento, i macro obiettivi scandagliano mani e strumenti: un’indagine sul lavoro di fabbrica, condotta attraverso l’esame microfisiognomico e gestuale del lavoro di tecnici ed operai, un viaggio allucinante nell’alienazione che spezza la naturalezza del corpo piegandolo alla macchina fino alla robotizzazione.
Il ritmo forsennato delle sequenze gioca dialetticamente con l’ardita colonna sonora sperimentale di Vittorio Gelmetti, un impasto di materiali che non descrive semplicemente le immagini ma ne arricchisce la potenza plastica e il rigore stilistico.
Un modello di film-saggio che ci scuote per la sua attualità. L’alienazione non è mai finita.

La fabbrica integrata di Ansano Giannarelli, Italia, 1995, 31 min, 35mm, colore

Lo stabilimento FIAT di Melfi raccontato da un operaio in una lunga e rigorosa intervista. Giannarelli utilizza l’intervista secondo i canoni della storia orale per mostrare il perdurare di alienzaione e sfruttamento nei nuovi modelli di fabbrica degli anni Novanta. Con intuizione geniale, anticipando ancora una volta le manifestazioni eclatanti del conflitto sociale, Giannarelli indaga i nuovi dispositivi dello sfruttamento con coraggio, in un periodo in cui operai e fabbriche sono ormai scomparsi dalla scena politica e militante. Razionalizzazione e just in time sono l’anticamera del precariato contemporaneo: un viaggio-racconto agli albori del neo-liberismo italiano in fabbrica. Nell’era avanti marchionne.

 

Nell’ambito della rassegna CineMolino presenta: 

Il paradiso perduto
Il giovedì, alle 20’30 – entrata libera

Vedi tutti i film e i volantini 

Una retrospettiva critica sul movimento operaio. In undici appuntamento l’ascesa e il declino della classe operaia nei movimenti di lotta.

Proiezioni, incontri, discussioni, condivisioni

 

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