Si temeva che l’arrivo dei contestatori della globalizzazione alla
frontiera avrebbe potuto avere l’epilogo di 2 anni fa, quando si
sfiorò lo scontro con le forze dell’ordine, o peggio. Lo
dimostrava anche lo spiegamento di forze di qua e di là del
confine disposto dallo Stato maggiore di condotta istituito al
Centro comune di cooperazione di polizia e doganale: una
settantina di poliziotti italiani ( equipaggiati anche di caschi e
scudi antisommossa), decine di agenti della cantonale e
guardie di confine raddoppiate rispetto al solito, oltre a tutti gli
agenti della polizia comunale ( una ventina). Al valico
vigilavano diversi ufficiali e i comandanti dei diversi corpi:
Romano Piazzini per la polcantonale, Fiorenzo Rossinelli per le
guardie di confine, Nicolas Poncini per la polcomunale e
Raffaele Veri per la polizia italiana. Anche il Servizio
autoambulanza Mendrisiotto era stato mobilitato, con 5 mezzi,
una decina di uomini e il direttore Felice Lurà.
Ma la situazione era diversa rispetto al gennaio del 2001 e tutto
si è svolto in modo pacifico.
Per il WEF di quest’anno Berna non ha disposto il respingimento
in blocco dei manifestanti alle frontiere. E ieri sera a Chiasso
strada a nessuno di loro è stato negato l’ingresso in Svizzera. I
no global ticinesi attendevano gli italiani alla dogana assieme a
una sorta di comitato di benvenuto composto da numerose
persone. I contestatori italiani sono arrivati poco prima delle
19, percorrendo a piedi l’ultimo tratto di via Bellinzona a Ponte
Chiasso. L’incontro dei 2 gruppi ( complessivamente circa 200
persone, soprattutto giovani e giovanissimi) è avvenuto proprio
sulla linea del confine, dopo alcuni minuti di blocco del traffico.
Fiaccole e striscioni anti WEF in mano e intonando slogan e
canti per la libera circolazione delle persone, hanno poi varcato
la frontiera senza trovare resistenza da parte delle guardie di
confine, che non hanno eseguito i controlli approfonditi che si
temeva avrebbero scatenato ( soprattutto se fossero sfociati in
qualche respingimento) la reazione dei no global. Dopo avere
manifestato in modo pacifico sul piazzale degli autobus ( con
autorizzazione di Municipio e polizia comunale fino alle 20) il
corteo ha raggiunto la stazione e i contestatori della
globalizzazione sono saliti sull’Intercity delle 20.15 ( partito alle
20.30 per attendere alcuni ritardatari che poi non sono arrivati)
e sul Regionale delle 20.27. Meta: Lugano, per pernottare al
centro sociale Molino. La partenza per Davos questa mattina.

I manifestanti hanno bloccato per alcuni minuti la
dogana di Chiasso strada.

CONFINE APERTO PER IDEE IN MARCIA

Tanti gruppi
mobilitati per stimolare la riflessione sulle questioni
cruciali

Contro la guerra, per una finanza etica, la libera
circolazione dei migranti e la tutela dei « diritti democratici »
. Questi ultimi « non sono negoziabili » come afferma in un
volantino distribuito ieri sera a Chiasso il Movimento per il
socialismo, secondo il quale « la crisi in atto fa sì che milioni
di persone non sono più d’accordo di lasciare la gestione del
pianeta nelle mani di coloro che pongono sopra tutto i
risultati finanziari delle loro imprese e la salute del loro
portafoglio privato » . Al grido di « tutte e tutti a Davos »
riecheggiato nell’atrio della stazione ferroviaria della
cittadina di confine, giovani di tanti gruppi hanno iniziato ieri
sera la loro trasferta verso la località dei Grigioni con ideali
e speranze nei cuori, pronti a manifestare « per un mondo
diverso » . Tutti sotto un’unica ideale bandiera
indipendentemente dai gruppi, comitati, movimenti o
associazioni d’appartenenza. Oggi a Como un presidio
itinerante spiegherà le ragioni del « no a una globalizzazione
distruttiva » .
E. G.

cdt 25 gennaio 03

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