LUGANO – “Atti vandalici che denotano la più totale assenza di rispetto nei confronti della democrazia e della libertà d’espressione”. Sono le parole che, in seguito all’atto vandalico di una quarantina di persone che nel fine settimana hanno imbrattato a Lugano alcuni cartelloni dell’UDC, Marco Chiesa, Eros Mellini e Alessandra Noseda usano in una mozione per il gruppo UDC.

Sorte analoga era capitata qualche settimana fa a dei cartelloni dell’UDC nel Canton Grigioni ad opera del presidente dei giovani socialisti grigionesi e di un granconsigliere dello stesso partito. Entrambi gli esponenti si erano poi scusati per il proprio gesto.

In questo caso però, come scrivono i firmatari della mozione, “in Ticino, e in particolare nel comprensorio luganese, la fucina di questi giovani e meno giovani, incuranti del diritto altrui a manifestare la propria opinione, magari tramite una campagna cartellonistica, è il Centro sociale autogestito (CSOA) presso gli stabili dell’ex Macello. CSOA che, tra l’altro, rivendica l’intelligente azione a mezzo di un comunicato stampa”.

A fronte di quanto accaduto il gruppo UDC afferma quindi di non avere più pazienza e comprensione per tollerare oltre “l’illegalità e il comportamento di questi intolleranti”. Nelle scorse settimane, il centro sociale era nuovamente stato al centro della diatriba politica a seguito dell’appello pubblicato sulle colonne del Giornale del Popolo da parte di un gruppo di cittadini residenti nel quartiere, indignati e arrabbiati per la situazione “d’irrisolta illegalità”. Essi lamentavano concerti fino a tarda notte, schiamazzi notturni e imbrattamenti con lo spray delle loro case.

Il gruppo UDC conferma di ritenere che sia arrivato il momento di “sanare questa ingiustizia sociale, riportare la legalità nella nostra città e dimostrare che l’autorità pubblica e la cittadinanza tutta non possono essere oltremodo essere presi in giro da questi maleducati”. Per queste ragioni il gruppo UDC chiede al Consiglio comunale di Lugano di voler decidere in tempi brevi lo sgombero del CSOA dagli stabili dell’ex Macello.

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