Una lettera che ricalca il comunicato inviato martedì, in cui sono specificate le condizioni poste dal Comune per l’autorizzazione a manifestare.
Anzitutto, « gli organizzatori dovranno prevedere un servizio di sicurezza interna che vigili e intervenga per evitare problemi di ordine pubblico » . Nel caso in cui il servizio di sicurezza non riuscisse a controllare la situazione occorrerà avvertire la polizia. E a tale scopo gli organizzatori, scrive il Municipio, « dovranno nominare un responsabile che durante lo svolgimento del corteo sia raggiungibile e trasmettere al Municipio un numero di cellulare di riferimento » . L’anti- Wto Ticino dovrà inoltre assumersi la responsabilità di pulire le piazze autorizzate ed usate dalla manifestazione, il cui percorso, prosegue il Municipio, dovrà essere quello indicato dall’esecutivo. Occorrerà poi « disturbare il meno possibile il traffico evitando inutili soste lungo il percorso e agli incroci » . Gli organizzatori dovranno mantenere nei limiti della legge l’uso dei megafoni e il volume della musica, non potranno coprirsi il volto né portare caschi né « oggetti che per natura e forma possono rappresentare un pericolo all’ordine e alla sicurezza pubblica » . Infine, all’interno della zona pedonale è vietato circolare con veicoli.
Intanto ieri l’anti- Wto Ticino ha diramato un comunicato in cui ricorda che « il diritto a manifestare è inalienabile ed è uno strumento fondamentale che permette di dar voce a un’idea che non gode del privilegio dell’attenzione dei media » . E ancora, « la manifestazione contro il vertice di Davos si sarebbe tenuta anche senza uno spazio sociale autogestito. È impensabile barattare il diritto a manifestare con la sede di un centro sociale, attitudine ricattatoria tenuta dal Municipio nei nostri confronti » . Un Municipio « che mischia e confonde le trattative in corso con il Csoa per una sede definitiva e l’autorizzazione a svolgere una manifestazione ( che dovrebbe essere un diritto garantito dalla Costituzione) » . Gli organizzatori ribadiscono invece la caratteristica gioiosa, allegorica e fantasiosa della manifestazione: « Sarà una contaminazione fra una tradizione popolare locale, ovvero lo “ scaccia inverno” ed un esempio globale di rivolta come i “ cacerolaso” del popolo argentino, per cacciare via i politici corrotti del neoliberismo » . Secondo l’anti- Wto Ticino, sono controproducenti sia l’atteggiamento del Municipio che fatica a riconoscere il diritto di scioperare sia la “ sete di scontri” dei media.
Indicazioni chiare

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