Il giorno dopo il pomeriggio di tensione e caos (soprattutto per la viabilità) che si è vissuto in via Bellinzona, gli uomini della digos sono già al lavoro per ricostruire l’accaduto e – nel caso – addebitare eventuali reati ai partecipanti all’improvvisata protesta anti G8. Un’inchiesta che si baserà, inevitabilmente, proprio sulle immagini di quella che i quaranta manifestanti (un gruppo di «anarchici» lombardi e ticinesi) hanno definito in un comunicato su internet la «telecamera del disordine». Le forze dell’ordine stanno ipotizzando denunce per manifestazione non autorizzata, ma per alcuni potrebbe anche scattare l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Nella fattispecie proprio il giovane anarchico che prima ha tentato di oscurare la telecamera e che, successivamente, avrebbe avuto un diverbio con tanto di spintoni con un agente della questura, potrebbe finire sotto inchiesta per resistenza.
Nel corso dell’improvvisato blocco della dogana i giovani partecipanti hanno distribuito agli automobilisti un lunghissimo volantino, in cui spiegavano i motivi di una protesta dai toni forti, almeno stando ai toni usati per realizzare lo striscione steso da un lato all’altro di via Bellinzona: «L’Aquila non vuole le carogne. 8 carogne hanno voluto L’Aquila. No G8». Risultato pratico della protesta: il parapiglia con la polizia e la viabilità nel caos: «L’obiettivo è stato raggiunto – si legge nel resoconto dei manifestanti pubblicato sul web – Il disagio creato è palpabile». Come dire: la missione era creare il caos viabilistico, oltre a cogliere di sorpresa le forze dell’ordine.
Da Lugano, infine, il centro sociale Il Molino – inizialmente indicato come uno degli organizzatori della protesta – fa sapere di non avere nulla a che fare con il blocco di Ponte Chiasso.

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