Cinque collaboratrici e mediamente una decina di bambini tra i 2 e gli 8 anni (alcuni frequentano l’asilo nel dopo scuola), condividono per tre giorni alla settimana un percorso formativo che ha come mete l’autoeducazione alla libertà, alla giustizia, alla solidarietà e la ricerca costante della felicità.
Alcuni capisaldi di questa formazione sono il totale rifiuto di ogni forma di violenza (fisica, verbale, psicologica), gerarchia (il rapporto tra adulti e bambini è orizzontale e inteso come reciproco arricchimento personale), dipendenza (i piccoli ospiti della CLI sono incentivati a sviluppare la propria autonomia personale), indottrinamento ideologico o religioso.
Integrando il lavoro manuale con quello intellettuale, basando le relazioni personali sul reciproco aiuto e rispetto, sulla condivisione solidale dei saperi, sulla progettualità e la sperimentazione come metodo d’apprendimento, la CLI si posiziona all’estremo opposto della scuola competitiva, nozionistica e funzionale al sistema.
Con dolcezza e senza paternalismi, nella casa di via Bagutti cercano di dare a questi bambini i mezzi per poter provare a crescere come persone libere.
Anche l’aspetto basilare dell’alimentazione viene considerato con particolare attenzione. I pasti sono ben equilibrati e vegetariani, interamente provenienti dall’agricoltura biologica. Infatti la CLI è anche sede di un gruppo d’acquisto della cooperativa ConProBio, al quale partecipano anche abitanti del quartiere non direttamente coinvolti nell’attività dell’asilo.
Una struttura pubblica, ma non statale. La CLI non ha mai chiesto soldi allo Stato, si autofinanzia con bancarelle e donazioni, che permettono di coprire i costi base, e con la messa a disposizione del proprio tempo di alcuni genitori. Le famiglie contribuiscono con un massimo di 150.- franchi al mese, in base alle loro disponibilità economiche.
Solo una collaboratrice viene retribuita al 30%, quando possibile. La loro passione e determinazione ha permesso all’esperienza di continuare ad esistere fino ad oggi.
Per quanto riguarda l’affitto, il proprietario dell’immobile, la Fabbroni Vini SA, nella persona del suo amministratore Gianni Facchini, aveva concesso l’utilizzo gratuito della casa, vista la ristrutturazione completamente finanziata dai locatari e la mancata effettuazione di alcuni lavori a carico del locatario.
Il 30 marzo è arrivato il temuto e più volte annunciato ordine di sfratto. In una scarna lettera veniva comunicata la data limite entro la quale la CLI dovrebbe lasciare la casa: 30 giugno. La Fabbroni Vini SA (il cui titolare è deceduto quest’inverno) più volte ha annunciato di aver venduto la proprietà, che comprende anche altre costruzioni storiche lasciate in totale abbandono, tra le ultime del quartiere e della città intera. Solo in seguito si è venuto a sapere che la reale intenzione è quella di radere tutto al suolo per rendere “vendibile” la proprietà.
La conseguenza, con ogni probabilità, sarebbe la fine dell’esperienza. Ma la comunità della CLI non si da per vinta e invita la popolazione ad un’assemblea di quartiere per il 2 giugno. Inoltre stanno preparando una festa-incontro per informare e sensibilizzare, in Piazza Molino Nuovo per il 9 giugno. A breve verrà anche lanciata una raccolta di firme per rivendicare il diritto ad esistere di una struttura prescolastica (strutture delle quali in tutto il cantone e specialmente nelle aree urbane, si sente una gran necessità) che ha in questi anni dimostrato il suo valore, con i fatti.
Staremo a vedere se prevarrà una volta di più la logica del profitto ad ogni costo o il diritto alla socialità ed a una diversa visione della vita: posteggi e centri commerciali o asili felici e spazi verdi?

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