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8 dicembre 2005
RADIO ROCK = RADIO REPRESSIONE?
Racconto di un'aggressione subita alla festa di Radio
rock al Barcone Venerdi 2 dicembre 2005 da parte di Dj Oreste e dei
suoi amici buttafuori
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Il nostro eroe... il Tevere!
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Vogliamo denunciare un episodio successo Venerdi 2 dicembre 2005
al Barcone, nella serata organizzata dalla ormai famosissima Radio
Rock. Pagati i 5 euro d'ingresso, nonostante fossero le 2 del mattino
siamo entrate. 5 donne e 1 uomo. Mentre stavamo ballando, Prince
Faster, aveva da poco smesso di mettere i dischi e lasciato il posto al
rinfondarolo Dj Oreste. Non piacendoci la musica, abbiamo tentato di
“passargli” delle richieste e abbiamo iniziato a
fischiargli. Alle nostre istanze verbali la risposta è stata
pronta: “se non la smettete vi faccio sbattere fuori”.
Ha mantenuto la parola e dopo le minacce è passato ai
fatti!!!!!!!!!! Mentre stavamo ballando e ci stavamo divertendo, un
servo di Dj Oreste, chiamato buttafuori, eseguendo gli ordini, ha preso
una di noi per il collo e ha tentato di trascinarla fuori dal locale.
Alla nostra reazione, di non permettere a nessuno di metterci le mani
addosso, siamo state mese in un angolo, circondate da un gruppo di
palestrati senza cervello, che ci hanno aggredito con spintoni, pugni,
calci. L'unico maschio che c'era, è stato immobilizzato peggio
di come fa la Digos. Alla faccia di una Radio che pensa di battersi per
i bisogni e i diritti delle persone, alle nostre richieste magari un
po' vivaci la risposta è stata la violenza gratuita e
sproporzionata e l'adozione dell'unico linguaggio che queste guardie
fallite e fasciste riescono ad adottare.
Denunciamo questo episodio perché, innanzitutto non è il
primo che si verifica, in secondo luogo perché pensavamo di
andare a ballare e divertirci in un posto, che visto che mette della
musica che noi sentiamo tutti i giorni, fosse sensibile alle
problematiche delle donne, vedi la propaganda fatta sul referendum
sulla procreazione assistita e sull'aborto, e che mai si sarebbe
permessa di avere dei comportamenti come quelli dei proposti da
fascisti e polizia.
Ringraziamo solo Prince Faster per l'intelligenza usata nel rapportarsi
con noi, ma non possiamo accettare comportamenti simili da nessuno,
figuriamoci da una Radio che pensavamo simile a noi.
Contro la perpetuazione di comportamenti sessisti e le violenze di genere!
P.S. Il Tevere su nostra
pressante richiesta ha fatto si che il luogo dove codesti infami
scorrazzano venisse sommerso da ciò che si meritano: tonnellate
di fango! Qualcun altro che ospita la gentaglia sopra citata
farà bene a pensarci su, la lista delle calamità naturali
è ancora lunga...
Dunque GUAI A CHI CI TOCCA e "Be water my friend!"
Le Compagne del C.S.O Ricomincio dal Faro
C.S.O.A Macchia Rossa
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31 marzo 2005
DEMOCRAZIA DELEGATA O AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE?
(Strumenti di dibattito per non perdere la bussola)
In questi primi anni del nuovo secolo abbiamo
visto, almeno nella città di Roma, avanzare ed estremizzarsi il
processo di frammentazione e di arretramento politico di quella che era
l’ex area dell’Autonomia e più in generale
dell’ex area antagonista. Processi peraltro già ampiamente
avviati negli anni ’90.
La mancanza di un dibattito politico e di un’azione comune
più ampia fra le diverse e tantissime realtà collettive
della città ha penalizzato tutti e tutte.
Alla vigilia di questa ennesima tornata elettorale abbiamo riaperto il
dibattito politico su democrazia delegata e autorganizzazione
all’interno del nostro Centro Sociale e vogliamo tentare di
socializzare questo dibattito con gli/le altri/e compagni/e della
città. Questo documento non vuole assolutamente essere un atto
d’accusa nei confronti di nessuno/a. Ci teniamo a dirlo
chiaramente, prima che nascano i soliti fraintendimenti che portano
sempre alle solite liti infinite all’interno del Movimento.
Resta il fatto che riteniamo la franchezza e la chiarezza elementi
fondanti della dialettica fra compagni/e, rifiutando conseguentemente
tatticismi e diplomatismi politicisti, e quindi che vogliamo dire
esattamente cosa pensiamo su un tema così difficile. Teniamo
anche a precisare che non c’interessa riproporre percorsi
politici e organizzativi vecchi, morti e sepolti. Non diciamo questo
con disprezzo o superficialità. Tutt’altro, lo diciamo con
tutto il portato politico ed emotivo di un decennio di impegno
militante all’interno dell’ex area dell’Autonomia.
Quello che ci interessa invece è portare nel modo più
dirompente possibile un punto di vista autonomo e di classe nel
presente e proiettarlo nel futuro in rapporto dialettico con i nuovi
soggetti esistenti.
Istituzioni Borghesi e Autorganizzazione Proletaria
Una delle derive più evidenti di
questi anni è quella istituzionale. Sin dai primi anni ’90
alcuni Centri Sociali puntarono la loro iniziativa politica sul
rapporto con le istituzioni a partire dagli enti locali (Comuni,
Circoscrizioni) in particolare per quanto riguarda l’assegnazione
degli spazi occupati. Dieci anni dopo considerare le istituzioni (ma
anche partiti, sindacati, associazioni) non solo come interlocutori ma
come tramiti e referenti della propria azione politica è uso
ampiamente diffuso e consolidato da gran parte dell’ex area
antagonista.
In questa sede non ci interessa sparlare di quelle realtà che
perseguono questa strada come parte integrante e fondante di un
progetto politico più ampio che prevede anche che compagni e
compagne stesse ricoprano ruoli e compiti istituzionali.
Quell’area politica ha il suo percorso e quantomeno un certo tipo
di scelte è sostenuto da un progetto. Ci interessa invece
parlare con quei/lle compagni/e che dialogano con le istituzioni
apparentemente senza un progetto politico definito. Senza aver
coscientemente optato per una politica filo-istituzionale, ma di fatto
abbandonando le scelte chiaramente anti-istituzionali. Questa "non
scelta" ci sembra che avvenga nei modi più svariati e
l’unica costante è che questi/e compagni/e giustificano
questa pratica con motivazioni di uso strumentale. L’efficacia e
l’effettiva utilità di tale uso ci lasciano alquanto
scettici/che visti i risultati.
Ci sembra che i/le compagni/e in questo caso pecchino di eccessiva
fiducia nelle proprie capacità strumentalizzanti. Infatti,
restiamo perplessi/e all’idea di un collettivo, comitato o Centro
Sociale (magari privo di progettualità) che riesce a
strumentalizzare un Comune, una Circoscrizione o
un’organizzazione monolitica come un partito o un Sindacato. Non
ce ne vogliano i/le suddetti compagni/e ma ci viene più facile
pensare che avvenga il contrario.
Un altro luogo comune diffuso è quello che vista la situazione
di arretramento è necessario "portare a casa un risultato",
è indispensabile dimostrare al proletariato che la lotta paga.
Per arrivare a questo bisogna porsi obiettivi limitati, o meglio,
"raggiungibili", sia per non spaventare i/le proletari/e, sia per
arrivare con maggiore certezza ad una meta. Stante il fatto che
talvolta proletari/e in lotta hanno dimostrato maggior coraggio e
radicalità dei/lle compagni/e, non ci sembra che questo pensiero
abbia portato chissà quale avanzamento delle istanze di lotta;
tantomeno in quei casi in cui per "portare a casa il risultato" si
cercavano scorciatoie attraverso trattative più o meno pubbliche
con le istituzioni. Evitiamo in questa sede una lunga e noiosa lista
delle responsabilità politiche di istituzioni, partiti,
sindacati, associazioni; forse sbagliamo ma cerchiamo di darlo per
scontato. In generale, il compito di istituzioni e politici è
per definizione quello di svolgere ruolo di mediazione, più che
di interpretazione, dei conflitti e dunque ricondurli all’interno
della "dialettica istituzionale borghese". Questo è controllo.
Talvolta gli episodi sono ancora più beceri e si riconducono
alla mera strumentalizzazione a scopo elettorale, tanto per recuperare
una manciata di voti in più...
Noi riteniamo che i percorsi di crescita ed evoluzione dei conflitti
sociali, così come quelli di autorganizzazione debbano
necessariamente avvenire separatamente dal mondo politico
istituzionale. Anzi di più, debbano svilupparsi in antitesi ad
esso, debbano essere immediatamente la base e la palestra delle forme
organizzative rivoluzionarie del futuro rifiutando qualsiasi opera di
intermediazione con chi gestisce l’esistente. Chi in qualche modo
svolge incarichi istituzionali, o vi dialoga, si allontana nei fatti
dall’ipotesi di trasformazione sociale, oltre a diventare esso
stesso costruttore di gabbie.
Elettoralismo e Astensionismo
La prima considerazione in merito alla
scelta elettoralista portata avanti da certi settori di Movimento
è che questa non paga. Come la Nuova Sinistra trent’anni
fa, questi/e compagni/e ricascano nello stesso errore pagandone le
conseguenze a proprie spese. L’esempio più eclatante
è rappresentato dal voltafaccia di Rifondazione Comunista alle
ultime elezioni del parlamento Europeo. Le carte sul tavolo dimostrano
inequivocabilmente che chi credeva che un dialogo in chiave elettorale
fosse possibile si sbagliava. Nessuna risposta reale è venuta
dalla politica istituzionale ai tanti quesiti posti dal Movimento in
questi anni.
Noi crediamo che nessuna ne possa mai venire. Che cosa sono
l’assegnazione di uno spazio occupato, il finanziamento di un
progetto sociale o culturale di fronte alla privatizzazione dei servizi
sociali, alla cartolarizzazione dei patrimoni immobiliari, alla
cementificazione del territorio? Noi crediamo non siano altro che
gabbie! Quindi inevitabilmente la partita elettorale viene gestita su
altri piani: saranno ancora una volta padroni, padroncini, speculatori
e mafiosi a gestire il grosso del flusso di voti e a spartirsi fette di
potere per garantirsi la tranquillità e la sicurezza dei propri
affari sulle spalle di tutti/e noi e del territorio.
Crediamo che oggi il valore e il metodo dell’astensionismo
assumano un ruolo ancora più importante; non resta che
rilanciare l’astensionismo e l’autorganizzazione sociale
come fossero binari paralleli che devono arrivare alla stessa stazione:
la trasformazione generale e radicale dell’intera società
dal basso.
Mass Media e Lotte sociali
L’idea, purtroppo diffusissima, che i
Media ufficiali possano essere "usati" si è dimostrata
chiaramente sbagliata. Senza scendere in categorie sociologiche, i
Media esistono per creare "un’opinione pubblica", chi fa
informazione di mestiere risponde a qualcuno che paga, volente o
nolente. Se oggi decidono di amplificare un aspetto della nostra
attività lo fanno, ad esempio, per poterla domani
criminalizzare. Di episodi del genere ne è piena la storia
recente dei Movimenti dal ’77 a Genova ’01. Certo i Media
creano attesa, notizia e quindi compartecipano della riuscita di un
grande evento mediatico di piazza come, dall’altro lato, riescono
a far diventare rapinatori le decine di compagni/e e proletari/e che
hanno simbolicamente praticato l’autoriduzione nei supermercati,
giusto per fare un chiaro esempio di ciò che è accaduto
in questi ultimi mesi. Ma non è solo questo. Ricercare la
spettacolarizzazione delle iniziative porta inevitabilmente a
trascurare il più faticoso e meno autogratificante lavoro
quotidiano.
In questi ultimi anni abbiamo visto (fortunatamente!) enormi
manifestazioni di massa come mai prima, tuttavia è sotto gli
occhi di tutti/e come non ci sia conseguentemente una forte
mobilitazione nei quartieri, nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle
Università. Anzi, questi milioni di manifestanti sembrano venire
inghiottiti dalla precaria routine metropolitana. Siamo dunque convinti
della necessità di praticare un lavoro politico reale, non
virtuale, costruendo ed intessendo rapporti nei rispettivi territori di
intervento. Realizzando una presenza sempre più quotidiana e
all’interno di essa diffondendo lo strumento della
controinformazione e dei Media autogestiti antagonisticamente ai Media
di regime o della presunta "libera informazione".
Abbiamo bisogno di comunicazione fra le persone, non di giornalisti di professione!
Democrazia delegata o Democrazia Diretta?
(Autonomia, Centri Sociali e Ricomposizione)
La diatriba in merito ad elettoralismo ed
istituzionalismo non può non essere considerata in relazione con
un piano più teorico, meno praticone. Riteniamo ancora centrale
la tematica dell’autonomia della classe e delle sue lotte
rispetto a tutte quelle istituzioni (partiti e sindacati compresi), che
pretendono di rappresentarla. Chiaramente l’autonomia si realizza
effettivamente solo nei momenti di rottura reale e la strada per
costruire quei momenti è l’autorganizzazione sociale, che
deve porsi da subito l’autonomia come tendenza.
L’autorganizzazione dovrebbe essere di per se una strada fondata
sulla partecipazione orizzontale che basa la propria esistenza sulla
democrazia diretta e non sulla delega, sulla riappropriazione e non sul
rivendicazionismo.
Certo l’analisi di classe merita una riflessione decisamente
più profonda, ciò nonostante ci permettiamo di dire che
rileviamo che il precario è un soggetto ultra-frammentato e
pertanto ancora più ricattabile e disperso nel territorio. Ma
anche maggiormente immerso in processi omologanti per quanto riguarda
identificazione, costumi, consumi, sottocultura. Tutto ciò nel
quadro di una metropoli disumanizzante che favorisce disgregazione,
emarginazione, asocialità, produzione e consumo. Se è
vero che non esiste un luogo definito di lotta e aggregazione, allora
lotta e aggregazione devono essere ovunque!
Nonostante siano passati vent’anni dalla loro nascita noi
crediamo che i Centri Sociali possano essere ancora una base per
l’aggressione alla metropoli capitalista. Non insiemi di
individui, non nuclei di militanti, ma collettivi sociali e politici
che agiscono e dibattono orizzontalmente. Non solo luoghi di battaglie
resistenziali ma laboratori per la ricomposizione in cui si
costruiscano nuovi sensi di appartenenza di classe. Questo a partire
dall’autovalorizzazione di classe, vale a dire dalla costruzione
di percorsi mirati all’appropriazione collettiva e politica di
fette di reddito al di fuori dei rapporti lavorativi di sfruttamento.
Ma anche dalla messa in discussione dei consumi e dell’idea di
sviluppo (più o meno sostenibile) a cui contrapporre
antagonisticamente un ragionamento politico a partire dai bisogni, non
necessariamente fondato sull’antropocentrismo. Ragionamento che
dovrebbe muoversi nell’ottica della rottura della spirale
lavoro-consumo come meccanismo di riproduzione del capitale. Necessario
per i Centri Sociali, realtà inserite in un contesto urbano,
è costruire un’opposizione totale e reale (non
concertativa e parolaia) al modello metropolitano come modello
capitalistico attraverso la riappropriazione dei luoghi e degli spazi
urbani.
Non ultima la socialità; la nostra idea di Centri Sociali non
vede la socialità come un discorso separato dal resto,
poiché impolitico o teso grossolanamente soltanto ad un tramite
per l’aggregazione politica o peggio per
l’autofinanziamento. Socialità è partecipazione,
autogestione di spazi sottratti a logiche di mercato e in ultima
analisi spazi liberati dal Capitale.
Rilanciamo il dibattito e l’azione
diretta per costruire l’autorganizzazione sociale come modello di
sviluppo societario, la democrazia diretta in opposizione alla
democrazia delegata, l’autogestione societaria in antagonismo
alla democrazia delle multinazionali.
Costruiamo pratiche conflittuali dal basso senza mediazioni con le
istituzioni, di confronto chiaro e sincero fra le realtà
antagoniste dei quartieri, dei luoghi di lavoro, delle scuole, delle
università. Facciamo vivere finalmente nella società la
risposta realmente democratica e di massa all’ennesima trappola
elettorale.
Magliana, marzo 2005
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12 marzo 2005
STORACE E MARRAZZO: NON VI VOTEREMO.
ASTENSIONISMO DI MASSA! AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE!
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I nostri candidati
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Sono arrivati.
Storace e Marrazzo, con le loro facce da pupazzo, stanno invadendo e
sporcando i muri di tutta la città. Ci invitano a votarli per costruire una
Regione Lazio migliore, europea, dove funzionino meglio sanità, trasporti,
istruzione. Dove l’assistenza sociale e il lavoro siano disponibili per tutti e tutte.
Ma qualcuna/o di voi ha ancora la forza per credere a queste favole?
5 anni di Giunta Storace hanno mostrato il volto più antisociale e razzista
di Alleanza Nazionale. Dall’altra parte la precedente Giunta di
centrosinistra di Badaloni ha introdotto al meglio le politiche liberiste sfrenate.
La verità come sempre è che È TUTTO UN MAGNA MAGNA!
E quindi crediamo che oggi il valore e il metodo dell’astensionismo
assumono un ruolo ancora più importante, soprattutto dopo il voltafaccia di
Rifondazione al Movimento e dopo le mancate risposte della politica
istituzionale ai tanti quesiti posti dal Movimento in questi anni: per chi
credeva in un dialogo, le carte sul tavolo dimostrano che non è possibile.
Per chi come noi non ci ha mai creduto non resta che da rilanciare
l’astensionismo e l’autorganizzazione sociale come fossero binari paralleli
che devono arrivare alla stessa stazione: la trasformazione generale e radicale dell’intera società dal basso.
Facciamo fallire le elezioni regionali: non andiamo a votare!
Rilanciamo il dibattito e l’azione diretta per costruire
l’autorganizzazione sociale come modello di sviluppo societario, la
democrazia diretta in opposizione alla democrazia delegata, l’autogestione
societaria in antagonismo alla democrazia delle multinazionali.
Costruiamo pratiche conflittuali dal basso senza mediazioni con le
istituzioni, di confronto chiaro e sincero fra le realtà antagoniste dei
quartieri, dei luoghi di lavoro, delle scuole, delle università. Facciamo
vivere finalmente nella società la risposta realmente democratica e di
massa all’ennesima trappola elettorale.
Invitiamo situazioni collettive, singole e singoli a mobilitarsi per una
forte campagna astensionista in tutta la città, coordinandoci, costruendo
una rete di mobilitazione astensionista.
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20 febbraio 2005
SUCCEDE UNA SERA A MAGLIANA...
Fascisti e/o polizia al Macchia Rossa
Sabato 19 febbraio. Sera. Centro Sociale
Macchia Rossa nel quartiere di Magliana, Roma. La proiezione del video
sulla morte di Dax è terminata da poco, i compagni e le compagne
presenti stanno cominciando una chiacchierata su fascismo e
antifascismo. All’improvviso la porta del Centro Sociale si apre
ed entrano due individui. Età sui quarantacinque, tarchiati,
capelli corti, giacche di pelle. Si qualificano come agenti di polizia.
Vengono immediatamente invitati ad uscire. Una volta fuori dalla porta
uno dei due, accento romano, comincia a porre una serie di domande in
modo quantomeno ambiguo. "A che ora finisce la vostra iniziativa?".
"Quanta gente è prevista?". Aggiunge che sono li per proteggerci
e quindi vogliono evitare che ci siano assembramenti di persone male
intenzionate nei nostri confronti. Gli viene fatto notare che è
dal ’97 che la polizia non viene al Centro Sociale, che in oltre
quindici anni di esistenza del Centro Sociale stesso non è mai
successo nulla e niente presuppone che succederà qualcosa quella
sera, che non abbiamo bisogno della loro protezione e che siamo in
grado di difenderci da soli/e. I due se ne vanno a bordo di una punto
blu. Pur essendosi qualificati agenti del Commisariato di zona (S.
Paolo) non hanno mostrato alcun tesserino.
Insospettiti dall’episodio, facciamo telefonare da un nostro
avvocato al Commisariato San Paolo. Il responsabile di turno asserisce
che da li non è partito nessun agente per un servizio del
genere, che non possiedono una punto blu, che quella sera non
c’è nessun agente in borghese in servizio nella zona.
Nel frattempo la suddetta punto blu passa prima una volta, poi due, di
fronte al Centro Sociale. Alla terza volta un compagno si fa avanti
chiamandoli ed invitandoli a fermarsi. I due lo vedono ma tirano dritti.
I compagni e le compagne rimangono a presidiare il Centro Sociale e la strada per oltre un ora. Non succede niente.
Roma vive un clima elettorale dove la destra
la fa da padrona in città, dove per una scritta contro il
presidente della regione si mobilitano tutti i giornali, le televisioni
e i partiti politici all’unità contro gli estremisti di
sinistra mentre gli accoltellamenti degli immigrati passano sotto
silenzio. Una città dove gli sgomberi delle occupazioni sono
all’ordine del giorno, mentre bande di fascisti scorrazzano
impunite appropriandosi di stabili con l’assenso e la copertura
delle istituzioni e delle forze dell’ordine.
In questo scenario riteniamo quella accaduta sabato scorso una
gravissima provocazione. Un atto inequivocabilmente intimidatorio
contro un Centro Sociale attivo da anni nel quartiere con le battaglie
per la casa, per una città a misura di persone e non di
automobili, contro la privatizzazione e la chiusura dei servizi
sociali, contro la guerrra, contro il sessismo, il fascismo e il
razzismo.
Poco importa se gli autori di questa scenetta fossero poliziotti,
fascisti o malavitosi. Alleanza Nazionale pur di guadagnare spazio nei
quartieri popolari, pur di ridurre al silenzio le istanze sociali, da
sempre utilizza, oltre ai soliti squadristi, forze dell’ordine e
mafiosetti vari.
Invitiamo tutte e tutti ad intensificare la presenza nei territori,
nelle scuole, nelle Università, ad essere sempre più
visibili con le lotte quotidiane e con la vigilanza antifascista, per
far si che questa città diventi luogo di libera espressione dei
conflitti sociali.
Da parte nostra non ci facciamo certo intimidire da due balordi. Anzi
questo episodio non fa che confermarci che anche un piccolo Centro
Sociale come il nostro rappresenti un fastidioso avversario per i
padroni della città!
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