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CSOA Macchia Rossa - comunicati 2005
  • RADIO ROCK = RADIO REPRESSIONE? - 2 dicembre 2005
  • DEMOCRAZIA DELEGATA O AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE? - 31 marzo 2005
  • STORACE E MARRAZZO: NON VI VOTEREMO - 12 marzo 2005
  • SUCCEDE UNA SERA A MAGLIANA... - 20 febbraio 2005
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    8 dicembre 2005

    RADIO ROCK = RADIO REPRESSIONE?

    Racconto di un'aggressione subita alla festa di Radio rock al Barcone Venerdi 2 dicembre 2005 da parte di Dj Oreste e dei suoi amici buttafuori

    Il nostro eroe... il Tevere!

    Vogliamo denunciare un episodio successo Venerdi 2 dicembre 2005 al Barcone, nella serata organizzata dalla ormai famosissima Radio Rock. Pagati i 5 euro d'ingresso, nonostante fossero le 2 del mattino siamo entrate. 5 donne e 1 uomo. Mentre stavamo ballando, Prince Faster, aveva da poco smesso di mettere i dischi e lasciato il posto al rinfondarolo Dj Oreste. Non piacendoci la musica, abbiamo tentato di “passargli” delle richieste e abbiamo iniziato a fischiargli. Alle nostre istanze verbali la risposta è stata pronta: “se non la smettete vi faccio sbattere fuori”. Ha mantenuto la parola e dopo le minacce è passato ai fatti!!!!!!!!!! Mentre stavamo ballando e ci stavamo divertendo, un servo di Dj Oreste, chiamato buttafuori, eseguendo gli ordini, ha preso una di noi per il collo e ha tentato di trascinarla fuori dal locale. Alla nostra reazione, di non permettere a nessuno di metterci le mani addosso, siamo state mese in un angolo, circondate da un gruppo di palestrati senza cervello, che ci hanno aggredito con spintoni, pugni, calci. L'unico maschio che c'era, è stato immobilizzato peggio di come fa la Digos. Alla faccia di una Radio che pensa di battersi per i bisogni e i diritti delle persone, alle nostre richieste magari un po' vivaci la risposta è stata la violenza gratuita e sproporzionata e l'adozione dell'unico linguaggio che queste guardie fallite e fasciste riescono ad adottare.

    Denunciamo questo episodio perché, innanzitutto non è il primo che si verifica, in secondo luogo perché pensavamo di andare a ballare e divertirci in un posto, che visto che mette della musica che noi sentiamo tutti i giorni, fosse sensibile alle problematiche delle donne, vedi la propaganda fatta sul referendum sulla procreazione assistita e sull'aborto, e che mai si sarebbe permessa di avere dei comportamenti come quelli dei proposti da fascisti e polizia.
    Ringraziamo solo Prince Faster per l'intelligenza usata nel rapportarsi con noi, ma non possiamo accettare comportamenti simili da nessuno, figuriamoci da una Radio che pensavamo simile a noi.

    Contro la perpetuazione di comportamenti sessisti e le violenze di genere!

    P.S. Il Tevere su nostra pressante richiesta ha fatto si che il luogo dove codesti infami scorrazzano venisse sommerso da ciò che si meritano: tonnellate di fango! Qualcun altro che ospita la gentaglia sopra citata farà bene a pensarci su, la lista delle calamità naturali è ancora lunga...

    Dunque GUAI A CHI CI TOCCA e "Be water my friend!"


    Le Compagne del C.S.O Ricomincio dal Faro
    C.S.O.A Macchia Rossa



    31 marzo 2005

    DEMOCRAZIA DELEGATA O AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE?
    (Strumenti di dibattito per non perdere la bussola)

    In questi primi anni del nuovo secolo abbiamo visto, almeno nella città di Roma, avanzare ed estremizzarsi il processo di frammentazione e di arretramento politico di quella che era l’ex area dell’Autonomia e più in generale dell’ex area antagonista. Processi peraltro già ampiamente avviati negli anni ’90.
    La mancanza di un dibattito politico e di un’azione comune più ampia fra le diverse e tantissime realtà collettive della città ha penalizzato tutti e tutte.
    Alla vigilia di questa ennesima tornata elettorale abbiamo riaperto il dibattito politico su democrazia delegata e autorganizzazione all’interno del nostro Centro Sociale e vogliamo tentare di socializzare questo dibattito con gli/le altri/e compagni/e della città. Questo documento non vuole assolutamente essere un atto d’accusa nei confronti di nessuno/a. Ci teniamo a dirlo chiaramente, prima che nascano i soliti fraintendimenti che portano sempre alle solite liti infinite all’interno del Movimento.
    Resta il fatto che riteniamo la franchezza e la chiarezza elementi fondanti della dialettica fra compagni/e, rifiutando conseguentemente tatticismi e diplomatismi politicisti, e quindi che vogliamo dire esattamente cosa pensiamo su un tema così difficile. Teniamo anche a precisare che non c’interessa riproporre percorsi politici e organizzativi vecchi, morti e sepolti. Non diciamo questo con disprezzo o superficialità. Tutt’altro, lo diciamo con tutto il portato politico ed emotivo di un decennio di impegno militante all’interno dell’ex area dell’Autonomia. Quello che ci interessa invece è portare nel modo più dirompente possibile un punto di vista autonomo e di classe nel presente e proiettarlo nel futuro in rapporto dialettico con i nuovi soggetti esistenti.

    Istituzioni Borghesi e Autorganizzazione Proletaria

    Una delle derive più evidenti di questi anni è quella istituzionale. Sin dai primi anni ’90 alcuni Centri Sociali puntarono la loro iniziativa politica sul rapporto con le istituzioni a partire dagli enti locali (Comuni, Circoscrizioni) in particolare per quanto riguarda l’assegnazione degli spazi occupati. Dieci anni dopo considerare le istituzioni (ma anche partiti, sindacati, associazioni) non solo come interlocutori ma come tramiti e referenti della propria azione politica è uso ampiamente diffuso e consolidato da gran parte dell’ex area antagonista.
    In questa sede non ci interessa sparlare di quelle realtà che perseguono questa strada come parte integrante e fondante di un progetto politico più ampio che prevede anche che compagni e compagne stesse ricoprano ruoli e compiti istituzionali. Quell’area politica ha il suo percorso e quantomeno un certo tipo di scelte è sostenuto da un progetto. Ci interessa invece parlare con quei/lle compagni/e che dialogano con le istituzioni apparentemente senza un progetto politico definito. Senza aver coscientemente optato per una politica filo-istituzionale, ma di fatto abbandonando le scelte chiaramente anti-istituzionali. Questa "non scelta" ci sembra che avvenga nei modi più svariati e l’unica costante è che questi/e compagni/e giustificano questa pratica con motivazioni di uso strumentale. L’efficacia e l’effettiva utilità di tale uso ci lasciano alquanto scettici/che visti i risultati.
    Ci sembra che i/le compagni/e in questo caso pecchino di eccessiva fiducia nelle proprie capacità strumentalizzanti. Infatti, restiamo perplessi/e all’idea di un collettivo, comitato o Centro Sociale (magari privo di progettualità) che riesce a strumentalizzare un Comune, una Circoscrizione o un’organizzazione monolitica come un partito o un Sindacato. Non ce ne vogliano i/le suddetti compagni/e ma ci viene più facile pensare che avvenga il contrario.
    Un altro luogo comune diffuso è quello che vista la situazione di arretramento è necessario "portare a casa un risultato", è indispensabile dimostrare al proletariato che la lotta paga. Per arrivare a questo bisogna porsi obiettivi limitati, o meglio, "raggiungibili", sia per non spaventare i/le proletari/e, sia per arrivare con maggiore certezza ad una meta. Stante il fatto che talvolta proletari/e in lotta hanno dimostrato maggior coraggio e radicalità dei/lle compagni/e, non ci sembra che questo pensiero abbia portato chissà quale avanzamento delle istanze di lotta; tantomeno in quei casi in cui per "portare a casa il risultato" si cercavano scorciatoie attraverso trattative più o meno pubbliche con le istituzioni. Evitiamo in questa sede una lunga e noiosa lista delle responsabilità politiche di istituzioni, partiti, sindacati, associazioni; forse sbagliamo ma cerchiamo di darlo per scontato. In generale, il compito di istituzioni e politici è per definizione quello di svolgere ruolo di mediazione, più che di interpretazione, dei conflitti e dunque ricondurli all’interno della "dialettica istituzionale borghese". Questo è controllo. Talvolta gli episodi sono ancora più beceri e si riconducono alla mera strumentalizzazione a scopo elettorale, tanto per recuperare una manciata di voti in più...
    Noi riteniamo che i percorsi di crescita ed evoluzione dei conflitti sociali, così come quelli di autorganizzazione debbano necessariamente avvenire separatamente dal mondo politico istituzionale. Anzi di più, debbano svilupparsi in antitesi ad esso, debbano essere immediatamente la base e la palestra delle forme organizzative rivoluzionarie del futuro rifiutando qualsiasi opera di intermediazione con chi gestisce l’esistente. Chi in qualche modo svolge incarichi istituzionali, o vi dialoga, si allontana nei fatti dall’ipotesi di trasformazione sociale, oltre a diventare esso stesso costruttore di gabbie.

    Elettoralismo e Astensionismo

    La prima considerazione in merito alla scelta elettoralista portata avanti da certi settori di Movimento è che questa non paga. Come la Nuova Sinistra trent’anni fa, questi/e compagni/e ricascano nello stesso errore pagandone le conseguenze a proprie spese. L’esempio più eclatante è rappresentato dal voltafaccia di Rifondazione Comunista alle ultime elezioni del parlamento Europeo. Le carte sul tavolo dimostrano inequivocabilmente che chi credeva che un dialogo in chiave elettorale fosse possibile si sbagliava. Nessuna risposta reale è venuta dalla politica istituzionale ai tanti quesiti posti dal Movimento in questi anni.
    Noi crediamo che nessuna ne possa mai venire. Che cosa sono l’assegnazione di uno spazio occupato, il finanziamento di un progetto sociale o culturale di fronte alla privatizzazione dei servizi sociali, alla cartolarizzazione dei patrimoni immobiliari, alla cementificazione del territorio? Noi crediamo non siano altro che gabbie! Quindi inevitabilmente la partita elettorale viene gestita su altri piani: saranno ancora una volta padroni, padroncini, speculatori e mafiosi a gestire il grosso del flusso di voti e a spartirsi fette di potere per garantirsi la tranquillità e la sicurezza dei propri affari sulle spalle di tutti/e noi e del territorio.
    Crediamo che oggi il valore e il metodo dell’astensionismo assumano un ruolo ancora più importante; non resta che rilanciare l’astensionismo e l’autorganizzazione sociale come fossero binari paralleli che devono arrivare alla stessa stazione: la trasformazione generale e radicale dell’intera società dal basso.

    Mass Media e Lotte sociali

    L’idea, purtroppo diffusissima, che i Media ufficiali possano essere "usati" si è dimostrata chiaramente sbagliata. Senza scendere in categorie sociologiche, i Media esistono per creare "un’opinione pubblica", chi fa informazione di mestiere risponde a qualcuno che paga, volente o nolente. Se oggi decidono di amplificare un aspetto della nostra attività lo fanno, ad esempio, per poterla domani criminalizzare. Di episodi del genere ne è piena la storia recente dei Movimenti dal ’77 a Genova ’01. Certo i Media creano attesa, notizia e quindi compartecipano della riuscita di un grande evento mediatico di piazza come, dall’altro lato, riescono a far diventare rapinatori le decine di compagni/e e proletari/e che hanno simbolicamente praticato l’autoriduzione nei supermercati, giusto per fare un chiaro esempio di ciò che è accaduto in questi ultimi mesi. Ma non è solo questo. Ricercare la spettacolarizzazione delle iniziative porta inevitabilmente a trascurare il più faticoso e meno autogratificante lavoro quotidiano.
    In questi ultimi anni abbiamo visto (fortunatamente!) enormi manifestazioni di massa come mai prima, tuttavia è sotto gli occhi di tutti/e come non ci sia conseguentemente una forte mobilitazione nei quartieri, nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle Università. Anzi, questi milioni di manifestanti sembrano venire inghiottiti dalla precaria routine metropolitana. Siamo dunque convinti della necessità di praticare un lavoro politico reale, non virtuale, costruendo ed intessendo rapporti nei rispettivi territori di intervento. Realizzando una presenza sempre più quotidiana e all’interno di essa diffondendo lo strumento della controinformazione e dei Media autogestiti antagonisticamente ai Media di regime o della presunta "libera informazione".
    Abbiamo bisogno di comunicazione fra le persone, non di giornalisti di professione!

    Democrazia delegata o Democrazia Diretta?
    (Autonomia, Centri Sociali e Ricomposizione)

    La diatriba in merito ad elettoralismo ed istituzionalismo non può non essere considerata in relazione con un piano più teorico, meno praticone. Riteniamo ancora centrale la tematica dell’autonomia della classe e delle sue lotte rispetto a tutte quelle istituzioni (partiti e sindacati compresi), che pretendono di rappresentarla. Chiaramente l’autonomia si realizza effettivamente solo nei momenti di rottura reale e la strada per costruire quei momenti è l’autorganizzazione sociale, che deve porsi da subito l’autonomia come tendenza. L’autorganizzazione dovrebbe essere di per se una strada fondata sulla partecipazione orizzontale che basa la propria esistenza sulla democrazia diretta e non sulla delega, sulla riappropriazione e non sul rivendicazionismo.
    Certo l’analisi di classe merita una riflessione decisamente più profonda, ciò nonostante ci permettiamo di dire che rileviamo che il precario è un soggetto ultra-frammentato e pertanto ancora più ricattabile e disperso nel territorio. Ma anche maggiormente immerso in processi omologanti per quanto riguarda identificazione, costumi, consumi, sottocultura. Tutto ciò nel quadro di una metropoli disumanizzante che favorisce disgregazione, emarginazione, asocialità, produzione e consumo. Se è vero che non esiste un luogo definito di lotta e aggregazione, allora lotta e aggregazione devono essere ovunque!
    Nonostante siano passati vent’anni dalla loro nascita noi crediamo che i Centri Sociali possano essere ancora una base per l’aggressione alla metropoli capitalista. Non insiemi di individui, non nuclei di militanti, ma collettivi sociali e politici che agiscono e dibattono orizzontalmente. Non solo luoghi di battaglie resistenziali ma laboratori per la ricomposizione in cui si costruiscano nuovi sensi di appartenenza di classe. Questo a partire dall’autovalorizzazione di classe, vale a dire dalla costruzione di percorsi mirati all’appropriazione collettiva e politica di fette di reddito al di fuori dei rapporti lavorativi di sfruttamento. Ma anche dalla messa in discussione dei consumi e dell’idea di sviluppo (più o meno sostenibile) a cui contrapporre antagonisticamente un ragionamento politico a partire dai bisogni, non necessariamente fondato sull’antropocentrismo. Ragionamento che dovrebbe muoversi nell’ottica della rottura della spirale lavoro-consumo come meccanismo di riproduzione del capitale. Necessario per i Centri Sociali, realtà inserite in un contesto urbano, è costruire un’opposizione totale e reale (non concertativa e parolaia) al modello metropolitano come modello capitalistico attraverso la riappropriazione dei luoghi e degli spazi urbani.
    Non ultima la socialità; la nostra idea di Centri Sociali non vede la socialità come un discorso separato dal resto, poiché impolitico o teso grossolanamente soltanto ad un tramite per l’aggregazione politica o peggio per l’autofinanziamento. Socialità è partecipazione, autogestione di spazi sottratti a logiche di mercato e in ultima analisi spazi liberati dal Capitale.

    Rilanciamo il dibattito e l’azione diretta per costruire l’autorganizzazione sociale come modello di sviluppo societario, la democrazia diretta in opposizione alla democrazia delegata, l’autogestione societaria in antagonismo alla democrazia delle multinazionali.
    Costruiamo pratiche conflittuali dal basso senza mediazioni con le istituzioni, di confronto chiaro e sincero fra le realtà antagoniste dei quartieri, dei luoghi di lavoro, delle scuole, delle università. Facciamo vivere finalmente nella società la risposta realmente democratica e di massa all’ennesima trappola elettorale.

    Magliana, marzo 2005

    12 marzo 2005

    STORACE E MARRAZZO: NON VI VOTEREMO.
    ASTENSIONISMO DI MASSA! AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE!

    I nostri candidati

    Sono arrivati.
    Storace e Marrazzo, con le loro facce da pupazzo, stanno invadendo e sporcando i muri di tutta la città. Ci invitano a votarli per costruire una Regione Lazio migliore, europea, dove funzionino meglio sanità, trasporti, istruzione. Dove l’assistenza sociale e il lavoro siano disponibili per tutti e tutte.
    Ma qualcuna/o di voi ha ancora la forza per credere a queste favole?
    5 anni di Giunta Storace hanno mostrato il volto più antisociale e razzista di Alleanza Nazionale. Dall’altra parte la precedente Giunta di centrosinistra di Badaloni ha introdotto al meglio le politiche liberiste sfrenate.
    La verità come sempre è che È TUTTO UN MAGNA MAGNA!

    E quindi crediamo che oggi il valore e il metodo dell’astensionismo assumono un ruolo ancora più importante, soprattutto dopo il voltafaccia di Rifondazione al Movimento e dopo le mancate risposte della politica istituzionale ai tanti quesiti posti dal Movimento in questi anni: per chi credeva in un dialogo, le carte sul tavolo dimostrano che non è possibile.
    Per chi come noi non ci ha mai creduto non resta che da rilanciare l’astensionismo e l’autorganizzazione sociale come fossero binari paralleli che devono arrivare alla stessa stazione: la trasformazione generale e radicale dell’intera società dal basso.
    Facciamo fallire le elezioni regionali: non andiamo a votare! Rilanciamo il dibattito e l’azione diretta per costruire l’autorganizzazione sociale come modello di sviluppo societario, la democrazia diretta in opposizione alla democrazia delegata, l’autogestione societaria in antagonismo alla democrazia delle multinazionali.
    Costruiamo pratiche conflittuali dal basso senza mediazioni con le istituzioni, di confronto chiaro e sincero fra le realtà antagoniste dei quartieri, dei luoghi di lavoro, delle scuole, delle università. Facciamo vivere finalmente nella società la risposta realmente democratica e di massa all’ennesima trappola elettorale.
    Invitiamo situazioni collettive, singole e singoli a mobilitarsi per una forte campagna astensionista in tutta la città, coordinandoci, costruendo una rete di mobilitazione astensionista.



    20 febbraio 2005

    SUCCEDE UNA SERA A MAGLIANA...
    Fascisti e/o polizia al Macchia Rossa

    Sabato 19 febbraio. Sera. Centro Sociale Macchia Rossa nel quartiere di Magliana, Roma. La proiezione del video sulla morte di Dax è terminata da poco, i compagni e le compagne presenti stanno cominciando una chiacchierata su fascismo e antifascismo. All’improvviso la porta del Centro Sociale si apre ed entrano due individui. Età sui quarantacinque, tarchiati, capelli corti, giacche di pelle. Si qualificano come agenti di polizia. Vengono immediatamente invitati ad uscire. Una volta fuori dalla porta uno dei due, accento romano, comincia a porre una serie di domande in modo quantomeno ambiguo. "A che ora finisce la vostra iniziativa?". "Quanta gente è prevista?". Aggiunge che sono li per proteggerci e quindi vogliono evitare che ci siano assembramenti di persone male intenzionate nei nostri confronti. Gli viene fatto notare che è dal ’97 che la polizia non viene al Centro Sociale, che in oltre quindici anni di esistenza del Centro Sociale stesso non è mai successo nulla e niente presuppone che succederà qualcosa quella sera, che non abbiamo bisogno della loro protezione e che siamo in grado di difenderci da soli/e. I due se ne vanno a bordo di una punto blu. Pur essendosi qualificati agenti del Commisariato di zona (S. Paolo) non hanno mostrato alcun tesserino.
    Insospettiti dall’episodio, facciamo telefonare da un nostro avvocato al Commisariato San Paolo. Il responsabile di turno asserisce che da li non è partito nessun agente per un servizio del genere, che non possiedono una punto blu, che quella sera non c’è nessun agente in borghese in servizio nella zona.
    Nel frattempo la suddetta punto blu passa prima una volta, poi due, di fronte al Centro Sociale. Alla terza volta un compagno si fa avanti chiamandoli ed invitandoli a fermarsi. I due lo vedono ma tirano dritti.
    I compagni e le compagne rimangono a presidiare il Centro Sociale e la strada per oltre un ora. Non succede niente.

    Roma vive un clima elettorale dove la destra la fa da padrona in città, dove per una scritta contro il presidente della regione si mobilitano tutti i giornali, le televisioni e i partiti politici all’unità contro gli estremisti di sinistra mentre gli accoltellamenti degli immigrati passano sotto silenzio. Una città dove gli sgomberi delle occupazioni sono all’ordine del giorno, mentre bande di fascisti scorrazzano impunite appropriandosi di stabili con l’assenso e la copertura delle istituzioni e delle forze dell’ordine.
    In questo scenario riteniamo quella accaduta sabato scorso una gravissima provocazione. Un atto inequivocabilmente intimidatorio contro un Centro Sociale attivo da anni nel quartiere con le battaglie per la casa, per una città a misura di persone e non di automobili, contro la privatizzazione e la chiusura dei servizi sociali, contro la guerrra, contro il sessismo, il fascismo e il razzismo.
    Poco importa se gli autori di questa scenetta fossero poliziotti, fascisti o malavitosi. Alleanza Nazionale pur di guadagnare spazio nei quartieri popolari, pur di ridurre al silenzio le istanze sociali, da sempre utilizza, oltre ai soliti squadristi, forze dell’ordine e mafiosetti vari.
    Invitiamo tutte e tutti ad intensificare la presenza nei territori, nelle scuole, nelle Università, ad essere sempre più visibili con le lotte quotidiane e con la vigilanza antifascista, per far si che questa città diventi luogo di libera espressione dei conflitti sociali.
    Da parte nostra non ci facciamo certo intimidire da due balordi. Anzi questo episodio non fa che confermarci che anche un piccolo Centro Sociale come il nostro rappresenti un fastidioso avversario per i padroni della città!

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